I cento cavalieri

La leggenda dei cento cavalieri è legata al secolare castagno che, in terra di Sicilia, diede riparo ad una regina e ai suoi cavalieri durante una violenta tempesta.

Nel mare grande non ci sono sicuri ripari che offrono tregua e sollievo ai marinai colpiti dall’ira di Nettuno.

In quell’incubo bisogna credere nella robustezza del vascello, nella perizia del Capitano e nel coraggio dei compagni che, dai pennoni, lottano con il vento per togliere le vele alla sua fame.

Quando le nuvole nere coprono l’orizzonte l’unico riparo è ciò in cui credi.

Romano Pisciotti

AUGURI PROF

Oggi, per i suoi 94, ho risentito il mio Prof d’arte navale e costruzione navale, Giovanni Antolini.


Oggi non so bene, dopo tante riforme, che fine abbia fatto l’insegnamento e la preparazione per i futuri ufficiali e Comandanti della Marina Mercantile: credo che l’Istituto Tecnico Nautico non sia più quello che ho avuto l’onore di frequentare in quel di Genova. La professione per la quale venivamo preparati è cambiata. Spesso leggo sui social di qualche allievo ufficiale costretto ad elemosinare un imbarco. Forse c’è meno preparazione e più specializzazione…sicuramente non c’è più la flotta mercantile italiana che ho conosciuto. 

È cambiato il Paese: quel che è rimasto della flotta di bandiera è solo un piccolo tassello della logistica globale…inutile cercare l’orgoglio e la passione, è rimasto solo il sacrificio dei marittimi (oggi sottopagati) e delle loro famiglie (sempre, ancora, in ansia).

Ho smesso di navigare nell’81, quando la professione del navigante iniziava a perdere l’arte, trasformandosi in semplice mestiere.

Le lezioni del professor Antolini esprimevano concetti fondamentali ricamati in lunghe metafore ed esempi presi dalla scienza, dalla storia e dalla vita quotidiana.

L’ingegner Antolini preparava i suoi studenti per stare sul ponte di comando della vita…non solo su quello di una nave.

Non sono passati moltissimi anni, ma “ai miei tempi” la nave era realmente un villaggio lontano da ogni dove, dotato della sola capacità dell’equipaggio e del suo Comandante: i satelliti non avevano ancora sostituito le stelle, per il punto nave, e i computer non avevano sorpassato la perizia marinara per caricare e scaricare le stive.

Gli aneddoti migliori, legati al periodo scolastico, sono nel ricordo di quanto ci sforzavamo, con le domande più assurde, a mettere in difficoltà il  professore…che, però, aveva sempre una risposta, inanellata con una serie infinita e sbalorditiva di approfondimenti.

Epici alcuni  battibecchi tra la progressista professoressa di storia  e italiano, la signorina Roncagliolo (…che ricordo con affetto), e il più conservatore professor Antolini…comunque, da entrambi i prof abbiamo imparato tanto!…Come abbiamo imparato da Petrilli l’arte della navigazione e da tanti altri insegnanti e mitici presidi, abbiamo appreso la scienza, il diritto, la geografia, la trigonometria, la cultura generale e…molto altro, preparandoci alla vita.

Oggi, pur mantenendo il glorioso nome “Nautico San Giorgio”…il nuovo istituto sembra essere una scuola diversa, come il nome completo tradisce: “Istituto tecnico dei trasporti e logistica Nautico San Giorgio (I.T.T.L. Nautico San Giorgio).” Per quanto riguarda l’indirizzo Capitani, mi viene l’orticaria nel sentirlo definire come indirizzo “Tecnico superiore per la mobilità delle persone e delle merci (comparto
Conduzione del mezzo navale o Gestione degli apparati e degli impianti di bordo…)”

…sembra una scuola per tranvieri macchinisti!!!

Caro professore, i miei settant’anni sono ancora un po’ lontani dai suoi novantaquattro, eppure mi sento di dividere con lei un po’ di nostalgia per quel mondo che non c’è più…anche se sembra ieri, quando il suono della sirena della mitica Augustus sostituì, per me, il suono della campanella scolastica. 

