PETROLIO A 380 DOLLARI

JP Morgan: petrolio previsto a 380 dollari al barile

”Le nazioni del Gruppo dei Sette stanno mettendo a punto un complicato meccanismo per limitare il prezzo raggiunto dal petrolio russo nel tentativo di stringere le viti sulla macchina da guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Ma data la solida posizione fiscale di Mosca, la nazione può permettersi di ridurre la produzione giornaliera di greggio di 5 milioni di barili senza danneggiare eccessivamente l’economia, hanno scritto gli analisti di JP Morgan, tra cui Natasha Kaneva, in una nota ai clienti.

Per gran parte del resto del mondo, tuttavia, i risultati potrebbero essere disastrosi. Un taglio di 3 milioni di barili alle forniture giornaliere spingerebbe i prezzi del greggio di riferimento a Londra a 190 dollari, mentre lo scenario peggiore di 5 milioni potrebbe significare greggio “stratosferico” a 380 dollari, hanno scritto gli analisti.

Il rischio più ovvio e probabile con un limite di prezzo è che la Russia possa scegliere di non partecipare e invece reagire riducendo le esportazioni”, hanno scritto gli analisti. “È probabile che il governo possa vendicarsi tagliando la produzione come un modo per infliggere dolore all’Occidente. La rigidità del mercato petrolifero globale è dalla parte della Russia”

Quello che avete appena letto è un estratto dell’articolo di Bloomberg che riporta la notizia choc: il prezzo del petrolio quindi potrebbe raggiungere la “stratosferica”  soglia dei​​ 380 al barile se le sanzioni statunitensi ed europee spingessero la Russia a infliggere tagli di rappresaglia alla produzione di greggio. L’avvertimento, il grido d’allarme lanciato dagli analisti di JPMorgan dovrebbe mettere tutti in riga.

presentato da Romano Pisciotti

Lo schiaffo di JP Morgan: petrolio previsto a 380 dollari al barile

presentato da Romano Pisciott

DITTATORI AMICI

Italia e Turchia hanno firmato 9 accordi per «rafforzare la cooperazione», ha poi spiegato Erdogan. Il presidente turco ha fatto sapere che l’obiettivo per quest’anno è arrivare a un’interscambio economico di 25 miliardi di dollari.

SE SERVE, I DITTATORI DIVENTANO ADDIRITTURA NOSTRI AMICI.

Di Cristiano Donelli

Continua l’affannoso tour internazionale dei nostri vertici e Draghi va a trovare l’autocrate Erdogan con cui, dopo le schermaglie iniziali, sembra sbocciata una relazione speciale.
Nell’aprile 2021, quando le conferenze stampa di Draghi erano accolte da imbarazzanti standing ovation dei giornalisti in sala, destò scalpore la definizione di “dittatore” data dal nostro premier con quella naturalezza che non si è mai capito sia strafottenza, ingenuità costruita o semplicemente incapacità comunicativa.
Già allora però i più attenti avranno notato che, nonostante l’appellativo audace, Draghi stava dicendo che anche con loro bisogna avere il coraggio di collaborare per affrontare le sfide globali.
In realtà la distinzione non è mai stata fra buoni e cattivi per chi fa parte da sempre dell’establishment internazionale come SuperMario, che più che salvatore della Patria (italiana) si può considerare il primo avvocato difensore, nonché centravanti di sfondamento, degli interessi dell’alleanza militare atlantica.
Ci sono dipendenze che vanno malissimo, senza giri di parole quella con la Russia, perché sono cattivi, guerrafondai, irrispettosi di ogni principio democratico, retti da un sanguinoso despota che usa anche le leggi per rimanere al potere.
Ce ne sono altre invece che hanno le stesse caratteristiche citate prima, identicamente, però con dimenticanza selettiva ed irrigidimento alle domande di giornalisti che in maniera scellerata provano a fare domande su elementi palesi come elefanti in cristalleria.
Il gas che passa dalla Turchia si bagna inaspettatamente di democrazia, le armi che il loro esercito compra costantemente dal nostro mercato sono sacrosante e hanno pure il bollino Nato, il rubinetto delle migrazioni verso l’Europa che l’amico Recep apre e chiude vede serenamente le persone come mera merce di scambio.
In uno schema di comportamento così flessibile tutto può accadere, soprattutto perché questi governanti si accorgono che con non troppa difficoltà riescono a coprire nell’opinione pubblica queste incongruenze estreme con una parvenza di super competenza e di giustizia super partes.
Il sogno europeo non era certamente quello di avere un’unione di territori che fosse alla mercé delle strategie di chi non ha a cuore i valori della pace.
Dopo che si è fatto entrare chiunque creando gravi problemi di gestione delle politiche comuni, ora si pensa pure di allargarsi all’Ucraina solo per strategie geopolitiche (di altri) e non per l’insieme di regole che ci siamo dati, fra cui l’imprescindibile rispetto dei valori democratici.
Ci mancava solo di avere un rapporto privilegiato con la Turchia di Erdogan e il quadro di stravolgimento dei valori e di insulto all’onestà intellettuale delle persone è compiuto.

