GELOSA DELLA LUNA

La sequoia gigante

attraversa venti secoli

senza muoversi

da dove è nata,

schivando fulmini

e boscaioli;

forse la spessa corteccia

conosce il mondo

dialogando con la terra

o accogliendo uccelli,

insetti e mammiferi cantastorie;

porta forse i segni

di eventi lontani

ed è testimone di drammi

e grandi gioie

del mondo intero.

Forse la luna intrigante,

accarezzando le alte chiome,

racconta alla centenaria

fatti e misfatti.

Una vita a piantar radici

senza vedere altri orizzonti,

altri odori, altri colori…

forse vorrebbe

una vita diversa.

Romano Pisciotti

Si farà l’Europa

Dovrà morire un’altra generazione

prima che i giovani, senza patria

e senza ossa,

sciolgano storia e grammatica

nell’insipido brodo europeo.

Saranno beati:

poveri allocchi rincitrulliti,

privi di sesso e di anima,

felici d’essere burattini

di un Mangiafuoco tiranno

che farà della finanza

l’unica materia

sulla strada dell’inconsistenza.

Romano Pisciotti

PRONTO…CHI PARLA

Il trillo di un vecchio telefono,

forse già antico,

cattura ricordi

fluttuanti nel tempo

ma ancora vivi nel cuore.

 

Una voce amata,

parole che oggi profumano

di dolce nostalgia —

profumo di vita.

 

Mi volto verso quel suono,

ma è solo

uno stupido smartphone

che scimmiotta il passato

con la sua suoneria —

senza averne l’anima.

 

Che ne può sapere

quell’aggeggio freddo e lucido

dei sogni al sapore

di burro e marmellata —

sapori d’infanzia.

 

Di corse nei prati,

del batticuore,

dello zucchero filato,

delle sbucciature alle ginocchia

per catturare Fort Apache —

ferite che non facevano paura.

 

Cosa ne sa

delle lacrime di mia madre,

dei sacrifici di mio padre —

amori silenziosi e forti.

 

Che ne sa

di un mondo che correva

verso la speranza,

accompagnato da musiche e canzoni —

melodie di felicità semplice.

 

Solo uno smartphone,

freddo e lucido,

pigolante

grazie all’intelligenza artificiale,

che imita un tempo

che non ha mai vissuto

e che non potrà mai capire —

perché non conosce la passione.

 

Romano Pisciotti

ORGOGLIO E SOBRIETÀ

Quella divisa bianca

nel sole d’agosto

vestiva la nostra gioventù

e i nostri sogni.

Noi, orgogliosi

di quella fascia blu,

segno d’autorità e vigilanza,

abbiamo compiuto,

con sobrietà e dedizione,

il nostro dovere.

La sciabola del comando,

simbolo di responsabilità

e fedeltà al giuramento,

ci legava al dovere

di combattere per la bandiera

e per i valori che ardevano

nei nostri cuori caldi.

Oggi, senza stanchezza,

ricordiamo il candore

di una divisa

che per sempre

ci ha vestito l’anima.

 

Romano Pisciotti

SULLA SCIA DEI SOGNI

SULLA SCIA DEI SOGNI

di Romano Pisciotti

“Alla mia età…” faceva una canzone, “…si comincia a sognar…”

Da quell’età a oggi non ho mai smesso di sognare, pur rimanendo con i piedi ben piantati a terra… non sempre proprio a terra, avendo navigato per molti anni.

Con i piedi a mollo, o meno, non ho mai smesso d’avere traguardi: prima desiderati, poi raggiunti (non tutti). Sognavo di più, non mi accontentavo… né mi accontento ora!

Non accontentarsi mai è una condizione (forse) un po’ precaria. È sfida continua, ricerca continua, miglioramento continuo.

Ho preso anche qualche batosta, ho visto infrangersi dei sogni, ma ho voltato pagina… anche da sotto zero, più volte.

Sono stati i sogni a riportarmi in alto, nel senso più vero: volare…continuando ad avere obiettivi, anche difficili.

Tra successi e sconfitte, posso dire che sognare mi ha sempre fatto bene. Anche solo per sognare rivincite e per aiutarmi nelle risalite.

Sognare mi ha insegnato a ragionare, a prevedere, a vedere il futuro.

Su strade difficili ho incontrato diavoli e angeli. Con pochi maestri ho imparato a confrontarmi con me stesso.

Nelle aziende dove ho lavorato, in Italia e all’estero, sono stato sempre un innovatore — da dirigente e da imprenditore.

Il cambiamento crea nemici più che ostacoli. Il successo spaventa chi vive di rendita e di comodità.

Di nani ne ho incontrati spesso, qualcuno mi ha derubato dei frutti, ma nessuno è riuscito a sradicare il mio albero dei sogni.

Sognare non significa vivere tra le nuvole.

