Caro nipote,
mi hai chiesto della guerra, delle navi e degli eroi. La tua curiosità si è spenta quando hai scoperto che io “facevo fumo”: io non ero in torre con artiglieri e mitraglieri, ma in disparte, senza l’onore della battaglia.
Il tuo sorriso si è appassito, quasi a rimproverarmi d’essermi imboscato! Il mio racconto non aveva la gloria del fuoco o il sapore della battaglia: ho risentito lo scherno di qualche marinaio che mi canzonava, mentre mi rannicchiavo tra valvole e pomelli.
Carissimo nipote, la guerra è brutta cosa, e in mare c’e muro di ferro contro muro di ferro, bordata contro bordata…paura contro paura; c’è solo qualche centimetro d’acciaio tra la vita e la morte, c’è solo un po’ di fortuna o la scarsa mira di un nemico accecato dai lampi del fuoco.
Pensa ad una pioggia pesante come una montagna che solleva il mare in colonne spumeggianti che si avvicinano, come un branco di lupi nella rincorsa della preda! Pensa a quei minuti, alla risposta dei nostri cannoni, al tremare dello scafo…pensa al morso di un drago che, tra boato e fuoco, divora un’intera torre sopra le urla di tanti sfortunati; pensa alle grida di dolore e agli ordini concitati.
Si vira di bordo: la nave s’abbatte e il mare è già pronto ad accogliere anime e ferro.
Le caldaie tuonano e la nave s’inchina a dritta e poi a babordo, mentre molti già pregano.
Lo scafo si solleva, forse retto dalla mano di Dio.
La balena sanguinante fugge, ma il destino non ha finito di colpire…come le bordate del nemico!
Arriva l’ordine: “Fare fumo”…è un urlo!
Io, con il cuore a mille, eseguo la manovra orchestrando leve e valvole: subito s’alza un muro bianco, più denso della nebbia…più sperato dell’abbraccio di una madre.
Il fumo dell’ultima speranza che toglie la vista ai cannoni che s’accingevano al facile banchetto!
Il fumo implorato dai marinai delle torri, dei casseri e di tutti i ponti, avvolge tutto e tutti, coprendo la manovra di fuga verso la salvezza.
Persa la battaglia, si sono salvate tante vite e la nave ci ha riportato in acque tranquille sino a casa.
Quello è stato il mio momento, se non di gloria, sicuramente di speranza per tutti…quello era il mio compito e ho fatto il mio dovere!
Romano Pisciotti
(…Interpretando il racconto di un amico)
Un muro di fumo sull’acqua
Questa cortina fumogena è stata utilizzata durante la seconda guerra mondiale per nascondere le navi militari durante la battaglia.
Il tetracloruro di titanio, un liquido corrosivo incolore e non infiammabile, a contatto con l’aria umida si idrolizza rapidamente, producendo una sostanza gassosa densa e bianca, costituita da goccioline di acido cloridrico e particelle di ossicloruro di titanio.