DELFIN VACUUM

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Delfin in Nigeria: italmotor@gmail.com Romano Pisciotti

Delfin 1 DELFIN VACUUM Romano Pisciotti
Delfin

La Germania strozza la Grecia

La Germania blocca una trance di finanziamenti alla Grecia perché Atene non ha aumentato l’IVA nelle isole che hanno soccorso i migranti durante la crisi in Siria.
La Deutsche Bank ha nei suoi caveau titoli (i cosiddetti derivati tossici) per QUARANTOTTOMILA MLIARDI DI EURO (pari a 14 volte il PIL dell’intera Germania).
Qualcuno pensa che la crisi dipenda dal fatto che i Greci andavano in pensione troppo giovani?

Red skies of Africa

RED AFRICA 300x217 Red skies of Africa Romano Pisciotti
RED AFRICA

Red skies of Africa:
enchanted sunsets
as a prelude
to hunting nights
among the stars.
Songs of passion
from peoples who,
in the darkness,
watch over their dead.
Silent warriors
seek the pride lost
in the eddies of oil
and in the hatred
between brothers.
The great rivers
drag shame to the sea,
but they can not
wash consciences.

Romano Pisciotti

Cieli di Africa rossi di tramonti incantati, preludono a notti di caccia tra le stelle e canti di passione di popoli che vegliano nel buio i loro morti. Silenziosi guerrieri cercano l’orgoglio disperso nei gorghi di petrolio e nell’odio tra fratelli. I grandi fiumi trascinano al mare la vergogna, ma non possono lavare le coscienze.

9 Ottobre Giornata Nazionale Persone con sindrome di DOWN

VELE

di Romano Pisciotti

 

Per Natale, i nostri genitori regalarono, a me, una barca giocattolo tipo veliero da competizione, e a mio fratello un barcone a vela allestito come una nave pirata.

Imbacuccati all’inverosimile, forniti di sciarpa e passamontagna, in un tiepido inverno ligure, giocavamo facendo solcare alle nostre navi le acque della fontana di Loano.

Negli anni ’60, a Loano, c’era una profumatissima pineta sul mare intorno ad un’enorme fontana circolare; non so cosa sia rimasto della passeggiata a mare, dei suoi profumi e della fontana.

La vasca aveva una sponda talmente bassa che i cuccioli, bambini e cagnolini, potevano giocare insieme e toccare l’acqua. Qualche bambino, approfittando dell’impegnato chiacchierio tra mamme e nonne sedute sulle panchine, seguiva in vasca il cucciolo più esuberante della combriccola: più che un bagno fuori stagione era solo una bella inzuppata, l’acqua era profonda solo un paio di spanne. Si trovava sempre l’occasione, magari per recuperare una barca, per cedere alla tentazione di scavalcare il bordo, confine tra sogno e realtà.

Anche se poco profonda, la vasca ci sembrava enorme ed era abbellita da qualche scoglio emergente, l’ideale per far sognare a noi bambini mari insidiosi e oceani infiniti.

Non vestivamo alla marinara ed eravamo impacciati da sciarpe e cappottini, più adatti al nebbioso inverno milanese da dove, per qualche giorno, eravamo fuggiti grazie al consiglio del medico di famiglia, il mitico dottor Mastelli: medico della mutua che si adoperava come pediatra, geriatra e “maresciallo” della salute in tutto il quartiere. In quegli anni, quando possibile, erano consigliate cure naturali, così, con qualche sacrificio, nostra madre organizzò una vacanza marina subito dopo Natale, per la convalescenza di qualche malanno infantile o per un miracoloso “cambiamento d’aria”.

Quell’anno, ebbi l’occasione di varare la mia barca in fontana!

Ho ricordi dolci e profumati di quella breve vacanza invernale.

Eravamo felici manovrando abilmente lo spago che univa noi alla prua dei nostri sogni.

