Romano Pisciotti

“When my ship will no longer be the courage, pride and hope of a people … she will no longer have a flag.”

Romano Pisciotti

Amerigo Vespucci 300x300 Romano Pisciotti Romano Pisciotti

“Quando la mia nave non sarà più il coraggio, l’orgoglio e la speranza di un popolo…non avrà più bandiera.”

R.P.

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Capt. Romano Pisciotti

Industrial & Business Management Expert

After an important experience as naval officer,

I worked on behalf of important international companies in Argentina, Brazil, Egypt, Italy and Nigeria with full responsibility, in a managerial position.

I have actively participated at the business start-up of new operating units both in Italy and abroad.

I have been fully involved in the restructuring of companies and the regeneration of business activities. In my different experiences, I have directed multi-ethnic work groups even in stressful environments.

I have lived for more than six years in Nigeria where I have had significant experiences as General Manager.

My current activities still bind me to Africa, to Lagos, as a business consultant and teacher at the Rome Business School

I have never neglected the professional upgrading by following courses at qualified universities.

www.aziendaeimpresa.com

 

La Verità

Brilli più degli altri, questo è difficile da sopportare per alcune persone

BUSINESS & MARKETING

Royal Appeal 745x1024 Romano Pisciotti Romano Pisciotti

Commercial Developer

Motor Parts Industry (IVECO, Lagos – Nigeria)

italmotor@gmail.com

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Romano Pisciotti

“Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei: un marinaio di una volta. Ricorda il tuo sogno“.

“When you are about to give up, when you feel that life has been too hard on

you, remember who you are:

a sailor of yesteryear. Remember your dream “.

Africa’s Century

BUGIE // falsehood

verità Romano Pisciotti Romano Pisciotti

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“Sailor sailed and prepared manager”

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Accademia Navale – Naval Academy

Teacher at the Rome Business School

Romano Pisciotti Romano Pisciotti Romano Pisciotti

Romano Pisciotti: Rome Business School

European Foundation for Management Development (EFMD)

The defense of partisan positions is certainly legitimate, while the dissemination of untrue information is always unacceptable.

bugie della giustizia 1024x535 Romano Pisciotti Romano Pisciotti

La difesa delle posizioni di parte è certamente legittima, la diffusione di informazioni non veritiere è invece sempre inaccettabile.

 

 

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Siamo tutti cattivi nella storia di qualcuno

We are all bad in someone’s story

http://www.navismotor.it/

Pisciotti R. Romano Pisciotti Romano Pisciotti
http://www.navismotor.it/
ITALMOTOR Romano Pisciotti Romano Pisciotti
http://www.navismotor.it/

ITALMOTOR Ltd. CATALOG & BUSINESS LINK: 

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ASTRA

ITALMOTOR Ltd – CATALOG & BUSINESS

Logo IVECO 300x71 Romano Pisciotti Romano Pisciotti

La memoria dell’impresa // The memory of the company

Facciamolo strano…LET’S STRANGE

 

Rotary Hose 300x173 Romano Pisciotti Romano Pisciotti
Rotary Hose
 

Mail to: italmotor@gmail.com

Romano Pisciotti 1 Romano Pisciotti Romano Pisciotti

ITALMOTOR.tech

www.auroraviewresort.com

 

ITALY

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ITALMOTOR AFRICA

THE ROME BUSINESS SCHOOL NIGERIA

 

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Master License

ITALMOTOR.techelicot Romano Pisciotti Romano Pisciotti

colonna infame Romano Pisciotti Romano Pisciotti

Le quattro parche

Onestà e sogno

sono morti

sotto le mura d’Invidia

e paludi di Gelosia.

Non c’è storia

quando l’Infamia

rammenda le verità

di cuciture incerte

imbastite da giochi

d’altri interessi.

Non c’è riscatto

ma solo vociare

dopo squallide sentenze

di Vergogna.

Il cuore batte e

non s’arrende mai

ai pupetti di bottega.

 

Romano Pisciotti

TORTORA Romano Pisciotti Romano Pisciotti
Gentlemen of the Court, I am innocent … I hope you are too
Vite da capitano Romano Pisciotti Romano Pisciotti
Vite da capitano

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China and America dominate global business like never before. That should be a wake-up call for other countries.

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You will always be the villain in a badly told story

 

 

ferra Romano Pisciotti Romano Pisciotti

This video shows you how to pronounce FIAT, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Lamborghini, Maserati, Pagani, Abarth, Pirelli (pronunciation guide).