È vivere il futuro — non uno, ma più di uno — e scegliere.

Saper scegliere è la parte più importante: per scegliere serve lucidità staccandosi dal sogno.

Nella scelta siamo soli e siamo veri.

Certamente, non tutto era scritto nei sogni, sarebbe stato troppo facile…e ho affrontato la vita reale: ho vissuto intensamente.

La realtà è come il tempo, sempre più veloce dei sogni: occorrerebbero più ore nella giornata per realizzare tutti i sogni, forse anche più anni…che, purtroppo, non ci sono dati.

Sognare è costruire una realtà diversa, non necessariamente fatta solo di case, auto o soldi. Anche questi possono starci, ma il sogno è più profondo: è plasmare il domani.

Realizzare un sogno non è facile: si vola ma si rischia d’affondare.

Spesso il sogno stesso è una trappola.

Intestardirsi nella realizzazione può essere fallimentare.

“L’avrò di riffa o di raffa”… potrebbe voler dire sopruso, verso gli altri o verso sé stessi.

La rinuncia non è sempre sconfitta: può essere lungimiranza.

Se, a volte, sembro perdermi nel “cazzeggio” …è solo un momento di confronto tra sogno e realtà. Pensare, per molti, sembra diventato un optional.

Ci affidiamo a sondaggi, all’Intelligenza Artificiale e alle opinioni altrui.

Serve invece l’analisi, il confronto tra forze disponibili e obiettivi da scalare.

Buone idee mi vengono camminando, o… cazzeggiando sul divano, dove il soffitto è un buon limite ai voli troppo alti e arditi.

Il sogno può solo spronare, se supera il tuo limite… forse è il sogno sbagliato.

È giusto guardare oltre l’orizzonte, imbarchiamoci con prudenza e l’accortezza di scegliere una buona nave e un buon equipaggio: da un sogno si può tornare, da un incubo no.

Passare da novello Colombo a piccione frollato è un attimo!

Sognare è gratis, realizzarli costa.

Ma vivere senza sogni è vivere da replicanti.

Realizzare sogni richiede sacrificio, coraggio, costanza, un pizzico di fortuna e la consapevolezza che non tutto dipende da noi. Abbiamo bisogno di altri sognatori:

“Ciascuno cresce solo se sognato.” (Danilo Dolci)

Non bastano volontà e ispirazione: serve connessione con il mondo.

Prevedere, anticipare, captare: è il mestiere del realizzatore di sogni. Un buon aiuto può venire dai “segnali deboli.”

I segnali deboli sono preziosi: piccole scosse prima di un’eruzione. Avvertimenti e anticipazioni dei cambiamenti sociali e del mondo che ci circonda.

Nei social, nei discorsi, nei bilanci e negli atteggiamenti si nascondono verità.

Saperle vedere è un’arte.

Io non credo nel “lavoro da remoto”: lontani, ci si disconnette dagli stimoli e dall’ambiente.

Anche la scuola oggi prepara solo pessimi esecutori e non dei buoni sognatori. Così la società dei consumi ci vende sogni precotti — usa e getta.

Esistono manuali per sognatori creduloni, ma vincere alla lotteria è assai raro! Alcuni articoli sono solo trappole motivazionali.

Non basta dire “non mollare mai.”

Il vero consiglio è: non insistere troppo. Cambia sogno, se serve.

Non tutto è realizzabile!

Possiamo sognarci maghi o imperatori, solo se non lo raccontiamo in giro, rischiando di passare per “Napoleoni” da manicomio. Sognare in grande può far bene al nostro spirito, ma attenzione a non esagerare: il risveglio potrebbe essere poco piacevole.

Non leghiamoci ad un sogno anche dopo aver raggiunto il nostro limite, oltre al limite ci vanno i santi…se questi sono i vostri idoli, auguri!

Sii pratico. Valuta forze, costi, e impatto sulla tua vita e sulla vita dei tuoi cari.

Evita i sogni (i progetti) complessi che necessitano troppi incastri con la vita di altri.

Non andare contro la tua natura e il tuo carattere.

Focalizza le tue motivazioni.

Prepararsi alle difficoltà mi sembra un consiglio ovvio.

Chiedetevi se quel sogno è ciò che volete realmente, non chiedetevelo dopo una sconfitta, cadreste nella favola della volpe che scopriva l’uva acerba!

Cazzeggiate e cazzeggiate sino a che non sarete ben convinti che realizzare quel sogno sia il vostro vero e desiderato obbiettivo.

Nessun sogno vale la vita…se non siete degli eroi.

Fissa una scadenza ai tuoi sogni, non siamo eterni.

Gli imprevisti, malgrado venga valutato tutto, sono una certezza. Generalmente un imprevisto non è un dramma e il più delle volte è cosa di poco conto, facilmente risolvibile con piccoli aggiustamenti.

