metano

Italia in guerra: Aleandro Tartarini

A dare impeto all’uso di combustibili non convenzionali arriva la Seconda Guerra Mondiale che rende ancora più difficile il recupero di risorse energetiche e costringe al razionamento della benzina. Situazione che dà vita a soluzioni insolite, come il “gasogeno”, un ingombrante impianto costituito da una sorta di caldaia alimentata a legna o carbone e applicata sulla vettura per generare del gas in grado di fornire un po’ di energia per muovere le vetture.

LE PRIME APPLICAZIONE

A trovare soluzioni più pratiche sono piccoli artigiani che puntano sul metano. Tra questi, Aleandro Tartarini che vede nel nuovo combustibile un’ottima opportunità per sé e il Paese. “Ero convinto”, racconta, “della praticità della cosa. Pensai, allora, che se la guerra fosse continuata il costruire apparecchiature che permettessero lo sfruttamento del gas naturale sia a scopi domestici, sia per l’autotrazione, mi potesse assicurare il futuro. Era una fonte di energia tanto grande che mi sembrava un delitto non utilizzarla saggiamente“. L’intraprendente imprenditore crea così un piccola azienda in via dei Gandolfi a Bologna, la Officine Meccaniche Tartarini (OMT), offrendo lavoro, possibilità quanto mai preziosa in quei momenti terribili, a decine di operai. L’attività ha subito successo, tanto che Aleandro è costretto ad assumere altri dipendenti per cercare di soddisfare la domanda di bombole e riduttori. “Facevano”, ricorda Aleandro, “la fila fuori dalla piccola officina per avere un riduttore: lo avrebbero pagato a peso d’oro. Il nostro ritmo era febbrile, eppure non si faceva abbastanza…”

A METANO IL 5% DEL PARCO AUTO

A fare aumentare le richieste arriva un provvedimento del 1943 nel quale si comunica che “tutti i civili che possedevano una vettura ottenevano il foglio di circolazione esclusivamente se installavano il carburatore a metano”. In alcune aree, quindi, il kit di trasformazione diventa quasi obbligatorio tanto che i veicoli con le bombole con un “buffo cappuccio sopra la valvola” applicate sul tetto si diffondono rapidamente. In particolare, sulle Fiat 508, meglio note come “Balilla”, che a quell’epoca dominano le vendite. Con i veicoli a gas cresce il numero di “stazioni” di servizio che, diversamente da quanto avviene oggi, non sono pensate per fare il pieno ai serbatoio, ma a provvedere alla sostituzione delle bombole vuote con altre piene. Un sistema che ricorda il cambio dei cavalli dell’epoca delle carrozze e che garantisce un adeguato servizio su tutto il territorio, comprese le zone prive di pozzi e di metanodotti, e una maggiore diffusione dei veicoli a gas. Lo stesso Tartarini cerca nuovi clienti fuori dall’Emilia. Sotto il terrore delle bombe, i suoi operai viaggiano in treno o, più spesso, con un’ancora rudimentale forma di autostop portandosi appresso grossi pacchi con riduttori e attrezzi del mestiere per applicare i kit lontano dall’officina. Il risultato è che negli anni quaranta su 97.000 veicoli circolanti oltre 5.000 (più del 5%) sono alimentati a metano. Numero al quale si devono aggiungere 1.300 autocarri a gas naturale.

FIAT 508 Italia in guerra: Aleandro Tartarini Romano Pisciotti
FIAT 508

 

Dal WEB, Romano Pisciotti

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