Verso la fine

Oggi, molti ritengono lo Stato Sovrano, la difesa dei sui confini, delle sue aziende, delle sue infrastrutture e della sua bandiera un anacronismo.

 

Storia della globalizzazione Verso la fine Romano Pisciotti

 

La moderna filosofia post-industriale, espressa dalla globalizzazione selvaggia, è il “nuovo pensiero democratico” che ci porterà ( felici e App-dipendenti ) alla Nazione Unica….al dominio delle multinazionali, alla fine della privacy, delle libertà e alla vita scandita da un algoritmo.

Stato mercato 300x138 Verso la fine Romano Pisciotti
Stato mercato

Se non sarà la fine del genere umano, sarà la fine dell’umanità!

 

Romano Pisciotti

9 settembre

Il 9 settembre la Marina Militare celebra e ricorda tutti i marinai caduti in mare.
Nelle pagine della marineria italiana non mancano atti eroici, trionfi pagati con il valore e con la vita, ma il 9 settembre del 1943 non ci fu nessuna vittoria: in quella data l’affondamento della Corazzata Roma e la scomparsa di oltre mille marinai.

Roma 300x137 9 settembre Romano Pisciotti

Roma 1 300x137 9 settembre Romano Pisciotti
I fatti di quella giornata si possono riassumere così: gli accordi dell’armistizio prevedevano la consegna della flotta a Malta; l’Ammiraglio Bergamini, ubbidiente (probabilmente più perplesso che convinto) prese il mare con la flotta, sconfitta ma ancora poderosa.

Il convoglio fu attaccato da bombardieri tedeschi che colpirono e affondarono la corazzata Roma.
Non è mio intento commentare l’evento, ma alcuni analisti attribuiscono il nefasto epilogo anche ad una reazione, da parte del nostro convoglio, non ben coordinata forse a causa di precedenti ordini contraddittori e alla confusione creata dal rapido mutare degli eventi.
Sicuramente il 9 settembre è una data nefasta che la nostra Marina ha scelto a ricordo dei caduti in mare.
Ci vuole coraggio e fierezza per scegliere una data, non solo triste, ma anche simbolo di sconfitta, di tragica amarezza: quella data segna l’inizio di un periodo buio della nostra storia, l’inizio di sofferenze inimmaginabili per tutto il popolo italiano e il lento affondare dell’intero Paese nei gorghi di una guerra, da quel momento, senza quartiere, per i più, nella situazione di subire i successivi drammatici eventi bellici.
Oggi, la nostra Marina vanta una delle migliori flotte al mondo e può guardare con dignità alla sua lunga storia, può ricordare i suoi momenti gloriosi e le sue ferite…può ricordare tutti (…tutti!!) i suoi morti abbracciandoli in un gesto devoto.

 

Romano Pisciotti

Il Gattopardo, il profondo senso della storia

 

Il pricipe salina Il Gattopardo, il profondo senso della storia Romano Pisciotti
l Principe Salina (Burt Lancaster)

Il Gattopardo non è un romanzo storicoma è un romanzo che ha un profondo senso della storia, riuscendo a collegare le vicende individuali nella vasta trama della storia dell’800. Il romanzo tratta della transizione fra due epoche storiche ed è attuale perché stiamo vivendo una trasformazione della storia italiana in forme impreviste.

La vicenda del principe Salina può essere letta in molti modi: per capire la transizione dal mondo borbonico all’Unità d’Italia nel 1860, il passaggio dalla Sicilia del fascismo a quella del dopoguerra, dopo il 1943, la transizione dall’Italia nazione, all’Italia continente europeo, dopo il 1992, avendo come sfondo i travagli della globalizzazione.

(Nicola Bottiglieri)

 

Un paradosso che dice tutto: un libro che entra nell’immaginazione comune per una cosa che non ha detto. A cui tutti, dalla vulgata giornalistica in poi, attribuiscono una morale che nel testo non c’è. La famosa frase: “bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com’è”, da cui nascono i vari “gattoperdesco”, “gattoperdismo”, “gattopardi”, è l’esatto contrario di quanto mostra (e dimostra) il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il gattopardo non esprime nessuna continuità e nessuna sopravvivenza dei vecchi. Anzi dalla prima all’ultima pagina è il racconto di una decadenza e di una fine di un mondo. La frase famosa viene continuamente smentita: nel libro niente rimane com’è, tutto invece decade e finisce come il cane Bendicò, prima imbalsamato e poi buttato via: “in un mucchietto di polvere livida”

 

Romano Pisciotti: consiglia la lettura o la rilettura del “Il Gattopardo”

FUTURE: AFRICA !!!…FUTURO: AFRICA !!!!

