NEMICI DELLA DEMOCRAZIA

Altro che anti-razzisti, sono nemici della democrazia.

….è stata imbrattata e vandalizzata la statua di Winston Churchill a Londra, a Parliament Square.

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“…può un sincero anti-fascista e anti-razzista prendersela con Winston Churchill? Evidentemente, dev’esserci qualcosa che non torna. E la cosa che non torna è proprio davanti a noi: quelli che vediamo ormai da più di una settimana devastare intere città, da Minneapolis a New York negli Stati Uniti, fino ad arrivare nel weekend appena trascorso in Europa, a Londra e Bruxelles, tutto sono tranne che sinceri anti-fascisti e anti-razzisti….

…Sono innanzitutto “criminals and thugs”. No, la definizione non è nostra, né di Trump, ma di Barack Obama, che così, dopo una sola notte di disordini, definì i violenti che nel 2015 devastarono Baltimora dopo la morte di Freddie Gray: “No excuse for the kind of violence”. Non è arrivata in questa occasione una condanna così netta da parte dell’ex presidente, che invece ha lodato l’”attivismo” dei giovani e li ha esortati ad usare “l’urgenza delle proteste per innescare un vero cambiamento” (ma come, non doveva essere lui il cambiamento?)…….

(Federico Punzi)

Altro che anti-razzisti, sono nemici della democrazia. Non ci inginocchieremo, non ci faremo rieducare né intimidire

Romano Pisciotti: negli USA non sanno neppure che cosa sia la democrazia(…e la giustizia), però vogliono esportarla

MUTAMENTO ANTROPOLOGICO

“L’Umanità sta per entrare in una nuova Era, eccessivamente digitalizzata e con contatti umani ridotti all’essenziale, che mai si era vista nella storia. Non è né progresso, né sviluppo, ma MUTAMENTO ANTROPOLOGICO.”

Giuseppe Palma

 

DAL WEB:

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Fondazione Nuova Specie:

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Il disagio diffuso è da collegarsi ad un profondo “mutamento antropologico” in atto nel mondo odierno.

Il disagio diffuso è un disagio strutturale che intacca il modo stesso con cui l’uomo ha finora interpretato, organizzato e vissuto la vita, in tutti i suoi aspetti. Questo “mutamento antropologico” si è manifestato in maniera più evidente con la diffusione della scienza, della tecnologia e dei processi di globalizzazione economica che hanno “scisso”, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, l’organizzazione del mondo precedente in piccoli “villaggi” separati, ognuno con una propria e stabile regolamentazione interna.

Si tratta del passaggio dal “Villaggio Mondo” al “Mondo Villaggio” cui confini sono confusi e le cui strade sono attraversate continuamente da tanti fenomeni diversi e opposti.
Il “mutamento antropologico” in atto ha annullato i riferimenti culturali, istituzionali e sociali a cui l’uomo era abituato, rendendolo debole e frantumandolo delle sue varie parti. L’individuo oggi è così “orfano” di una visione e di un’organizzazione della vita che possa dargli salute e armonia. I modelli culturali tradizionali a cui siamo abituati, non sono più sufficienti per affrontare il disagio.

È necessario un nuovo punto di vista (un nuovo “codice”) che riporti l’individuo in salute e lo aiuti a rigenerare la propria specificità.

 

Presentato da Romano Pisciotti

PATRIA

Romano e Francesco Sauro sono gli autori del libro e nello stesso tempo sono nipote e bisnipote di Nazario.

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Il libro è una raccolta dei ricordi che ci permette di ricostruire il carattere, oltre che le avventure, dell’uomo Nazario Sauro per il tramite delle parole e dei ricordi di tutta la famiglia e delle persone che l’hanno conosciuto nella veste di uomo di mare, di irredentista, di patriota italiano, di fiancheggiatore degli albanesi, di compagno di scherzi ai danni degli austriaci e di uomo di famiglia, figlio, marito e padre.
Perchè Nazario Sauro è tutto questo assieme, nonostante una breve vita. Morirà a Pola il 10 agosto del 1916 ad opera degli austriaci, impiccato per alto tradimento.

Traditore per l’Impero Austro-Ungarico, Eroe per l’Italia, Nazario Sauro correva dietro alla libertà.Il libro rievoca un pezzo di storia, forse non a tutti nota, quello della lotta per l’appartenenza all’Italia dei territori dell’Istria, Trieste e Capodistria.

Nel 1920 Trieste ridivenne italiana mentre Capodistria, la città dove nacque Nazario, appartiene oggi alla slovenia.

