Mergers and Acquisitions

No introduction to antitrust legislation would be complete without addressing mergers and acquisitions. We can divide these into horizontal, vertical and potential competition mergers.

Horizontal Mergers: When firms with dominant market shares prepare to enter a merger, the FTC must decide whether the new entity will be able to exert monopolistic and anti-competitive pressures on the remaining firms. For example, the company that makes Malibu Rum and had an 8% market share of total rum sales, proposed buying the company that makes Captain Morgan’s rums, which had a 33% of total sales to form a new company holding 41% market share.7

Meanwhile, the incumbent dominant firm held over 54% of sales. This would mean the premium rum market would be composed of two competitors together responsible for over 95% of sales in total. The FTC challenged the merger on the grounds that the two remaining companies could collude to raise prices and forced Malibu to divest its rum business.7

Unilateral Effects. The FTC will often challenge mergers between rival firms that offer close substitutes, on the grounds that the merger will eliminate beneficial competition and innovation. In 2004, the FTC did just that, by challenging a merger between General Electric and a rival firm, as the rival firm manufactured competitive non-destructive testing equipment. In order to go forward with the merger, GE agreed to divest its non-destructive testing equipment business.8

Vertical Mergers. Mergers between buyers and sellers can improve cost savings and business synergies, which can translate to competitive prices for consumers. But when the vertical merger can have a negative effect on competition due to a competitor’s inability to access supplies, the FTC may require certain provisions prior to the completion of the merger. For example, Valero Energy had to divest certain businesses and form an informational firewall when it acquired an ethanol terminator operator.9

Potential Competition Mergers. Over the years, the FTC has challenged rampant preemptive merger activity in the pharmaceutical industry between dominant firms and would-be or new market entrants to facilitate competition and entry into the industry.

Antitrust law

Presented by Romano Pisciotti

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Romano Pisciotti

Pagheremo in due anni 4,7 miliardi

(ANSA) – VENEZIA, 12 DIC – Con il cashback si contrasterà l’evasione “regalando” 4,7 miliardi ai ricchi. Lo afferma la Cgia di Mestre rcordando che questo è il primo fine settimana in cui fa il suo esordio il cashback natalizio e nonostante la partenza sia stata in salita, molti operatori e altrettanti consumatori manifestano grandi aspettative nei confronti di questa misura che sarà operativa anche nel 2021 e nel 2022.
”Tuttavia, le criticità di questa iniziativa sono molte e non tutte legate alle difficoltà di registrazione avvenute in questi giorni” afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo: “Nei prossimi 2 anni le risorse necessarie per finanziare il cashback ammonteranno a 4,7 miliardi di euro – rileva Zabeo -.
Una spesa smisurata che tutti gli italiani saranno chiamati a pagare per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, concorrendo così alla riduzione dei pagamenti in nero effettuati con il contante. Nella pratica, però, sarà un provvedimento che favorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa. Persone che, secondo le statistiche, vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti. Un modo veramente molto singolare di combattere l’evasione fiscale”. (ANSA).
Romano Pisciotti: non esiste il “Campo dei Miracoli”….Pinocchio lo ha capito a sue spese….

C’era una volta la FIAT 

L’autore ha trascorso oltre trent’anni di vita in quell’azienda con il medesimo sentimento che lega un uomo alla sua famiglia. Un libro rigoroso nel ricordare i fatti, in cui Corso si è preso la libertà di commentarli, di esprimere opinioni personali, con l’impegno a narrarli con fluidità discorsiva, come fosse un romanzo. Il racconto è condotto con occhio critico, talvolta distaccato, a partire dal contesto trovato al momento dell’assunzione, nel 1972, seguendo le evoluzioni degli anni 80 e 90, fino alla fine del suo rapporto di lavoro, con l’avvento di Marchionne. I giovani di oggi che vivono in un mondo digitalizzato resteranno sorpresi nell’apprendere come si comportavano allora gli uomini al comando e come si svolgeva il lavoro quotidiano d’ufficio agli inizi degli anni ’70. Evidenziarne le abissali differenze è come accendere un fiammifero nel buio del passato. Una narrazione di come il mondo cambia, come nulla è mai statico e non è mai consentito adagiarsi sul gradino raggiunto. L’insegnamento che se ne trae aiuta a guardare al domani sull’onda della genialità umana e scoprirne giorno dopo giorno i passi in avanti. Una storia aziendale che si confonde con la storia italiana di fine ‘900.

