RACCONTI

SALUTI DA LOANO

Agave 298x300 RACCONTI Romano Pisciotti

In Settembre andavamo a Loano, erano gli anni ’50.
Nella stazione di Genova il locomotore milanese lasciava il posto a una nera locomotiva a vapore: fischi, fumo e fuliggine.
Incantato, riuscivo a scorgere il porto, le bianche navi con il tricolore dipinto sul fumaiolo… poi, gallerie interminabili, inghiottivano la luce con i sogni da marinaio.

La mamma non mi lasciava stare con la testa fuori: “È pericoloso!”. Con mio cuginetto stavamo aggrappati a quel finestrino che odorava d’ottone e carbone: aspettavamo, tra una galleria e l’altra, di poter vedere il mare delle vacanze.
Finalmente, più sotto le rocce, tra il verde intenso di un’immensa agave appuntita e i tronchi pelosi di palme che promettevano avventure, s’intravedeva uno scintillio di sole sull’atteso azzurro: “Mamma, il mare!”

Sono diventato Capitano di Lungo Corso e dirigente d’industria, ne sono passati di anni da quelle vacanze in Liguria!
Ho cullato i miei sogni su onde gentili e affrontato marosi feroci, dal ponte di una nave come nella vita. Ho ammirato il sublime ripetersi di notti stellate e ho visto il fuoco di luna sorgere dal mare. Ho viaggiato nel mondo visitando paesi e genti, mischiando usi, odori, fatiche, gioie, vittorie e sconfitte. Ho navigato e sorvolato oceani e… anni.
La vita mi ha cambiato per più volte la pelle, ma non il cuore o l’anima.

Hanno sradicato quella ferrovia lungo la scogliera, è scomparso l’odore nero del carbone e con esso, purtroppo, anche il profumo pungente della pineta.
I bianchi transatlantici sono salpati verso il paese della nostalgia, per viaggi senza ritorno.
Ancora conservo una cartolina di quel mare azzurro: “Saluti da Loano”.

Romano Pisciotti

Loano 300x205 RACCONTI Romano Pisciotti
Loano

 

GUARDIAMO DI PRORA

Avevamo vent’anni, poco più o poco meno, quando prendemmo il mare: ne sono passati di anni, di gioie, delusioni, amori, sogni e vittorie… è cambiato il mondo e il Paese. Sono cambiate le navi. Siamo cambiati noi, nel fisico e nel pensiero: vecchi e maturi. La nostalgia ha preso il posto dello slancio; l’esperienza ha frenato l’irruenza e l’impazienza.
Pensando all’inventario della nostra vita, sapendo che altro dovremo vivere, lasciamo i ricordi al loro posto come medaglie sulla bandiera o…rimpianti e lacrime per ciò che avremmo voluto fare e per chi abbiamo dovuto salutare.
In gola il sapore di quel fumo denso e sulle labbra il salmastro di tiepide brezze; nel cuore il battito dei motori e il volo dei gabbiani.
Ci rassicura l’aver attraversato sia nere tempeste che la sconcertante vivida luce del mare piatto.
Sappiamo che intorno a noi ben poco è rimasto com’era: meglio o peggio che sia, ma senza aver perso l’abitudine, guardiamo di prora!

Romano Pisciotti

Mare e luce 300x225 RACCONTI Romano Pisciotti
Mare e luce

 

GENERAZIONE CAROSELLO

Giuramento 225x300 RACCONTI Romano Pisciotti

Nel 1977, mentre noi entravamo in Accademia, Carosello chiudeva i battenti. Un evento che fa sorridere o fa pensare: noi siamo della generazione che….è andata a letto dopo Carosello!!
Apparentemente, a decretare la fine di quel singolare programma fu la necessità di rinnovare una formula nata vent’anni prima; per coincidenza, da lì in poi, ci siamo messi a correre: senza più le pause contro lo stress, raccomandate dal buon Calindri o la divertente filosofia del pirata Pacioccone.
Tutto è cambiato. I nostri figli e nipoti, hanno strumenti che noi neppure potevamo immaginare; io mi vanto di aver usato, come strumento, il sestante. Sono felice d’essermi fermato per cercare le stelle, sentendomi potente nel poter affermare, nel mezzo dell’oceano: “siamo qui!”… e poi perdermi a guardare il lento e meraviglioso ripetersi del cielo.
Si, il mondo ha corso, si è globalizzato è diventato piatto.
In Accademia, lo abbiamo visto, lavorano con lo stupendo simulatore di navigazione …ben venga l’innovazione, purché non ci si dimentichi, a bordo, di “raccare” sottovento !!
Io ho provato un piacere immenso a respirare il naturale profumo dei pini, quell’aria frizzante sul piazzale e ritrovare, rassicurante, il Brigantino: era lì ad aspettarci con tutti i ricordi.
Nella foto di gruppo abbiamo fermato i quarant’anni trascorsi e in quella foto, come in quella d’allora, ci siamo tutti, se guardate bene…se guardata con il cuore: tutti presenti!!
Generazione “Carosello”: funziona anche senza Wi-Fi.
Viva il Settantaduesimo!!

