RICORDI GENOVESI
(Convitto Nazionale Cristoforo Colombo)
Quell’ingombrante
e pesante fisarmonica,
da suonare con i muscoli
e con tutte le dita,
diventava un organo
o un’intera orchestra
nelle forti braccia di Paolo;
l’amico solista
riempiva la stanzetta
con il veloce ronzio
del calabrone in volo
o con un maestoso Beethoven,
per poi incantarci
al chiaro di luna.
Io mi limitavo a preparare,
con quel fornelletto abusivo,
la merenda di biscotti e tè.
Le note uscivano
sul lungo corridoio
e dalla finestra,
ondeggiando sui tetti grigi,
forse viaggiavano
sino al mare
con i nostri sogni
e le tante speranze.
Romano

Una bella nostalgia!