Gazelles of the streets

I like to watch Nigerian girls and boys walking along the muddy streets of Lagos with colourful clothes or an immaculate white, at their feet the inevitable flip-flops: hopping between one bumpy relief and another. How they avoid car splashes or how they do not lose the whiteness of their shirts is a curious observation.

Many of them are dressed like the young people from all over the world: blue jeans and T-shirt. They throw an eye to where to put their feet and an eye to the chaotic and not very polite traffic of the street.

I find myself interpreting their thoughts…what do they think about their future, their studies or work?

Nigeria is a country that is very widespread and varied in nature, ethnicity, languages and religions … but it is a country where poverty is widespread: I know well that those kids do not have, at home, a rich wardrobe and many of them do not even have a house like us Europeans we are used to having.

Many of these children are students, but the level of schools and universities is still far from guaranteeing a serious preparation for the world of work and often these bodies are not able to guarantee a level of general education to put the children in conditions, to grab their dreams.

The economy of the country is growing, but it is still far from being able to guarantee, to the growing population, a quality of life that we could define as sufficient.

Even in my country, in Italy, the economy does not seem to be able to guarantee young people a better existence or similar to that of their parents … for the first time, after many decades, life has become less rich in opportunity, despite the rampant technology. The indiscriminate globalization, more financial than industrial, has turned out to be a scourge for the Italian economy and not only for Italy. Nigeria itself suffers because of the market-run world; we all suffer from the dark evils of the liquid world of finance that is drowning more than it has brought out.

We are losing sight of education and civil life in exchange for artificial well-being. Education seems to be worsening all over the world and a smartphone is replacing thought.

In any case, in my country, the situation is not as serious as in many African countries, where there are fewer smartphones, but fewer opportunities to increase personal knowledge … I wonder if those girls and boys I watch on the streets of Lagos, are more interested in an “iPhone” or their dreams are those already overcome by young Europeans or Americans…!?…Perhaps the young Nigerians dream of having a home, a car and fashionable shoes … everything “we “take for granted and no longer as a dream.

Unfortunately, many Nigerians have the illusion of finding their fortune trying to reach European countries, but they are, fortunately, a small part of them. These guys I’m watching, have energy and show a wonderful smile … their bright eyes, that know how to avoid puddles, know how to see a better future; their hearts know how to handle difficulties and they will build a better country: they are warriors of everyday life!

A few minutes and, between a hop and the other, the guys disappear from my sight … my car is crumbled by traffic, while they go fast.

My job here is also for a better country … I wish you all the best, lovely gazelles of the streets, the future is definitely yours.

http://italmotor.africa

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti Gazelles of the streets Romano Pisciotti
Romano Pisciotti: Rome Business School
Rome logo Gazelles of the streets Romano Pisciotti
Rome Business School

The rejection of the real world

More and more teenagers living in a room, and they have no contact with the outside world, with the exception of the network.

Age is the critical age, adolescence. Which very often walks side by side with the rejection of conventions, hatred for the adult world, the rejection of growth. Facing the border between the age of responsibility and childhood, there are no longer just a few boys who refuse to move even one step. And not being able to go back – it’s life, it works like this – they choose a small private universe, a bedroom, four walls. That is the only world they are willing to accept.

It is a fact: the Internet is a wonderful place to go. A magical place, where everyone can create a life in life. An existence like those that we cannot have, molded on our dreams, on our realities. Hence the isolation is born. They are not crippling diseases, allergies, physical impediments to closing hikikomori teenagers in their rooms. They are the house arrest of a life that does not include them. That does not include these guys, so much that they push them to give up everything. A hug, a breath of air, a landscape.

Presented by Romano Pisciotti

Romano 150x150 The rejection of the real world Romano Pisciotti
Romano Pisciotti

UN MONDO DIFFICILE

Me cago en el amor (in Italia nota come È un mondo difficile) è un brano musicale del cantautore spagnolo Antonio de la Cuesta, meglio noto come Tonino Carotone.

Primo brano con il quale si è fatto conoscere ed ha ottenuto successo proprio in Italia. Nonostante si usi spesso una parte ricorrente del brano, per l’esattezza la prima, per descrivere il malessere della società attuale, questa canzone parla d’amore.

ROMANO PISCIOTTI: like

Romano 150x150 UN MONDO DIFFICILE Romano Pisciotti
Romano Pisciotti

Mafia “solidale”

Io vivo in Nigeria e sono sicuro che nessun Nigeriano, con 4.000 dollari in tasca, voglia lasciare definitivamente il proprio Paese.

