Verso la fine

Oggi, molti ritengono lo Stato Sovrano, la difesa dei sui confini, delle sue aziende, delle sue infrastrutture e della sua bandiera un anacronismo.

 

Storia della globalizzazione Verso la fine Romano Pisciotti

 

La moderna filosofia post-industriale, espressa dalla globalizzazione selvaggia, è il “nuovo pensiero democratico” che ci porterà ( felici e App-dipendenti ) alla Nazione Unica….al dominio delle multinazionali, alla fine della privacy, delle libertà e alla vita scandita da un algoritmo.

Stato mercato 300x138 Verso la fine Romano Pisciotti
Stato mercato

Se non sarà la fine del genere umano, sarà la fine dell’umanità!

 

Romano Pisciotti

Strage di braccianti

Nel mondo, milioni di persone vivono con due dollari il giorno e ancora più persone sperano di poter arrivare a guadagnare due dollari il giorno, altri ancora non hanno neppure la speranza e altri ancora neppure sanno che cosa sia il dollaro.

La strage 300x200 Strage di braccianti Romano Pisciotti
La strage

I ragazzi che si sono schiantati con il pulmino in Puglia, probabilmente, guadagnavano cinque euro il giorno e viaggiavano su un pulmino meno scassato di quelli che costituiscono la logistica del trasporto in gran parte dell’Africa, movimentando persone pigiate insieme a bagagli e animali.
I sostenitori della globalizzazione ritengono un successo l’aumento dell’economia e del benessere mondiale: in effetti, cinque euro il giorno, per pochi “fortunati”, sono un bel successo.

In Italia pensavamo di aver sradicato la piaga del caporalato, ma i nuovi schiavi (non tutti provenienti da paesi lontani) ci ricordano le loro pene, mentre la teoria post-industriale ci spiega che la competizione fa bene all’economia.
Forse la vera piaga è la globalizzazione che si regge su una guerra tra poveri e sul mito del “low cost”…poco importa se il conto finale costa la perdita del lavoro, dei diritti, della dignità e, per non pochi, anche la perdita della vita.
Gli ipocriti si preoccupano di mandare delle navi a ricuperare i naufraghi, ignorando che la gente non annega nel Mediterraneo, ma in un mondo che ha perso, se ne aveva, ogni logica…se non quella degli algoritmi e della finanza fantasiosa.

Vittime non sono solo i morti…il camionista che guidava il TIR, contro il quale i giovani africani si sono schiantati, sarà rovinato per tutta la vita: gli incubi lo tormenteranno.
Sicuramente, il fatto, è “solo” un incidente, si potrà catalogare come danno collaterale di una guerra di cui non si vede la fine.

Anche ai “piani alti” la recessione, causata da uno stravolgimento dei solidi fattori che hanno governato l’economia per secoli, non concede tregua: la ricchezza della generazione dei baby boomers è svanita. Chi è nato tra il 1945 e il 1964, sia in Europa sia nella “ricca” America, si è visto diminuire il potere d’acquisto delle pensioni, aumentare le spese mediche, diminuire il valore dei risparmi investiti in immobili e sta subendo ogni tipo di vessazione finanziaria da Stati sempre più arroganti e Banche sempre più legate al mondo finanziario privato.
Dati alla mano, il numero di persone che hanno dichiarato bancarotta è stato, ultimamente, il triplo di quello del 1991 (studio The Bankruptcy Project): la generazione del baby boom sta invecchiando peggio dei loro genitori. Il dramma è per le nuove generazioni che, mentre ci si riempie la bocca dei miracoli della tecnologia, non riescono a trarre concreti benefici per la vita quotidiana da questo mondo “veloce” e “piatto”

Forse si andrà presto su Marte, non mancheranno i candidati, perché peggio che qua….

 Romano Pisciotti

Non è tutto oro

Aggiorno il post ( che lascio invariato sotto a questo aggiornamento) dopo qualche giorno dalla scomparsa di Marchionne. Ho letto sui social tanti messaggi di cordoglio che ricordavano il suo lavoro, ma ho letto anche molti commenti negativi sull’attività di questo manager: esagerati, a mio avviso, in entrambi i sensi.

Sicuramente gli va riconosciuto il merito di aver salvato la FIAT, mentre le critiche riguardano l’ulteriore abbandono dell’Italia da parte del Gruppo. Effettivamente l’impegno sul versante americano è stato notevole e la strategia del Gruppo ha continuato a interessare altri siti produttivi fuori Italia, dunque, l’Italia non è più il paese del core business di FIAT e neppure la sede legale e finanziaria principale. Giusta o sbagliata che possano essere state queste strategie, è ovvio che il Gruppo abbia sfruttato tutte le opportunità offerte dalla globalizzazione, dall’Unione Europea, dalle sovvenzioni dei vari paesi e dalle nuove normative sul lavoro.

Le critiche riguardano maggiormente i contratti di lavoro, ma prescindendo dalle giustificazioni circa la convenienza aziendale, è altrettanto vero che nulla è stato fatto in modo illegale e le critiche andrebbero fatte, (…se tutto ciò è ovviamente a svantaggio delle maestranze) ai governi, ai sindacati e al mondo globalizzato che hanno concesso, avvallato o perorato queste forme di riforme e filosofie post industriali.

Ovviamente le nuove regole del gioco andrebbero viste anche alla luce della coscienza, e della convenienza per il “sistema paese” (il nostro) tanto più che l’Italia ha sempre sostenuto l’azienda FIAT per il principio che “ciò che è buono per FIAT è buono per il paese.”

Personalmente mi hanno infastidito le acclamazioni esagerate nei confronti di questo manager, quasi chiedendo la sua santificazione e ancor più mi preoccupa l’evidenza che, come un tempo si cercavano gli eroi e le narrazioni epiche, troppo spesso solo per cercare l’approvazione popolare in poco edificanti situazioni, oggi si cerchi il manager-eroe per coprire le nefandezze di un mondo che si è globalizzato in modo scomposto, senza regole e privo di idea sociale.

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Santo subito

 

 

 

FIAT Non è tutto oro Romano Pisciotti

Nonostante i successi nelle vendite, Fiat e Lancia chiuderanno con utili operativi in rosso anche nel 2019 e per quest’anno l’Alfa Romeo lavorerà in perdita.

 

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AL(F)ADINO

 

Negli stabilimenti di casa si continua a fare cassa…integrazione!

FCA Italy, con attività industriali in vari paesi, non partecipa ai successi del Gruppo date le sue perdite: sei miliardi dal 2012.

 

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500

I “piemontesi” sembrano aver trovato…l’America con i marchi Jeep e RAM, nel pacchetto dell’acquisto di Chrysler.

Mike Manley (“Head of Jeep Brand” dal 2011) si è guadagnato sul campo la nomina ad amministratore delegato di FCA.

L’acquisto in liquidazione della Chrysler, con i suoi marchi storici, è stato il vero affare di Marchionne.

 

Da Zurigo non arrivano notizie confortanti sull’ex timoniere del Gruppo, al quale va riconosciuto il merito di aver salvato FIAT dal fallimento anche se da tempo, la storica azienda, non è più un “ miracolo italiano”

 

Auguri a Sergio Marchionne.

Sergio Marchionne Non è tutto oro Romano Pisciotti
Sergio Marchionne

(Romano Pisciotti)