LO STRETTO DELLA PAURA

Soffocato tra le terre

c’è quel collo di mare,

sabbioso e conteso,

dove il naviglio scivola

tra secche e relitti,

dove piove umana follia.

La finanza brinda

con petrolio e champagne:

non è ostaggio…

gli equipaggi sì,

della paura

e della lontananza.

E noi

solo a domandarci

quanto costa il gasolio.

Romano Pisciotti

5 commenti su “LO STRETTO DELLA PAURA”

  1. Caro Romano , ho ormai rinunciato a spiegare le difficoltà che affronta chi va per mare . Non è per superbia o isolazionismo , è una constatazione . Nell’immaginario collettivo il marittimo ha una donna in ogni porto . Tutti parlano della guerra in medio oriente con dovizia di particolari sullo stretto di Hormuz , giustamente ! Nessuno che si sofferma sulle difficoltà per circa 3000 navi (così dicono) ad approvvigionarsi di viveri acqua carburante che , con il prolungarsi del conflitto , inevitabilmente si esauriranno . Anche questo è un aspetto del conflitto se pur marginale e fortunatamente non cruento.

  2. Ho ormai smesso di spiegare, a chi mi sta vicino, quanto sia difficile la vita per chi va per mare . La mia non è superbia o isolazionismo , è una semplice constatazione. Nell’immaginario collettivo il marinaio ha una donna in ogni porto , beato lui ! Oggi , in questa sciagurata guerra , nessuno si sofferma sul problema che hanno e avranno le 3000 navi ferme nel golfo ( così dicono ) riguardo al approvvigionamento di acqua , alimentari ,carburante se il conflitto dovesse prolungarsi come tutto purtroppo lascia presagire ne quando gli equipaggi potranno fare ritorno a casa . Tutte cose necessarie agli equipaggi e alle navi per mantenersi . Per carità c’è chi sta molto peggio .Il presidente americano si stupisce che le navi ( quindi gli equipaggi) non hanno le palle per transitare lo stretto di Hormuz . Credo che prima della guerra non sapesse neanche dove fosse . Se ti ricordi quando navigavamo nel nostro cedolino paga era prevista una voce ‘ indennizzo mine ‘ retaggio della seconda guerra mondiale

    1. Carissimo Mauro,

      Marittimi. Non è una brutta definizione della gente di mare, anche se suona un po’ riduttiva. Forse naviganti sarebbe più nobile.

      Eppure sui cedolini paga c’era scritto “lavoratore stagionale”… come chi raccoglie le olive.

      Non male per un popolo di santi, poeti e navigatori. Oggi celebriamo solo i santi… e non so ancora per quanto.

      Abbiamo abolito il Ministero della Marina Mercantile e da qualche anno anche la Patente di Capitano di Lungo Corso.

      La formazione degli ufficiali è diventata una pagliacciata, malgrado la roboante — almeno nel nome — Accademia del Mare.

      Una bella discesa dallo storico Regio Liceo Nautico.

      Io avevo scelto il mare per passione. Ho smesso quando non mi sono più sentito un marittimo ma un galleggiante.

      Rimpiango quegli anni, ma sono sbarcato prima che burocrazia, tecnologia e ignoranza prendessero il comando.

      Non volevo diventare un tranviere del mare continuando però a pagare i sacrifici del marittimo.

      La gente pensa alle crociere. Poi basta che si chiuda Suez, Hormuz o qualche altro collo di bottiglia e improvvisamente scopre che il proprio benessere viaggia nelle cisterne e nei container.

      Si protesta per il prezzo della benzina. Ma quasi nessuno pensa agli uomini che quel benessere lo portano a destinazione.

      Il mondo vive di mare.
      Solo i marittimi lo sanno.

      Un abbraccio,
      Romano

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