Capitalismo di relazione

E’ di questi giorni l’ennesimo caso di azienda italiana che passa sotto le insegne di un concorrente estero di maggiori dimensioni. Il nostro Paese è sempre più una sorta di supermarket dove operatori globali hanno l’irripetibile opportunità di comprare prodotti di gran qualità a prezzi scontati.

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Italcementi e’ stata solo l’ultima azienda in ordine cronologico a passare sotto il controllo di una compagine straniera, seguendo la sorte già toccata nel recente passato alle varie Loro Piana, WDF, Sorin, Indesit, Gtech, Pirelli, Ansaldo, Parmalat, Wind (2 volte), e chi più ne ha più ne metta.

Da non trascurare è anche il crescente interesse di investitori, in primis mediorientali, anche su società del calibro di Snam, Terna, Enel, Eni, Unicredit, su sui stanno accumulando importanti partecipazioni.

In realtà stiamo assistendo al progressivo e definitivo sfaldamento del cosiddetto capitalismo di relazione, che poggiava essenzialmente sulle entrature nel salotto buono di Mediobanca e al successivo riposizionamento dei protagonisti vecchi e nuovi.

Ormai anche le banche e le compagnie di assicurazioni, che erano asservite alla logica di cui sopra, non sono più in grado di sostituirsi a partner industriali latitanti o sottocapitalizzati, in quanto il loro nuovo management è sempre più focalizzato sul ritorno economico per i propri azionisti. Meglio tardi che mai…

Le aziende che sono state comprate, erano per la maggior parte aziende familiari arrivate alla seconda o alla terza generazione, che hanno preferito vendere la partecipazione, piuttosto che continuare a competere in uno scenario sempre più complesso, ma per questo estremamente stimolante. Ovviamente il fatto di operare in Italia, fornisce un grande alibi per la vendita, considerando tutte le cose che non funzionano.

 

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