L’AUTO AFFONDA

La Classe A di Mercedes nacque sotto il disgraziato segno dell’alce; il marchio di Stoccarda fu costretto a esibirsi in capriole pubblicitarie per comprovare le nuove scelte tecniche e il conseguente miglioramento della tenuta di strada.
Per dimostrare la facilità di guida, il genio pubblicitario affidò i nuovi messaggi a chi aveva, nello stereotipo dell’epoca, meno abilità al volante: le donne!
Si diffuse l’idea che l’auto fosse adatta solo a signore imbranate e Mercedes dovette combattere, poi, lo scetticismo del genere maschile…ma il costruttore tedesco si era già trasformato in competitor generalista: i suoi modelli d’ingresso potevano elegantemente districarsi nel traffico cittadino o servire ai giovani manager rampanti per raggiungere il campo da golf. Le chiavi delle vetture blasonate passavano dalle mani di padri soddisfatti a quelle di figli…fortunati, come simbolo di un orgoglioso cambio generazionale.
Qualche cavallo in più nel motore e una manciata di teutonica elettronica, cancellarono l’idea che l’auto lussuosa fosse solo per panciuti commenda.

Ultimamente, a dimostrazione della percezione che i pubblicitari hanno del genere umano, in quasi tutte le pubblicità automobilistiche vediamo una donna al volante e, quando il passeggero è un uomo, quest’ultimo, sembra sorridere felice d’aver passato il “timone”…se il compagno di viaggio è anche coniuge lo si fa passare un po’ per scemotto, a favore della superiorità femminile.

Sono scesi in campo, o meglio sono saliti a bordo, anche teneri bimbi, ragazzini, giovanotti innamorati e, non potevano mancare, gli amici a quattro zampe.

Gli psico-pubblicitari hanno attenzione anche verso l’integrazione razziale: se, cinquant’anni fa, nessun concessionario Mercedes, negli USA, si sarebbe compiaciuto di vendere un’auto stellata ad un afro-americano, oggi, una folla multirazziale popola gli annunci di ogni brand automobilistico.

Gli spot, come loro natura, devono martellare lo spettatore senza tralasciare ogni possibile emozione, così i moderni caroselli sono diventati una passerella di auto “verdi” che sembrano aver perso l’abitudine di “bere”; abbiamo vetture intelligenti, auto per missioni impossibili o per le missioni al supermercato: tutte auto che ci porteranno lontano…se dotate di una chilometrica prolunga ombelicale collegata con una colonnina elettrica!!!!

La pubblicità, nel giro di pochi anni, si è adattata alle conquiste e tendenze che si sono affermate nella società, diventandone, in un certo senso, lo specchio: l’uguaglianza dei sessi, delle razze e la salvaguardia del Pianeta, ecc.

La cruda verità, dietro ai fantasiosi spot e le allettanti offerte di tutti i costruttori, ci racconta di un crollo delle vendite nel settore auto in tutta Europa, tale da non rendere sufficienti i vari aiuti Statali.

Il mondo dell’auto, forse per la paura della saturazione dei mercati tradizionali e la fretta di aggiungere nuove percentuali di vendita, ha sposato il peggio delle teorie della globalizzazione…facendo del male anche a se stesso.

Nel nostro paese non è solo crisi delle vendite dell’auto ma è crisi economica generale.

In Italia è venuto meno il primato tecnologico nel settore auto (se non per alcune eccellenze di piccole realtà) e, soprattutto, è venuto meno nelle maestranze, l’orgoglio d’essere parte del sistema produttivo di un marchio e del sistema Paese.
La delocalizzazione, l’abuso della cassa integrazione e i licenziamenti facili, il lavoro precario o interinale sono stati usati in modo così spregiudicato da minare i diritti costituzionali e i sogni di molti, nonché la soddisfazione dei bisogni per alcuni.
Non dimentichiamo che il successo della vecchia 500 fu decretato dalla capacità d’acquisto conquistata, dalle maestranze stesse, con la certezza del lavoro, la voglia di mobilità… percepita come libertà, della gente e del Paese. Si poteva firmare qualche cambiale al pensiero che il futuro sarebbe stato migliore.

