{"id":3224,"date":"2020-03-05T09:02:36","date_gmt":"2020-03-05T09:02:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romanopisciotti.com\/?p=3224"},"modified":"2020-03-05T09:02:36","modified_gmt":"2020-03-05T09:02:36","slug":"rileggendo-il-capolavoro-manzoniano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanopisciotti.com\/index.php\/2020\/03\/05\/rileggendo-il-capolavoro-manzoniano\/","title":{"rendered":"Rileggendo il capolavoro Manzoniano"},"content":{"rendered":"<p>di GIUSEPPE PALMA<\/p>\n<p><strong>In questa psicosi generale che non ha alcun senso, che ha tramutato gli italiani in untori e chi vive in Lombardia in appestati, unica cosa positiva \u00e8 aver riletto &#8220;LA MADRE DI CECILIA&#8221;, il racconto di Alessandro <span class=\"_5afx\"><span class=\"_58cm\">Manzoni<\/span><\/span> nei PROMESSI SPOSI. La madre ha in braccio la figlioletta morta di peste e l&#8217;adagia sul carro dei monatti&#8230;<\/strong><br \/>\n<strong>Una meraviglia della nostra letteratura:<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Scendeva dalla soglia d\u2019uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d\u2019averne sparse tante; c\u2019era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un\u2019anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse cos\u00ec particolarmente alla piet\u00e0, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov\u2019anni, morta; ma tutta ben accomodata, co\u2019 capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l\u2019avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. N\u00e9 la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull\u2019omero della madre, con un abbandono pi\u00f9 forte del sonno: della madre, ch\u00e9, se anche la somiglianza de\u2019 volti non n\u2019avesse fatto fede, l\u2019avrebbe detto chiaramente quello de\u2019 due ch\u2019esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto and\u00f2 per levarle la bambina dalle braccia, con una specie per\u00f2 d\u2019insolito rispetto, con un\u2019esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza per\u00f2 mostrare sdegno n\u00e9 disprezzo, \u00abno!\u00bb disse: \u00abnon me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete\u00bb. Cos\u00ec dicendo, apr\u00ec una mano, fece vedere una borsa, e la lasci\u00f2 cadere in quella che il monatto le tese. Poi continu\u00f2: \u00abpromettetemi di non levarle un filo dintorno, n\u00e9 di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra cos\u00ec\u00bb.Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, pi\u00f9 per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l\u2019inaspettata ricompensa, s\u2019affacend\u00f2 a far un po di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise l\u00ec come su un letto, ce l\u2019accomod\u00f2, le stese sopra un panno bianco, e disse l\u2019ultime parole: \u00abaddio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch\u2019 io pregher\u00f2 per te e per gli altri\u00bb. Poi, voltatasi di nuovo al monatto, \u00abvoi\u00bb, disse, \u00abpassando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola\u00bb. Cos\u00ec detto, rientr\u00f2 in casa, e, un momento dopo, s\u2019affacci\u00f2 alla finestra, tenendo in collo un\u2019altra bambina pi\u00f9 piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle cos\u00ec indegne esequie della prima, finch\u00e9 il carro non si mosse, finch\u00e9 lo pot\u00e9 vedere; poi disparve. E che altro pot\u00e9 fare, se non posar sul letto l\u2019unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore gi\u00e0 rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l\u2019erbe del prato&#8221;.<\/p>\n<p>Alessandro Manzoni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Presentato da Romano Pisciotti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUSEPPE PALMA In questa psicosi generale che non ha alcun senso, che ha tramutato gli italiani in untori e chi vive in Lombardia in appestati, unica cosa positiva \u00e8 aver riletto &#8220;LA MADRE DI CECILIA&#8221;, il racconto di Alessandro Manzoni nei PROMESSI SPOSI. 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