I cambiamenti dei valori negli acquisti

Il Covid e lo scoppio del conflitto in Ucraina hanno cambiato profondamento le abitudini d’acquisto dei cittadini europei e internazionali. In particolare, l’80% degli italiani ha ridefinito le proprie priorità, diventando sempre più orientato al prezzo rispetto alla qualità o che ai valori del prodotto. Infatti, il 31% considera il prezzo basso come criterio determinante e il 24,5% è disposto a sacrificare la qualità sull’altare della convenienza. Inoltre soltanto tre italiani su dieci sono pronti a pagare di più per prodotti sostenibili.

Questa la fotografia del report “The shape of retail” realizzato dalla società di consulenza Alvarez&Marsal, in collaborazione con Retail Economics, analizzando i cambiamenti dei valori negli acquisti dei consumatori in seguito alla duplice crisi, in relazione ad un campione di 5,25 mila famiglie in  Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti.

Presentato da Romano Pisciotti

VINCE IL PREZZO BASSO

Mamma, ho perso i containers

“Le navi ci sono e sono previste aumentare (nel 2023 e 24 l’aumento di stiva previsto è del 25%). Non è la stessa cosa per il numero di contenitori”. Da qui il ragionamento secondo cui a guidare il mercato sarà la disponiblità  meno di container in e per certi mercati.

(presentato da Romano Pisciotti)

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La Ignazio Messina & C. abbandona il transhipment:

https://www-shippingitaly-it.cdn.ampproject.org/c/s/www.shippingitaly.it/2022/05/28/la-ignazio-messina-c-abbandona-il-transhipment?amp=1

Passato…presente

L’ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli, doveva naturalmente dall’ordine politico passare nell’ordine simile dell’economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell’industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l’essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l’unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l’aggiunta dei peggiorati costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto. Il quale è di tale e tanta gravità che tiene sospesi gli animi in trepida aspettazione e affatica l’ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le assemblee popolari, le deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi, tanto che oggi non vi è questione che maggiormente interessi il mondo. Pertanto, venerabili fratelli, ciò che altre volte facemmo a bene della Chiesa e a comune salvezza con le nostre lettere encicliche sui Poteri pubblici, la Libertà umana, la Costituzione cristiana degli Stati, ed altri simili argomenti che ci parvero opportuni ad abbattere errori funesti, la medesima cosa crediamo di dover fare adesso per gli stessi motivi sulla questione operaia. Trattammo già questa materia, come ce ne venne l’occasione più di una volta: ma la coscienza dell’apostolico nostro ministero ci muove a trattarla ora, di proposito e in pieno, al fine di mettere in rilievo i principi con cui, secondo giustizia ed equità, si deve risolvere la questione. Questione difficile e pericolosa. Difficile, perché ardua cosa è segnare i precisi confini nelle relazioni tra proprietari e proletari, tra capitale e lavoro. Pericolosa perché uomini turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a perturbamento dei popoli.


Dato a Roma presso san Pietro, il giorno 15 maggio 1891, anno decimoquarto del nostro pontificato.

 LEONE PP. XIII

RERUM NOVARUM
LETTERA ENCICLICA DI
S.S. LEONE XIII

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

(Presentata da Romano Pisciotti)

 

ABUSO DELLA TECNOLOGIA

«Ci avete tolto la magia di una foto, la poesia di una lettera, la calligrafia, l’odore d’un libro, il ritaglio di un giornale, il “ci vediamo alle otto in piazza”, il negozietto di alimentari sotto casa, le infinite chiacchierate in una cabina, i baci su una panchina, la paura che rispondesse il padre al telefono fisso, il diario segreto, il pallone nel cortile, l’attesa del rewind, la dedica alla radio, l’impaccio nel ballare un lento, i giochi di società, la comunicazione. Quando la tecnologia avrà seppellito anche l’ultimo sussulto relazionale, avrete completato l’opera inarrestabile di desertificazione emotiva perché allora, e solo allora, ci avrete reso animali urbani, sempre più vicini, eppur così lontani.»
(Michelangelo Da Pisa)

L’animale uomo è la specie vivente maggiormente minacciata, oggi, di trasformarsi in una creatura totalmente artificiale. Una volta imboccata quella china, è difficile immaginare dove egli andrà a finire. Probabilmente, diventerà una mera appendice delle macchine “intelligenti” da lui stesso costruite: cosa che, in effetti, sta già accadendo, sotto i nostri occhi, senza che riusciamo a cogliere la vera dimensione del fenomeno, e tutte le sue possibili implicazioni.