Le idee di car sharing o dell’affitto dell’auto, possono ovviare a una momentanea crisi di mercato, sullo stimolo di un apparente cambiamento sociale di alcune fasce della popolazione, in realtà sono iniziative che spengono il “desiderio”, la distinzione nel possesso, l’idea di viaggiare nel proprio guscio…e la voglia di “farsi l’auto”.

L’assurda criminalizzazione del motore a combustione interna, oltre a decretare definitivamente la fine della supremazia tecnologica europea, espone le case automobilistiche a massicci investimenti in un settore che trova il suo successo solo nelle politiche Europee e negli aiuti di Stato: la rete per la ricarica delle batterie è a maglie ancore troppo larghe e le stazioni di servizio, per i tempi necessari al rifornimento, assomigliano più a sabbie mobili che alla piazzuola per il pit stop…senza contare che, tranne per costosissime e tecnologiche vetture, l’auto elettrica è ancora percepita come vettura scappata da un Luna Park.

I pubblicitari cercano di scavare nelle passioni e nelle aspirazioni dei potenziali clienti, ma l’impoverimento del portafoglio come la mancanza di fiducia nelle politiche comunitarie e, forse, nel futuro stesso del Paese, non possono essere scavalcate, nella mente dei potenziali acquirenti, dagli allegri inviti all’acquisto.

Il futuro prossimo si sta mostrando già peggiore del passato appena vissuto, speriamo non peggiore del passato remoto…o sarà un disastro, questo si senza distinzione di sesso o di razza e, ovviamente, senza rispetto per il Pianeta.

Che cosa inventeranno i pubblicitari per rappresentare lo specchio dei tempi?

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Romano Pisciotti

SOGNI A CAMBIALI

Scaldavamo il caffè rimasto nella “napoletana” e si sorseggiava seduti sullo sgabello, nella piccola cucina, dove si era fatto posto a quell’enorme frigorifero conquistato con qualche cambiale…come i tanti sogni per il futuro: stavamo uscendo dall’economia di guerra, anche se la vecchia tovaglia cerata, stesa sul tavolo, nascondeva ancora qualche vecchia bruciatura.

Abbiamo arredato la nuova cucina…all’americana, anzi, il design italico e le nostre fabbriche hanno conquistato il mondo con mobili ed elettrodomestici Made in ItalyAbbiamo vissuto il boom economico e attraversato qualche pesante congiuntura, abbiamo sconfitto i rigurgiti rivoluzionari, ci siamo attrezzati per le domeniche d’austerity, abbiamo goduto della “Milano da bere”, abbiamo lacrimato per nuove tasse e abbiamo aderito all’Unione Europea…certo, la storia del Paese è più complessa, ma sicuramente è stata così veloce da non coprire più di un paio di generazioni: abbiamo corso così tanto che la nostra ombra sembra rimasta a sorseggiarsi quel caffè riscaldato, mentre la nostra fantasia ha superato lo spazio, il tempo e, forse, anche la materia…vivendo nel virtuale. 

L’orologio del tempo sembra non battere più di pulsazioni atomiche: siamo stati svegliati dal ticchettio della vecchia sveglia che avevamo dimenticato tra le chincaglierie vintage, e l’atomo è tornato nei nostri incubi.

L’apparente successo della globalizzazione, senza leggi o limiti, ci ha portato a pensare che l’espansione dei mercati fosse come un gas libero o a ritenere che civiltà e popoli, usi e costumi, si adattassero come acqua nel recipiente destinato, a loro, dalla fantafinanza. 

Noi abbiamo pensato d’essere dalla parte dei giusti, come Brancaleone alle crociate, ma più guidati dal denaro che dalla fede, ci siamo forse permessi qualche azzardo di troppo…non solo economico e, nel tentativo d’estendere i confini del nostro universo, abbiamo sottovalutando le inevitabili frizioni con altri universi; frizioni anche più pericolose e drammatiche dei terremoti causati dalla deriva dei continenti.

