IL FANGO DI CAMPO ALEGRE

Il fango di Campo Alegre

entrava nelle baracche;

mosche, puttane e marinai,

la squallida fauna

del famoso postribolo:

roba per marinai affamati.

Non ho avuto

il coraggio di sfiorarti,

ragazza senza nome,

in quello squallore

che ti aveva accecato il cuore

e spento il mio desiderio;

il profumo da due soldi

non copriva la disperazione

né le angosce dell’anima.

Ti ho aiutata

a rinnovare l’acqua del secchio;

non ti avrebbero salvata

i soldi che ti ho lasciato.

Me ne sono andato

schifandomi del mio pensiero

e di quella tratta.

 

Romano Pisciotti

LO STRETTO DELLA PAURA

Soffocato tra le terre

c’è quel collo di mare,

sabbioso e conteso,

dove il naviglio scivola

tra secche e relitti,

dove piove umana follia.

La finanza brinda

con petrolio e champagne:

non è ostaggio…

gli equipaggi sì,

della paura

e della lontananza.

E noi

solo a domandarci

quanto costa il gasolio.

Romano Pisciotti

ORGOGLIO E SOBRIETÀ

Quella divisa bianca

nel sole d’agosto

vestiva la nostra gioventù

e i nostri sogni.

Noi, orgogliosi

di quella fascia blu,

segno d’autorità e vigilanza,

abbiamo compiuto,

con sobrietà e dedizione,

il nostro dovere.

La sciabola del comando,

simbolo di responsabilità

e fedeltà al giuramento,

ci legava al dovere

di combattere per la bandiera

e per i valori che ardevano

nei nostri cuori caldi.

Oggi, senza stanchezza,

ricordiamo il candore

di una divisa

che per sempre

ci ha vestito l’anima.

 

Romano Pisciotti

L’ABBRACCIO DELLA SPERANZA

Caro nipote,

mi hai chiesto della guerra, delle navi e degli eroi. La tua curiosità si è spenta  quando hai scoperto che io “facevo fumo”: io non ero in torre con artiglieri e mitraglieri, ma in disparte, senza l’onore della battaglia.

Il tuo sorriso si è appassito, quasi a rimproverarmi d’essermi imboscato! Il mio racconto non aveva la gloria del fuoco o il sapore della battaglia: ho risentito lo scherno di qualche marinaio che mi canzonava, mentre mi rannicchiavo tra valvole e pomelli.

Carissimo nipote, la guerra è brutta cosa, e in mare c’e muro di ferro contro muro di ferro, bordata contro bordata…paura contro paura; c’è solo qualche centimetro d’acciaio tra la vita e la morte, c’è solo un po’ di fortuna o la scarsa mira di un nemico accecato dai lampi del fuoco.

Pensa ad una pioggia pesante come una montagna che solleva il mare in colonne spumeggianti che si avvicinano, come un branco di lupi nella rincorsa della preda! Pensa a quei minuti, alla risposta dei nostri cannoni, al tremare dello scafo…pensa al morso di un drago che, tra boato e fuoco, divora un’intera torre sopra le urla di tanti sfortunati; pensa alle grida di dolore e agli ordini concitati.

Si vira di bordo: la nave s’abbatte e il mare è già pronto ad accogliere anime e ferro.

Le caldaie tuonano e la nave s’inchina a dritta e poi a babordo, mentre molti già pregano.

Lo scafo si solleva, forse retto dalla mano di Dio.

La balena sanguinante fugge, ma il destino non ha finito di colpire…come le bordate del nemico!

Arriva l’ordine: “Fare fumo”…è un urlo!

Io, con il cuore a mille, eseguo la manovra orchestrando leve e valvole: subito s’alza un muro bianco, più denso della nebbia…più sperato dell’abbraccio di una madre.

Il fumo dell’ultima speranza che toglie la vista ai cannoni che s’accingevano al facile banchetto!

Il fumo implorato dai marinai delle torri, dei casseri e di tutti i ponti, avvolge tutto e tutti, coprendo la manovra di fuga verso la salvezza.

Persa la battaglia, si sono salvate tante vite e la nave ci ha riportato in acque tranquille sino a casa.

Quello è stato il mio momento, se non di gloria, sicuramente di speranza per tutti…quello era il mio compito e ho fatto il mio dovere!

Romano Pisciotti

(…Interpretando il racconto di un amico)

Un muro di fumo sull’acqua

Questa cortina fumogena è stata utilizzata durante la seconda guerra mondiale per nascondere le navi militari durante la battaglia.

Il tetracloruro di titanio, un liquido corrosivo incolore e non infiammabile, a contatto con l’aria umida si idrolizza rapidamente, producendo una sostanza gassosa densa e bianca, costituita da goccioline di acido cloridrico e particelle di ossicloruro di titanio.

TRAPPOLA MORTALE

Il mare calmo

ha già inghiottito

la notte,

incurante dell’eterno

che non lo tocca,

sembra dormire

sazio di tormenti;

il suo alito marcio

sale a un cielo

troppo sbiadito d’azzurro

e il caldo feroce

scioglie le onde

in un respiro lento

che muore tra le vele

già vuote.

Il silenzio dei pensieri

è oramai padrone

dell’incauto vascello

che ha consumato

vento e fortuna

dove il tempo

è solo presagio

dell’imminente fine.

 

Romano Pisciotti

LA CASA D’ACCIAIO

Nel tramonto

smunto arancione

si spegne

l’azzurro del mare,

il cuore si fa triste

quando il sole

è sotto l’orizzonte

e i ricordi s’accendono

con le stelle.

È l’ora

della fragilità dell’uomo

e della forza dell’acciaio

già custode

di sogni e pensieri

di tanti marinai

e della memoria

di molte tempeste.

La nave scivola

nel nuovo buio

portandosi paure

e speranze

di chi affida a Dio

e al buon acciaio,

la propria vita.

 

Romano Pisciotti

GIGLI DI MARE

Gocce cadute dal cielo,

come racconta il mito,

semi leggeri

portati dalle onde

su rive sabbiose

dove sboccia

il candore della bellezza:

profumo

nelle dune inospitali

del mediterraneo.

Forse nostalgie di marinai,

pensieri lontani

che tornano

sulle amate terre lasciate.

Forse sogni affidati al mare

per crescere nell’impossibile

o lacrime di cuori

di chi non è tornato.

Fiori urticanti

che portano il dolore

dei combattenti in mare

che avete dimenticato.

Romano Pisciotti

(10 giugno, festa della Marina Militare)

Giglio di mare: fiore meraviglia della natura, bianco e con una forma dei petali che ricorda le bellissime orchidee. Fiore che produce una capsula contenente molti semi di colore nero. Il vero seme è situato all’interno di una massa sugherosa e leggerissima, che permette il galleggiamento del seme come se avesse un salvagente. Le onde e le correnti portano i semi anche in terre lontanissime.

La bellezza e rarità rendono questo fiore un simbolo della biodiversità costiera italiana, ma nasconde delle insidie, in quanto velenoso: può causare irritazioni e ustioni cutanee.