 

Presentato da Romano Pisciotti

VENTINOVEMILA ERRORI GIUDIZIARI

Copio & Incollo

da Facebook, post dell’amico Gian Paolo Sessa

Dopo l’ennesimo “errore giudiziario”, nei confronti di Calogero Mannino (che, onore a lui, ha sempre rinunciato alla prescrizione), le cui accuse DOPO 29 ANNI, sono state definite « infondate e addirittura incongruenti »…. tutti, ma dico TUTTI, dobbiamo tenere a mente un numero, che è arrotondato per difetto: 2 9 0 0 0 (VENTINOVEMILA), perché? Direte voi, ed io vi dico che questo è il numero di volte in cui un imputato è stato INGIUSTAMENTE condannato a causa di un “errore giudiziario” (dal 1992 ad oggi) e questi errori sono costati allo stato, oltre 300 MILIONI DI EURO in risarcimenti. Avete per caso mai sentito che un giudice o magistrato, sia mai stato condannato penalmente, o anche solo pecuniariamente, per questi errori?????

 

Unknown VENTINOVEMILA ERRORI GIUDIZIARI Romano Pisciotti

 

MALAGIUSTIZIA: DOMANI POTREBBE SUCCEDERE A TE

ROMANO PISCIOTTI…NON SERVE AGGIUNGERE ALTRO.

LOTTERIA SCONTRINI

Nella orribile società immaginata da Orwell il governo organizza una grande lotteria dedicata ai “prolet”, lo strato più basso, infimo della società. I prolet inseguono di continuo il miraggio di favolose vincite. I media ne danno notizia di continuo. I prolet ne discutono in continuazione, la lotteria è praticamente il loro unico argomento di conversazione. Nessuno però ha mai conosciuto di persona il vincitore di una grande somma. Ogni tanto qualcuno vince effettivamente pochi spiccioli e questo rinnova le speranze di amici e conoscenti, in una spirale senza fine.
Oddio, cosa mi ricorda? 1f914 LOTTERIA SCONTRINI Romano Pisciotti
(grazie Giovanni Bernardini)
“Dopo il danno anche la beffa – dice Raffale Romano, titolare di una nota osteria di Pomigliano d’Arco – in quanto mi è arrivato l’aggiornamento per il registratore di cassa. Loro lo chiamano firmware per le lotterie, che costa 400 euro. Ma avete il coraggio di chiedere soldi per le vostre lotterie agli esercenti, che sono ancora chiusi?”.
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UBBERTO REPETTO
Presentato da Romano Pisciotti

Pianificazione strategica

Dwight Eisenhower è stato colui che ha detto: “Ciò che è importante è raramente urgente e ciò che è urgente è raramente importante”. La pianificazione strategica è un buon esempio: non è urgente ma è importante.

Molte delle problematiche operative quotidiane che affrontiamo nelle nostre organizzazioni hanno avuto i loro semi in passato, quando non siamo riusciti a pianificare.

Certo, nessuno può prevedere il futuro, ogni giorno ha le sue lotte operative ma resta il fatto che molte gravi questione operative hanno come origine un fallimento di mesi o anni prima: un fallimento nella pianificazione strategica.

In altre parole, l’assenza di pianificazione strategica o piani strategici scadenti, di solito portano a incubi operativi.

Schermata 2020 12 10 alle 11.20.56 Pianificazione strategica Romano Pisciotti

La pianificazione strategica è un processo, è sistematico, è formalmente documentato, aiuta il processo decisionale, ma la cosa più importante è che il piano è per l’organizzazione nel suo insieme.

Se lo fai bene, l’intera organizzazione ne risentirà e verrà rafforzata verso migliori prestazioni a lungo termine. Se sbagli, l’intera organizzazione subirà un’enorme battuta d’arresto. È così importante a causa della sua natura olistica: fornire una direzione strategica globale alla gestione dell’organizzazione.