Se è l’interesse economico, ancora sulla bocca dei cannoni, a far girare il mondo, significa che siamo rimasti tutti nel secolo scorso…non per nulla si parla, ancora oggi, di economia di guerra.

Romano Pisciotti

 

 

L’ARROGANZA DELLE IDEE

Quando frequentavo le scuole medie, un’era geologica fa, i mie genitori lavoravano entrambi, così, dopo la scuola, raggiungevo la vicina abitazione della nonna; presto fu chiaro ai miei che la troppa accondiscendenza della nonna non favoriva il tempo dello studio e decisero che, nel pomeriggio, avrei frequentato una specie di doposcuola presso l’abitazione di un anziano professore, già in pensione, che accoglieva, più per passione che per lucro, studenti di ogni età.

Ricordo bene quel grande salone, dove il professore assisteva ragazzi più grandi di me, passando dal greco per i liceali alla contabilità per i ragionieri…io, forse un po’ la mascotte del gruppo, mi limitavo a qualche semplice esercizio di grammatica e matematica.

 In quei pomeriggi non mancava nulla: dai bisticci del professore con la moglie, la quale vigilava sul numero di “Nazionali” spipazzate dal marito, alle incursioni del gattone di casa in cerca di coccole, agli affascinanti racconti di vita vissuta ai quali il professore, ogni tanto, si abbandonava.



Alcuni racconti mi sono rimasti nella mente e li ricordo bene, tra questi la drammatica narrazione della ritirata dell’Esercito Italiano dalla Russia, vissuta dal professore come giovane tenente.



Fortunatamente per i nostri soldati, l’incalzare dei Russi lanciati all’inseguimento delle colonne dell’Asse, appariva, nei racconti del professore, più devastante per i soldati tedeschi…anche se il gelo e la fame fecero anche peggio della vendetta russa.
 Ben vivo era il ricordo della provvidenziale e inaspettata accoglienza offerta al piccolo e isolato drappello di soldati italiani: la miseria di quelle poche case non fermò la pietà e i soldati furono rifocillati e riscaldati, più dal tenero senso cristiano che dal poverissimo (…e ben poco) cibo condiviso.



Negli anni ho aggiunto altri racconti e letture che hanno confermato esperienze simili vissute da molti dei nostri soldati.
 Forse anche per la devastazione fisica e morale subita, alcuni militi italiani, al primo contatto di ritrovata umanità, preferirono fermarsi in quei territori… come narrazioni cinematografiche hanno ulteriormente messo in scena, distaccandosi dal mito e dalle credenze sensoriali di spose rimaste sole in Italia.



Andando a ritroso nel tempo troviamo fatti storici e tendenze che hanno certamente plasmato legami tra il popolo italiano e quello russo, sin da prima che gli italiani si riconoscessero in una nazione e i russi nell’Unione Sovietica: i legami tra Genova e Venezia negli antichi commerci, le diplomazie, gli scambi culturali, l’amore per l’arte, la danza e l’opera… così via da secoli, sino alla nascita del più grande partito comunista dell’Occidente (PCI), alla FIAT 124 costruita in Russia e, con meno gloria ma intatto spirito, lo spopolare delle canzonette italiana nei paesi dell’Est. Persino la cortina di ferro fu meno impermeabile al gusto, alla bellezza e al commercio italico!



La storia rimane scritta più spesso sul ghiaccio che nella pietra e i fatti, come i misfatti, ci hanno portato ad alleanze molto lontane da quel primo riconoscimento del neonato Regno d’Italia da parte dell’Impero Russo (1862).


L’Italia fascista fu tra i principali acquirenti di petrolio sovietico tra il 1925 e il 1935, dimostrando come le differenze ideologiche non impedissero lo sviluppo di fruttuosi rapporti economici tra i due Paesi. Purtroppo il secondo conflitto mondiale portò l’Italia a combattere, con gli esiti di cui sopra, a fianco della Germania di Hitler contro l’URSS segnando il punto più basso delle relazioni tra Mosca e Roma, dopo il fallimento della possibile intesa con Stalin tentata da Mussolini, tra il 1939 e il 1941, per smarcarsi dal controllo tedesco.



