{"id":3751,"date":"2020-08-01T09:49:41","date_gmt":"2020-08-01T09:49:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romanopisciotti.com\/?p=3751"},"modified":"2020-08-01T09:54:17","modified_gmt":"2020-08-01T09:54:17","slug":"gemelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanopisciotti.com\/index.php\/2020\/08\/01\/gemelli\/","title":{"rendered":"Gemelli"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8230;.non vedete doppio:<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ai tempi il Vespucci aveva un gemello<\/strong>, di poco pi\u00f9 piccolo della \u201ccapo classe\u201d (e pi\u00f9 anziano di tre anni), anch\u2019esso intitolato ad un grande navigatore, Cristoforo Colombo.<\/p>\n<p>E\u2019 il 9 settembre 1943 quando ci\u00f2 che resta (in realt\u00e0 un discreto naviglio) della Regia Marina fa rotta su Malta. Le durissime clausole armistiziali impongono a Roma di cedere buona parte dei migliori vascelli alle potenze vincitrici, fra le quali l\u2019Unione Sovietica che si prende la corazzata Giulio Cesare e la nave scuola Cristoforo Colombo. Riparazioni belliche che, dal punto di vista sovietico, vogliono dire buoni scafi per rafforzare una flotta che nel corso del conflitto ha avuto un ruolo piuttosto marginale, eccezion fatta per alcune operazioni nel Baltico e nel Mar Nero. Ad attendere ambedue le navi italiane, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un triste destino: la corazzata, urtando una vecchia mina, affonda a Sebastopoli nella met\u00e0 degli Anni Cinquanta trascinando con s\u00e9 anche una squadra di vigili del fuoco; la Colombo \u00e8 usata come Nave scuola per poi essere privata degli alberi e sfruttata quale deposito galleggiante.<\/p>\n<p>Ne Il compagno don Camillo l\u2019irriverente sacerdote emiliano, fintosi comunista in Russia, suscita i malumori di un \u201ccompagno\u201d marittimo indicando la Colombo come splendida nave sovietica, con il marinaio che risponde secco di aver lavorato lui stesso alla realizzazione dello splendido e italianissimo velerio, il cui nome non \u00e8 Djuba (Danubio, nda) ma, appunto, Cristoforo Colombo. E\u2019 forse l\u2019ultima citazione del vascello nella cultura nostrana, perch\u00e9 di l\u00ec a pochi anni incuria, abbandono e un devastante incendio trasformano il gioiello dei cantieri navali di Castellamare di Stabia in un tizzone prima posto in disarmo, poi demolito e comunque dimenticato sia in Italia sia in Russia.<\/p>\n<p><span class=\"meta_text\">by<\/span> Marco Petrelli<\/p>\n<p>presentato da Romano Pisciotti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;.non vedete doppio: Ai tempi il Vespucci aveva un gemello, di poco pi\u00f9 piccolo della \u201ccapo classe\u201d (e pi\u00f9 anziano di tre anni), anch\u2019esso intitolato ad un grande navigatore, Cristoforo Colombo. E\u2019 il 9 settembre 1943 quando ci\u00f2 che resta (in realt\u00e0 un discreto naviglio) della Regia Marina fa rotta su Malta. 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