 

By Salih Booker and
Ari Rickman

(Versione originale con traduzione in italiano e miei commenti. Romano Pisciotti)

Beginning in 2035, the number of young people reaching working age in Africa will exceed that of the rest of the world combined, and will continue every year for the rest of the century. By 2050, one in every four humans will be African. At the end of the century, nearly 40 percent of the world’s population will be African. Yet, instead of preparing to build a relationship that can grow with the continent, based upon diplomatic cooperation, the United States is doubling down on more than a decade of reliance on its military as the primary vehicle of engaging with Africa. The consequences, as one might expect, are overwhelmingly negative.

A partire dal 2035, il numero di giovani che raggiungono l’età lavorativa in Africa supererà quelli del resto del mondo messi insieme e continuerà ogni anno per il resto del secolo. Entro il 2050, un uomo su quattro sarà africano. Alla fine del secolo, quasi il 40% della popolazione mondiale sarà africana. Eppure, invece di prepararsi a costruire un rapporto che possa crescere con il continente, basato sulla cooperazione diplomatica, gli Stati Uniti stanno facendo affidamento sulle proprie forze armate come principale veicolo per impegnarsi con l’Africa. Le conseguenze, come ci si potrebbe aspettare, sono assolutamente negative.

 

Bimbi FUTURE: AFRICA !!!...FUTURO: AFRICA !!!! Romano Pisciotti

The impending demographic dividend will only add to Africa’s economic importance. Since 2000, at least half of the countries in the world with the highest annual growth rate have been in Africa. By 2030, 43 percent of all Africans are projected to join the ranks of the global middle and upper classes. By that same year, household consumption in Africa is expected to reach $2.5 trillion, more than double the $1.1 trillion of 2015, and combined consumer and business spending will total $6.7 trillion.

L’imminente crescita demografica non farà che aumentare l’importanza economica dell’Africa. Dal 2000, almeno la metà dei paesi al mondo con il più alto tasso di crescita annuale si trova in Africa. Entro il 2030, il 43% di tutti gli africani è destinato a entrare nelle fascia delle classi medie e superiori globali. Entro lo stesso anno, il consumo delle famiglie in Africa dovrebbe raggiungere i $ 2.5 trilioni, più del doppio di $ 1.1 trilioni del 2015, e la spesa congiunta di consumatori e imprese ammonterà a $ 6.7 trilioni.

Romano Pisciotti: …e l’Europa sta a guardare, preoccupandosi solo di raccogliere qualche disperato dal mare.

Tutto questo mentre la Cina sta investendo in modo massiccio nel continente.

… and Europe is watching, just worrying about picking up some desperate people from the sea.

All this while China is investing heavily on the continent.

Non più pensiero ma algoritmo

Romano Pisciotti: forse il brano ( già sintetizzato da me) non è di facile lettura ma è estremamente interessante e la conclusione semplice e vera.

Prima dell’età moderna, l’arte non è mai stata fine a se stessa. Come scriveva il grande pensatore tradizionalista Ananda K. Coomaraswamy: “il fine da conseguire era la perfezione, non la bellezza […] e l’artista non era un genere speciale di uomo ma ogni uomo era un genere particolare di artista”. L’arte, dunque, rappresentava un mezzo per adeguare alla visione di Dio gli scopi di utilità e di godimento del tempo. Non vi era differenza tra “belle arti” ed “arti applicate”. E l’arte, secondo San Tommaso d’Aquino, era imitazione della natura e del suo modo di operare. L’arte stessa, dunque, era impiantata nella natura e nel disvelamento della sua essenza vi era l’intima comprensione della verità. È proprio nella distruzione dell’unità tra natura e sapere che risiede quel “peccato” del pensiero occidentale che ha determinato il suo stesso suicidio: la scelta di “non essere” e la distruzione di tutto ciò che di umano c’è in noi attraverso il fraintendimento del significato e del ruolo della “tecnica” e la sua trasformazione in mito civilizzante.

Tanto il produrre opere quanto il produrre utensili sono una iniziativa dell’uomo in mezzo alla natura e sul fondamento della natura stessa.