Siamo lontani da quei tempi, siamo lontani anche dai tempi della Guerra Fredda, ma i carri armati russi hanno ripreso a rombare, muscolosi e aggressivi.



Sono anni che l’Unione Europea persegue l’estensione dei suoi confini a est, non sempre a beneficio dell’economia italiana, sicuramente perseguendo le dottrine dell’economia globale.
 L’economia cammina, troppo spesso, poggiando anche su esercizi di potenza militare, pratica ben sviluppata dagli USA nella nuova interpretazione dell’Impero e della Pax Romana.
 Forse l’Ucraina è stata illusa dal miraggio di nuove alleanze con promesse economiche e militari…forse le promesse erano una trappola per l’orso siberiano diventato troppo grasso… forse si è giocato d’azzardo pensando che in tutto il mondo esista un pensiero unico.



Subiremo il riflusso delle pesanti sanzioni applicate alla Russia, che lasceranno indenni gli Stati Uniti, ma questo è ancora un problema gestibile. Se continueremo a non vedere, in questa tragica vicenda, anche le responsabilità degli USA, dell’Europa e dello stesso Governo ucraino rischiamo di partire per una crociata…senza ritorno.



Caro vecchio professore, uomo buono e onesto, se un Dio esiste, ti avrà accolto malgrado qualche tua divergenza dalla pratica religiosa.
 Tu guidavi i tuoi allievi al ragionamento, senza fermarsi alle dottrine e alla propaganda o alle facili emozioni del momento. Oggi, qui, studiamo poco la storia e ancor meno la filosofia e il greco o il latino; oggi andiamo di corsa, anzi di fretta, e amiamo il precotto e il preconfezionato…anche per la comunicazione, il che non sarebbe del tutto una novità se i deficienti cognitivi non fossero diventati una pericolosa maggioranza.
 

Tu che hai vissuto la povertà e la carità, insegnavi l’umiltà…oggi dispersa nell’arroganza delle idee.

Romano Pisciotti

 

 

 

NON DORMITE SONNI TRANQUILLI

Contrariamente ai racconti TV l’esercito di Putin non è una banda di ragazzetti impreparati e la NATO, per il bene nostro, non dovrebbe scherzare con il fuoco.

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L’esercito Russo è considerato il secondo migliore al Mondo. Efficiente, preparato, con mezzi di altissima capacità tecnologica. Ma in Ucraina il generale Gerasimov ha portato carri vecchi, tanti soldati giovanissimi e non sta usando quasi affatto l’aviazione. L’operazione via terra allunga tempi e sconcerto, dolore e tante perdite anche tra i Russi. Perchè? Qual è il vero disegno di Putin?

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“Ci sono un sacco di cose che stanno facendo che lasciano perplessi”, ha detto Rob Lee, uno specialista militare russo presso il Foreign Policy Research Institute. Si pensava che all’inizio della guerra sarebbe stato richiesto “il massimo uso della forza”. “Perché ogni giorno che va avanti c’è un costo e il rischio aumenta. Se non lo stanno facendo è davvero difficile da spiegare per qualsiasi motivo realistico”.

Esperti militari hanno riscontrato prove di una mancanza di coordinamento dell’aviazione russa con le formazioni di truppe di terra, con più colonne di truppe russe inviate oltre la portata della propria copertura di difesa aerea. Ciò rende i soldati russi vulnerabili agli attacchi delle forze ucraine, compresi quelli equipaggiati di recente con droni turchi e missili anticarro statunitensi e britannici.

Le Forze Armate della Federazione russa, nate dalle ceneri delle Forze Armate sovietiche, vedono la luce nel 1992, e si compongono di reparti articolati e ben equipaggiati.