Il mio veliero poteva esibirsi in spericolate evoluzioni in pieno oceano, il veliero di mio fratello Edo doveva, invece, procedere più lentamente: la forma tozza e il peso dell’armamento consigliavano una navigazione più cauta per evitare l’allagamento del ponte di coperta; la vela era unica ma enorme e la bandiera pirata issata a riva compensava le ridotte prestazioni con promesse di lunghe traversate ricche d’avventure e di bottini.

Ripensandoci ora, la barca di mio fratello era una chiatta variopinta più incline a una tranquilla navigazione sui Navigli e la mia vela non sarebbe stata scelta neppure da Capitan Findus.

Anche qualche collisione con vaporetti a ruota o armatissimi incrociatori di altri bimbi, erano parte di un gioco meraviglioso. L’intrusione di qualche rimorchiatore con carica a molla ci distraeva dai nostri viaggi, per qualche istante ci fermavamo imbambolati da tanta tecnologia, ma l’ebrezza delle vele spiegate e della “propulsione a spago”, ci faceva tornare subito al nostro posto di comando.

Le nostre barche, la mia e quello di Edoardo, erano per noi bellissime, ma ricordo bene la mia preferenza per la sua nave dei pirati. Mio fratello non reclamava se, spesso, ci scambiavamo i giocattoli.

Edo era un ragazzo “down”, è rimasto bambino ed è morto a quarant’anni di leucemia devastante, dopo aver subito e sopportato per anni anche il buio progressivo ma definitivo della cecità.

La mia barca azzurra è stata la libertà che il suo cuore avrebbe desiderato. Forse il suo cuore si sarebbe accontentato di meno avventure di quelle che la vita ha offerto a me, si sarebbe accontentato di vivere una vita normale, senza torture.

Con la sua nave pirata ho girato il mondo e, combattendo, ho conquistato, perso e riconquistato tesori luccicanti, ho visitato isole felici e luoghi di sofferenza.

Porto nell’anima il suo dolcissimo sorriso e quel viso un po’ pacioccone dagli occhi esotici. Conservo i doni dei nostri genitori: il coraggio di mia madre e il silenzioso dolore di mio padre.

Arrivederci Dodino, appuntamento a quella tranquilla fontana dove stai giocando.

Romano

Leggeri come bolle 300x150 9 Ottobre  Giornata Nazionale Persone con sindrome di DOWN Romano Pisciotti
Leggeri come bolle

La Vendetta

logo La Vendetta Romano Pisciotti

 

 

FullSizeRender 238x300 La Vendetta Romano Pisciotti
Romano Pisciotti

LA VENDETTA È NEL CERVELLO
Uno studio pubblicato sulla rivista Science nel 2004 è stato il primo a dimostrare che l’impulso alla vendetta risiede nel cervello. I ricercatori dell’università di Zurigo hanno chiesto ai soggetti presi in esame di prendere parte a un gioco “finanziario” in laboratorio e nel frattempo monitoravano le reazioni del cervello attraverso la tomografia a emissione di positroni (PET). Se i partecipanti cooperavano e mettevano insieme le loro risorse ognuno di loro riceveva del denaro. I partecipanti però non sapevano che il gioco era truccato. In molte manche si vinceva ma in certi casi un partecipante, d’accordo con i ricercatori, tradiva la fiducia del partner a cui era abbinato, arricchendosi alle spese del gruppo. Prevedibilmente la cosa ha fatto infuriare gli altri, che si sono sentiti traditi e presi in giro. I ricercatori ogni tanto offrivano ai partecipanti l’occasione di punire l’impostore. La tomografia dei partecipanti più ansiosi di vendicarsi evidenziava un picco di attività in un’area evolutivamente molto antica del cervello chiamata striato dorsale. La ricerca ha collegato lo striato dorsale alla vendetta e ha dimostrato che viene attivato anche dalla cocaina. Non c’è da sorprendersi se l’idea di poterci vendicare ci sembra così affascinante:
il nostro cervello è programmato per provare piacere al pensiero di mettere in atto la vendetta.