Per me ci sono stati tanti imbarchi, dalle navi bianche alle petroliere e alle prime Ro-Ro, c’è stata l’Accademia Navale di Livorno e ci sono state tante esperienze di vita e di lavoro in tutti i continenti…per Lei c’è stata una vita dedicata alla scuola, alla formazione di tanti ragazzi, che non l’hanno dimenticata.

Lei non ha mai lasciato i libri e lo studio, sono sicuro che anche oggi sarebbe difficile trovare una domanda che da Lei non abbia risposta!

Tantissimi auguri Prof!


Romano

RITORNO AL PASSATO

La generazione X e i millennial americani vorrebbero tornare a un’era senza Internet. E non solo loro.

Il 77% degli intervistati di età compresa tra 35 e 54 anni ha dichiarato che preferirebbe tornare a vivere in un mondo dove l’umanità non è connessa, ovvero a un’epoca precedente a quella in cui le persone hanno un ampio accesso alla rete web e agli smartphone. Si tratta di un gruppo demografico che ha effettivamente vissuto l’era pre-internet, ma anche il 63% degli intervistati più giovani, che non hanno memoria di un mondo prima dei social media, ha dichiarato che non gli dispiacerebbe tornare alle nostre radici analogiche. I meno desiderosi di fare un passo indietro sembrano i baby boomer, ovvero gli ultra 55, ma sono in ogni caso la maggioranza, ovvero il 60%, coloro che preferirebbero tornare al passato.

Presentato da Romano Pisciotti

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LA FINANZA METTE IL CAPPIO ALLA TUNISIA


TUNISIA come la GRECIA: cappio al collo!

La pandemia da coronavirus per almeno due anni ha cancellato il turismo, settore da cui dipende circa il 7% del Pil. La guerra in Ucraina ha contribuito a far aumentare l’inflazione: la Tunisia è tra quei Paesi che importa grano e cereali proprio dall’Ucraina, la penuria di generi di prima neccessità ha reso la situazione drammatica.

Le “democrazie” chiedono, per garantire i finanziamenti necessari al Paese, maggiori privatizzazioni (così la finanza internazionale potrà comprarsi la Tunisia) e soprattutto eliminare i sussidi per le famiglie meno abbienti (affamatori!).

SUO FIGLIO HA UN SOGNO


Dottore, allora?

  • Lei è la madre?
  • Sì.
  • Venga, parliamo un attimo di là.
  • Ma sta bene?
  • Ascolti, noi abbiamo fatto tutti gli esami a suo figlio ed è venuto fuori che qualcosa c’è.
  • Oh dio.
  • Signora, non voglio girarci tanto attorno. Gli abbiamo trovato un sogno.
  • No…
  • Temo di sì. È ancora piccolo, ma purtroppo non è operabile.
  • Un sogno…
  • Mi dispiace.
  • Ma… ma è un bambino, com’è possibile?
  • Non è raro che succeda così presto. Le cause possono essere diverse. Magari ha letto qualcosa, ha visto qualcosa in tv, su internet… in famiglia avete casi di sognatori?
  • Dio santo… non so… io… ho un fratello attore di teatro. Dice che è quello?
  • Al momento non possiamo escludere niente. Certo che con uno zio attore…
  • E adesso?
  • Nell’80% dei casi quando lo prendiamo così presto il sogno tende a morire. Ma c’è un 20% di possibilità di degenerazione.
  • Ma è solo un piccolo sogno.
  • Adesso è piccolo, ma il sogno può crescere e degenerare. A quel punto i rischi sono molto concreti. Potrebbe essere il suo grande sogno. Lo so, è difficile, ma è importante che lei sappia. Un giorno, suo figlio potrebbe volerlo inseguire questo sogno.
  • Dottore, la prego…
  • le sto solo descrivendo un possibile quadro clinico a cui deve prepararsi. Il sogno potrebbe svilupparsi e lei deve essere in grado di cogliere i campanelli d’allarme. L’insorgere di un interesse, un hobby che diventa passione e che malauguratamente lo scopre talentuoso. Un domani la passione si trasforma in lavoro e a quel punto è troppo tardi.
    Vede, il sogno colpisce il cuore, il cervello e potrebbe finire per condannarlo a un’esistenza miserabile fatta di rinunce e delusioni.
  • Ma può conviverci, giusto?
  • Se fosse nato da un’altra parte magari le direi di sì. Ci sono nazioni, poche a dire il vero, in cui si può vivere dignitosamente anche con un sogno. Purtroppo dobbiamo essere realisti, da noi la società non fornisce gli strumenti adeguati per convivere coi propri sogni. Consideri che potrebbe diventare scrittore, fotografo, musicista, ballerino o addirittura potrebbe voler aprire un’attività sua. E questo, capisce bene, lo condannerebbe a una vita da cittadino di serie b.
  • E non si può fare niente?
  • Fortunatamente al giorno d’oggi esistono molte cure. La scuola, l’università e il mondo del lavoro aiutano. Ma il grosso lo dovete fare in casa, in famiglia. Crescetelo concreto, questo ragazzo. Realista. Parlategli di affitto, mutuo, priorità, usate voi stessi come esempio, educatelo alla sensatezza, al piacere della rinuncia, al senso del dovere, sminuite le sue ambizioni, fatelo diventare grande più in fretta che potete. In questo modo ci sono ottime possibilità che il sogno regredisca spontaneamente.
  • E se mi diventa fumettista?
  • Non è il caso di pensare subito allo scenario più drammatico.
  • Dottore?
  • Cosa?
  • E se fosse… voglio dire, se trovasse il modo di essere felice anche così?
  • Signora, non lo dica neanche per scherzo. In questo paese, di sogno, si muore.