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In caso di guerra, la Russia può fare affidamento su un armamentario di ultimissima generazione. Oltre alle forze di terra pari a 1.350.000 uomini dispone di:

4.173 forze aerospaziali;
320 missili e 1.181 testate strategiche;
605 forze navali;
12.420 carri armati.

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I carri armati russi, i T-90, sono considerati i mezzi blindati più potenti e forti al mondo. 

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Non da meno i mille nuovi aerei in dotazione, i SU-35S che sono stati mandati in parte in Bielorussia per le esercitazioni militari congiunte.

Ad oggi, il 92% dei piloti e il 62% dei militari della Marina ha precedenti esperienze in teatri di guerra.

WALL STREET ITALIA

Presentato da Romano Pisciotti

ASPETTANDO LA PROSSIMA App

E’ noto che molti piccoli imprenditori hanno basato il loro successo su singole peculiarità, intuito o fiuto per gli affari, com’è altrettanto noto che le piccole e medie imprese, in molti casi, non attraversano un periodo florido, anzi, molte rischiano di passare da “difficoltà” a “chiusura”…..hanno esaurito idee e fiuto?…..o forse qualcuno ha avuto un’idea migliore o globale?!

La globalizzazione ha creato molte illusioni e, purtroppo, molte delusioni: le aziende che hanno pensato di poter abbattere le frontiere raggiungendo, grazie alla visibilità offerta da internet, ricchi mercati inesplorati o nuovi clienti, si sono accorte che un sito web non basta più e neppure la presenza sui social garantisce prodigiose  “messi” di clienti.

La global economy sta portando alla migrazione dell’economia produttiva verso luoghi esotici e la finanziarizzazione dell’impresa tradizionale ha abbattuto confini e barriere, senza rispetto sociale e senza impegni territoriali come tasse e sindacati.

Non abbiamo applaudito al concetto dell’e-commerce per vedere migliaia di poveri cristi pedalare per pochi euro o per essere circondati da furgoni che sembrano aver sostituito la slitta di Babbo Natale, con la differenza che la slitta magica non blocca la viabilità con posteggi funamboleschi!

Rischiamo di perdere la bussola negando che l’impresa e l’imprenditore operano non solo “nel” paese, ma anche “per” il paese.

Brutti scenari per le piccole e medie imprese che, nel tentativo di sopravvivere, si vedono costrette a garantire prezzi e tempi di consegne allucinanti ai giganti del web. Albergatori che, rincorrendo la visibilità, si sono ritrovati a pagare un “pizzo” spropositato ad App che stanno, in pratica, monopolizzato il web.

Il cambiamento in atto non sembra portatore di benessere: non siamo davanti all’evoluzione di carrozze in treni e automobili (processo sempre portato ad esempio per giustificare parte dell’attuale progresso), ma all’accaparramento monopolistico economico-finanziario del mercato. 

Quando i giganti avranno ottenuto il monopolio commerciale globale, neppure gli utenti finali (clienti) saranno contenti di comprare oggetti o servizi imposti a prezzi che non saranno più a low cost o, se tali, saranno d’infima qualità, unico standard al quale la globalizzazione ci sta lentamente abituando.

Neppure le aziende del nord-est padano (eccellenze della meccanica), entrate nel circuito tedesco, possono stare tranquille: il legame teutonico assomiglierà sempre più a un guinzaglio, se non addirittura a un nodo scorsoio. 

Troppo tardi per reagire?

Non penso…

…a patto che le medie e piccole imprese riescano, senza perdere le loro peculiarità, a fare squadra in gruppi di produttori: unendo i canali di vendita, fare rete con associazioni tra aziende che possano condividere esperienze e futuro. 

Unire gli sforzi qualitativi, far fronte per nuovi investimenti, raffreddare la concorrenza, ridurre i costi con acquisti comuni, ecc…cooperare significa compensare i vantaggi delle grandi aziende!

So bene quanto sia difficile per il classico imprenditore italiano “aprire” la propria azienda, ma l’alternativa non sarà felice…sciogliendosi nella prossima App o affrontando, solo, la tempesta.

