{"id":5958,"date":"2022-03-27T11:23:55","date_gmt":"2022-03-27T11:23:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.romanopisciotti.com\/?p=5958"},"modified":"2022-03-27T11:28:08","modified_gmt":"2022-03-27T11:28:08","slug":"ai-posteri-lardua-sentenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.romanopisciotti.com\/index.php\/2022\/03\/27\/ai-posteri-lardua-sentenza\/","title":{"rendered":"AI POSTERI L\u2019ARDUA SENTENZA"},"content":{"rendered":"<h4><strong>In tempi recentissimi, una sola nave, bloccando accidentalmente il Canale di Suez, ha evidenziato la fragilit\u00e0 di un sistema globalizzato.<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Abbiamo pensato solo a un inciampo per l\u2019economia, sopportabile come i danni collaterali che si producevano, abbiamo pensato che quel \u201cblocco\u201d fosse solo la sfortunata coincidenza di avverse condizioni, come un piovasco fuori stagione, e non abbiamo colto l\u2019allarme sulla fragilit\u00e0 e pericolosit\u00e0 del sistema.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ci siamo fatti poche domande pur \u201cscoprendo\u201d che il fasullo Made in Italy aveva bisogno di liste infinite di componenti cinesi.<\/strong><\/p>\n<h4><strong>Oggi \u201cscopriamo\u201d che mezzo mondo dipende dall\u2019altra met\u00e0, non solo per le forniture di gas e petrolio, bens\u00ec per sfamarsi: grano, frumento, mais e altre granaglie viaggiano esattamente come il petrolio e il gas\u2026dunque di che globalizzazione stiamo parlando? Questa \u00e8 dipendenza!<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Abbiamo spostato una larga parte della produzione manifatturiera anche in paesi che, esattamente come noi, dipendono dall\u2019approvvigionamento vitale di materie prime, sia per sfornare acciaio che pane\u2026aggiungendo dipendenze alle dipendenze!<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>L\u2019Italia \u00e8 riuscita a far anche di meglio: da sempre dipendiamo dall\u2019estero per gli approvvigionamenti petroliferi, abbiamo pensato di aumentare, negli ultimi decenni, anche le importazioni agricole; abbiamo diminuito le nostre produzioni seguendo politiche europee, o di mercato, che hanno decretato la riduzione delle nostre aree agricole\u2026ovviamente anche con perdita di posti di lavoro. Gli addetti legati alla produzione dello zucchero, solo per citare un esempio, sono passati in pochi anni da 7 mila a 1.200 con una perdita di produzione nazionale da 1,4 milioni di tonnellate di zucchero a 500mila\u2026a voi il conto di quanti posti di lavoro si sono persi nell\u2019intero settore agricolo per politiche scellerate. <\/strong><br \/>\n<strong>Potremmo pensare che lo squilibrio nel settore primario agricolo sia stato compensato dalle famose \u201cbollicine\u201d, che hanno sostenuto l\u2019export\u2026magari con aiuti statali a storici produttori o aiuti alle psichedeliche nuove cantine, pagate sempre da Pantalone e disegnate da famosi architetti. Potremmo anche dire che il grano lo consumiamo da sempre a casa nostra per soddisfare un bisogno primario, mentre le bollicine sono soggette a dazi e mode, non sempre secondo le nostre desiderate.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Ci siamo convinti che la migrazione all\u2019estero di produzioni industriali, e la rinuncia a produzioni agricole, potessero essere compensate dalle nicchie d\u2019eccellenza: per salvare la Patria abbiamo riscoperto i \u201cgrani antichi\u201d da boutique e le asine da latte, mentre importavamo grano cresciuto con fertilizzanti proibiti, per una buona pasta al dente, e tonnellate di latte per fare la \u201cnostra\u201d famosa mozzarella.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Ci siamo fatti anche del male rinunciando, o limitando, quelle poche fonti energetiche nazionali di cui avremmo potuto disporre: un p\u00f2 di metano e tanta potenza idroelettrica.<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Oggi, dopo anni di discussioni su ILVA, corriamo a sostenere la produzione elettrica, e industriale in genere, con il carbone\u2026 come se noi avessimo capaci miniere e dimenticando che nero pi\u00f9 nero non fa energia pulita. <\/strong><\/p>\n<h4><strong>Siamo al tavolo di un pericoloso gioco, i dadi lanciati ci hanno portato alla casella della prigione: rischiamo il blocco del Paese.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Ci rallegriamo per la generosa offerta americana di gas liquido, per liberarci dai gasdotti russi, peccato che sempre dipendenza sia! Il prezzo non scender\u00e0 e si dilateranno i tempi di approvvigionamento; aumenteranno gli investimenti per nuovi impianti per la rigassificazione e, soprattutto, aumenteranno i noli per le poche navi gasiere esistenti, anzi, dovremo costruirne delle altre\u2026insomma, dalla padella alla brace! Si dovranno rivedere i piani, gi\u00e0 incerti, del PNRR.