LA MIA VECCHIA ARCA

Ho costruito una nave

che non esiste,

ma il peso del suo ferro

e dei suoi sogni

è una poesia leggera sul mare,

forte

più delle rabbie di Poseidone.

Una nave che è memoria

di orizzonti e continenti.

Sei tu la nave che ho scelto,

con la ruggine di vecchi rancori

e i desideri mai approdati.

È la nave

di qualche traversata sbagliata,

dei tanti porti giusti,

della serena solitudine

e dell’amore sincero.

Sei la nave del tempo

tra buriane e pirati;

qualche colpo di tosse

dei motori

non cambia l’orgoglio

d’essere per mare.

 

Romano Pisciotti

INSIEME SULL’ ARCA

Sull’arca Noè ha imbarcato la sua famiglia e tutto il bestiario, condizione d’accesso non fu avere un’anima ma essere creature di Dio.

La “manodopera” divina è stata messa in discussione dalla teoria dell’evoluzione: forse deriviamo tutti  da un verme intraprendente o da qualche difetto di crescita, ma tutti abbiamo un inizio comune. L’amico a quattro zampe, il compagno fedele, che ha diviso con noi felicità e dolore, non ha forse diritto ad avere un’anima? Lasciamo la domanda sospesa per i dotti in teologia. Noi abbiamo ricevuto affetto dall’amico al quale abbiamo dato accoglienza e la sua mancanza ci rattrista, amiamo pensarlo in qualche parco verde o in una casa accogliente ad aspettarci.

Romano