ALL’ANCORA

La nave all’ancora,

incatenata di prua,

s’inchina al vento.

Senza pennacchi

né borbottii,

a macchine spente,

nella calura del Golfo

soffia lo shamal

e cade sabbia

sul ferro

che già brucia.

Uomini segnati

dal viaggio

e dal sole

cercano ristoro,

affidando i pensieri

a una birra gelata,

mentre la pancia vuota

della nave

attende il pasto

caldo e nero.

Romano Pisciotti

PASSAGGIO A NORD-OVEST

L’orso smagrito e smarrito

era poco interessato

all’ombra nera

che attraversava

il passaggio a Nord-Ovest.

Era preoccupato

per la sua tavoletta di ghiaccio,

sempre meno galleggiante

e sempre più lontana

dalle già scarse prede.

La volpe artica,

impaurita

nell’inadeguato manto bianco,

annusava

sconosciuti cambiamenti

e combattimenti.

Quella remota ghiacciaia

si stava facendo piccola

per orsi e volpi,

ma grande

per generali e petrolieri

pronti alla rinnovata spedizione

della volpe…

del deserto.

 

Romano Pisciotti

IMMERSIONE RAPIDA

Fuori da questo ferro

c’è un mondo

che non posso vedere,

un mondo vivo

popolato e cangiante

ma non accogliente:

per noi

sarebbe solo morte.

Tutto si fa silenzio,

anche il respiro,

forse

il nemico perderà la caccia

contro il silenzio,

forse

sentirà i nostri cuori,

riconoscerà la nostra paura

mescolata nella sua

e colpirà…

anche se uno solo

è il Dio che invochiamo!

Romano Pisciotti

LA SPERANZA

Quando il cielo nero

schiaccia il mare

e i fulmini

spaventano il cuore,

dando luce

ai mostri marini

che abitano l’anima,

i marinai

stringono il vento,

affrontando di prua

la paura e la tempesta.

Il coraggio tra le mani,

una preghiera sulle labbra

e qualche scaramanzia.

Il cuoco veglia

la fiamma nel focone:

la speranza nel domani

è una minestra calda!

Romano Pisciotti

LA MIA VECCHIA ARCA

Ho costruito una nave

che non esiste,

ma il peso del suo ferro

e dei suoi sogni

è una poesia leggera sul mare,

forte

più delle rabbie di Poseidone.

Una nave che è memoria

di orizzonti e continenti.

Sei tu la nave che ho scelto,

con la ruggine di vecchi rancori

e i desideri mai approdati.

È la nave

di qualche traversata sbagliata,

dei tanti porti giusti,

della serena solitudine

e dell’amore sincero.

Sei la nave del tempo

tra buriane e pirati;

qualche colpo di tosse

dei motori

non cambia l’orgoglio

d’essere per mare.

 

Romano Pisciotti

IL FANGO DI CAMPO ALEGRE

Il fango di Campo Alegre

entrava nelle baracche;

mosche, puttane e marinai,

la squallida fauna

del famoso postribolo:

roba per marinai affamati.

Non ho avuto

il coraggio di sfiorarti,

ragazza senza nome,

in quello squallore

che ti aveva accecato il cuore

e spento il mio desiderio;

il profumo da due soldi

non copriva la disperazione

né le angosce dell’anima.

Ti ho aiutata

a rinnovare l’acqua del secchio;

non ti avrebbero salvata

i soldi che ti ho lasciato.

Me ne sono andato

schifandomi del mio pensiero

e di quella tratta.

 

Romano Pisciotti

LO STRETTO DELLA PAURA

Soffocato tra le terre

c’è quel collo di mare,

sabbioso e conteso,

dove il naviglio scivola

tra secche e relitti,

dove piove umana follia.

La finanza brinda

con petrolio e champagne:

non è ostaggio…

gli equipaggi sì,

della paura

e della lontananza.

E noi

solo a domandarci

quanto costa il gasolio.

Romano Pisciotti