Sino a qualche anno fa, i villaggi Nigeriani si autotassavano per mandare a studiare all’estero qualche giovane, con l’impegno di tornare e di dividere con il villaggio gli utili ricavati dal futuro lavoro d’ingegnere, medico, ecc…. Questi erano i veri migranti!!! Studenti che hanno frequentato anche le nostre Università, alcuni di loro hanno vinto borse di studio e, poi, hanno trovato lavoro in Italia o in patria.

Diversa è la storia dei clandestini provenienti dal Sub Sahara: per attraversare il deserto, nel tentativo di raggiungere la Libia, occorrono mezzi e organizzazione di tutto rispetto, oltre che la compiacenza di qualche funzionario corrotto; organizzazioni del malaffare possono mettere a disposizione tutto l’occorrente.

Forse, sino a pochi anni fa, qualche giovane poteva essere incantato dal miraggio europeo, da qualche tempo le televisioni dei paesi Africani scoraggiano questo tipo d’avventura e proponendo le immagini delle difficoltà dei viaggi clandestini già trasmesse dai media europei, naufragi e morti inclusi.

Se nessun sano di mente affronta più questi viaggi che non hanno nulla a che vedere con guerre e rivoluzioni, rimangono solo due categorie di clandestini: i forzati e i soldati…della mafia; famiglie ricattate dai trafficanti d’uomini o giovani già affiliati a qualche clan malavitoso. Tenere aperta l’autostrada del mare, è sempre e comunque, favorire questo traffico illegale, se non addirittura vergognoso! Senza una via si limitano o s’interrompono i viaggi clandestini.

La mafia ha bisogno di confini aperti e di governi tolleranti per potersi espandere come un cancro. La mafia è disposta a venire a patti con tutti, quando addirittura non sono gli Stati o varie organizzazioni private, che per scopi politici o di lucro, si alleano con essa.

Le “pressioni migratorie” servono alla malavita per ogni tipo di nefandezza: prostituzione, spaccio, manodopera a basso costo e persino traffico di organi; servono all’incontrollato sistema “liberalista” per creare un futuro mercato unico di masse globalizzate; servono alla fantafinanza e alla politica, per creare occasioni di tensione e scontro; sembrano servire alla Chiesa, per affermare un ruolo; servono ai Governi africani, interessati al motto “aiutiamoli a casa loro!”

La contrapposizione “buonisti” e “sovranisti” alimenta voti per entrambe gli schieramenti, essendo diventato il nuovo tema delle battaglie elettorali; qualcuno spera anche in facili cittadinanze per crearsi un futuro serbatoio di voti.

Ingenui buonisti o bastardi in malafede, raccolgono soldi per oliare questo “sistema” assurdo e si acclamano azioni illegali per attaccare leggi e Governi. Si potrebbe affermare che, se un tempo, la guerra era l’estensione della diplomazia, oggi, il sostegno all’immigrazione incontrollata, è la nuova arma estrema di ricatto anche tra Stati: una guerra non combattuta che crea vittime, falsi eroi… fatturati.

Ultima cosa: con 3.000 dollari in tasca e un biglietto aereo pagato (…all’incirca il costo di ogni singolo viaggio sostenuto dai trafficanti), un Nigeriano può ottenere un visto regolare, ma a quel punto diventerebbe rintracciabile e rispendibile al mittente… questo alla mafia, nostrana o nigeriana, non piace!

Se l’immissione di giovani, realmente, servisse ai paesi che stanno invecchiando o alle aziende bisognose di manodopera (…da rispettare e pagare), non mancherebbero i modi per favorire l’immigrazione regolare; non mancherebbero i modi per l’integrazione di persone che dimostrino la volontà d’integrarsi. Ora, i clandestini sembrano le armi di nuove guerre o per la destabilizzazione di equilibri secolari.

L’Italia è stata nazione di emigranti, forse qualche mela marcia l’abbiamo esportata anche noi…nulla a confronto di milioni di persone che hanno pagato un regolare biglietto, hanno sgobbato e si sono integrate (rispettando le leggi) in Europa e nel resto del mondo.

 I paesi africani hanno bisogno di cultura, investimenti e tecnologia… quelli più poveri hanno bisogno di acqua e farina, i veri sconfitti saranno, nuovamente, questi ultimi.

 

 Romano Pisciotti

 

 

La Germania è un paese democratico?