Scienza Tecnica 300x166 Non più pensiero ma algoritmo Romano Pisciotti
Scienza & Tecnica

Secondo Heidegger sono cinque i fenomeni peculiari dell’età moderna: a) la scienza come ricerca e scienza esatta; b) la tecnica meccanica; c) l’inserimento dell’arte nella mera dimensione estetica; d) l’interpretazione della cultura come fare dell’uomo; e) la de-divinizzazione. Appare subito evidente come questi fenomeni siano concatenati l’uno con l’altro e tutti intrinsecamente collocabili nel più vasto orizzonte del nichilismo. Heidegger, in L’epoca dell’immagine del mondo (altro saggio contenuto in Sentieri interrotti), pone particolare enfasi sul concetto di scienza esatta e fa notare come, a differenza della scienza moderna con la sua presunzione di verità, per i greci, la scienza non fosse affatto esatta perché non aveva in primo luogo bisogno di esserlo.

Leonardo Non più pensiero ma algoritmo Romano Pisciotti

L’esattezza non era parte della sua essenza. Dunque, neanche la scienza moderna, con la sua dimostrazione empirica attraverso il calcolo matematico, potrebbe imporsi come depositaria della verità. Ciò perché la scienza non è affatto un accadere originario della verità, ma è di volta in volta la strutturazione di un ambito veritativo già aperto. “La verità scientifica – affermava il compianto Costanzo Preve – è solo una procedura concordata di accertamento di protocolli dominanti nella comunità scientifica che mutano fisiologicamente di paradigma”.

Non c’è risultato scientifico che possa mai trovare diretta applicazione in ambito filosofico. Solo andando al di là dell’esattezza, e dunque trasformandosi in filosofia, la scienza può pervenire alla verità del disvelamento dell’essente in quanto tale. L’esito inevitabile dell’assunzione della scienza come scienza esatta è il gigantismo: il mito assolutamente metafisico del potere illimitato del calcolo e del progresso senza fine della tecnica meccanica. Questa idea di tecnica (metafisica e post-metafisica allo stesso tempo in quanto riduce la metafisica alla sua stessa anti-essenza attraverso l’inveramento dell’errore di fondo del pensiero occidentale in età moderna) è caratterizzata dal suo darsi impositivo. Essa si impone all’uomo. E questo darsi impositivo è un darsi per accumulo che differisce in modo evidente dal darsi spontaneo dell’essere greco nella φύσις. Questo “darsi” era paragonabile al fiume che scorre dal cielo verso la terra e che univa l’umano al sacro attraverso l’asse nascente dal centro del Geviert: modello filosofico heideggeriano rappresentato attraverso l’intersezione di due linee (alla pari della croce di Sant’Andrea) ed indicante, nei suoi quattro poli, le dimensioni del Cielo, della Terra, degli Uomini e del Divino. Al contrario, l’essere tecnicizzato moderno è paragonabile al fiume imbrigliato dalla centrale idroelettrica che estrae forzatamente le risorse per accumularle. E l’accumulazione, così come la dismisura del gigantismo, è il fondamento della civiltà moderna.

L’uomo pensato dalla moderna civiltà della tecnica perde di vista totalmente la sua umanità in rapporto con la natura. Ed il pensiero della modernità non è più pensiero ma semplice algoritmo.

Uomo Non più pensiero ma algoritmo Romano Pisciotti

Secondo Heidegger i limiti del gigantismo posto a fondamento della nostra civiltà si esprimevano nel riconoscimento dell’impossibilità di una configurazione quantitativamente esatta del mondo. Il filosofo tedesco vide nel principio di indeterminazione di Heisenberg la prova concreta di questo fatto.

L’incertezza e l’incalcolabilità rese palesi dall’assioma del fisico tedesco rappresentavano infatti un fattore di crisi: non una svolta epocale ma una rottura dell’ordine del tempo.

Attraverso questa rottura sarebbe possibile tornare a quell’istante pre-metafisico in cui

l’uomo possa nuovamente scegliere tra la volontà di dominio sulla natura perpetrata tramite la tecnica o il rispetto della sua essenza fenomenica intrinsecamente.

Ritorno Non più pensiero ma algoritmo Romano Pisciotti

Over Fifty

 

Linkedin 300x208 Over Fifty Romano Pisciotti
Linkedin

“I would not hire people over 50” wrote someone in a comment. He said: “they don’t work hard enough, they take lots of sick days, they don’t know modern technology, they are stubborn and set in their ways. They should start their own business, and let young people get jobs.”

Amazingly it was written 3 days ago, not a century ago. That comment received 40 likes.

I was ask to respond to the comment.

Please let me know on how many points you agree.

1. Statistics show that the number of sick days taken does not depend on age. Google it.

2. The society that discards most experienced and knowledgeable workers is doomed. Knowledge and experience are terrible things to waste.

3. It is illegal in most countries to discriminate based on age. Unfortunately it is legal where this commentator is from. Aside from illegality judging people on age is just as bad as on their origin, ethnicity, gender, etc. It is immoral.

