OROSCOPO

OROSCOPO

Maghi e streghe, anche nei miei anni sfortunati, hanno sempre predetto un oroscopo “altalenante”, non importava a loro se, mentre mi dondolavo su quell’altalena, picchiavo la testa nel punto più alto che raggiungevo o se perdevo pure le scarpe  nel punto più basso delle mie evoluzioni. Certo, ogni tanto, c’è stata qualche soddisfazione e, grazie alla ben misurata lunghezza delle corde ricevute in dotazione, non sono stato catapultato per la tangente in un volo interspaziale ne’ sono caduto così in basso da non poterlo più raccontare! A quelle corde mi ci sono aggrappato, ho tenuto duro! A volte mi sono incazzato (forse spesso) e ho ancora qualche rancore, ma ho continuato a dondolarmi. Forse è stato per il dondolio che ho raccattato anche qualche acciacco…o forse solo per l’età!

Tra alti e bassi ho anche provato ad immaginarmi una vita diversa, come in tanti film dov’ero sempre il protagonista più ricco, più bello…insomma più tutto, anche milionario, o un pilota o un cantante o un banchiere…e tanto altro. Eppure, malgrado non mi mancasse la fantasia, non ho trovato un film che mi soddisfacesse al punto di chiedere la parte. Mi domando: “in quelle diverse vesti, con migliori arcani, come avrei potuto diventare quello che lo specchio non può mostrare?” Intendo, l’anima, il cuore e il cervello che esperienze avrebbero fatto? Quale allenamento? Non che per il vissuto abbia ottenuto un gran cervello o un cuore alla De Amicis, tanto meno un’anima santa…ma in fondo mi piaccio come sono!

Non ho capito dove quell’altalena e’ fissata: all’albero della vita? Al dito di Dio o a quello del diavolo? Ad una trave scricchiolante o che altro? Forse è appesa al nulla, al mistero della vita; forse sono gli accadimenti che hanno offerto robusti ganci per le corde della mia altalena!

Quelle corde sono state probabilmente un limite, ma mi hanno retto nei momenti di sconforto e non mi hanno permesso di sbalzare in voli poco sicuri. Quelle corde sono state un legame con le persone che ho amato…e che amo!

I miei successi (comunque non pochi), le mie lacrime, le gioie e gli amori, gli amici, le passioni…tutta la vita e’ attorcigliata a quelle  corde! Nei film che mi sono fatto non mancava nulla, ma sarebbe stato diverso e meno profondo, meno entusiasmante…sarebbe stato solo più facile, ma non così com’è stato e piaciuto, sudato, goduto e appassionato!

Le mie labbra hanno baciato con intensità, le mie mani hanno accarezzato con delicatezza, ho giudicato con giudizio, ho donato tutto ciò che ho potuto e ho lavorato sodo. Ho fatto le più diverse esperienze, nel bene e nel male.

Ho incontrato buffoni, nani invidiosi e rompiscatole…ma anche tante persone dalle quali imparare e altre alle quali, volentieri, ho insegnato qualche cosa. Ho avuto qualche riconoscimento, da molti ho ricevuto un caldo abbraccio. Non sono riuscito a diventare ricco, ma non sono povero.

Mi è toccato in sorte il segno zodiacale dei pesci, mi ci riconosco: sensibile, fantasioso, sognatore, romantico. Ho passato anni in mare, Nettuno mi è sempre stato amico. Anche ora sono affascinato dalle onde, dalle tempeste e dalla calda bonaccia…forse è li’ che continuo a sognare e a meravigliarmi.

BUON 2024 A TUTTI!!

Romano

 

di Romano Pisciotti

 

URLA

Il tuono della morte

arrivò dall’orizzonte

rimbombando

dal cassero alla chiglia,

seguirono fiamme atroci

e dolore,

sangue e sirene.

La paura

saliva dal mare:

saltavano paratie

e poi i boccaporti.

Bruciavano i corpi

nel gasolio

e nelle grida:

urla

che risalivano i ponti

rotolando in coperta

spargendo tutto il dolore.

Poi, la grande bolla

inghiottì il relitto 

e il buio della notte.

Nella pena di un’alba muta,

solo il mare

poté accogliere quelle anime,

per restituirle a Dio

insieme alle preghiere

e i dolorosi lutti

di madri e spose.


