Il trillo di un vecchio telefono,
forse già antico,
cattura ricordi
fluttuanti nel tempo
ma ancora vivi nel cuore.
Una voce amata,
parole che oggi profumano
di dolce nostalgia —
profumo di vita.
Mi volto verso quel suono,
ma è solo
uno stupido smartphone
che scimmiotta il passato
con la sua suoneria —
senza averne l’anima.
Che ne può sapere
quell’aggeggio freddo e lucido
dei sogni al sapore
di burro e marmellata —
sapori d’infanzia.
Di corse nei prati,
del batticuore,
dello zucchero filato,
delle sbucciature alle ginocchia
per catturare Fort Apache —
ferite che non facevano paura.
Cosa ne sa
delle lacrime di mia madre,
dei sacrifici di mio padre —
amori silenziosi e forti.
Che ne sa
di un mondo che correva
verso la speranza,
accompagnato da musiche e canzoni —
melodie di felicità semplice.
Solo uno smartphone,
freddo e lucido,
pigolante
grazie all’intelligenza artificiale,
che imita un tempo
che non ha mai vissuto
e che non potrà mai capire —
perché non conosce la passione.
Romano Pisciotti