4. The ultimate answer is to have a combination of all the age groups, each of them complement each other.

5. Older workers tend to change jobs less often. They are loyal to those who hire them.

6. People who discriminate against age should not be let near the hiring process.

 

Romano Pisciotti: I am an “over fifty”, in fact, I am 65 years old … ready to challenge any young manager rampant

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Romano Pisciotti

DO YOU TRAVEL?

 

viaggi DO YOU TRAVEL? Romano Pisciotti

 

 

“To travel is to live”

It is a quote that motivate me a lot. It motivates me to always look forward to my next travel. It gives me the pleasure and energy to work harder between my vacations.

When having a vacation I enjoy:

  • The sun and beach. Relaxing at the most beautiful beaches in the world. The sun and beach for me is the same as an Iphone charger.
  • New cultures. Meeting new cultures and people is a great way to travel. I love to find the small restaurants and bars where locals catch-up on their everyday life. I love to have small interesting discussions and talks with the locals.
  • History of monuments, churhes, buildings and attractions are for me another way to experience other countries.
  • Running through the city day and night is fantastic way to be active. One of my favourite cities to run through is New York when it is evening near Hudson River. You will discover a wonderful view over the river with the skyline in the background.
  • Friends and family. Discover countries, cultures, history and more gives me and nearest friends some life experiences.
  • Shopping design, unique and limited things which I am not able to buy at home is something I think very interesting.

 

Romano Pisciotti: I LIKE

AURORA VIEW RESORT

AURORA VIEW RESORT ITALY

Navi spruzza nuvole

Navi robot contro il riscaldamento globale
L’ipotesi è creare scie d’acqua nebulizzata per riflettere il calore del sole. Ma gli effetti collaterali non mancano.

NAVI ROBOT 300x300 Navi spruzza nuvole Romano Pisciotti
NAVI ROBOT

 Navi «spruzzanuvole» contro il riscaldamento globale: uno scienziato britannico vuole spedire negli oceani centinaia di navi fantasma, capaci di creare giorno e notte delle scie d’acqua nebulizzata che riflettano meglio il calore del sole – ciò dovrebbe fermare il riscaldamento dell’atmosfera. La tecnica si rifà all’idea di un inventore tedesco – ha però i suoi rischi.
«FAR BRILLARE LE NUVOLE» – L’incredibile idea spicca se non altro per i bassissimi costi: per neanche 100 milioni di euro all’anno un terzetto di scienziati intende preservare il pianeta da un collasso climatico. Stephen Salter, dell’Università di Edimburgo, assieme a due colleghi ha progettato vascelli azionati da una tecnologia a motore rotante e robotizzati che durante il tragitto negli oceani spruzzano in aree specifiche minuscole goccioline d’acqua di mare nelle nuvole sovrastanti per 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Le goccioline spruzzate da questa flotta senza equipaggio agirebbero da nuclei di condensazione e dovrebbero far diventare le nubi sopra gli oceani le più chiare possibili. In pratica, le goccioline aumenterebbero la superficie in modo da «far brillare le nuvole» e riflettere più radiazioni del sole nello spazio; in questo modo si contrasterebbe il riscaldamento causato dai combustibili fossili.
COSTI – Salter è convinto che l’idea possa funzionare. «Sono necessarie 1.200-1.500 navi», ha spiegato il ricercatore. Queste misurerebbero circa 45 metri di lunghezza e peserebbero 300 tonnellate. Stando alle stime di Salter, i costi per questo cosidetto progetto di Geo Engineering, ovvero l’intervento umano nel sistema Terra, sarebbero del tutto modesti. «Per provare la fattibilità tecnica servirebbero circa 5 milioni di euro», ha detto lo scienziato. L’ulteriore sviluppo avrebbe costi attorno ai 20 milioni di euro. Una volta che le navi saranno in acqua potranno anche operare come laboratori scientifici galleggianti per raccogliere dati su meteo e inquinamento e informazioni sulle acque dell’oceano, sulle popolazioni marine e sui parametri chimici delle acque.
RAFFREDDARE L’ARTICO – «Dovrebbero essere costruite 50 navi all’anno, che poi sarebbero in azione per 24 ore su 24 per tutto l’anno», ha detto Salter. «Cinquanta navi all’anno basterebbero, secondo i nostri calcoli, per preservare lo status quo. La bellezza di questo sistema», continua Stephen Salter, autore di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Philosophical Transactions della Royal Society, «è che funziona con vento e acqua marina. Si può applicare localmente, per raffreddare l’Artico o i mari attorno alle barriere coralline. Potremmo addirittura concederci di tornare indietro a una piccola era glaciale. Gli effetti possono essere attivati o interrotti completamente in caso dovesse accadere qualcosa di inaspettato».
EFFETTO MAGNUS – La tecnica delle navi spruzzanuvole si rifà a un’idea dell’ingegnere aeronautico tedesco Anton Flettner (1885-1961) – i rotori Flettner, una forza rotazionale aerodinamica sperimentata già 80 anni fa. Questi rotori sono costituiti da un cilindro ad asse verticale con pale fisse o mobili, che creano un momento motore che fa ruotare il cilindro intorno al suo asse verticale e un risucchio come intorno all’ala portante di un aereo. La spiegazione di questo effetto rimanda all’effetto Magnus. Esempi tipici sono i tiri a effetto, per esempio, nel gioco del calcio: colpendo la palla di taglio il calciatore le imprime una rotazione sull’asse che determina la più o meno accentuata incurvatura della traiettoria. Nel 1926 una nave che sfruttava la forza rotazionale, progettata da Flettner attraversò l’Atlantico, ma poi la tecnologia non fu sviluppata a causa della Grande depressione del 1929. Materiali moderni e aumento dei costi energetici hanno spinto a una rivalutazione del sistema.