Nazario Sauro era prima di tutto un marinaio e passò la sua vita sul mare.
Conosceva a fondo ogni porto, ogni secca, ogni scoglio della costa dove operava e questo gli consentì di dare informazioni all’Italia in guerra ma anche di svolgere ardite operazioni potendo contare sulla sua superiore conoscenza del luogo. Nazario prese senza riserve le parti dell’Italia e, anche grazie al suo lavoro, approfittava dei suoi spostamenti per inviare notizie al Ministero della Marina italiana sui movimenti delle navi militari austriache.

Nel 1914 Nazario, e nel 1915 (quasi) tutta la sua famiglia, lasciò Capodistria per trasferirsi a Venezia, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia.
Il 21 maggio 1915 Nazario indossa l’uniforme e il 23 entra ufficialmente nella Regia Marina italiana con il grado di tenente di vascello; il giorno dopo l’Italia entra in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico. Lo stesso giorno Nazario si imbarca sul cacciatorpediniere “Bersagliere” per la sua prima missione: un’azione di fuoco contro Monfalcone.

In poco più di un anno di guerra, dall’aprile 1915 all’agosto 1916, Nazario prese parte a tante missioni sapendo benissimo che, se fosse stato preso, sarebbe stato condannato all’impiccagione per alto tradimento. Fin dal marzo 1915 infatti era imputato di alto tradimento e nel febbraio del 1916 era stato condannato in contumacia. Ma ciò non gli impedì di partecipare alle missioni di guerra o di esplorazione e osservazione contro le principali basi nemiche di Trieste,  Monfalcone, Pirano, Fiume e Parenzo.

La sua ultima missione fu a bordo del sommergibile “Giacinto Pullino”

 

Presentato da Romano Pisciotti

 

 

Legal competition experts

Italian and English version Legal competition experts Romano Pisciotti

Prof. Avv. Davide Maresca is currently managing partner of the Maresca & Partners law firm in Brussels and Genoa, where he has gained specific experience in the field of state aid, competition and regulation of transport infrastructures.

Il Prof. Avv. Davide Maresca è attualmente managing partner dello studio legale Maresca&Partners a Bruxelles e Genova, dove ha maturato specifica esperienza in materia di aiuti di stato, concorrenza e regolazione delle infrastrutture di trasporto.

The Firm has always paid a great deal of attention to the discipline dictated by the European Union in the matters of liberalization of services, privatizations, transport, labor, the environment, consumers, competition and, in general, the internal implementation of the most important Community policies.

Particularly important is the activity performed before the European Commission and the European Courts (Court of Justice and Court of First Instance) as well as the corporate consultancy activity regarding conduct compliant with EU regulations. The Firm constantly follows the procedures it is invested with before the institutions of the European Union using a dedicated structure in Brussels.

The firm boasts a consolidated experience in competition matters both internally and at community level. The activity was concentrated in the treatment of numerous cases of abuse of a dominant position, agreements / cartels and concentrations. On many occasions our lawyers have dealt with liberalized economic sectors as well as the IT sector (in particular the production, trade and use of software) and infrastructures.

Particular relevance is represented by the state aid and internal market activity, with reference to the free movement of services, goods and capital, as well as the award of public contracts and concessions.

In assisting M&A and privatization operations, in addition to the corporate aspects, the Firm pays particular attention to the prevention and resolution of situations actually or potentially distorting competition.

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Lo Studio dedica da sempre moltissima attenzione alla disciplina dettata dall’Unione europea nelle materie della liberalizzazione dei servizi, delle privatizzazioni, del trasporto, del lavoro, dell’ambiente, dei consumatori, della concorrenza e, in generale, dell’attuazione interna delle più importanti politiche comunitarie.

Particolare rilevanza ha l’attività prestata davanti alla Commissione europea e alle Corti europee (Corte di giustizia e Tribunale di primo grado) nonchè l’attività di consulenza societaria in ordine ai comportamenti conformi alla disciplina comunitaria. Lo Studiosegue costantemente le procedure di cui è investito davanti alle istituzioni dell’Unione europea avvalendosi si una struttura dedicata a Bruxelles.

Lo Studio vanta una consolidata esperienza nella materia della concorrenza tanto a livello interno quanto a livello comunitario. L’attività si è concentrata nella trattazione di numerosi casi di abuso di posizione dominante, intese/cartelli e concentrazioni. In molte occasioni i nostri avvocati si sono occupati di settori economici oggetto di liberalizzazione nonchè del settore dell’informatica (in particolare della produzione, commercio e utilizzazione di software) e delle infrastrutture.

Particolare rilevanza è rappresentata dall’attività in materia di aiuti di stato e mercato interno, con  riferimento alla libera circolazione dei servizi, delle merci e dei capitali nonché all’aggiudicazione degli appalti pubblici e delle concessioni.

