The AMAZON trick/ Il trucchetto di AMAZON

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Bandiera Inglese e italiaa The AMAZON trick/ Il trucchetto di AMAZON Romano Pisciotti

Nel 2017 Amazon tenne tre giorni di incontri presso la sua sede centrale di Seattle con i rappresentanti di decine di brand di beni di consumo. A quel richiamo, numerosi marchi – alcuni molto famosi – risposero iniziando a vendere i loro prodotti attraverso le piattaforme di Amazon. Ma c’era un trucco, iniziato già nel 2009.

In quell’anno comparve infatti sul sito del gigante di Seattle una pila che mostrava un nuovo marchio: Amazon Basics. Si trattava del primo marchio di proprietà di Amazon. In pochi anni, le pile Amazon Basics hanno conquistato quasi un terzo delle vendite, superando Energizer e Duracell. Amazon non rilascia dati ufficiali sulle vendite dei prodotti dei marchi di proprietà, e così abbiamo provato ad analizzare il portafoglio di tali prodotti. I numeri sono sorprendenti: oltre 400 marchi che coprono venti categorie, per un totale di oltre 23mila prodotti.

È legittimo chiedersi il motivo per cui Amazon, da una parte, invita i brand a entrare nel suo store digitale e poi crea marchi per competere con quegli stessi brand. E la risposta a questa domanda è semplice. Quando qualcosa viene venduto su Amazon, chi è il proprietario dei dati? E chi possiede la relazione con il cliente? Se avete risposto “Amazon” a entrambe le domande, avete centrato la questione.

FONTE: Schermata 2021 10 09 alle 09.34.55 The AMAZON trick/ Il trucchetto di AMAZON Romano Pisciotti

In 2017, Amazon held three days of meetings at its Seattle headquarters with representatives from dozens of consumer goods brands. At that recall, numerous brands – some very famous – responded by starting to sell their products through Amazon’s platforms. But there was a trick, which began as early as 2009.

In fact, in that year a stack showing a new brand appeared on the Seattle giant’s website: Amazon Basics. It was the first brand owned by Amazon. In just a few years, Amazon Basics batteries have captured nearly a third of sales, surpassing Energizer and Duracell. Amazon does not release official data on the sales of the products of the proprietary brands, and so we tried to analyze the portfolio of those products. The numbers are surprising: over 400 brands covering twenty categories, for a total of over 23,000 products.

It is legitimate to ask why Amazon, on the one hand, invites brands to enter its digital store and then creates brands to compete with those same brands. And the answer to this question is simple. When something is sold on Amazon, who owns the data? And who owns the relationship with the customer? If you answered “Amazon” to both questions, you have got it right.

(Translation from the Italian edition: Romano Pisciotti)

BUSINESS & MARKETING

The most valuable brands 2018

 

The most valuable brands in the world are Apple, Google and Amazon according to the usual Interbrand annual report.

The Cupertino colossal in 2018 reached a value of 214 billion dollars. Apple and Google have occupied the first two places for six consecutive years, according to Interbrand’s Best Global Brands report, while Facebook slipped to the ninth after being the fastest growing brand for five years. Meanwhile, the brands that reached the top 100 in 2017 but were expelled this year are among others Tesla, Thomson Reuters, Moët & Chandon and Smirnoff.

logo apple 300x103 The most valuable brands 2018 Romano Pisciotti
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I brand di maggior valore al mondo sono Apple, Google e Amazon secondo il consueto rapporto annuale di Interbrand.

Il colosso di Cupertino nel 2018 ha toccato un valore di 214 miliardi di dollari. Apple e Google hanno occupato i primi due posti per sei anni consecutivi, secondo il rapporto Best Global Brands di Interbrand, mentre Facebook è scivolato al nono dopo essere stato il marchio in più rapida crescita da cinque anni. Nel frattempo i marchi che hanno raggiunto i primi 100 nel 2017 ma sono stati espulsi quest’anno, tra gli altri, Tesla, Thomson Reuters, Moët & Chandon e Smirnoff.

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