 

(presentato da Romano Pisciotti)

Passato…presente

L’ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli, doveva naturalmente dall’ordine politico passare nell’ordine simile dell’economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell’industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l’essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l’unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l’aggiunta dei peggiorati costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto. Il quale è di tale e tanta gravità che tiene sospesi gli animi in trepida aspettazione e affatica l’ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le assemblee popolari, le deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi, tanto che oggi non vi è questione che maggiormente interessi il mondo. Pertanto, venerabili fratelli, ciò che altre volte facemmo a bene della Chiesa e a comune salvezza con le nostre lettere encicliche sui Poteri pubblici, la Libertà umana, la Costituzione cristiana degli Stati, ed altri simili argomenti che ci parvero opportuni ad abbattere errori funesti, la medesima cosa crediamo di dover fare adesso per gli stessi motivi sulla questione operaia. Trattammo già questa materia, come ce ne venne l’occasione più di una volta: ma la coscienza dell’apostolico nostro ministero ci muove a trattarla ora, di proposito e in pieno, al fine di mettere in rilievo i principi con cui, secondo giustizia ed equità, si deve risolvere la questione. Questione difficile e pericolosa. Difficile, perché ardua cosa è segnare i precisi confini nelle relazioni tra proprietari e proletari, tra capitale e lavoro. Pericolosa perché uomini turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a perturbamento dei popoli.


Dato a Roma presso san Pietro, il giorno 15 maggio 1891, anno decimoquarto del nostro pontificato.

 LEONE PP. XIII

RERUM NOVARUM
LETTERA ENCICLICA DI
S.S. LEONE XIII

Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

(Presentata da Romano Pisciotti)

 

Porsche 928 H50

ENGLISH AND ITALIAN VERSION:


Let’s rewind the clock thirty-three years, to 1987, focusing our attention on a rather unusual machine that suggests a Swabian Nostradamus or two in Stuttgart’s ranks. The curious car in question is a one-off Porsche 928, reimagined as a fast, family-carrying grand tourer. While it would take more than two decades before Porsche introduced the Panamera sedan, this forward-looking four-door represents an early vision of the Porsche people movers we know today.

Riavvolgiamo l’orologio di trentatré anni, al 1987, concentrando la nostra attenzione su una macchina piuttosto insolita che fa pensare a uno o due Nostradamus svevo nelle file di Stoccarda. L’auto curiosa in questione è una Porsche 928 unica, reinventata come una veloce Gran Turismo da trasporto familiare. Anche se ci sarebbero voluti più di due decenni prima che Porsche presentasse la berlina Panamera, questa quattro porte lungimirante rappresenta una prima visione dei people mover Porsche che conosciamo oggi.

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A new-at-the-time Series 4 model served as a basis, with its enlarged, now 5.0-litre V8 (tweaked to 330bhp) remaining front-mounted. The existing chassis was lengthened to give rear passengers more legroom and they were now also aided by the addition of half-sized coach doors. However, after 5,000 miles of developmental testing, the engineers decided that the chassis didn’t meet the required rigidity benchmarks in elongated form, and it was swiftly consigned to storage.