Quella tedesca è una società nella quale si dà molta importanza all’obbedienza e all’accettazione delle regole, è la società nella quale il capo ha sempre ragione e ciò che prevede la legge è sempre giusto, al di là di ogni considerazione etica o morale. È la società che spinge tutti a fare la spia, ma nella quale gli spioni non esistono, bensì solo cittadini dotati di senso civico. In cambio lo Stato si occupa con zelo dei suoi cittadini. Li aiuta economicamente e distribuisce sussidi per i motivi più disparati. Lo Stato aiuta in tutto e controlla tutto, anche l’educazione che viene impartita ai bambini. Per questo in Germania, unico paese dell’Unione europea, la scuola parentale o homeschooling è categoricamente vietata, proprio perché lo Stato deve poter controllare il tipo di educazione impartita.

I media continuano a presentarci la Germania come l’Eldorado e ci invitano a partire e a recarci proprio là. Quando si racconta ciò che avviene veramente in Germania, non si viene creduti, perché il lato oscuro è ben celato e lo si scopre solo quando è troppo tardi.

Anche di fronte all’evidenza (per es. una traduzione falsificata), i funzionari (ma anche i cittadini) dei nostri paesi non riescono a capacitarsi del fatto che in Germania possano verificarsi scenari di manipolazione e corruzione che assomigliano molti a quelli di tipo mafioso e dunque si presume siano sconosciuti in Germania.

Anche la CEDU, la Corte europea per i diritti umani, è sotto controllo tedesco: la ricevibilità dei ricorsi è stabilita da un giudice monocratico (un solo giudice) che conosce bene il diritto del paese contestato (quindi è austriaco, svizzero tedesco o di un paese dell’est. 

In sintesi, tutto ciò che avviene sotto giurisdizione tedesca non è contestabile. I giuristi tedeschi nascondono bene – direi perfettamente – ciò che stanno facendo per il loro governo. 

Marinella Colombo
Membro della European Press Federation
Responsabile dello « Sportello Jugendamt » dell’associazione C.S.IN. Onlus
Membro dell’associazione Enfants otages

 

 Commento di Romano Pisciotti:

la Germania può violare ogni trattato e creare discrimini tra cittadini tedeschi e cittadini…europei.

L’Unione Europea afferma, ma non difende, il discrimine tra cittadini europei; la supremazia tedesca in Europa schiaccia la democrazia.

L’elemento essenziale è che la Germania si sente chiamata dalla volontà divina, nascosta sotto le sembianze del mercato, ad avere una supremazia  nei confronti degli altri paesi.

Non abbiamo dimenticato la Luna – We have not forgotten the Moon

ItEng.version Non abbiamo dimenticato la Luna   We have not forgotten the Moon Romano Pisciotti
It:Eng.version

Quel 20 luglio, i nostri occhi, tutti i nostri sensi e sentimenti, erano sulla Luna: abbiamo viaggiato con la paura, il desiderio e la speranza.

Non abbiamo dimenticato la Luna, ma abbiamo lasciato sul satellite le emozioni, le passioni, la poesia e lo spirito d’avventura che aveva guidato l’uomo per millenni. Abbiamo viaggiato con l’anima, forse, per l’ultima volta.

L’Universo sembra non fare più paura, ne essere più poesia o scienza: i nostri desideri si sono spenti nella voglia di Nike o nell’ultimo modello di smart phone.

Abbiamo imparato a gestire le reazioni del corpo, per contrastare l’enorme spinta dei motori che ci hanno strappato al giogo della gravità terrestre, ma la nostra anima sembra essersi staccata da quel corpo: i veloci cambiamenti tecnologi, la fantafinanza e il globalismo sembrano aver vinto sui valori e speranze che su quel satellite ci avevano portato.

Abbiamo raggiunto la Luna come naviganti d’altri tempi, sapevamo che il rientro da quella missione, pur non trovando ne oro o nuovi frutti, avrebbe cambiato il mondo…e, oggi, è tutto diverso: i logaritmi ci hanno fatto sognare le stelle, ora gli algoritmi ci stanno portando alle stalle.

Romano Pisciotti ( luglio 2019)

That July 20, our eyes, all our senses and feelings, were on the Moon: we traveled with fear, desire and hope.

We have not forgotten the Moon, but we have left the emotions, passions, poetry and spirit of adventure that had guided man for millennia. We have traveled with the soul, perhaps, for the last time.

The Universe seems to no longer frighten us, nor be it more poetry or science: our desires are extinguished in the desire for Nike or in the latest model of smart phones.