Romano Pisciotti

Carosello 225x300 RACCONTI Romano Pisciotti
Carosello
Livorno il brigantino dellAccademia 224x300 RACCONTI Romano Pisciotti
Livorno- il brigantino dell’Accademia

A LORO RICORDO

A loro ricordo 207x300 RACCONTI Romano Pisciotti
A loro ricordo

Abbiamo frugato nel cassetto della memoria cercando dei visi lucidi, dei corpi flessibili e veloci: la memoria non ha fatto i conti con gli anni, con le tante storie e neppure con la morte. Ci siamo stupiti nel rivedere le prime foto del “come siamo ora” e siamo andati allo specchio per il più classico e segreto raffronto! Lo specchio è benevolo e il raffronto ci ha sicuramente confortati.
La breve rassicurazioni si spegne nel successivo pensiero: “chi non ha foto nuove?”
Le loro foto hanno visi più giovani, per alcuni…molto più giovani; tu hai voglia di piangere, mentre loro ti sorridono. Il loro sorriso, la loro gioia….sono nel tuo ricordo, nel nostro ricordo.
Gridiamo i loro nomi e il fiato che abbiamo in corpo passerà come una grattugia sul cuore. Esorcizziamo le nostre paura, il nostro dolore, in una laica comunione viviamo il ricordo, rinnoviamo un giuramento: gridiamo i loro nomi!!!

Romano Pisciotti

 

VELE

Ricordi 300x215 RACCONTI Romano Pisciotti

Per Natale, i nostri genitori regalarono, a me, una barca giocattolo tipo veliero da competizione, e a mio fratello un barcone a vela allestito come una nave pirata.

Imbacuccati all’inverosimile, forniti di sciarpa e passamontagna, in un tiepido inverno ligure, giocavamo facendo solcare alle nostre navi le acque della fontana di Loano.

Negli anni ’60, a Loano, c’era una profumatissima pineta sul mare intorno ad un’enorme fontana circolare; non so cosa sia rimasto della passeggiata a mare, dei suoi profumi e della fontana.

La vasca aveva una sponda talmente bassa che i cuccioli, bambini e cagnolini, potevano giocare insieme e toccare l’acqua. Qualche bambino, approfittando dell’impegnato chiacchierio tra mamme e nonne sedute sulle panchine, seguiva in vasca il cucciolo più esuberante della combriccola: più che un bagno fuori stagione era solo una bella inzuppata, l’acqua era profonda solo un paio di spanne. Si trovava sempre l’occasione, magari per recuperare una barca, per cedere alla tentazione di scavalcare il bordo, confine tra sogno e realtà.

Anche se poco profonda, la vasca ci sembrava enorme ed era abbellita da qualche scoglio emergente, l’ideale per far sognare a noi bambini mari insidiosi e oceani infiniti.

Non vestivamo alla marinara ed eravamo impacciati da sciarpe e cappottini, più adatti al nebbioso inverno milanese da dove, per qualche giorno, eravamo fuggiti grazie al consiglio del medico di famiglia, il mitico dottor Mastelli: medico della mutua che si adoperava come pediatra, geriatra e “maresciallo” della salute in tutto il quartiere. In quegli anni, quando possibile, erano consigliate cure naturali, così, con qualche sacrificio, nostra madre organizzò una vacanza marina subito dopo Natale, per la convalescenza di qualche malanno infantile o per un miracoloso “cambiamento d’aria”.

Quell’anno, ebbi l’occasione di varare la mia barca in fontana!

Ho ricordi dolci e profumati di quella breve vacanza invernale.