Un nuovo modello della Serie 4 servì da base, con il suo V8 maggiorato, ora da 5,0 litri (regolato a 330 CV) che rimaneva montato frontalmente. Il telaio esistente è stato allungato per offrire ai passeggeri posteriori più spazio per le gambe e ora sono stati aiutati anche dall’aggiunta di porte posteriori di dimensioni ridotte. Tuttavia, dopo 5.000 miglia di test di sviluppo, gli ingegneri hanno deciso che il telaio non soddisfaceva i parametri di rigidità richiesti nella forma allungata ed è stato rapidamente consegnato al magazzino.

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presentata da Romano Pisciotti

SAGA TRANSMEDIALE

Ma cos’è una saga transmediale?

Si tratta in sostanza di un’opera narrativa che si sviluppa su diversi media: il romanzo, innanzitutto, ma poi anche fumetto, gioco da tavolo, videogioco.

Un universo narrativo condiviso nel quale vivere, esplorare, raccontare storie.

Numen (saga transmediale) – Scommessa sulla Fine del Mondo

 ….il mondo sta per cedere alla dittatura mentale imposta dalla Democrazia Sacra. Perché la libertà sta per diventare meno che un ricordo. 

….TUTTO SOLO FANTASCIENZA??????!!!!!

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Romano Pisciotti

NON SOLO UCRAINA

Quanti conflitti armati ci sono ancora nel mondo? A 75 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa (l’8 maggio 2020 è stato l’anniversario del Victory In Europe Day), in tutto il mondo decine di conflitti armati continuano a mietere vittime in tutto il mondo. Ecco una lista, in ordine alfabetico, dei principali:

https://www.documentazione.info/conflitti-attualmente-in-corso-nel-mondo

 

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

I CANNONI DI DIO

Da ragazzo vivevo a Milano in una di quelle aree popolari che costituivano, nel dopoguerra, una fascia abitativa tra centro cittadino e le nuove periferie formate dai tristissimi quartieri dormitorio.

Case, negozi, l’ufficio postale, piccole imprese, giardini, ambulatori medici, scuole e il mercato comunale costituivano un’area ben vivibile, quasi un paese ben progettato e collegato con il resto della città da un efficiente rete di mezzi pubblici.

Oltre che dai diversi progetti costruttivi dei caseggiati, ogni area era caratterizzata da peculiarità distintive che costituiva un ben identificabile quartiere: il giardino pubblico più ampio, la caserma della Polizia Stradale, la scuola più rinomata, l’affaccio sulla Circonvallazione Interna, il capolinea di un tram, la famosa torrefazione o, con civettuolo vezzo, il bar Motta che cercava di simulare l’eleganza dell’omonimo e salottiero negozio di Piazza Duomo.

Ogni quartiere inglobava vecchie corti, che ancora non avevano capitolato alla speculazione edilizia, residuati e testimoni di una Milano storica e contadina, che ospitavano la casa-bottega di un calzolaio o un’osteria, con il caratteristico giardinetto ombreggiato, o una, più o meno antica, cappella votiva.
Non molto distante da casa mia c’era la Corte dei Brambilloni, dove era nata la mia carissima nonna materna e, forse, tutta la dinastia dei Brambilla.

Da bambino, con la nonna Martina, che non abitava più nella corte, andavo spesso a fare un giretto in quella zona e, nell’occasione, non mancava una breve sosta nella chiesetta di San Martino, Santo del quale mia nonna portava il nome…anche se per me, la nonna, era semplicemente Tina. Portarmi davanti all’antico affresco, ben custodito nella chiesetta e raffigurante il soldato romano che taglia il suo rosso mantello, condividendolo con un povero, credo volesse essere un insegnamento, per me, da parte della nonna.

Ogni quartiere, propio come nei vecchi paesi e come si può ancora vedere oggi, si sviluppava intorno alla Chiesa. La Parrocchia, con l’Oratorio e il cinema-teatro parrocchiale, costituiva il più importante centro del tessuto urbano di quell’epoca, specialmente se unita a un asilo materno o una scuola.