Nell’assistenza ad operazioni di M&A e di privatizzazioni, oltre agli aspetti societari, lo Studio dedica particolare attenzione alla prevenzione ed alla risoluzione di situazioni effettivamente o potenzialmente distorsive della concorrenza.

LO STUDIO

MARESCA&PARTNERS
Via Assarotti, 17, 16122 Genova GE
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Tel +39010813677 – +39010814718 – +32486976743
Fax +39010873336
E-mail info@marescalex.com

MENO CINA, MENO GLOBALIZZAZIONE

Genova – Tan Chong Meng, ceo del gruppo PSA International, prevede che la pandemia di Covid-19 ridurrà l’attività degli operatori terminalistici globali per due – tre anni.

PSA International

Il ceo di PSA, multinazionale che gestisce anche il porto container di Genova-Pra’, ha detto che “dobbiamo essere preparati ad una recessione”. Un rimbalzo economico? “Può avvenire ma solo con aziende in salute, non è certo il caso adesso”. Tan sottolinea che in questi mesi “c’è stata una folle corsa al commercio online e alle piattaforme di lavoro virtuali, ma questo è riuscito solo a far andare avanti il ​​mondo con una marcia molto bassa”.

La ripresa per il commercio e le attività di PSA a livello globale richiederà anni, anziché mesi.

Il ceo di PSA prevede anche uno spostamento verso la regionalizzazione dei traffici e una minore dipendenza dalla Cina come centro di produzione.

“I produttori potrebbero concentrarsi maggiormente sulla regionalizzazione per abbreviare le catene di approvvigionamento, gestire le scorte in modo più efficace e raggiungere i mercati più rapidamente. Ciò potrebbe accelerare lo spostamento della produzione dalle tradizionali fabbriche globali come la Cina alle zone di produzione regionali”.

Romano Pisciotti: la pandemia ha reso palese la pericolosa concentrazione di approvvigionamenti da fonti quasi esclusive….i comuni cittadini hanno scoperto quanto il mondo dipende dalla produzione cinese.

Una pagina triste della marineria italiana

Era la mattina del 12 Aprile 1966, la Michelangelo stava procedendo verso New York con 745 passeggeri a bordo.

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Quel giorno si sviluppò una tempesta di enorme potenza, molte navi si trovarono in difficoltà, 5 marinai furono spazzati via dal ponte di coperta della nave da carico inglese Chuscal.

Erano circa le 10 del mattino quando un’onda anomala si presentò di fronte alla nave proprio nel momento più sfavorevole per essere affrontata.

Il comandante Giuseppe Soletti, alla sua ultima traversata, deviò verso sud dalla rotta standard, per evitare il centro della tempesta. Venne consigliato ai passeggeri di stare in cabina, per evitare di essere sbattuti per i corridoi. A bordo c’era anche lo scrittore tedesco Gunther Grass con la moglie, e l’ammiraglio Giurati, il presidente dell’Italia Navigazione.

Claudio Suttora, il Primo Ufficiale, racconta: “Le onde diventavano sempre più alte e violente, e proprio alla fine di un grande beccheggio ci siamo trovati davanti quell’onda enorme. La Michelangelo, che fino a quel moneto era stata in grado di risalire le onde, infilò dritta la prua in quell’enorme, spaventoso e insuperabile muro d’acqua… nessuno di noi si rese conto di cosa stesse per succedere, quell’onda ci si è formata davanti quasi all’improvviso… per fortuna l’urto non fu così forte da danneggiare anche il timone, così riuscimmo presto a rimettere la nave contro le onde”.

Claudio Cosulich, all’epoca vice comandante della Michelangelo, racconta:”Quando arrivò l’onda, non ero sul ponte di comando, un’onda precedente aveva scoperchiato una presa d’aria sul ponte di prua ed ero andato con quattro volontari a riparare il danno, per evitare che l’acqua entrasse. Avevamo appena finito e stavamo scendendo una scaletta sotto il ponte… cademmo tutti rovinosamente… fu come incassare in pieno una cannonata da 305 mm.”

L’onda scavalcò la prua alta circa 18 metri e sfondò le lamiere dalla parte frontale della nave, distanti più di 70 metri dalla cima della prua, e molti oblò spessi quasi 2 centimetri fin sul ponte di comando, a 25 metri dalla linea di galleggiamento.

Due passeggeri, che avevano la cabina nella parte colpita dall’onda, morirono quasi subito, un membro dell’equipaggio morì poco dopo. I feriti furono più di 50, 10 dei quali, gravi. Lo stesso Cosulich, che in seguito Cosulich divenne l’ultimo comandante della Michelangelo, riportò una serie di fratture al braccio sinistro.

Poco dopo l’incidente la Michelangelo venne raggiunta da una nave militare americana che fornì assistenza medica supplementare, mentre I medici della Michelangelo lavorarono ininterrottamente fino all’arrivo a New York.