Eravamo felici manovrando abilmente lo spago che univa noi alla prua dei nostri sogni.

Il mio veliero poteva esibirsi in spericolate evoluzioni in pieno oceano, il veliero di mio fratello Edo doveva, invece, procedere più lentamente: la forma tozza e il peso dell’armamento consigliavano una navigazione più cauta per evitare l’allagamento del ponte di coperta; la vela era unica ma enorme e la bandiera pirata issata a riva compensava le ridotte prestazioni con promesse di lunghe traversate ricche d’avventure e di bottini.

Ripensandoci ora, la barca di mio fratello era una chiatta variopinta più incline a una tranquilla navigazione sui Navigli e la mia vela non sarebbe stata scelta neppure da Capitan Findus.

Anche qualche collisione con vaporetti a ruota o armatissimi incrociatori di altri bimbi, erano parte di un gioco meraviglioso. L’intrusione di qualche rimorchiatore con carica a molla ci distraeva dai nostri viaggi, per qualche istante ci fermavamo imbambolati da tanta tecnologia, ma l’ebrezza delle vele spiegate e della “propulsione a spago”, ci faceva tornare subito al nostro posto di comando.

Le nostre barche, la mia e quello di Edoardo, erano per noi bellissime, ma ricordo bene la mia preferenza per la sua nave dei pirati. Mio fratello non reclamava se, spesso, ci scambiavamo i giocattoli.

Edo era un ragazzo “down”, è rimasto bambino ed è morto a quarant’anni di leucemia devastante, dopo aver subito e sopportato per anni anche il buio progressivo ma definitivo della cecità.

La mia barca azzurra è stata la libertà che il suo cuore avrebbe desiderato. Forse il suo cuore si sarebbe accontentato di meno avventure di quelle che la vita ha offerto a me, si sarebbe accontentato di vivere una vita normale, senza torture.

Con la sua nave pirata ho girato il mondo e, combattendo, ho conquistato, perso e riconquistato tesori luccicanti, ho visitato isole felici e luoghi di sofferenza.

Porto nell’anima il suo dolcissimo sorriso e quel viso un po’ pacioccone dagli occhi esotici. Conservo i doni dei nostri genitori: il coraggio di mia madre e il silenzioso dolore di mio padre.

Arrivederci Dodino, appuntamento a quella tranquilla fontana dove stai giocando.

Romano

 

LA MIA CAPITANA

 

Oggi, che pubblico questo racconto, mia madre ha ottantott’anni: fragile, ma in discreta salute grazie anche alle cure di tutti quelli che le stanno vicino.

Più testarda che sua madre, la mia amatissima nonna Martina, donna forte e coraggiosa, ha sgobbato per regalarmi un’infanzia felice e un continuo sostegno nella vita.

Capitana coraggiosa 300x300 RACCONTI Romano Pisciotti
Capitana coraggiosa

 

A mia Madre,

 

Mia madre Ivana festeggia oggi, 23 novembre 2015, i suoi ottantasei anni !

All’inizio dell’estate la convinsi di trascorrere con me qualche giorno in Sicilia, impresa non facile vista l’età e qualche problema di deambulazione.

L’abbinamento auto-traghetto fu sicuramente la scelta migliore per il viaggio.

Sulla nave “La Suprema” prenotammo la cabina definita “suite presidenziale”: cabina elegante e confortevole con vista mozzafiato sul Mediterraneo!

La gentilissima disponibilità del personale e la buona organizzazione evitarono ogni affaticamento alla “giovane” passeggera!

 

Ricordo con dolcezza, le ore passate sul piccolo balcone della cabina, sino a notte fonda. Mia madre, ben coperta e comodamente seduta su una poltroncina, rimirava il mare e il cielo, in una notte in cui le stelle avevano deciso di offrirci uno spettacolo meraviglioso.

Fui commosso quando con gioia mi disse di quanto, era felice e che avrebbe voluto dividere questa magica occasione anche con papà. Mio padre è mancato da più di dieci anni, il loro è stato un matrimonio arrivato alle nozze d’oro.

Ho abbracciato mia madre.

 

Non pensiate che abbia voluto raccontare una storia triste, vi ho raccontato una bella storia d’amore, quella dei miei genitori. Mi piace pensare che quella notte magica abbia avuto ….un regista speciale!!!

 

Un saluto a tutti e tantissimi auguri alla mia mammetta.

 

Romano

 

Angeli