Vizi e difetti della piccola impresa, magari alle prese anche con il cambio generazionale, devono essere rimossi trovando soluzioni competitive per continuare a valorizzare i pregi dell’impronta famigliare…e, nel caso, ricorrendo a esperti e coordinatori esterni per nuove alleanze.

Romano Pisciotti

Industrial & Business Management

Romano 1953 225x300 ASPETTANDO LA PROSSIMA App Romano Pisciotti
Romano Pisciotti

Info: italmotor@gmail.com

 

AG & Partners srl:

 

PROCESSO DI PIANIFICAZIONE E MONITORAGGIO GESTIONALE

ERRORI NELLA REALTÀ DI PICCOLE E MEDIE AZIENDE

BUDGET ANALITICO

CONCETTO DI SOSTENIBILITÀ 

RICLASSIFICAZIONE DI BILANCIO

IL BILANCIO SOSTENIBILE

IL BILANCIO COME STRUMENTO DI MARKETING

ANALISI DI RENDIMENTO DELLA SOCIETÀ PER IL PASSAGGIO GENERAZIONALE

 

 

BUDGET E DINTORNI

Testa sotto i banchi, come a scuola, quando il Capo inizia a parlare di budget. 

Nel periodo nel quale ancora vivono i ricordi delle vacanze estive e già si pensa all’organizzazione dì quelle natalizie, nell’ufficio di Fantozzi iniziano a circolare questionari sull’andamento delle vendite. Il Capufficio, calorosamente spronato dall’Altissimo, cerca la vittima a cui assegnare il compito di preparare il “calendario dell’Avvento”: le prime finestrelle occupate da qualche numero relativo all’andamento dell’anno in corso e il gran finale con la nascita di sogni e promesse…i Re Magi porteranno oro e incenso per celebrare i desideri degli azionisti.

Nell’ufficio immaginario popolato dai personaggi fantozziani Il budget scade ad un compito da sbrigare, senza farsi distrarre dagli impegni quotidiani, alimentando le migliori aspettative per l’anno a venire: quasi un fastidioso rito da levarsi dai piedi velocemente!

Dove il budget sembra essere una cosa seria, da fine settembre piovono mail con infiniti fogli Excel: elenchi di paesi e prodotti che ogni Business Units o reparto deve allineare al pensiero dì chi ha elaborato elenchi e questionari…inizia così la quadratura del cerchio: prodotti, mercati, canali di vendita, stagionalità, triangoli e rettangoli, tutti spremuti in elaborati che ben poco colgono delle informazioni necessarie per fare da trampolino alle previsioni, quest’ultime sciorinate in altri mastodontici fogli elettronici, ben illustrati con grafici e statistiche; così accade che se un grossista indipendente con sede in Olanda ha acquistato, ad esempio, tremila stampanti nell’anno in corso, poi distribuite tra Nigeria e Zimbabwe, si classificherà l’Olanda come il paese con maggior potenzialità di sviluppo dove concentrare gli sforzi maggiori nell’anno di budget, delineando una crescita completamente avulsa dalla realtà’ che non individua il reale potenziale dei mercati di destinazione dei prodotti e, tanto meno, verranno individuate le ragioni dell’anomalo picco dì vendite (politiche governativi o aiuti dì Stato o crescita del potere d’acquisto della classe media, difficoltà della concorrenza, ecc..). Purtroppo la Nigeria e lo Zimbabwe, non essendo stati elencati nel foglio Excel distribuito, si trasformano in un’occasione mancata per una corretta analisi dei mercati e loro potenziale. Forse questo è un caso limite o un approccio giustificato da altri fattori, ma evidenzia la distanza, non così’ rara, tra i report dì budget e la realtà.

