PATRIA

Romano e Francesco Sauro sono gli autori del libro e nello stesso tempo sono nipote e bisnipote di Nazario.

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Il libro è una raccolta dei ricordi che ci permette di ricostruire il carattere, oltre che le avventure, dell’uomo Nazario Sauro per il tramite delle parole e dei ricordi di tutta la famiglia e delle persone che l’hanno conosciuto nella veste di uomo di mare, di irredentista, di patriota italiano, di fiancheggiatore degli albanesi, di compagno di scherzi ai danni degli austriaci e di uomo di famiglia, figlio, marito e padre.
Perchè Nazario Sauro è tutto questo assieme, nonostante una breve vita. Morirà a Pola il 10 agosto del 1916 ad opera degli austriaci, impiccato per alto tradimento.

Traditore per l’Impero Austro-Ungarico, Eroe per l’Italia, Nazario Sauro correva dietro alla libertà.Il libro rievoca un pezzo di storia, forse non a tutti nota, quello della lotta per l’appartenenza all’Italia dei territori dell’Istria, Trieste e Capodistria.

Nel 1920 Trieste ridivenne italiana mentre Capodistria, la città dove nacque Nazario, appartiene oggi alla slovenia.

Nazario Sauro era prima di tutto un marinaio e passò la sua vita sul mare.
Conosceva a fondo ogni porto, ogni secca, ogni scoglio della costa dove operava e questo gli consentì di dare informazioni all’Italia in guerra ma anche di svolgere ardite operazioni potendo contare sulla sua superiore conoscenza del luogo. Nazario prese senza riserve le parti dell’Italia e, anche grazie al suo lavoro, approfittava dei suoi spostamenti per inviare notizie al Ministero della Marina italiana sui movimenti delle navi militari austriache.

Nel 1914 Nazario, e nel 1915 (quasi) tutta la sua famiglia, lasciò Capodistria per trasferirsi a Venezia, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia.
Il 21 maggio 1915 Nazario indossa l’uniforme e il 23 entra ufficialmente nella Regia Marina italiana con il grado di tenente di vascello; il giorno dopo l’Italia entra in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico. Lo stesso giorno Nazario si imbarca sul cacciatorpediniere “Bersagliere” per la sua prima missione: un’azione di fuoco contro Monfalcone.

In poco più di un anno di guerra, dall’aprile 1915 all’agosto 1916, Nazario prese parte a tante missioni sapendo benissimo che, se fosse stato preso, sarebbe stato condannato all’impiccagione per alto tradimento. Fin dal marzo 1915 infatti era imputato di alto tradimento e nel febbraio del 1916 era stato condannato in contumacia. Ma ciò non gli impedì di partecipare alle missioni di guerra o di esplorazione e osservazione contro le principali basi nemiche di Trieste,  Monfalcone, Pirano, Fiume e Parenzo.

La sua ultima missione fu a bordo del sommergibile “Giacinto Pullino”

 

Presentato da Romano Pisciotti