 

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Let go

“Some of us think holding on makes us strong; but sometimes it is letting go.”

Hermann Hesse

Many of us are challenged to let go of expectations within our our work lives. We might bemoan the collaborations that didn’t prove fertile or the client that got away. We are taught in no uncertain terms, to “stick with things” and to not “give up”. But, I’ve also seen this strategy backfire and cause a great deal of stress. As a coach, I’ve see this affect many types of contributors, from those new to the workforce — to seasoned CEOs and business owners. On some level, the unfulfilled expectations that we set for ourselves concerning goals and even people, can get in the way of a more fulfilling work life.

Inevitably, the elements that we value the most — can cause us the most trouble.
Big, audacious goals are often touted as a cornerstone of our work lives, on literally every social media channel you may encounter. (Some advice here, on how to set them wisely for your team.)

We are encouraged not only to set goals, but to live them with each and every breath we draw. I’m good with goals and we all need them. However, just like the battery that feeds our favorite tech device — goals have a “life span”. They reach a state, where they may no longer be viable or serve as a meaningful motivator. How this affects our state of mind is something we should pause and note.
People also cycle into our work lives and then leave us, in many cases for good reason. There are expectations attached, as well — and not all of these might be fulfilled. We (or they) might have changed somehow or the circumstances influenced that outcome. However, this can also cause us distress. In many cases our time with them may be drawing to a close and it is difficult to accept.
We may simply not be ready.

This all requires energy and “headspace”. Yet, our attention cannot be infinitely divided. Research has shown that our minds burns through 20% of our energy requirements — though it represents only 2% of body mass. Even at rest our brains remain quite active, and the quest for coveted energy is endless. Our minds are continually working. In a sense, wasting that precious energy, is squandering our own potential. Especially when it is in part, of our own making. Most of us have experienced an impasse where we must consider leaving something behind. We may feel that the rewards for a time investment will not be realized, or that we somehow we feel drained.
Sometimes we simply must move on — and let go.

How you would describe your own history in this regard? Do you find it easy to let go? Or are you challenged to do so? If you lean toward the stubborn and notably inflexible end of the continuum, the process can be arduous. Although tenacity can come in quite handy at times, problems emerge when we fail to revise an inflexible stance. However, all of this hanging on doesn’t always serve us well. It can bring a fog that clouds new opportunities and can fuel bitterness. Nevertheless, turning away and leaving these things behind can be challenging. (For some, this can even bring a certain sadness.)
Letting go of people and things that define yesterday, can be quite good thing. This process requires reflection and practice. On a very basic level, we must change our mindset about letting go.
Here are a few thoughts (IMHO) concerning what letting go is and isn’t:
•       Letting go isn’t a defeat.
•       It does not signal failure on your part.
•       It may mean you have committed your best effort — and the outcomes/rewards weren’t there.
•       It is closure.
•       It is about shifting your energies to fertile ground.
•       It is about becoming more agile.
•       It can foster resilience.
•       It can build a sense of adventure; restore a certain hope and confidence in the future.
•       It can mark the moment of a new beginning.

In many cases letting go, creates room for pursuits that are far more rewarding — and carve out a place for the goals and people that will help move us forward.

I would say that could soften the blow.

Dr. Marla Gottschalk

 

 

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