Sono passati poco più di cinquant’anni ma quei quartieri sembrano essersi sciolti in un allargato e continuo centro urbano, meno originale e spento. Non ritrovo il negozio del droghiere e del lattaio e tante altre botteghe con i loro caratteristici profumi; non c’è più il bar con la sala bigliardo e il flipper, dove i giovanotti si davano appuntamento…sono scomparsi i tavoli della briscola, dove i vecchi sfidavano i giovani per un bianchino o si infervoravano in mai risolte discussioni sul confronto generazionale. Il cinema dell’Oratorio ha chiuso i battenti e, se non fosse per il campo di calcio, avrebbero dismesso anche l’Oratorio.

Da molti anni non vivo più a Milano, per l’avventura della vita ho lasciato quel quartiere, come se avessi lasciato il… paese mio.
Abitavo al quarto piano del palazzo che confinava con l’Oratorio, tanto che la mia mamma poteva chiamarmi dal balcone!

Il campanile, non molto più alto del palazzo, aveva il campanario proprio all’altezza delle nostre finestre… onestamente, lo scampanio non era sempre accolto con benevolenza cristiana, specialmente quando il Sacrista sembrava prolungare il suo concerto. Non solo da oggi, quel suono mi manca: lo scampanio a festa per un matrimonio, i rintocchi tristi che invitavano alla preghiera per un lutto o il suono che segnalava la Messa o la Benedizione Vespertina…i suoni del giorno e della vita dall’ora!

Un suono in particolare mi rimbomba nella testa: il lungo scampanio che annunciava l’arrivo di un violento temporale; so bene che i più giovani saranno increduli ma anche nella metropoli lombarda, allo scurirsi del cielo e all’alzarsi del vento, dal campanile arrivava un forte e lungo allarme che, come facile immaginare, non serviva da segnale ai contadini per ritirare il gregge e mettersi al coperto.

Dunque, perché lo scampanio?

Forse, più per innocente tentativo che per comprovata teoria scientifica, si volevano “rompere” le nuvole per prevenire la grandine! Sicuramente le onde sonore provocavano un certo impatto, più che sui nuvoloni neri, sicuramente sui timpani; la gente, comunque, affrettava il passo per raggiungere casa, i bar ritiravano i tavolini e il giornalaio metteva al riparo le riviste che, normalmente, stavano appese con le mollette da bucato, fuori dall’edicola. La gente si preparava al mal tempo, si riparava e si preparava, dopo la tempesta, a riprendere il quotidiano.

Oggi si è persa quest’usanza e i “cannoni di Dio” tacciono!…Eppure le nuvole si sono fatte dense e scure sul nostro Paese…

…già grandina!

Certo non basta il suono delle campane come rimedio alla crisi economica e morale che il Paese, forse il mondo intero, sta attraversando, ma una “sonora chiamata” per gli uomini di buona volontà sarebbe un messaggio di fiducia nel futuro: la Chiesa è una viva professione di Credo. La barca di Pietro ha affrontato tempeste e temibili secche, ma da più di duemila anni ha sempre trovato il porto sicuro della Fede.

Sbrogliamo le funi delle campane!

Nei nostri quartieri, nelle nostre città, si percepisce paura, sfiducia e il gelo “dell’arroganza dell’io”…la gente tutta ha bisogno di ritrovarsi nel gesto del soldato che divide il proprio mantello…il sole di San Martino verrà!

Romano Pisciotti

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Le volte delle chiese 

annerite 

dal fumo delle candele 

hanno ricordo 

dell’odio e della vendetta 

tra figli della stessa Madre,

anche le sacre mura

senza il perdono 

sarebbero già polvere.

Con dolore e sacrificio 

abbiamo alzato 

le maestose colonne. 

Con la speranza 

per una via dello Spirito

abbiamo unito i colori 

d’immense vetrate.

Con la preghiera 

diamo oggi 

eco alla Fede, 

oltre le mura sacre 

e i muri d’odio,

chiedendo nuovamente,

una volta ancora,

il perdono per tutti

e la ragione dei potenti.

AMEN

 (R.P.)

NON DORMITE SONNI TRANQUILLI

Contrariamente ai racconti TV l’esercito di Putin non è una banda di ragazzetti impreparati e la NATO, per il bene nostro, non dovrebbe scherzare con il fuoco.