Romano Pisciotti

VECCHIO

VECCHIO

Carne e anima

diventano

ricordi e sogni

in lunghe notti

spezzate da malanni

e un po’ di paura.

Nel giardino appassito

degli anni brevi

i giorni sono stancanti,

rumorosi e veloci,

quasi fastidiosi.

Il mondo disturbante,

con nuovi vizi

e manie,

sembra dimenticare

glorie e storia

perdendosi

nell’irrilevante,

nell’ignoranza

e in minoranze

sbraitanti nuovi credo.

In fondo,

non riesci a pensare

che non più ti riguarda.

 

Romano Pisciotti

OLD

Flesh and soul become

memories and dreams

in long nights

broken by ailments

and a little fear.

In the withered garden

of short years

the days are tiring,

loud and fast,

almost annoying.

The disturbing world,

with new vices

and manias,

seems to forget

glories and history

getting lost

in the irrelevant,

in ignorance

and in minorities

ranting new creeds.

Despite everything,

you can’t think

that no longer concerns you.

Romano Pisciotti

Antes de la noche

 


Antes de la noche

Vive tu cuerpo joven, antes de que el depredador de la vejez ataque tu rostro y tu vientre plano, tu corazón y tu mente. Libera tu poder, tu delicadeza y tu amor. Corre por el aire frío al amanecer y por la arena caliente al mediodía; sumérgete en el coito profundo y caliente con la vida, lánzate al río frío del dolor del mundo… fortalece la carne y el espíritu en la ola del dolor y del placer. Cuando el espejo te presente la factura, no tendrás miedo de envejecer. Sin arrepentimientos no temerás a la muerte.

R.P.

Prima della notte

Vivi il tuo corpo giovane, prima che il rapace della vecchiaia si accanisca sul tuo viso e sul tuo ventre piatto, sul cuore e sulla mente. Libera la tua potenza, la tua delicatezza e l’amore. Corri nell’aria fredda all’alba e sulla sabbia rovente del mezzogiorno; tuffati nel profondo caldo coito con la vita, gettati nel fiume freddo del dolore del mondo…fortifica la carne e lo spirito nell’onda del dolore e del piacere. Quando lo specchio ti presenterà il conto, non avrai paura d’invecchiare. Senza rimpianti non avrai paura della morte.

di Romano Pisciotti

 

NEARSHORING


Finiti i bei tempi quando succhiavamo il gas dai rubinetti Russi.

Transito nel Canale di Panama da record: pagati da una nave gassiera quattro milioni di dollari.

Il gruppo armatoriale giapponese Eneos ha pagato 3,975 milioni di dollari per superare altri competitor e aggiudicarsi il transito nella sempre più congestionata via d’acqua del Canale di Panama.

L’asta per assicurarsi il passaggio si è svolta l’8 novembre. 

I milioni sborsati dalla compagnia – che rappresentano il record del più alto costo applicato per questo servizio ad oggi – si sono aggiunti a quelli delle normali tariffe di transito che vengono pagate dalle compagnie e che sono mediamente di circa 400.000 dollari.

La forte siccità e il conseguente abbassamento del livello dell’acqua nei laghi interni del canale, ha imposto limitazioni al traffico.

L’autorità del Canale ha annunciato restrizioni sempre più critiche e al contempo consente alle shipping company di fare offerte per accelerare i tempi di attesa; solo nel mese scorso ha organizzato 140 aste e tre di queste hanno superato il milione di dollari di valore.

Questa situazione porterà seri problemi nell’approvvigionamento di alcune merci…tra le quali gas e petrolio, facendone lievitare il prezzo a livello mondiale.

La situazione sembrerebbe in peggioramento, aggravando la criticità della globalizzazione e favorendo il nearshoring (avvicinamento delle attività al mercato) per evitare i rischi dei blocchi nei trasporti…

”Putin, tutto perdonato, ridacci tanto gas a buon mercato!”


Romano Pisciotti 

[Gassièra (o gaṡièra) s. f. [der. di gas]. – In marina, moderna e particolare nave cisterna costruita per il trasporto di prodotti gassosi]

OLD….WEST


Negli USA 1 anziano su 5 non ha qualcuno su cui poter contare nel momento del bisogno. E aumentano le visite al pronto soccorso e l’insicurezza alimentare.