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Chilometro zero o autarchia non potranno certo ovviare alla naturale distribuzione delle risorse e, per un Paese che vive di trasformazione, l\u2019apertura dei mercati non \u00e8 un optional, per\u00f2 si dovrebbero riequilibrare gli scambi commerciali esteri e la tipologia delle fonti energetiche interne.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Le gigantesche porta container, che assicurano noli bassi per il trasporto delle merci, molto spesso scaricano costi sulla collettivit\u00e0: contributi o finanziamenti agli armatori, ai cantieri navali e massicci investimenti per l\u2019adeguamento delle strutture portuali. I conti dovremmo imparare a farli tutti!<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Se vogliamo un mondo sostenibile, devono essere sostenibili sia le produzioni sia il commercio.<\/strong><br \/>\n<strong>Valutare meglio, almeno con il buon senso, le teorie dello just in time e dell\u2019outsourcing non significa gettare mezzo secolo di scuola di marketing, ma solo che dovremmo imparare a ragionare in termini di sistema Italia, evidenziando anche i costi indiretti scaricati sulla collettivit\u00e0. <\/strong><br \/>\n<strong>In Italia abbiamo 200.000 ettari di terreni mal coltivati o abbandonati.<\/strong><br \/>\n<strong> Dovremmo fare un po\u2019 pi\u00f9 di squadra senza spremere indiscriminatamente i fornitori, compresi gli agricoltori che forniscono beni primari.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Tutto il tessuto commerciale andrebbe difeso perch\u00e9 la globalizzazione sta cambiando anche il sistema distributivo, monopolizzando nelle mani di gruppi multinazionali che, oltre a creare lavoro precario, ci costringeranno,domani, ad acquistare solo ci\u00f2 che sar\u00e0 presente nei loro listini online e pi\u00f9 conveniente per loro.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Rischiamo che una comodit\u00e0 di consegna si trasformi nel pi\u00f9 grande monopolio e in una concentrazione pericolosa di fatturato.<\/strong><br \/>\n<strong> Oggi discutiamo tanto sulla dipendenza dal gas Russo\u2026\u00e8 vero che la Russia potrebbe chiudere i rubinetti dei gasdotti, ma questo fornitore ha un bisogno vitale di esportare il suo gas, tanto \u00e8 vero che, pur in guerra, non si sono fermate le forniture\u2026ancora sperando che i nostri brillanti politici non vogliano arrivare al suicidio totale, rinunciando al gas dei russi o, in qualche modo, costringendoli alla chiusura delle valvole.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Le necessit\u00e0 del fornitore e dell\u2019utilizzatore possono garantire uno scambio equo, come in natura la simbiosi, tanto pi\u00f9 che, nel caso russo, il fornitore non ha il completo monopolio della fornitura: nel 2021 l\u2019Italia ha importato dalla Russia il 38% del gas che consuma; nel 2012 la percentuale era attorno al 30% e nel 2015 era il 44%\u2026.non vedo tutta questa paura per le forniture da quel Paese.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>La tubazione attraversa e alimenta l\u2019Ucraina, ma nessuno dei due Paesi ha violato l\u2019integrit\u00e0 del gasdotto. <\/strong><br \/>\n<strong>L\u2019Europa ci sta convincendo di quanto sia opportuno l\u2019arrivo del gas dagli USA, paese che ha minor disponibilit\u00e0 per l\u2019esportazione, pur essendo il primo produttore e, soprattutto, non ha la stessa necessit\u00e0 vitale di esportarlo\u2026dunque andremo a peggiorare l\u2019equilibrio in fatto di controllo commerciale, oltre che ad esporci a maggiori costi.<\/strong><br \/>\n<strong>Come gi\u00e0 detto, la filiera per la consegna del gas americano va totalmente costruita, anche negli States, che non hanno sufficienti impianti per la liquefazione e l\u2019imbarco del gas per reggere le consegne promesse nel prossimo futuro.<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>Dobbiamo chiudere (o svendere) altre industrie?\u2026Dovremo creare altri mostri monopolistici? Aspetteremo il prossimo blocco di Suez? Accontenteremo ancora le lobby internazionali, prima di rinsavire dalla follia di politiche a noi sfavorevoli?<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>A noi (non ai posteri) l\u2019ardua sentenza.<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Romano Pisciotti<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tempi recentissimi, una sola nave, bloccando accidentalmente il Canale di Suez, ha evidenziato la fragilit\u00e0 di un sistema globalizzato. 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