Anche se i “reportisti” sono più attenti e gli elaborati meglio formalizzati, spesso non viene meno la pessima abitudine, nei “papiri” del budget, di non analizzare a fondo i plus che hanno portato risultati sopra le aspettative o ancor peggio e più frequentemente, non si analizzano i risultati negativi, spesso addossando solo a fattori esterni (andamento del mercato, congiunture e…cataclismi…) il mancato raggiungimento degli obbiettivi. La mancanza d’investimenti, la mancanza di personale e altre “mancanze” sono spesso usate come scuse a “scarico barile.” Situazioni reali possono effettivamente influenzare il risultato, molte delle quali non sono state valutate o prese in considerazione al tempo della elaborazione del budget.

Il budget, prima d’essere programmazione e scelta organizzativa, è analisi dell’azienda e del mercato che porta a scelte di visione e vantaggi competitivi; il periodo di elaborazione del budget è il momento per una collegiale individuazione di criticità.

Dalla conoscenza delle variabili di mercato e il loro impatto sui costi aziendali nascono nuove tattiche e obiettivi che si devono rispecchiare nel budget.

Occorre leggere, nell’evoluzione storica del mercato e dell’azienda, il futuro posizionamento dell’azienda e adeguarne le scelte valutando le risorse.

Oggi anche l’impatto ambientale delle attività o i benefici derivanti da scelte “green”, devono essere presi in considerazione.

È necessario un approccio al budget come strumento organizzativo e di successivo controllo.

Il budget è un elemento che richiede impegno dì tutti i reparti aziendali, per questo è necessario individuare un responsabile per la raccolta e l’analisi delle informazioni e dare responsabilità ai vari reparti. 

Una buona scelta è affidarsi a un esperto esterno ed indipendente per accompagnare l’azienda nella stesura del budget.

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti 253x300 BUDGET E DINTORNI Romano Pisciotti
R.P.

Info: italmotor@gmail.com

 

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PROCESSO DI PIANIFICAZIONE E MONITORAGGIO GESTIONALE

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“Time is money, the saying goes, and lots of it gets lost in disorganization”

 

 

 

Green Reputation

Non solo le grandi aziende oggi puntano alla sostenibilità come focus di pianificazione di asset e strategie d’investimento, tanto da poter riclassificare il bilancio.

VERDE 300x197 Green Reputation Romano Pisciotti

La sostenibilità oggi rappresenta un elemento chiave per le aziende e racchiude molteplici vantaggi:

Incremento del valore della marca e sviluppo di vantaggi competitivi

Accedere a nuovi mercati o nicchie di mercato legate alla sostenibilità

Accedere a nuove forme di capitali e modelli di business

Minimizzazione dei rischi

Aumento della produttività e riduzione dei costi

Attrazione e mantenimento delle risorse umane

 

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

Rome logo Green Reputation Romano Pisciotti

Romano Pisciotti:

Romano Pisciotti 253x300 Green Reputation Romano Pisciotti

After an important experience as a naval officer, Romano worked on behalf of important international companies (Pirelli, for example) in Italy (his country of origin), Argentina, Brazil, Egypt and Nigeria with full responsibility, in a managerial position.

He actively participated in the start up of new operating units in Italy and abroad;

has been fully involved in the restructuring of companies and the increase in commercial activities. In his various experiences, Romano has led multi-ethnic work teams even in stressful environments.

He lived for over five years in Nigeria, where he had relevant experience as general manager of large industrial groups and in logistics; the current activities still tie him to Africa, in Lagos, as responsible for the development of new strategies in Nigeria for the IVECO, heavy vehicles company.

Romano has never neglected professional updating by continuously following courses at qualified universities.

info: italmotor@gmail.com

 

 

IL BUCO…DELL’IDROGENO

Quando si parla di auto elettriche ed in generale di mobilità del futuro, spesso i detrattori usano come argomento le auto a idrogeno. Facciamo una premessa. Con auto a idrogeno si indicano generalmente le vetture fuel cell, ovvero che fanno uso di una cella a combustibile, alimentata a idrogeno, per produrre energia elettrica, che poi a sua volta mette in funzione un normale motore elettrico, molto simile a quelle delle auto elettriche.