Un nuovo rapporto, emerso dai dati raccolti intervistando oltre 28 mila persone, evidenzia l’isolamento sociale e la solitudine pervasiva vissuta dalla maggioranza delle persone sopra i 65 anni negli Stati Uniti. Con gravi implicazioni sulla salute, come ad esempio l’aumento del rischio di demenza, ansia, depressione e malattie cardiache. Link

…in Italia non saremo messi meglio.

Romano Pisciotti

THE ISLAND THEORY

“THE ISLAND THEORY”
(SOCIAL AND INDUSTRIAL DEVELOPMENT IN NIGERIA)
By Romano Pisciotti

“We are children of our fertile land, sons of the great river and the fresh salty breeze blowing on the lagoon, we are the daughters of the green hills and the silent desert: we are all sons and daughters of Greater Nigeria.”
Romano Pisciotti

In recent decades, NIGERIA has shown growth in the industrial and agricultural sectors, but its economy still depends on the oil sector. A country of over 180 million inhabitants cannot base its economy solely on the oil sector, especially since its crude oil production often fails to reach the annual quotas assigned to it by OPEC and, above all, the oil & gas supply chain in the country it has not managed to complete itself and express its potential. It is not the objective of this report to analyse the causes of the failure to fully exploit oil, gas reserves and refining capacity….. all issues that can be dealt with separately.

Population growth requires the development of a large employment base in industry, services and agriculture to ensure a prosperous future for the country, consolidating both the ruling class and the middle and working class. Welcoming the enormous mass of young people into the world of work must be a political duty and a priority for the whole country.
Despite a certain slowdown in demographic projections compared to past decades, Nigeria could, however, reach worrying levels of population growth if not followed by solid GDP growth.

All of Africa is already subjected to demographic stress, which, since it cannot be resolved with mass emigration, creates enormous problems in the economies of many states. European countries experience the opposite problem: low birth rates, but even these countries will not be able to solve the problem with immigration alone! Even if announced by many, it will not be possible to reach biblical levels of migration: no European country is willing to totally abdicate the “new invasions”, nor does Africa want to return to being the cultivation basin of raw materials and manpower! Reason, conscience and pride will not allow any type of neo-colonialism on the land of Africa!

The globalization of well-being is much slower than economic globalization, therefore, only an internal political- economic push will be able to harmonize investments and development with well- being in “Greater Nigeria”.
If it is banal to say that there cannot be development of a country without industrial and technological development, it does not seem very obvious that the development of a country must pass through education and the acquisition of knowledge.

A population that grows only numerically risks only increasing pockets of ignorance and poverty.
The fundamentals of a country’s development are:
1) Industrial investments and rapid technical growth for managers and workers who are today the vanguard of the country’s growth. 2) School and university learning for young people who tomorrow will be the architects of the solid development of human society and industrial and technological society.

The Internal Market will fuel continuous growth for many decades, unlike countries defined as “Western” or “developed” which have already saturated their domestic markets. The hunger for industrialization and development of a huge and populous country like Nigeria is, for the “West”, the natural outcome… as it has been for decades.
However, the laws regarding “Local Content” must limit the onslaught of foreign industry and find the right balance between the import of goods and the import of knowledge and technology. I don’t feel like I’m saying new things, but this balance has often remained a hope.

Nigeria is certainly not an “easy” country: drawn on a map uniting totally different ethnic groups, religions and geographical environments… but its large extension, its biodiversity and its people are a continental force, not just a national one! A homeland that must listen to the message of peace and justice of its national anthem, addressed to ALL compatriots!!!

Such a large, varied and populous nation cannot develop by dispersing possible resources throughout the territory: if I have a handful of rice I won’t feed everyone, if I grow that little rice I will ensure meals for more and more people.
This is the basis, the principle, of the “ISLAND THEORY”…and on the “islands” I will be able to grow rice or wheat or fruit, choosing the most correct sowing method for a given environment.

