RICORDI GENOVESI

RICORDI GENOVESI

(Convitto Nazionale Cristoforo Colombo)

Quell’ingombrante

e pesante fisarmonica,

da suonare con i muscoli

e con tutte le dita,

diventava un organo

o un’intera orchestra

nelle forti braccia di Paolo;

l’amico solista

riempiva la stanzetta

con il veloce ronzio

del calabrone in volo

o con un maestoso Beethoven,

per poi incantarci

al chiaro di luna.

Io mi limitavo a preparare,

con quel fornelletto abusivo,

la merenda di biscotti e tè.

Le note uscivano

sul lungo corridoio

e dalla finestra,

ondeggiando sui tetti grigi,

forse viaggiavano

sino al mare

con i nostri sogni

e le tante speranze.

 

Romano

Screenshot

QUEL GIORNO

Il tuo corpo bianco angelico

disteso nell’offerta totale

respirava attesa

di carezze e baci,

nel breve momento

sospeso tra desiderio

e profumo d’amore.

La mansarda oscurata

di un pomeriggio settembrino

si riempì dei nostri battiti

e del dolce sapore

della tua pelle.

Romano

SOLE D’INVERNO

 

Il sole d’inverno

scalda i pensieri

dei vecchi,

avvicina i ricordi

alla primavera di un sorriso,

bianco come il sale,

al profumo di olii e giovinezza

di un corpo tonico

vestito dei colori dell’estate.

Amori e passioni

che riempivano l’anima

ma non ancora il desiderio,

come una corsa verso il mare

per tuffarsi nei cavalloni,

incapaci di stancare

la ricerca dell’onda nuova,

più alta, più sfidante.

Sole d’inverno,

disteso sullo sciacquio

di piccole onde

che bagnano

brevi sogni.

 

Romano Pisciotti 

QUANDO SARÀ

 

Soffierò la mia anima

in una bolla di cristallo,

te ne farò un misero dono.

Tu saprai custodire

il mio ricordo

e compiere, per noi,

ciò che io non ho avuto

la sorte di portare a termine:

i nostri sogni.

In quella bolla

ti starò accanto:

non esiste paradiso

lontano da te.

L’inferno l’ho già vissuto,

nella rabbia

di non poterti donare

ciò che avrei voluto.

 

Romano

SULLA SCIA DEI SOGNI

SULLA SCIA DEI SOGNI

di Romano Pisciotti

“Alla mia età…” faceva una canzone, “…si comincia a sognar…”

Da quell’età a oggi non ho mai smesso di sognare, pur rimanendo con i piedi ben piantati a terra… non sempre proprio a terra, avendo navigato per molti anni.

Con i piedi a mollo, o meno, non ho mai smesso d’avere traguardi: prima desiderati, poi raggiunti (non tutti). Sognavo di più, non mi accontentavo… né mi accontento ora!

Non accontentarsi mai è una condizione (forse) un po’ precaria. È sfida continua, ricerca continua, miglioramento continuo.

Ho preso anche qualche batosta, ho visto infrangersi dei sogni, ma ho voltato pagina… anche da sotto zero, più volte.

Sono stati i sogni a riportarmi in alto, nel senso più vero: volare…continuando ad avere obiettivi, anche difficili.

Tra successi e sconfitte, posso dire che sognare mi ha sempre fatto bene. Anche solo per sognare rivincite e per aiutarmi nelle risalite.

Sognare mi ha insegnato a ragionare, a prevedere, a vedere il futuro.

Su strade difficili ho incontrato diavoli e angeli. Con pochi maestri ho imparato a confrontarmi con me stesso.

Nelle aziende dove ho lavorato, in Italia e all’estero, sono stato sempre un innovatore — da dirigente e da imprenditore.

Il cambiamento crea nemici più che ostacoli. Il successo spaventa chi vive di rendita e di comodità.

Di nani ne ho incontrati spesso, qualcuno mi ha derubato dei frutti, ma nessuno è riuscito a sradicare il mio albero dei sogni.

Sognare non significa vivere tra le nuvole.

È vivere il futuro — non uno, ma più di uno — e scegliere.

Saper scegliere è la parte più importante: per scegliere serve lucidità staccandosi dal sogno.

Nella scelta siamo soli e siamo veri.

Certamente, non tutto era scritto nei sogni, sarebbe stato troppo facile…e ho affrontato la vita reale: ho vissuto intensamente.

La realtà è come il tempo, sempre più veloce dei sogni: occorrerebbero più ore nella giornata per realizzare tutti i sogni, forse anche più anni…che, purtroppo, non ci sono dati.