(Nicolò Targhetta)

L’UOMO DEI BACI


L’uomo dei baci

Edoardo è rimasto Dodino per tutta la vita: un bimbo d’abbracciare. Neppure l’amore di mamma Ivana ha mai potuto attraversare i sogni di quel bimbo-adulto che sfogliava il suo giornalino ripiegandone, ogni volta, le orecchie sulle pagine consunte.

Dodino aveva lentamente perso la vista e guardandolo sfogliare il suo Topolino, ci ricordava di un mondo parallelo, a noi sconosciuto.

Dodino, mio fratello, era un bambino down e così è rimasto un tenero, dolce, bambino per tutta la vita. 

Annamaria, la sorellina ultimo arrivo in famiglia, giocava con lui: come fanno tutte le bambine, preparando un immaginario caffè e servendolo con dovizia a tutti gli invitati; Dodino, neppure a dirlo, era l’ospite fisso, che con pazienza beveva non so quanti caffè. 

Dio ha voluto accanirsi su di lui spegnendoli la luce e, poi, colpendolo con una leucemia devastante.

Dodino è rimasto sempre lì a sfogliare il suo giornaletto, reclamando con mamma per farsi incollare qualche pagina staccata… lui si sentiva perso e, con i suoi soliti gesti, cercava qualcuno che gli riattaccasse quel pezzo di storia che non poteva leggere, ne’ guardarne le figure. Forse, quella pagina, era un pezzo dei suoi sogni, del suo immaginario, della sua vita…di una vita migliore che forse poteva sognare?

Eppure sembrava felice, era felice, quando mandava baci, con la gestualità dei bimbi, alla nonna Tina, a mamma, papà e alla piccola Annamaria.

A tutti noi, Edoardo ha lasciato l’innocenza di un amore indecifrabile, eppure così denso d’essere, per sempre, il suo dono.

Se Dio esiste gli avrà concesso un riscatto, in paradiso, con i nostri genitori e la cara nonna.

Ciao Dodino,

Romano

…sono trascorsi tanti anni, Edoardo non ha mai lasciato il mio cuore

ESTINZIONE UMANA

Dissonanza cognitiva di massa: il CEO di OpenAI firma una lettera che allerta sul rischio di estinzione umana causato dall’IA.

“Mitigare il rischio di estinzione dell’IA dovrebbe essere una priorità globale insieme ad altri rischi su scala sociale come le pandemie e la guerra nucleare”, si legge nella lettera rilasciata dal Center for AI Safety, firmata da centinaia di accademici e dirigenti esperti di tecnologia. Fra i vari firmatari ci sono ad esempio Sam Altman insieme al suo collega cofondatore di OpenAI Ilya Sutskever, attualmente capo scienziato dell’azienda, ma anche lo studioso legale di Harvard Laurence Tribe e il CEO di Google DeepMind Demis Hassabis.