A New York la Michelangelo si fermò 3 giorni per le riparazioni temporanee, consistenti nella copertura della parte colpita, mentre al ritorno in Italia venne adeguatamente riparata e rinforzata, sostituendo le lamiere della parte frontale, fatte in lega di alluminio, con lamiere di acciaio in modo da renderla più resistente in futuro. Lo stesso lavoro venne eseguito sulla Raffaello. Per diminuire il peso delle navi e ridurre il consumo di carburante, l’alluminio era infatti utilizzato per le sovrastrutture di molte navi moderne negli anni ’60, così dopo l’incidente della Michelangelo anche altre navi come il France e lo United States ebbero la parte frontale rinforzata in acciaio.

Questo fu l’unico grave incidente della storia della Michelangelo e più tardi sia la Michelangelo che la Raffaello superarono senza alcun danno una tempesta di eguale intensità.

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Facebook, dal post di Fausto Iacono:

Le Mitiche Navi Passeggeri (The Legendary Passenger Ships)

SEGUITE LA PAGINA!!!

Romano Pisciotti: sono stato imbarcato sulla gemella Raffaello. Ho conosciuto il Capitano Superiore di Lungo Corso Claudio Cosulich quando era al comando dell’AUGUSTUS ed io ero un giovane Allievo Ufficiale.

L’inferno americano

Una bella analisi di
Eugenio Palazzini
Negli USA a contare è solo la spietata realtà di un perpetuo Far West.
E questa ci dice, senza girarci troppo intorno, che negli Stati Uniti non si intravedono possibilità di integrazione e orizzonti di convivenza pacifica.
Il multiculturalismo americano è in realtà uno spietato multirazzismo dove domina il richiamo del sangue e dove si torna sempre al sangue. Back to blood, per dirla con Tom Wolf. E’ qui che l’appartenenza all’etnia si è sempre fatta ghetto, dove il miraggio di una simpatica Babilonia oscilla tra l’anelito di dorate supremazie e cavernicoli slum in cui sfogare la rabbia del presente.
Non c’è spazio per alcun sogno, ci si insozza della propria merda e si abbandona la speranza. Un girone dantesco che non prevede purgatori, si passa dall’inferno al paradiso consapevoli che li divide una sottile linea rosso sangue: nel ghetto tutto fa schifo ma è l’unico spazio dove si può contare qualcosa. Ne emerge un’unica certezza: di fronte a questa varietà umana, spesso avvilente, si distinguono per arrendevolezza i bianchi angloamericani, in preda al tramonto psicofisico (e metafisico) che campa di una rendita ormai lacera. Loro non riescono a rifugiarsi neppure nel ghetto. Senza più sangue, restano le menti sospese di Elvis, the Pelvis.
Romano Pisciotti: Il sogno americano è una leggenda !!

Cambiamenti

 La pandemia ha causato cambiamenti permanenti nel modo di vivere delle persone, nel modo in cui il governo serve i suoi cittadini e nel modo in cui operano le imprese. Le cose non saranno più le stesse, le fasi successive non ci riporterà dove eravamo prima.

Romano Pisciotti: …”è assai probabile che assisteremo ad un “cambiamento”, molti sono i dubbi per un cambiamento in meglio: cominceremo con una moria di piccole aziende, questo non sarà certo positivo; ci sarà un crollo del PIL e le Borse continueranno a premiare o castigare in base a interessi ben lontani dalla reale capacità delle società di produrre, vendere e creare tangibile ricchezza.

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I finanziamenti europei arriveranno, molto probabilmente, in ritardo e non saranno un regalo, malgrado la propaganda dei politicanti.

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Riusciremo a mettere l’uomo al centro dell’interesse della politica o continueremo a ragionare in base ai mercati?

uomo Cambiamenti Romano Pisciotti

Riusciremo a non peggiorare lo stato di salute del globo?

umanità Cambiamenti Romano Pisciotti

Riusciremo a limitare il potere dei monopoli sovranazionali?

globalizzazione Cambiamenti Romano Pisciotti

Riusciremo a gestire la globalizzazione in termini di ricerca e reale sviluppo o continueremo a globalizzare gl’interessi di pochi? Smetteremo di accrescere la ricchezza di alcuni paesi a discapito di altri?

Ritroveremo i valori, l’arte e la bellezza che hanno guidato l’umanità nei sui periodi, se pur brevi, migliori?

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Continueremo a premiare la frugalità e l’ignoranza o daremo spazio ai sogni migliori e alla cultura?

cultura Cambiamenti Romano Pisciotti

 

Saremo capaci di prevenire e annullare la prossima pandemia?”

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