È questo il futuro che desideriamo veramente, per noi e, soprattutto, per i nostri figli? Forse è già troppo tardi per fare qualcosa, per tornare indietro, per reimpostare in un senso più ragionevole la nostra aspirazione al progresso; e tuttavia, una volta compresa la gravità del pericolo, se l’uomo non tentasse, quanto meno, di correggere la deriva disastrosa che lo sta trascinando via con sé, per l’abuso della tecnologia, dimostrerebbe, con ciò stesso, di non essere più “uomo”, nel senso che, per migliaia di anni, si è dato a questa parola.

(Francesco Lamendola)

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Illustration Art by Davide Bonazzi
presentato da Romano Pisciotti

CODICE INVERSO

Abitando nella periferia milanese, i miei sogni passavano anche dalla piccola stazione della Bovisa. Accompagnato dalla nonna o da papà, la stazioncina era, spesso, la meta delle mie passeggiate di bimbo del secolo passato.

La stazione era ben diversa da come la si può vedere oggi: oltre alla ovvia funzione, era un punto di ritrovo con tanto di bar per gli affezionati del tressette e della spuma al ginger…che mai avrebbero comprato un biglietto di viaggio, né sembravano interessati  al transito dei treni, però mostravano rispettosa familiarità verso l’impeccabile Capostazione e goliardico scherno al bigliettaio che, come un cucù, si sporgeva dalla feritoia del suo ufficio per partecipare alla conversazione.

In primavera un bel glicine in fiore colorava e ombreggiava i tavoli del giardino, addolcendo l’atmosfera di quell’isola ferroviaria. L’estate era comunque la stagione migliore, quando il triciclo del gelataio sostava permanentemente in zona. 

Attendevo lo scampanellare che segnalava l’arrivo del treno e l’abbassamento delle sbarre per le poche auto e i frettolosi pedoni…questi ultimi, sempre indisciplinati, come i tanti ciclisti, aspettavano il rimprovero del Capostazione prima d’arrestarsi.

Lo scampanellio, provenendo da una delle due campanelle a muro, segnalava la direzione da o per Milano…lo sguardo era già nel verso corretto, mentre la mia mano era, obbligatoriamente, ben stretta da quella del papà…anche la sempre accondiscendente nonna, su questo, era intransigente; quando era la mamma ad accompagnarmi avrebbe usato anche il guinzaglio!

Poco interessanti gli “accelerati” che, contrariamente alla definizione, si fermavano anche alla Bovisa, mentre il battito del mio cuore aumentava al fischio insistente dei treni che sfrecciavano, quasi spocchiosi, senza degnare il Capostazione che, impassibile, sventolava la bandiera verde.

Il meglio arrivava con i treni merci, specialmente se “tirati” da due locomotive…annunciando un lunghissimo e lento passaggio di vagoni…penso d’aver imparato a contare seguendo quella variegata processione di carri, ricordando il record raggiunto da un treno sull’altro.

Il treno passava portandosi i mie sogni di viaggi infiniti; non mi era ancora chiara la geografia, né l’estensione della rete ferroviaria e neppure il significato di “lontano”, ma il fascino di quel ritmato incedere di decine e decine di vagoni che lentamente mi sfilavano davanti, m’imbambolava e mi emozionava…”tu dum…tu…dum”…quelle enormi ruote metalliche sembravano segnare i chilometri suonando ogni giunzione delle rotaie; quel ritmo potevo sentirlo nella testa anche quando non potevo più vedere il lampeggiante rosso dell’ultimo carro.

La vita ha superato il sogno e di viaggi per il mondo ne ho fatti tanti, oltre ad ogni linea ferroviaria, quasi oltre ogni limite: ho navigato per anni, su navi d’ogni tipo e per le rotte più diverse! In quegli anni ho viaggiato verso orizzonti lontani, vivendo tante emozioni e una buona dose di adrenalina, ma ho sempre amato i momenti di solitudine, appoggiato al parapetto di poppa, quasi rapito, a guardare la lunga scia della nave: “Splendida bianca” nell’assolato mare o “Scintillante spumosa” nella notte buia…era come rovesciare il mondo e il tempo, ero su quel binario in mare, mentre mi allontanavo da quel bimbo che viveva l’emozione di un viaggio che ancora doveva compiere.