Despite good intentions, too often, in the search for solutions favourable to development, the mistake of a too broad and generalized approach has been made: history has shown that massive and generalized interventions, over a large part of a country, rarely lead to to an equally generalized benefit in terms of safe and constant growth, just as they do not lead to equitable redistribution.
In the past we have seen the famous Soviet five-year plans fail (or at least fall short of their promises). Just as the so-called “battles” for development have never achieved the desired results, often due to having concentrated on the objective without involving all sectors of the economy in that mission.

The results of these “battles” have certainly given some advantages, but too often to the detriment of other sectors and, just as often, the rush for the result does not give time for a clear and correct analysis of the starting
situation.
In China, after abandoning Maoist policies, the development plans covered only some areas; these areas have become so large as to guarantee robust development for the entire nation. The industrial and social gap will be narrowed with the creation and development of other areas. The Communist Party has abandoned part of its origins and has specialized industrial areas connected, step by step, by excellent infrastructure.
In the USA, the creation of a “technology park” (or island) where all the economic and human resources were concentrated (Silicon Valley) was the success factor, subsequently granting the planetary distribution of the results.

In Nigeria, tax levers and customs duties have been used for some time to encourage industrial development based on local content. We have mainly seen two solutions: the customs discount offered only on the basis of local production or the creation of free zones.
For the first case we can take as an example the reductions in duties for truck assemblers: the results were only good to a superficial observer. In the country there are more than ten companies that have had access to this customs discount and other tax benefits, in reality many of these companies have stopped at “screwdriver technology”, that is, they have limited themselves to assembling finished truck parts, often even pre-assembled beyond the established rules.

The ease of these operations has led to a counterproductive proliferation of assemblers who, in addition to not having adequate assembly lines or permanently employed personnel, have created a spot and fractional offer. (Do not confuse this with the competitive spirit; this way of operating is closer to fraud).
Few companies have actually invested in assembly lines, learning to assemble ever smaller parts and making the most of new technologies; these few companies will be able to form a supply chain for the local production of some parts for the original equipment or spare parts. These companies have created a unique island with good potential.

The second case, that of free zones, is the one with the highest potential. It should be noted that some truck assemblers have actually chosen a free zone as their operational base.
Naturally, not all free zone experiences have been success stories, there are many causes of failure: the lack of an entity responsible for the operation, capable of choosing and coordinating the most fruitful activities for that specific area, or the choice of area too difficult, or too expensive, to reach even with the best possible logistics.
I know very well two free zone: Lekki and Onne.

In both cases we had a coordinating body and investors interested in attracting other investors; both free zones have built or expanded a port area (to connect with the rest of Nigeria and the world), have attracted other production and service companies (creating an internal supply chain), have made massive private and state investments, they have built impressive infrastructures, they have employed local and foreign personnel (foreigners who bring knowledge and pay their taxes in Nigeria and spend locally for their needs), an impressive economy has developed in the surrounding areas.
I gained experience in the free zone of Onne and I can testify to the massive integration that has developed over time with the local population, schools and hospitals.

There were thousands of local workers, in various sectors related to offshore, as well as construction and services.
Local supplies ranged from raw materials, such as tons of iron ore for pipe lining, to fruit and vegetables for internal canteens and private homes.
In the free zone boats were built, the assembly had already been overcome long ago! State-of-the-art vehicles operated on the piers… all maintained in WAMS and the agreements with IVECO had already been signed to create a truck assembly line. Anyone who knows about coating for large diameter pipes will be able to understand what it means, for PCN, to obtain worldwide approval from Mobil for 5-layer coating… the only company in all of Africa!

The creation of a gas power plant capable of serving all of Onne had already been studied, while the new hotel with the conference center was already a reality. In WAMS, a professional school was already planned to train electricians and mechanics… all significant investments, certainly for the benefit of investors (foreign and Nigerian), but with full local enjoyment.
Onne, what I call “island”, had already produced investments and economic synergies in nearby Port Harcourt and in Lagos as well as in Warri… Here is the birth of other islands or their expansion, spreading and combining in jobs, acquisition of knowledge, international affairs at the service of the best politics and, consequently, of the whole country!

In a free zone, foreign investors feel more guaranteed and protected from tribal (uses and habits) or religious issues or any local controversy which, not knowing, they fear. Obviously the Government must monitor its own interests and the investors themselves, also using internationally recognized third parties.
Governance, understood as a set of principles, rules and procedures that concern the management and governance of a society, therefore plays a fundamental role in the push towards sustainable transformation and, in general, towards all processes of change and innovation.