 

La pianificazione strategica non è pianificazione del prodotto, pianificazione della produzione, pianificazione del flusso di cassa, pianificazione della forza lavoro o qualsiasi altro tipo di pianificazione condotto nelle organizzazioni odierne. Questi sono progettati per pianificare parti o sezioni o dipartimenti di organizzazioni, ma sono guidati e informati dalla pianificazione strategica.

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Quindi un piano strategico non ha bisogno di enunciare piani unitari dettagliati perché la sua importanza non deriva dal livello di istruzione dettagliata che include, ma dalla scala, dall’orizzonte temporale e dall’importanza delle decisioni che incarna.

Il mondo degli affari in cui è immerso il piano strategico è molto incerto con realtà a volte caotiche. Cercare di pianificare nei minimi dettagli per lunghi periodi in nome della pianificazione strategica, sarà piuttosto fuorviante. È possibile pianificare in anticipo in grande dettaglio per brevi periodi di tempo. È anche possibile pianificare in anticipo per periodi molto lunghi, ma non dovrebbe essere molto dettagliato. L’importanza della pianificazione strategica è che pianifichi per l’intera organizzazione, non per le sue parti.

 

In ogni caso, questo è degno di nota: se le organizzazioni non riescono ad anticipare o prepararsi per i cambiamenti fondamentali, potrebbero perdere tempo prezioso e lo slancio per combatterli quando si verificano.

 

(dal WEB, traduzione di Romano Pisciotti)

Romano Pisciotti Pianificazione strategica Romano Pisciotti

Rome logo Pianificazione strategica Romano Pisciotti
Romano Pisciotti

LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI di Enrico Mentana

LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI
di

Enrico Mentana
Cari Vito Crimi, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni,
Mi rivolgo a voi perché siete i leader delle forze politiche rappresentate in parlamento (e i primi quattro di quelle che sorreggono il governo). Da cittadino, prima ancora che da giornalista con responsabilità editoriali vorrei trasmettervi il mio profondo sconcerto e la mia preoccupazione per quello che NON sta accadendo.
Mi spiego. Sono sei mesi, da quando si è esaurita la prima ondata della pandemia, che sento parlare di “Progettare il Rilancio”. Era proprio quello il titolo dei famosi Stati Generali del governo. Mi illudevo, come tanti altri, che la situazione di drammatica gravità attraversata dal Paese rendesse necessario un confronto sul futuro, col coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e culturali, con una presa di coscienza collettiva del bivio epocale che avevamo e abbiamo davanti: assecondare il declino del paese con una logica conservativa da dopo terremoto (ricostruiamo tutto com’era prima, accontentando tutti, e pazienza se eravamo già prima pieni di ritardi e storture) o dare una visione, una prospettiva e un futuro all’Italia (verso dove vogliamo andare, quali settori vogliamo privilegiare, quali non è più possibile rilanciare, come possiamo cambiare in meglio la nostra società, soprattutto in rapporto alle nuove generazioni).
Da come l’ho messa, è evidente la mia preferenza, per quel poco che conta: ma in ogni caso il confronto, lo scontro delle idee sarebbe stato appassionante, e necessario anche a voi forze politiche per proiettare verso l’avvenire programmi che sembrano spesso avere come traguardo più lontano le prossime elezioni.
Ho scritto “sarebbe stato” perché quel dibattito non è mai cominciato. Non ve ne è traccia negli atti di governo, nei resoconti parlamentari, nei documenti di partito. Nulla di nulla. Si sta esclusivamente discutendo, e solo nel governo, di quale struttura dare alla cabina di regia del Recovery Plan e di come suddividere le aree di gestione dei progetti da mandare a Bruxelles. Su questo apprendiamo, ancora nelle ultime ore, di scontri furibondi nella maggioranza.
Ma la sostanza, al di là della “governance”, dove è finita? Quali sono i progetti? Discussi dove? Con quale ratio? Con quale composizione (a parte quella algebrica che, ci scommetterei, porterà a una somma complessiva di spesa pari a 209 miliardi)?
Quei soldi sono per oltre metà debiti di tutti noi, come tutti quelli già spesi in questi mesi terribili. E tutti noi abbiamo quindi pieno diritto di conoscere la genesi, la motivazione e il vantaggio di ciascuna scelta. Invece è tutto buio: lo è perfino all’interno dell’esecutivo e della sua maggioranza, senza che nessuno o quasi lo faccia neppure notare, e senza che le stesse forze di opposizione mostrino di dolersene al di là del minimo sindacale di qualche dichiarazione o tweet.
Le priorità e le urgenze, nella vostra gerarchia di questi giorni, sembrano altre: la battaglia sul Mes o quella contro la modifica dei decreti sicurezza. Questo è incomprensibile, e soprattutto è autolesionistico. Quello che noi chiamiamo Piano di risanamento, nascondendoci dietro la locuzione inglese Recovery Plan, si chiama nella realtà Next Generation Eu: prossima generazione, non prossimo voto, prossima resa dei conti, prossima spartizione.
C’è un dovere, nei confronti dell’opinione pubblica e soprattutto della sua parte più giovane d’età, la più penalizzata, ancora una volta, dalla crisi Covid. Il dovere di discutere apertamente del piano da cui dipenderà il futuro di tutti. Non sarà un caso che lo chiedano allo stesso modo Confindustria e Cgil, che hanno voce potente, e nella società tanti altri che invece non possono essere sentiti.
Abbiamo già mezzo anno di ritardo, non sprechiamo altro tempo: se dobbiamo far approdare la nave Italia dobbiamo prima decidere il porto, quindi la rotta, e poi l’equipaggio. Qui pare che l’unica questione siano i soldi dell’armatore…
Romano Pisciotti: non posso che essere in accordo con il Direttore