 

Romano Pisciotti

 

Porsche 928 H50

ENGLISH AND ITALIAN VERSION:


Let’s rewind the clock thirty-three years, to 1987, focusing our attention on a rather unusual machine that suggests a Swabian Nostradamus or two in Stuttgart’s ranks. The curious car in question is a one-off Porsche 928, reimagined as a fast, family-carrying grand tourer. While it would take more than two decades before Porsche introduced the Panamera sedan, this forward-looking four-door represents an early vision of the Porsche people movers we know today.

Riavvolgiamo l’orologio di trentatré anni, al 1987, concentrando la nostra attenzione su una macchina piuttosto insolita che fa pensare a uno o due Nostradamus svevo nelle file di Stoccarda. L’auto curiosa in questione è una Porsche 928 unica, reinventata come una veloce Gran Turismo da trasporto familiare. Anche se ci sarebbero voluti più di due decenni prima che Porsche presentasse la berlina Panamera, questa quattro porte lungimirante rappresenta una prima visione dei people mover Porsche che conosciamo oggi.

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A new-at-the-time Series 4 model served as a basis, with its enlarged, now 5.0-litre V8 (tweaked to 330bhp) remaining front-mounted. The existing chassis was lengthened to give rear passengers more legroom and they were now also aided by the addition of half-sized coach doors. However, after 5,000 miles of developmental testing, the engineers decided that the chassis didn’t meet the required rigidity benchmarks in elongated form, and it was swiftly consigned to storage.

Un nuovo modello della Serie 4 servì da base, con il suo V8 maggiorato, ora da 5,0 litri (regolato a 330 CV) che rimaneva montato frontalmente. Il telaio esistente è stato allungato per offrire ai passeggeri posteriori più spazio per le gambe e ora sono stati aiutati anche dall’aggiunta di porte posteriori di dimensioni ridotte. Tuttavia, dopo 5.000 miglia di test di sviluppo, gli ingegneri hanno deciso che il telaio non soddisfaceva i parametri di rigidità richiesti nella forma allungata ed è stato rapidamente consegnato al magazzino.

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presentata da Romano Pisciotti

GUERRA O GAS?

Oggi, sembriamo aver scoperto la guerra, come se le decine di conflitti sanguinosi che hanno accompagnato la generazione del boom economico, o le morti e le distruzioni che anche la generazione Z ha visto, non ci avessero mai toccato.

La minaccia nucleare è sempre stata presente, dovremmo rinfrescarci la memoria andando a leggere i giornali, non i documenti segreti, degli ultimi sessant’anni. Forse, a un certo punto, abbiamo pensato che gli ordigni atomici fossero solo materiali per la cinematografia. Abbiamo confuso la globalizzazione con la pace, ignorando che il libero mercato è solo una questione finanziaria ed economica…peccato che non tutti si approvvigionino allo stesso bancomat e non tutti siano vassalli dello stesso impero: lo scontro era inevitabile e non completamente inaspettato, almeno per chi governa le sorti del mondo.

La guerra è tornata, anzi, non ci ha mai abbandonato! Questo conflitto che ci affligge, simultaneo a molti altri che sono stati ignorati, ha di diverso il nostro impegno aperto con quello dei nostri alleati: non abbiamo mandato il solito drappello di soldati in qualche punto quasi sconosciuto del Pianeta, ma ci siamo schierati come mai era successo nella storia recente, ovviamente senza combattere, per ora, ma rischiando di mandare a combattere tutto l’esercito, richiamati inclusi.

Non è la prima volta che scrivo di mia nonna Martina, una donna eccezionale che ha diviso con me un lungo percorso di vita…è scomparsa nel 2000, quasi centenaria.
Lei ha vissuto la prima guerra mondiale, la seconda, la guerra fredda e il crollo del muro di Berlino…spesso le sue battute, in dialetto meneghino, hanno dimostrato la sua fibra da caporalmaggiore e sono state piccoli esempi di filosofia popolare, anche per questo la ricordo spesso.

La minaccia nucleare esisteva ed esiste…da ragazzo ne ero preoccupato, come lo eravamo tutti, esattamente come lo siamo ora.

…Stavo pranzando a casa della nonna quando al telegiornale, quello ancora in bianco e nero, l’ingessato lettore delle notizie iniziò a parlare di tensioni tra i due blocchi…oggi la televisione è a colori, ma non sono cambiate le notizie. Nonna mi trattava come un ometto e commentammo insieme quelle notizie. Io dissi, citando l’opinione comune, che un conflitto nucleare avrebbe cancellato l’umanità; la risposta di mia nonna non so dirvi se fugò le mie paure o ne riaccese altre, ma non fui in grado di controbattere, oggi ci sto ripensando e condivido con voi la battuta ( traducendola dal dialetto milanese):

“Durante la Grande Guerra tutti avevano paura dei gas e si pensava che, se i tedeschi ne avessero fatto un uso massiccio, non ci sarebbe stato scampo per nessuno. Abbiamo superato la prima e la seconda guerra mondiale…e sono ancora qui!”

