IL FANGO DI CAMPO ALEGRE

Il fango di Campo Alegre

entrava nelle baracche;

mosche, puttane e marinai,

la squallida fauna

del famoso postribolo:

roba per marinai affamati.

Non ho avuto

il coraggio di sfiorarti,

ragazza senza nome,

in quello squallore

che ti aveva accecato il cuore

e spento il mio desiderio;

il profumo da due soldi

non copriva la disperazione

né le angosce dell’anima.

Ti ho aiutata

a rinnovare l’acqua del secchio;

non ti avrebbero salvata

i soldi che ti ho lasciato.

Me ne sono andato

schifandomi del mio pensiero

e di quella tratta.

 

Romano Pisciotti

GELOSA DELLA LUNA

La sequoia gigante

attraversa venti secoli

senza muoversi

da dove è nata,

schivando fulmini

e boscaioli;

forse la spessa corteccia

conosce il mondo

dialogando con la terra

o accogliendo uccelli,

insetti e mammiferi cantastorie;

porta forse i segni

di eventi lontani

ed è testimone di drammi

e grandi gioie

del mondo intero.

Forse la luna intrigante,

accarezzando le alte chiome,

racconta alla centenaria

fatti e misfatti.

Una vita a piantar radici

senza vedere altri orizzonti,

altri odori, altri colori…

forse vorrebbe

una vita diversa.

Romano Pisciotti

LO STRETTO DELLA PAURA

Soffocato tra le terre

c’è quel collo di mare,

sabbioso e conteso,

dove il naviglio scivola

tra secche e relitti,

dove piove umana follia.

La finanza brinda

con petrolio e champagne:

non è ostaggio…

gli equipaggi sì,

della paura

e della lontananza.

E noi

solo a domandarci

quanto costa il gasolio.

Romano Pisciotti