L’imponderabile è ciò che sfugge anche alla più attenta previsione, fortunatamente si tratta di eventi che si fanno annunciare (segnali deboli). Non sempre si può evitare la catastrofe e dovrete correre alle scialuppe, sempre che non vogliate affondare con la nave, però nessun sogno svanito può valere un suicidio.

L’imponderabile è un evento esterno, è assai probabile che voi non abbiate sbagliato nulla, ma capita.

Se l’evento non vi ha sotterrato, potete riprendere la vostra strada verso nuovi sogni.

L’imponderabile è come una specie di meteorite: può dipendere dal cambiamento dell’ambiente, dal cambiamento di una legge, dalla vostra salute, da un’ insospettabile vigliaccata…insomma dalla sfiga più nera!

Ho sperimentato qualche evento imponderabile, ma non ho smesso di sognare e di avere una vita tuttora invidiabile e ricca di progetti in realizzazione.

Indubbiamente sarei stato meglio senza il meteorite, ma l’abilità di non farsi colpire in pieno (l’esperienza), la solidarietà di qualche fedele, la mia professionalità e qualche provvidenziale riserva, mi hanno evitato il disastro. Ho usato la scialuppa e ne sono contento, salvarsi non è disonorevole… se non siete un samurai.

Conservate sempre una scorta di risorse, non necessariamente denaro: sul TITANIC valeva più una scialuppa dell’oro!

Continuate a sognare.

“Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni…”

William Shakespeare “La Tempesta” (atto IV).

Un abbraccio a tutti,

Romano

GIGLI DI MARE

Gocce cadute dal cielo,

come racconta il mito,

semi leggeri

portati dalle onde

su rive sabbiose

dove sboccia

il candore della bellezza:

profumo

nelle dune inospitali

del mediterraneo.

Forse nostalgie di marinai,

pensieri lontani

che tornano

sulle amate terre lasciate.

Forse sogni affidati al mare

per crescere nell’impossibile

o lacrime di cuori

di chi non è tornato.

Fiori urticanti

che portano il dolore

dei combattenti in mare

che avete dimenticato.

Romano Pisciotti

(10 giugno, festa della Marina Militare)

Giglio di mare: fiore meraviglia della natura, bianco e con una forma dei petali che ricorda le bellissime orchidee. Fiore che produce una capsula contenente molti semi di colore nero. Il vero seme è situato all’interno di una massa sugherosa e leggerissima, che permette il galleggiamento del seme come se avesse un salvagente. Le onde e le correnti portano i semi anche in terre lontanissime.

La bellezza e rarità rendono questo fiore un simbolo della biodiversità costiera italiana, ma nasconde delle insidie, in quanto velenoso: può causare irritazioni e ustioni cutanee.

 

IL POTERE DI UNA GOCCIA

Difficile per la mente

figurare il tempo:

cento milioni d’anni

s’inghiottiscono

i Cesari, le piramidi d’Egitto

e tanta storia del pianeta

con gli ominidi

e le bestie estinte.

Tutto diventa

il museo della fantasia

o una poco comprensibile

stanza del passato

dove vita, paure,

lotte e morte

forse

non avevano anima

ma sicuramente carne,

sangue e dolore.

Mentre tutto il bestiario

calpestava la terra

o volava

nei celi rossi

o nuotava

in oceani melmosi,

un cucciolo curioso

trovava culla eterna

in una goccia appiccicosa:

di tutto lo spazio dell’universo,

una goccia,

destinata a diventare ambra,

cadeva

sul piccolo camaleonte

soffocandolo in una bolla.

Il destino è stato

incontro

tra spazio e tempo!

Il nostro tempo

è quello dal gocciolio

sulla corteccia della sequoia

alla caduta e all’incontro

con i nostri progetti,

amori e gioie.

Lo stupore della morte

o l’annunciata attesa,

senza la consolazione

però

dell’immortalità

nella preziosa ambra.

Romano Pisciotti

 

DAL WEB:

È solo un cucciolo ma è il più vecchio antenato di camaleonte mai rinvenuto. Nonostante i suoi 99 milioni di anni mostra un corpo perfettamente conservato, con squame lucenti e artigli affilati da ammirare attraverso una limpida goccia d’ambra.

Il minuscolo tesoro, in realtà, fu recuperato decine di anni fa in una miniera in Myanmar e, fin ora, è rimasto nascosto in una collezione privata. Solo recentemente è stato consegnato, insieme con altri, al Museo di Storia Naturale della Florida. Gli scienziati hanno quindi potuto procedere alla datazione dell’ambra in cui è imprigionato riuscendo, verosimilmente, a collocare l’evento in un tempo lontanissimo, quasi cento milioni di anni fa.

Ma cosa successe quel giorno?…..