All’inizio del secolo scorso, nell’immaginario della gente, i micidiali gas costituivano l’arma atroce e definitiva…abbiamo, poi, conosciuto la potenza distruttiva dell’uso criminale dell’atomo: per noi, oggi, la bomba atomica è l’arma definitiva.
Forse, la nonna, ne aveva viste talmente tante da pensare che nulla potesse fermare il mondo. Forse il suo ottimismo superava ogni brutalità umana! Nella sua frase, ci vedo oggi, l’impotenza della gente davanti alle decisioni di chi ha il potere e una certa accettazione che la storia si continuerà a replicare in vinti e vincitori, in vittime e sopravvissuti. Possiamo leggere anche una speranza: nella pur diabolica dinamica della guerra, esiste un limite…anche se non si è fatto molto nella storia, come nei giorni nostri, per fermare i conflitti, speriamo che esista ancora un briciolo di coscienza che possa porre un limite.

Rimane però il dubbio se nella Grande Guerra l’Europa non sia stata gassata totalmente solo per mancanza di gas!
Anche oggi, uno dei protagonisti è il gas, ma questa volta speriamo che ce ne sia tanto, per stare tranquilli…e lo stiamo cercando dappertutto.

Purtroppo non posso più chiedere alla nonna la sua opinione, ma ho paura che anche lei capirebbe che la ricerca della certezza energetica potrebbe non essere per far funzionare i condizionatori, ma sia la scusa per prepararci a menar le mani.

Romano PIsciotti

SAGA TRANSMEDIALE

Ma cos’è una saga transmediale?

Si tratta in sostanza di un’opera narrativa che si sviluppa su diversi media: il romanzo, innanzitutto, ma poi anche fumetto, gioco da tavolo, videogioco.

Un universo narrativo condiviso nel quale vivere, esplorare, raccontare storie.

Numen (saga transmediale) – Scommessa sulla Fine del Mondo

 ….il mondo sta per cedere alla dittatura mentale imposta dalla Democrazia Sacra. Perché la libertà sta per diventare meno che un ricordo. 

….TUTTO SOLO FANTASCIENZA??????!!!!!

amico SAGA TRANSMEDIALE Romano PisciottiPutin 300x168 SAGA TRANSMEDIALE Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

Il viaggio di Ursula e il viaggio dell’Europa

Ci siamo “armati” di diritti civili con tanti altri buoni propositi e…illusioni: “Occorre limitare le importazioni dai paesi autocratici”, peccato che la democrazia faccia difetto in tutto il globo. Limiteremo gli scambi commerciali con la Russia, forse pensando che Arabia Saudita, Cina, India, Brasile, Egitto e tutti i paesi africani siano paradisi di libertà.

Contando le teste, si può ben dire che quasi la metà del mondo si sveglia pensando a come mettere insieme il pranzo con la cena, mentre per una larga parte dell’umanità, il solo pranzo è già un problema. Contando le teste, il fabbisogno di materie prime, grano compreso, è la catena al piede per molto più della metà del mondo! Contando le teste, troppe di loro non conoscono la democrazia e sono più interessate al pane.

Paesi che esportano petrolio devono importare grano e quasi tutti i prodotti alimentari; ci sono paesi che hanno bisogno di petrolio, grano e acqua, riuscendo a coltivare solo la miseria; ci sono paesi che importano quasi tutte le materie prime e hanno bisogno di esportare ciò che producono, per coltivare il loro benessere.
Morale della favola: i flussi commerciali non possono fermarsi, come non si potrà fare un distinguo tra paesi democratici e autocratici.

L’idea di esportare democrazia con i bombardieri, oltre ad essere un tragico controsenso, non può essere una via percorribile.
La globalizzazione ha solo spostato ricchezze e povertà, lasciando quasi invariata la somma, spesso creando solo degli ologrammi di libertà e benessere o innescando appetiti e illusioni…alcune pericolose. Dunque, neppure questa è la via.
Il chiaro fallimento di queste “vie”, voglio sperare che non porti alla terza strada: la guerra mondiale!

