Gemelli

….non vedete doppio:

Ai tempi il Vespucci aveva un gemello, di poco più piccolo della “capo classe” (e più anziano di tre anni), anch’esso intitolato ad un grande navigatore, Cristoforo Colombo.

E’ il 9 settembre 1943 quando ciò che resta (in realtà un discreto naviglio) della Regia Marina fa rotta su Malta. Le durissime clausole armistiziali impongono a Roma di cedere buona parte dei migliori vascelli alle potenze vincitrici, fra le quali l’Unione Sovietica che si prende la corazzata Giulio Cesare e la nave scuola Cristoforo Colombo. Riparazioni belliche che, dal punto di vista sovietico, vogliono dire buoni scafi per rafforzare una flotta che nel corso del conflitto ha avuto un ruolo piuttosto marginale, eccezion fatta per alcune operazioni nel Baltico e nel Mar Nero. Ad attendere ambedue le navi italiane, però, c’è un triste destino: la corazzata, urtando una vecchia mina, affonda a Sebastopoli nella metà degli Anni Cinquanta trascinando con sé anche una squadra di vigili del fuoco; la Colombo è usata come Nave scuola per poi essere privata degli alberi e sfruttata quale deposito galleggiante.

Ne Il compagno don Camillo l’irriverente sacerdote emiliano, fintosi comunista in Russia, suscita i malumori di un “compagno” marittimo indicando la Colombo come splendida nave sovietica, con il marinaio che risponde secco di aver lavorato lui stesso alla realizzazione dello splendido e italianissimo velerio, il cui nome non è Djuba (Danubio, nda) ma, appunto, Cristoforo Colombo. E’ forse l’ultima citazione del vascello nella cultura nostrana, perché di lì a pochi anni incuria, abbandono e un devastante incendio trasformano il gioiello dei cantieri navali di Castellamare di Stabia in un tizzone prima posto in disarmo, poi demolito e comunque dimenticato sia in Italia sia in Russia.

by Marco Petrelli

presentato da Romano Pisciotti