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L’esercito Russo è considerato il secondo migliore al Mondo. Efficiente, preparato, con mezzi di altissima capacità tecnologica. Ma in Ucraina il generale Gerasimov ha portato carri vecchi, tanti soldati giovanissimi e non sta usando quasi affatto l’aviazione. L’operazione via terra allunga tempi e sconcerto, dolore e tante perdite anche tra i Russi. Perchè? Qual è il vero disegno di Putin?

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“Ci sono un sacco di cose che stanno facendo che lasciano perplessi”, ha detto Rob Lee, uno specialista militare russo presso il Foreign Policy Research Institute. Si pensava che all’inizio della guerra sarebbe stato richiesto “il massimo uso della forza”. “Perché ogni giorno che va avanti c’è un costo e il rischio aumenta. Se non lo stanno facendo è davvero difficile da spiegare per qualsiasi motivo realistico”.

Esperti militari hanno riscontrato prove di una mancanza di coordinamento dell’aviazione russa con le formazioni di truppe di terra, con più colonne di truppe russe inviate oltre la portata della propria copertura di difesa aerea. Ciò rende i soldati russi vulnerabili agli attacchi delle forze ucraine, compresi quelli equipaggiati di recente con droni turchi e missili anticarro statunitensi e britannici.

Le Forze Armate della Federazione russa, nate dalle ceneri delle Forze Armate sovietiche, vedono la luce nel 1992, e si compongono di reparti articolati e ben equipaggiati.

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In caso di guerra, la Russia può fare affidamento su un armamentario di ultimissima generazione. Oltre alle forze di terra pari a 1.350.000 uomini dispone di:

4.173 forze aerospaziali;
320 missili e 1.181 testate strategiche;
605 forze navali;
12.420 carri armati.

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I carri armati russi, i T-90, sono considerati i mezzi blindati più potenti e forti al mondo. 

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Non da meno i mille nuovi aerei in dotazione, i SU-35S che sono stati mandati in parte in Bielorussia per le esercitazioni militari congiunte.

Ad oggi, il 92% dei piloti e il 62% dei militari della Marina ha precedenti esperienze in teatri di guerra.

WALL STREET ITALIA

Presentato da Romano Pisciotti

FARINA E PETROLIO IN AFRICA

L’attacco della Russia all’Ucraina e le sanzioni di ritorsione dall’Occidente potrebbero segnalare una buona notizia per le economie legate ai petro dollari come la Nigeria. Il Brent, l’indicatore del petrolio greggio nigeriano, ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2014.

Con l’escalation della crisi Russia-Ucraina, le materie prime come il grano e il mais dovranno affrontare interruzioni dell’approvvigionamento e l’ aumento dei prezzi.

L’effetto a catena sarà pesante per le aziende nigeriane che operano nel settore alimentare che attualmente stanno già affrontando un aumento dei costi di produzione a causa della volatilità del range di cambio.

I dati commerciali hanno mostrato che Egitto, Turchia, Bangladesh e Nigeria erano le principali destinazioni del grano russo nel 2019 e la tendenza non è cambiata.

Il conflitto minaccia la più grande economia africana, la Nigeria, a causa del costo dei prodotti alimentari a base di grano.

La Nigeria, a causa della bassa capacità di raffinazione del grezzo è costretta ad importare benzina e gasoli, il Governo sostiene l’economia calmierando il prezzo di questi prodotti con massicci aiuti.

Lo sviluppo di questa situazione potrebbe significare un aumento del costo della vita per i 250 milioni di abitanti della Nigeria ed esporre ulteriormente la persistente incapacità del paese di trasferire le fortune petrolifere alle realtà economiche, nonostante la sua ricchezza energetica.

La nuova mega raffineria di Dangote dovrebbe entrare in funzione quest’anno, se non subirà ulteriori ritardi, questo dovrebbe permettere al Governo di eliminare totalmente l’enorme spesa per calmierare i prezzi di benzina e diesel.

DANGOTE 300x110 FARINA E PETROLIO IN AFRICA Romano Pisciotti

Le prospettive a medio termine dell'Africa sembrano più ottimistiche con 1,2 milioni di barili al giorno (mb/g) di nuova capacità prevista entro il 2026, metà della quale sarà rappresentata dal progetto di raffineria 650.000 bpd Dangote oil project in Nigeria, che dovrebbe entrare in funzione nel 2022"

Romano Pisciotti