Sfidare il potenziale nemico non è un buon sistema per cercare la pace: minacciare o tacere non sono, certo, il modo di porsi, ma sanguinare per sanzioni a doppio taglio e, contemporaneamente, mostrare i muscoli flaccidi, rende ancor più paradossale la politica. Non sono soluzioni, ma espedienti, le armi sottobanco, la minaccia di surreali tribunali. Neppure è intelligente l’alleanza, senza se e senza ma, con chi sta combattendo una guerra a distanza per il predominio imperiale, più che per la libertà dell’Ucraina…forse qualche se o ma dovremmo dirlo.

L’Europa, unita nei dibattiti e ancora troppo divisa negli interessi, non può comunque tacere, non può essere indifferente a una guerra sotto casa, ma scegliere un campo non può portare alla pace, forse, porterà solo al coinvolgimento diretto nella guerra sul terreno e nei cieli che, palesemente, non siamo in grado di combattere: onestamente, aldilà dei pochi militari professionisti, pensiamo veramente di avere armi ed eserciti adeguati? Anche se così fosse, veramente crediamo che la possibile distruzione totale possa essere la soluzione?

Il Pianeta non è piatto, venti e correnti scivolano sulla sua pelle e nelle sue vene, come i prodotti della terra dovrebbero scorrere in base ai bisogni, senza confini e dazi, ma questa visione è l’utopia che ci hanno venduto per mascherare commerci e sistemi finanziari scellerati: la global economy! Ora rischiamo lo scempio finale: la guerra…solo perché le diplomazie non hanno il coraggio di ammettere il fallimento dell’utopia, non vogliono ammettere che da anni, i nostri alleati, stavano armando l’Ucraina e che da anni si stavano usando le aspirazioni, sacrosante, di un popolo per preparare lo scontro tra imperi. Tutti noi non abbiamo il coraggio di ammettere che, anche a casa nostra, i diritti sbandierati sono stati, e sono, troppo spesso lo zucchero per il solo consenso elettorale e, ora, ci vestiamo della bandiera arcobaleno.

Forse, la strada è rispettare il nostro vicino: con il tempo, come nella Vecchia Europa, i diritti cresceranno anche nell’orto del vicino, insieme al benessere… e a un poco di democrazia, di cui nessuno è campione!
Le differenze economiche e politiche si appianano con l’esempio e il progresso: processo lungo ma sicuro. In quanti secoli abbiamo costruito il nostro benessere, tra tempi bui e splendide rinascite? Oggi il mondo corre più veloce e non ci vorranno secoli per altri passi avanti dell’Umanità, ma dobbiamo cominciare, mostrando ciò che abbiamo acquisito, senza mordere nessuno.
Se, veramente, miriamo a una più equa distribuzione del benessere, con lo scambio pacifico dei beni naturali e industriali, non possiamo limitarci ad affrontare i problemi dividendo l’Umanità in buoni e cattivi, in aggressori e aggrediti: lasceremo terreno solo per i lupi.
Pur essendo mostruosamente triste vedere le lacrime di madri, non dimentichiamoci di quante lacrime siamo stati responsabili e quante lacrime abbiamo pianto, dunque, smettiamo la strafottente e boriosa idea d’essere i migliori, o di pensare d’essere con i migliori: troviamo il coraggio di abbandonare il pregiudizio o il ricatto, andiamo a Mosca e a Washington.
Cara signora Ursula, consolare le madri è doveroso, ma affrontare il problema è necessario!…A Kiev non c’è la soluzione.
Se, come credo, l’Europa ha qualche cosa da dire e può fare qualche cosa per il mondo, che lo dica senza belare, che lo faccia senza paura.
Non basta confezionare discorsi pomposi, occorre trattare, dimostrando di aver voglia di farlo, mediare offrendo e chiedendo. Se un buon compromesso deve lasciare tutti, almeno in parte, soddisfatti…l’Europa che cosa è disposta a concedere e a chiedere a entrambi i contendenti?

La partita non si gioca in Ucraina, ma su tutto il continente, forse su tutto il mondo: dovremmo smettere di chiedere a Cina e India da che parte vogliano schierarsi, ci si schiera in guerra ed è quello che vorremmo evitare; dovremmo chiedere, invece, cosa siano pronte a fare per fermare questo scempio e attivare i flussi commerciali di un’economia sostenibile. Naturalmente, dovremo chiederlo, prima che ad altri, a Vladimir e a Joe…e chi è senza peccato, scagli il primo missile nucleare.

Romano Pisciotti