Sognare è costruire una realtà diversa, non necessariamente fatta solo di case, auto o soldi. Anche questi possono starci, ma il sogno è più profondo: è plasmare il domani.

Realizzare un sogno non è facile: si vola ma si rischia d’affondare.

Spesso il sogno stesso è una trappola.

Intestardirsi nella realizzazione può essere fallimentare.

“L’avrò di riffa o di raffa”… potrebbe voler dire sopruso, verso gli altri o verso sé stessi.

La rinuncia non è sempre sconfitta: può essere lungimiranza.

Se, a volte, sembro perdermi nel “cazzeggio” …è solo un momento di confronto tra sogno e realtà. Pensare, per molti, sembra diventato un optional.

Ci affidiamo a sondaggi, all’Intelligenza Artificiale e alle opinioni altrui.

Serve invece l’analisi, il confronto tra forze disponibili e obiettivi da scalare.

Buone idee mi vengono camminando, o… cazzeggiando sul divano, dove il soffitto è un buon limite ai voli troppo alti e arditi.

Il sogno può solo spronare, se supera il tuo limite… forse è il sogno sbagliato.

È giusto guardare oltre l’orizzonte, imbarchiamoci con prudenza e l’accortezza di scegliere una buona nave e un buon equipaggio: da un sogno si può tornare, da un incubo no.

Passare da novello Colombo a piccione frollato è un attimo!

Sognare è gratis, realizzarli costa.

Ma vivere senza sogni è vivere da replicanti.

Realizzare sogni richiede sacrificio, coraggio, costanza, un pizzico di fortuna e la consapevolezza che non tutto dipende da noi. Abbiamo bisogno di altri sognatori:

“Ciascuno cresce solo se sognato.” (Danilo Dolci)

Non bastano volontà e ispirazione: serve connessione con il mondo.

Prevedere, anticipare, captare: è il mestiere del realizzatore di sogni. Un buon aiuto può venire dai “segnali deboli.”

I segnali deboli sono preziosi: piccole scosse prima di un’eruzione. Avvertimenti e anticipazioni dei cambiamenti sociali e del mondo che ci circonda.

Nei social, nei discorsi, nei bilanci e negli atteggiamenti si nascondono verità.

Saperle vedere è un’arte.

Io non credo nel “lavoro da remoto”: lontani, ci si disconnette dagli stimoli e dall’ambiente.

Anche la scuola oggi prepara solo pessimi esecutori e non dei buoni sognatori. Così la società dei consumi ci vende sogni precotti — usa e getta.

Esistono manuali per sognatori creduloni, ma vincere alla lotteria è assai raro! Alcuni articoli sono solo trappole motivazionali.

Non basta dire “non mollare mai.”

Il vero consiglio è: non insistere troppo. Cambia sogno, se serve.

Non tutto è realizzabile!

Possiamo sognarci maghi o imperatori, solo se non lo raccontiamo in giro, rischiando di passare per “Napoleoni” da manicomio. Sognare in grande può far bene al nostro spirito, ma attenzione a non esagerare: il risveglio potrebbe essere poco piacevole.

Non leghiamoci ad un sogno anche dopo aver raggiunto il nostro limite, oltre al limite ci vanno i santi…se questi sono i vostri idoli, auguri!

Sii pratico. Valuta forze, costi, e impatto sulla tua vita e sulla vita dei tuoi cari.

Evita i sogni (i progetti) complessi che necessitano troppi incastri con la vita di altri.

Non andare contro la tua natura e il tuo carattere.

Focalizza le tue motivazioni.

Prepararsi alle difficoltà mi sembra un consiglio ovvio.

Chiedetevi se quel sogno è ciò che volete realmente, non chiedetevelo dopo una sconfitta, cadreste nella favola della volpe che scopriva l’uva acerba!

Cazzeggiate e cazzeggiate sino a che non sarete ben convinti che realizzare quel sogno sia il vostro vero e desiderato obbiettivo.

Nessun sogno vale la vita…se non siete degli eroi.

Fissa una scadenza ai tuoi sogni, non siamo eterni.

Gli imprevisti, malgrado venga valutato tutto, sono una certezza. Generalmente un imprevisto non è un dramma e il più delle volte è cosa di poco conto, facilmente risolvibile con piccoli aggiustamenti.

L’imponderabile è ciò che sfugge anche alla più attenta previsione, fortunatamente si tratta di eventi che si fanno annunciare (segnali deboli). Non sempre si può evitare la catastrofe e dovrete correre alle scialuppe, sempre che non vogliate affondare con la nave, però nessun sogno svanito può valere un suicidio.