Le due auto fuel cell (FCEV) più conosciute sono la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai, con quest’ultima che in particolare è stata per molto tempo il simbolo di questa tecnologia. Pur essendo le uniche due scelte ad oggi in vendita, le unità vendute si contano spesso su un mano, al massimo due, a testimoniare la totale mancanza di domanda.

Il motivo che spesso viene citato come principale causa del fallimento è la mancanza di stazioni di rifornimento. Emblematico è il caso italiano, con una sola stazione a Bolzano, ma anche nei Paesi dove si è lavorato di più, come nel Regno Unito, le stazioni sono pochissime (14 in UK). Di conseguenza il pubblico fatica a prenderle in considerazione, e non sembra che le cose possano migliorare in breve tempo. Le stazioni di rifornimento di idrogeno costano milioni di euro, e non è affatto vero che sia così facile convertire i normali distributori di carburante. Senza considerare che tale rete distributiva necessiterebbe poi di produzione e trasporto del prezioso gas, altre due condizioni fortemente limitanti.

Cosa resta dunque per l’idrogeno?

Il fallimento delle auto a idrogeno

 

Presentato da ITALMOTOR (Romano Pisciotti)

 

PUZZLE & BUSINESS

Bandiera Inglese e italiaa PUZZLE & BUSINESS Romano Pisciotti

(Free translation follows)

“Mio figlio me lo ha spiegato bene: per essere bravo nei puzzle devi avere una strategia, cercare il posto del pezzetto nella zona dove c’è il colore simile. Così fai prima.

Schermata 2022 01 25 alle 10.03.24 300x198 PUZZLE & BUSINESS Romano Pisciotti
L’ha fatta semplice, come i ragazzini, cercando un metodo in qualcosa che sembra essere molto complicato.
Semplice ma non banale, partendo dall’analisi del contesto.
Non ci sono ricette giuste o sbagliate, o meglio, soluzioni giuste possono essere inapplicabili se non si tiene in considerazione il dove, come e da chi vengono praticate.
In generale il business, per qualsiasi campo di applicazione, ha delle regole, degli strumenti, delle metodiche molto simili tra i diversi player, campi di competizione che, per quanto globali, sono gli stessi, regole e leggi comuni, chi scappa viene subito ripreso e la tecnologia è ormai un prodotto che si compra a scaffale.
Stesso numero di pezzi, stessi soggetti, stesso materiale, mescolati allo stesso modo, chi terminerà per primo il puzzle?
Chi ha un metodo semplice e reale, strutturato e replicabile, chi guarda il pezzetto senza perdere d’occhio l’insieme, chi ha ben chiaro il contesto.”

Mario Verna

Presentato da Romano Pisciotti

FREE TRANSLATION:

My son explained it to me well: to be good at puzzles you must have a strategy, look for the place of the piece in the area where there is a similar color. So do it first.

He made it simple, like kids, looking for a method in something that seems to be very complicated.
Simple but not trivial, starting from the analysis of the context.
There are no right or wrong recipes, or rather, right solutions can be inapplicable if you don’t take into consideration where, how and by whom they are practiced.
In general, the business, for any field of application, has rules, tools, methods that are very similar between the different players, fields of competition that, although global, are the same, common rules and laws, those who run away are immediately caught and technology is now a product that can be bought on the shelf.
Same number of pieces, same subjects, same material, mixed in the same way, who will finish the puzzle first?
Who has a simple and real, structured and replicable method, who looks at the piece without losing sight of the whole, who has a clear context.

italmotor@gmail.com

Ferrari Daytona SP3

The Ferrari Daytona SP3 sports a naturally-aspirated V12, mid-rear-mounted in typical racing car style. Undisputedly the most iconic of all Maranello’s engines, this power unit delivers 840 horsepower – making it the most powerful engine ever built by Ferrari – along with 697 Nm of torque and maximum revs of 9500 rpm. The chassis is built entirely from composite materials using Formula 1 technologies that have not been seen in a road car since the la Ferrari, Maranello’s last supercar. The seat is an integral part of the chassis to reduce weight and guarantee the driver a driving position similar to that of a competition car.

Presented by Romano Pisciotti