Leggi articolo completo su:

 

 

logo La Vendetta Romano Pisciotti

Berlin protest against TTIP trade deal draws thousands

Thousands have protested in the German capital Berlin against a planned free-trade deal between the EU and US.
Organisers said 250,000 people took part in the rally; police put the figure at around 100,000.
Opponents of the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) say it is undemocratic and threatens consumer and worker rights.
But supporters of the deal, which lowers trade barriers, say it would boost economies and create jobs.
Hundreds of buses shuttled protesters to Saturday’s demonstration in the German capital.
“We are here because we do not want to leave the future to markets, but on the contrary to save democracy,” Michael Mueller, president of the ecological organisation German Friends of Nature, told AFP.

Berlin  300x169 Berlin protest against TTIP trade deal draws thousands Romano Pisciotti
Berlin

Volkswagen, uno scandalo che scardinerà il modello Germania

di Wolfgang Munchau, con un articolo di Giuseppe Chiellino….segnalato da Romano Pisciotti

Molti scandali si sgonfiano. Altri sono destinati ad assumere dimensioni sempre più grandi. Il caso Volkswagen sarà di quest’ultimo tipo. Le sanzioni e le richieste di risarcimenti danni per la manipolazione da parte di VW dei test sulle emissioni potrebbero facilmente superare i 100 miliardi di euro. I costi economici complessivi dovrebbero, poi, rappresentare un multiplo di quell’importo, ben più dell’onere che la Germania avrebbe dovuto sopportare per l’uscita della Grecia dall’Eurozona.
Fatto ancora più rilevante, lo scandalo Volkswagen ha tutte le potenzialità per scardinare il modello economico tedesco. La Germania ha posto un affidamento esagerato sull’industria dell’auto, così come l’industria dell’auto è stata eccessivamente dipendente dalla tecnologia diesel.

Per parte sua, il potere politico di Berlino ha coccolato la grande industria e ha sempre tutelato i suoi interessi all’estero. La “legge Volkswagen”, infatti, protegge la società da una scalata ostile. Ed è stato un ex top manager di VW, Peter Hartz, a scrivere nel decennio passato la legge di riforma del mercato del lavoro.
In compenso, il colosso industriale contribuisce alla stabilità dell’occupazione a livello regionale. E i meccanismi di voto nel consiglio di sorveglianza garantiscono che l’attività produttiva possa essere trasferita al di fuori della Germania solo con il consenso esplicito dei sindacati. In altre parole, ciò non può avvenire.

Merkel in VW 300x156 Volkswagen, uno scandalo che scardinerà il modello Germania Romano Pisciotti
Merkel in VW

 

In termini di gestione del rischio macroeconomico, si tratta di una strategia sciocca – simile all’affidamento eccessivo che il Regno Unito ripone sui servizi finanziari. Queste strategie funzionano bene fino al momento in cui non funzionano più del tutto.
Per valutarne il più ampio impatto economico, è necessario considerare le dimensioni effettive dell’industria. Queste sono molto più grandi di quanto suggeriscano le statistiche ufficiali che non tengono conto delle interdipendenze tra i settori industriali. L’industria dell’auto è senza dubbio il maggiore acquirente unico di beni e servizi da altri settori. Secondo uno studio pubblicato nel 2008 dall’università di Mannheim, l’industria dell’auto valeva nel 2004 il 7,7% del valore aggiunto prodotto in tutta la Germania, la più alta percentuale di qualsiasi Paese al mondo. La Corea del Sud era al secondo posto con il 5 per cento. La maggior parte dei Paesi europei oscillava tra il 2 e il 4 per cento. L’industria dell’auto, come la manifattura tedesca più in generale, da allora ha fatto bene e oggi non mi aspetto che i numeri siano molto diversi.