Covid-19, confinare gli anziani è etico?

Dice la storica Eva Cantarella: “Mi preoccupa questa regressione: si torna a ragionare su cose che erano state cancellate da secoli. L’idea di proibire agli anziani di uscire, anche in relazione alla minore o maggiore produttività, è una barbarie. I vecchi non sono un peso: la vecchiaia ha i suoi valori, tra i quali quelli della trasmissione della conoscenza. L’idea sembra riprendere gli scritti di Ovidio in cui si faceva cenno a un’antica stagione storica in cui gli anziani non producevano, consumavano poco e venivano perciò eliminati (lanciati dai ponti nel fiume Tevere). Ovidio ne parla, ma non ci crede. Anche a me sembra impossibile che si ragioni in questa direzione”.

Giovanni Toti: “Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”.

PERSONE…CHE VANNO PERO’ TUTELATE !!!!!!!!… Così il Presidente della Liguria ha terminato il suo tweet, dunque il polverone sollevato è stato dovuto solo ad una interpretazione politica e sociale assolutamente scorretta.

Probabilmente è poco logico il divieto di far trascorrere qualche ora agli anziani con i propri cari durante il Natale…sicuramente vanno prese le dovute precauzioni, ma proibire il sostegno e la gioia di un incontro è più drammatico della morte stessa: gli anziani abbandonati cominciano a morire così e i nipoti continueranno nella rimozioni dei valori della famiglia (fondamento dello Stato)….già tanto massacrati.

nonni Covid 19, confinare gli anziani è etico? Romano Pisciotti

 

Romano Pisciotti

MAYBE THE EUROPEAN COURT IS WAKING UP

“In its judgment in Case C-59/19 Wikingerhof the CJEU has ruled that a hotel using the platform Booking.com may, in principle, bring proceedings against Booking.com before a court of the Member State in which that hotel is established in order to bring to an end a possible abuse of a dominant position. According to the Court, in so far as such an action is based on the legal obligation to refrain from any abuse of a dominant position, it is a matter relating to tort, delict or quasi-delict within the meaning of point 2 of Article 7 of Regulation No 1215/2012 (Brussels Ia).”

To learn more about this and other recent CJEU cases, join ERA’s Webinar on Latest Developments in EU Antitrust Law on 10 December 2020.

CORTE MAYBE THE EUROPEAN COURT IS WAKING UP Romano Pisciotti Schermata 2020 12 08 alle 09.36.26 MAYBE THE EUROPEAN COURT IS WAKING UP Romano Pisciotti

 

Presented by Romano PIsciotti