https://futurism.com/the-byte/openai-ceo-sam-altman-ai-extinction

LA FEBBRE DEL PIANETA


Nessun scienziato nega il cambiamento climatico, che è conseguenza  di cicli naturali e fenomeni che coinvolgono il cosmo intero. Quello che non pochi scienziati mettono in discussione è la relazione, oramai diffusa, tra operato dell’uomo e cambiamento del clima…tanto più che la Terra, e di conseguenza il clima (o viceversa) è sempre stata in evoluzione, anche da prima che l’uomo apparisse sul pianeta. L’inquinamento antropico è un fattore che influenza il cambiamento ma in modo assai minore rispetto, ad esempio, alle emissioni dei vulcani…emissioni a loro volta insignificanti rispetto alle ripercussioni delle esplosioni solari. Quello che oggi chiamiamo Mediterraneo, si è prosciugato, dalla sua formazione, per ben due volte…non certo per colpa dell’uomo, che manco c’era. I deserti erano aree verdi, ecc….in somma i cambiamenti climatici esistono da sempre. In tempi “più vicini”, l’uomo ha sperimentato temperature più alte sul continente battezzato, poi, Europa…come, al contrario, ha vissuto mini glaciazioni, solo pochi secoli fa (Medioevo).

Certo, non è passando tutti all’auto elettrica che risolveremo il problema, come non lo risolveremo con le pale eoliche o altre mirabolanti idee…ad oggi non esiste un reale sostituto al fossile. L’anno scorso il vento non è stato sufficiente per i campi eolici del nord Europa; l’idrogeno, pur abbondante, non si trova in natura in stato “libero” e la sua “estrazione” costa , in termini energetici più del valore prodotto; la riconversione industriale all’elettrico costerebbe, oltre al disastro economico, un picco d’inquinamento, momentaneo ma enorme! Il nucleare, anche se sarà “sicuro”, non ha ancora risolto il problema delle scorie.

Bisogna dare spazio e tempo alla ricerca, non siamo ancora pronti, come sta facendo l’Unione Europea, per fissare a norma di legge la fine delle emissioni.

Oggi potremmo solo fare un uso migliore, più contenuto, delle risorse del pianeta, ma prima occorrerebbe l’adesione alla stagnazione di miliardi di persone che vedono nell’utilizzo delle fonti fossili la via d’uscita dalla povertà!…E l’adesione di qualche milione di gretini che predicano la fine del mondo, ma che non rinunciano al telefonino (inquinamento ambientale) o ad una cena consegnata a casa dal ristorante giapponese ( segno della globalizzazione e  dei nuovi schiavi)!

Se il clima cambia dovremmo adeguare la nostra agricoltura, le nostre città e le nostre abitudini, al cambiamento. Dove già esiste il clima tropicale, lo scolo delle acque è garantito da veri canali nelle città, non da piccoli scarichi sotterranei…adeguiamoci! Come abbiamo adeguato le aree del Polenise per controllare le alluvioni! Torniamo a pulire e a dragare i fiumi e a controllare le aree montane: Venezia, quella dei Dogi, controllava tutto il bacino che influenzava la laguna.

Di cose da fare ce ne sarebbero tante, ma l’idea di fermare la temperatura della Terra è la meno fattibile…non siamo degli Dei.

Romano Pisciotti

L’impero americano è finito, ma l’America non lo accetta

Conversazione con Richard D. Wolff, professore emerito di Economia alla University of Massachusetts, Amherst.

a cura di Fabrizio Maronta

Pubblicato in: IL BLUFF GLOBALE – n°4 – 2023

INTERVISTEUSAECONOMIA

LIMESCos’è la globalizzazione?

WOLFF È la conseguenza inevitabile del capitalismo, sistema economico storicamente e intrinsecamente espansionistico. Molto più dello schiavismo, del colonialismo o di altri sistemi economici precedenti l’industrializzazione e l’avvento del paradigma capitalistico. I meccanismi di accumulazione e competizione del capitalismo implicano una spinta espansionistica, motivata dalla costante ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e mercati di sbocco. A prescindere dall’iniziale nucleo geografico in cui un’economia capitalistica nasce e prende forma, questo sistema è naturalmente indotto a trascendere i propri confini – fisici, politici, culturali – originari, espandendosi in modo potenzialmente illimitato.