L’imponderabile è un evento esterno, è assai probabile che voi non abbiate sbagliato nulla, ma capita.

Se l’evento non vi ha sotterrato, potete riprendere la vostra strada verso nuovi sogni.

L’imponderabile è come una specie di meteorite: può dipendere dal cambiamento dell’ambiente, dal cambiamento di una legge, dalla vostra salute, da un’ insospettabile vigliaccata…insomma dalla sfiga più nera!

Ho sperimentato qualche evento imponderabile, ma non ho smesso di sognare e di avere una vita tuttora invidiabile e ricca di progetti in realizzazione.

Indubbiamente sarei stato meglio senza il meteorite, ma l’abilità di non farsi colpire in pieno (l’esperienza), la solidarietà di qualche fedele, la mia professionalità e qualche provvidenziale riserva, mi hanno evitato il disastro. Ho usato la scialuppa e ne sono contento, salvarsi non è disonorevole… se non siete un samurai.

Conservate sempre una scorta di risorse, non necessariamente denaro: sul TITANIC valeva più una scialuppa dell’oro!

Continuate a sognare.

“Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni…”

William Shakespeare “La Tempesta” (atto IV).

Un abbraccio a tutti,

Romano

INNOCENTI

I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti…

OGNI RIFERIMENTO NON È CASUALE

Innocui ronzii

di carcerati innocenti

colpiti da una ciabatta

o dal martello

di giudici infami

che, per malavoglia,

si fermano agli indizi!

Insetti

che vivono poco

per natura

o per la folla

che cerca soddisfazione

in una qualunque

vendetta.

Romano Pisciotti

 

Quando la giustizia sbaglia

L’errore giudiziario non è un’astrazione. È un fatto concreto, devastante, che spezza vite e abbatte la fiducia nello Stato di diritto. Ogni anno, nel mondo, decine di persone vengono incarcerate per crimini che non hanno commesso. In alcuni casi, vengono condannate all’ergastolo, in altri addirittura alla pena di morte. Il sistema giudiziario, per quanto costruito su principi di equità e presunzione d’innocenza, non è infallibile. E quando fallisce, lo fa in modo devastante.

 

I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti, sebbene appartengano a famiglie differenti (Tipulidae i primi, Culicidae i secondi). E si sa, una zanzara più è grande più sangue succhia… o almeno è ciò che i più credono. Questi insetti, tuttavia, non sono assolutamente ematofagi, anzi, molte specie vivono così poco che da adulti che neppure si nutrono.

Sono pericolosi? No. Sono nocivi? No. Possono causare danni all’essere umano? No. Possono causare danni a giardini o coltivazioni? No.

È chiaro che ucciderli solo perché somiglianti a grosse zanzare non ha molto senso, lasciamoli in pace.

In foto la mastodontica Tipula maxima.

(© Andrea Bonifazi)

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UN FIORE

Oggi porterò un fiore

in quel campo

di tristezza, d’amore

e d’incontro

con le anime lievi:

il fiore di una lacrima

che ha il sale

della nostalgia

di una tua

dolce carezza,

del tuo calore

e del tuo sacrificio.

Il tuo sonno

è inesorabile destino

che il mio cuore

non capisce e non accetta

ma che si consola

pensandoti tra gli angeli.

Romano

(… a mia madre e a tutte le mamme già in cielo, 11 maggio 2025 festa della mamma)

Lettera a una stella

Carissima Gabriella,

dove sei ora non ti si può nascondere nulla…neppure quel senso di vergogna per non esserti stato accanto in quei tuoi giorni difficili, quando i tuoi pensieri si sono confusi con una diversa realtà.

Avevi costruito un muro intorno al tuo cuore, avrei dovuto provare a scavalcare quell’ostacolo e ritrovare le risate di quell’alba ligure quando il sole ci ha colto alle spalle, mentre guardavamo verso il mare! È passato tanto tempo e ho ben imparato i punti cardinali e, nell’intero firmamento, ho imparato a distinguere le stelle utili per seguire la giusta rotta. È mancata, in tutti questi anni, la tua stella…probabilmente, semplicemente, perché non ho saputo ritrovarti.

Romano

 

Ho vagabondato per strade

dove solo gl’incubi e i muti tormenti

potevano raggiungermi.

Pregavo, almeno, per una meta.

Solo la morte mi ha ascoltato:

ho trovato pace

nell’abbraccio del silenzio,

abbandonando quel corpo

che mi aveva tradita.

Romano

(…che possa trovare pace anche nel nostro ricordo)