Ci sono diverse variabili secondo le quali questa situazione può ora svilupparsi. Il miglior risultato per l’industria sarebbe un periodo di aggiustamento graduale. Di solito, però, la vita non riserva questo tipo di sviluppi. Un esito un po’ più probabile potrebbe essere un aggiustamento accelerato.
VW sta mancando l’obiettivo di un boom di vendite sul mercato Usa. Di conseguenza c’è già una perdita. Se iniziassero ad accumularsi, le perdite commerciali potrebbero facilmente superare i costi di qualsiasi risarcimento legale. Per mantenere le quote di mercato, Volkswagen dovrebbe praticare sconti sui prezzi di listino delle auto. Una combinazione di prezzi più bassi e di volumi di vendite inferiori è il presagio di un periodo di profitti in calo.

Un terzo scenario, ancora più drammatico, sarebbe la svendita di attività al fine di pagare i risarcimenti danni e le sanzioni. Questo sbocco potrebbe essere problematico dal momento che il gruppo Volkswagen funziona come un grande network just-in-time. Seat in Spagna e Skoda nella Repubblica Ceca, entrambe controllate VW, condividono la tecnologia del gruppo di Wolfsburg. Inoltre, poiché il sistema politico tedesco entra in convulsione al solo pensiero di una scalata straniera, per non parlare dello spauracchio dell’insolvenza, la mia ipotesi è che Volkswagen verrà mantenuta in vita attraverso una qualche combinazione di aiuti di Stato, nascosti o palesi che siano.

Tutto ciò potrebbe diventare via-via più costoso nel corso degli anni, e politicamente meno popolare. L’autovettura è un prodotto maturo. Gli atteggiamenti ambientali su scala globale si stanno orientando contro la tecnologia diesel e quelli sociali stanno prendendo di mira l’auto in quanto tale.
Vedo un interessante parallelo con la transizione dall’analogico o al digitale alla fine degli anni 70, quando i tedeschi stavano ancora sviluppando e potenziando le centrali telefoniche analogiche. Che funzionarono bene. E funzionarono meglio della generazione precedente, tanto che avevano un seguito di estimatori entusiasti. Solo che i consumatori non le volevano più.

I Paesi che fanno meno affidamento per la produzione su singoli settori reagiscono in modo più vigoroso quando arriva uno shock. Possono permettersi una politica di non interferenza verso settori specifici fintantoché l’economia è flessibile.
In Germania, tuttavia, non c’è una gran flessibilità tra i settori. Gli ingegneri dell’auto non si riqualificheranno professionalmente per lavorare nell’industria biotecnologica o – il cielo non voglia – nel settore dei servizi. La dipendenza tedesca da poche industrie è una delle ragioni perché è sempre stata piuttosto volatile all’estero l’opinione sulla Germania.
Tutto, infatti, era molto diverso solo dieci anni fa quando si parlava della Germania come del grande malato d’Europa. Trascorsi pochi anni, gli stessi osservatori additavano la nazione tedesca come un caso esemplare di economia competitiva. Il testimone del grande malato ora è nelle mani di qualche Paese ad ovest, come la Francia, o a sud, come l’Italia. C’è tanta volatilità in chi osserva quanta ce n’è nell’oggetto che viene osservato. Ma è l’oggetto in sé ad essere chiaramente volatile.

Questo è il motivo per cui lo scandalo VW conta davvero. Ha tutte le potenzialità per innescare una di quelle trasformazioni che potrebbero cambiare la realtà economica. E una volta che la Germania rallenta, lo stesso non potrà non accadere a un’Eurozona che sta oggi ripensando se stessa proprio in termini tedeschi.
munchau@eurointelligence
Copyright Financial Times 2015
(Traduzione di Marco Mariani)

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Singapore: Expats praised the city-state for its appealing salaries

Singapore may hold the dubious title of “most expensive city in the world,” but it remains the most popular place for expats to live and work, according to an annual survey of expats released by HSBC.