We have learned to manage the reactions of the body, to counteract the enormous thrust of the engines that have torn us from the yoke of earth’s gravity, but our soul seems to have detached itself from that body: fast technological changes, fanciful finance and globalism seem to having won over the values ​​and hopes they had brought us on that satellite.

We reached the Moon as sailors of the past, we knew that the return from that mission, even if we didn’t find any gold or new fruits, would change the world … and, today, everything is different: the logarithms made us dream about the stars , now the algorithms are taking us to the stables.

Romano Pisciotti (July 2019)

 

Sea Watch, lecita la condotta italiana

 

Sea Watch 3, l’avvocato: «Lecita la condotta italiana. C’è l’obbligo di assistenza, non quello di aprire i porti»

di Paolo Busco

Quando un contenzioso arriva allo scontro, è una buona idea rivolgersi agli avvocati. Paolo Busco, esperto di diritto del mare e di diritti umani, è stato ed è consulente dei governi di Roma sul caso dei due marò e da quasi tre anni è consulente esterno del ministero degli Interni. In questa intervista — a titolo personale — dice di credere fermamente che nella vicenda Sea Watch la condotta dell’Italia sia stata lecita. «Il soccorso in mare è un obbligo morale, prima ancora che giuridico — dice —. Ma qui mi sembra che nessuno impedisca alle Ong di soccorrere chi rischia la vita in mare: il problema è molto più limitato e concerne il luogo in cui deve essere sbarcato chi viene legittimamente salvato».

Avvocato, si possono chiudere a priori i porti?
«Nel diritto del mare non esiste l’obbligo di aprire i porti. Nella sentenza “Nicaragua contro Usa”, la Corte internazionale di Giustizia ha stabilito che, sulla base della propria sovranità, uno Stato ha il diritto di regolamentare l’accesso ai suoi porti».

images1 Sea Watch, lecita la condotta italiana Romano Pisciotti

Senza eccezione?
«L’eccezione più rilevante è il caso di “distress” di una nave, cioè quando ci sia ragionevole certezza di un “grave e imminente” pericolo per l’imbarcazione: sostanzialmente il pericolo di affondamento. Ma anche in questo caso c’è l’obbligo di prestare assistenza, non di aprire il porto».

Le navi delle Ong, però, parlano di «principio del porto sicuro».
«Ci sono due convenzioni internazionali, firmate dall’Italia, che prevedono che un salvataggio finisca con lo sbarco in un porto sicuro: la Search and Rescue (Ricerca e Salvataggio) e la Safety of Life at Sea (Sicurezza della vita in mare). Ma queste non dicono quale debba essere: sono state pensate negli Anni Settanta per naufragi in mezzo al mare e non ci si immaginava che ci sarebbero stati contenziosi su dove fare sbarcare i naufraghi. Ora si vogliono invece usare le convenzioni per uno scopo diverso, per regolare il fenomeno migratorio.Queste stesse convenzioni, inoltre, prevedono che quando uno Stato non sia in condizione di accogliere, gli altri Stati cooperino per identificare una soluzione. Cosa che, per esempio, l’Olanda si rifiuta di fare».

L’Italia, dunque, può decidere di respingere le navi delle Ong?
«Quando una nave è in acque internazionali vale la giurisdizione dello Stato di cui batte bandiera, nel caso Sea Watch l’Olanda. Quando entra nelle acque territoriali italiane è nella giurisdizione italiana, e quindi è il nostro Paese che se ne deve prendere carico. Per questo la nave della Ong è stata bloccata fuori dalle acque territoriali italiane. La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di una settimana fa ha respinto la richiesta di Sea Watch di attraccare in un porto italiano. Ma non basta, la Corte ha anche spiegato che si trattava di stabilire se la nave fosse davvero sottoposta alla giurisdizione italiana, perché c’erano obblighi dello Stato bandiera».

Dunque, per lei la condotta italiana è lecita.
«Sì, ne sono fermamente convinto. Ma la questione è piuttosto se sia lecita la condotta del resto della comunità internazionale. Le uniche obbligazioni che la Convenzione sul diritto del mare e le Convenzioni sul salvataggio in mare pongono in termini inequivoci sono le obbligazioni di cooperazione per la gestione condivisa dei salvataggi fra tutti gli Stati. È detto a chiare lettere: gli Stati devono cooperare, tutti. E su questo aspetto, mi pare che la comunità internazionale sia ampiamente inadempiente. È questo il vero dramma, che impedisce una vera e duratura soluzione al problema. Tutto a discapito dei migranti: perché ci si sofferma sulla presunta pagliuzza italiana, ma non sulla trave collettiva».

POLITICA
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