The splendid rise of the Onne free zone has experienced a major setback… and the causes or faults can be discussed, but there are many things to consider:
1) Alltheinvestmentsmade,thelogistical organization, the monumental piers, villas and palaces, warehouses and industrial structures are there and they are a reality.
2) The country’s industrialization needs have not disappeared, on the contrary, they are even more pressing.
3) The thousands of former employees and new potential workers are waiting for answers.
4) There is no shortage of investors for good proposals.

LET’S GIVE LIGHT BACK TO ONNE

Thank you for your attention, Best Regards
Romano Pisciotti

OCCHIO PER OCCHIO?


Nei conflitti occorre risalire alle cause! Aggiungerei che i martiri di oggi hanno usato, forse ce ne siamo dimenticati, metodi terroristici verso tutto l’Occidente…dirottamenti aerei, ecc.   per la loro causa.

I filmati trasmessi in questi giorni dalle TV, anche se parzialmente oscurati per pietas verso le vittime, hanno mostrato folle inferocite e gruppi terroristici addestrati al massacro di civili inermi. Si potrebbe ricordare che inermi erano i vecchi, i bambini e le donne arrostiti dal napal americano in Vietnam, come inermi erano i bimbi a Hiroshima…evaporati!

L’Iraq, l’Afghanistan…paesi distrutti e popolazioni decimate…per una dubbia complicità e una bugia!

Si è detto: “è la guerra”…o si è portata la democrazia! Riavvolgendo il nastro della Storia non basterebbe un’enciclopedia solo per elencare misfatti e tragedie…siamo “l’umanità” dello schiavismo, del colonialismo e del segregazionismo. Potremmo anche ricordare l’odio atavico che separa, ancor oggi, popolazioni in diverse parti del mondo…si può perdere il filo della Storia, ma non il dolore per i padri torturati o i figli massacrati!

Risalire alle cause sarebbe un esercizio che ci porterebbe alle Sacre Scritture o agli albori della civiltà! Anche il popolo italico avrebbe diritto ad una seria revisione del passato e del passato prossimo.

Buoni e cattivi hanno posti interscambiabili per tempo, per modi e per vincitori…sempre! Qualcuno trova sempre una giustificazione anche per i delitti più atroci, ma nessuno otterrà una vera giustizia.

Siamo in guerra da mesi, pesantemente coinvolti nella guerra in Ucraina: stiamo bruciando le nostre economie per fare “i conti” con il nemico che “desideriamo”, ballando la tarantella dell’invaso e dell’invasore. Russi e Ucraini potrebbero scrivere (e si sono scritti) libri sulle profonde cause di quel conflitto, ma noi preferiamo ignorarle.

Ignoreremo anche le ragioni dei palestinesi, cancellate, penso definitivamente, da quest’ultimo attacco vile, brutale, insensato…e non riesco a trovare aggettivi che lo descrivano completamente!

Sono più che convinto che il popolo palestinese, o la maggioranza di quel popolo, sia ben lontano dal condividere questo atto barbarico che attirerà, anche su quella maggioranza, la vendetta israeliana.

Sono altrettanto convinto che Israele abbia diritto a difendere la sua gente e la sua terra.

Cercare le cause? Certo, ma nessuno vuole mai prendersi la propria parte di colpa: prepariamoci, solo, ad una nuova strage!

Romano Pisciotti 

9 ottobre 1963


9 ottobre 1963

Le anime e le ossa

prigioniere nel fango,

riccioli di bimbi 

e occhi di vecchi

impietriti 

dal gelido boato

dell’acqua

precipitata a morte.

I magri sogni 

strappati dai cuori,

portati lontano 

da casa

e dall’immaginazione.

Il diavolo 

non ha sceneggiato

un tal tragico danno:

la viltà degli uomini…sì!

La superba diga,

ancora testimone

d’architetture geniali,

ha inghiottito la frana

ma non la morte

che ha scavalcato

l’ingegno 

e l’ingordigia.


Romano Pisciotti 

(2023, Sessant’anni dal disastro del Vajont)