Singapore Singapore: Expats praised the city state for its appealing salaries Romano Pisciotti
Singapore

 

Expats praised the city-state for its appealing salaries, career development opportunities and quality of life. And despite the eye-watering cost of living day-to-day in Singapore (including transport costs three-times that of New York), more than a quarter of its expats who responded to the 2015 Expat Explorer survey said they earned more than $200,000 per annum (compared to just 13% of expats globally).
A salary increase or chance to get ahead in a career are often the big incentives to move abroad, but an increasing number of expats are travelling to new countries for personal rather than financial reasons, the HSBC study found. Three in five of the people surveyed said they had not experienced an immediate increase in their pay, but more than half, 53%, said their quality of life had improved after moving.

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I cavalli di razza si vedono a fine corsa

Il Patron Volpi: “Ho un impegno morale con lo Spezia; sono abituato a raggiungere i miei obiettivi”
Il Presidente Grazzini: “Responsabili e umili; il Patron Gabriele Volpi ci ha regalato un sogno e continua a farlo, la riconoscenza è grandissima, pretende il massimo e noi non possiamo deluderlo”

Gabriele Volpi I cavalli di razza si vedono a fine corsa Romano Pisciotti
Gabriele Volpi

 

Partendo dal ricordo del maestro del giornalismo sportivo spurgolino, Rino Capellazzi, il Patron Gabriele Volpi ha spaziato tra molteplici argomenti, puntualizzando in maniera decisa sui presunti interessi in altre squadre liguri: “La Sampdoria? Mai dato nessun aiuto alla Sampdoria in passato, non conosco il Presidente Ferrero se non di vista. Smentisco categoricamente interessi in altre società se non Pro Recco, Rjieka e Accademia di Abujia, che per altro ci ha regalato le prime perle con Nura e Sadiq, ora alla Roma, ma ci sono ragazzi ancor più forti. Ho un impegno morale con lo Spezia e non ho alcuna intenzione di disimpegnarmi. Siamo ambiziosi, abbiamo intenzione di salire di categoria, ma vogliamo essere pronti a questo, come squadra e come Società; non è detto che accada quest’anno, ma succederà presto; la massima serie non deve diventare un’ossessione, cresceremo e riusciremo a centrare l’obiettivo. Fondamentale è creare prima di tutto una Società che abbia vita continua, che non rischi il fallimento; arrivati in Serie D siamo risaliti presto sino alla B e stiamo continuando a lavorare per rafforzare ogni anno la Società; vincere e poi sparire non ci interessa. Anch’io, cambiando spesso dirigenti, credo di aver commesso un errore; viceversa, avere un gruppo che cresce assieme, con tempo e fiducia, può portare a grandi obiettivi, è la filosofia di Damir Miskovic. Questo è un campionato lungo, la squadra ha dimostrato di esserci e siamo certi comincerà a raccogliere quanto seminato. Il nostro impegno è massimo; se comincio qualcosa sono abituato a raggiungere i miei obiettivi. Ricordo quanto diceva mia nonna, <<I cavalli di razza si vedono a fine corsa>>”.

Romano Pisciotti, surfing web

 

 

What Japan’s military shift means

The administration of Japanese Prime Minister Shinzo Abe has announced a major new interpretation of the security provisions of the country’s 1947 constitution, permitting its Self Defence Forces (SDF) to participate for the first time in collective self-defence related activities.

 

military 300x169 What Japans military shift means Romano Pisciotti
military

 

In future, the SDF will, in principle, be able to assist the forces of a foreign country in situations where either the survival and security of Japan or that of its citizens is at risk.
The new interpretation is highly controversial since it represents a sharp departure from the post-war political consensus, codified in Article 9 of the Japanese constitution, that explicitly limits Japan’s use of military force exclusively to the defence of its sovereign territory and its people.

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Segnalato Romano Pisciotti What Japans military shift means Romano Pisciotti
…notizia da tenere sott’occhio….

 

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