Classic super yacht Nahlin

Classic superyacht Nahlin celebrates 91st birthday

The extraordinary motor yacht was part of a fifteen year campaign to rescue the steamship from dilapidation in Romania, in which her designers G. L. Watson & Co, were the major instigator. Nicholas Edmiston and a yachtsman named William Collier discovered the vessel in dire straits, and after 15 years of negotiation, returned the vessel to the United Kingdom in 1999.

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German shipyard Nobiskrug undertook the body of the restorative work during a monumental rebuild between 2005 and 2010, while G. L. Watson & Co oversaw and project managed the rebuild. Blohm & Voss Repair GmbH in Hamburg were charged with her engineering. 

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The classic superyacht now has diesel engines, and her contemporary interiors were designed by Rémi Tessier. She has a top speed of 18 knots. 

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Italia paese marittimo: sfide e opportunità

L’Accademia navale di Livorno, la Marina Militare e Limes vi invitano a una giornata di dibattito sul rapporto tra l’Italia e il mare.

La giornata annovera la lectio magistralis di Alessandro Barbero e l’intervento di S. E. R. Monsignor Vincenzo Paglia, oltre ai saluti del capo di Stato maggiore della Marina, Amm. Giuseppe Cavo Dragone, e alle conclusioni del comandante delle Scuole della Marina Militare, Amm. Enrico Credendino.

Presentato da Romano Pisciotti

I rischi delle mega-navi, non solo a Venezia

I rischi principali associati alle meganavi sono la capacità di spegnimento degli incendi, lo stoccaggio sicuro del carico e l’errata dichiarazione del carico; nonché le difficoltà di salvataggio date le loro dimensioni, rischio altissimo se pensiamo alle navi passeggeri

venezia 2 I rischi delle mega navi, non solo a Venezia Romano Pisciotti

titanic 1024x551 I rischi delle mega navi, non solo a Venezia Romano Pisciotti

Le portacontainer diventano sempre più grandi. Per risparmiare viaggi e carburante, essenzialmente. Soprattutto sulle “autostrade” intercontinentali, in particolare la linea Usa-Cina-Usa. Le navi diventano mastodontiche, tanto che vanno costruiti porti appositi e si punta sul transhipment per trasportare le merci nei porti più piccoli (si trasbordano le merci dalle navi madri a unità più piccole).  La capacità di trasporto dei container delle navi, calcola Allianz,  è aumentata di circa il 1.500% negli ultimi 50 anni ed è quasi raddoppiata nell’ultimo decennio.

container I rischi delle mega navi, non solo a Venezia Romano Pisciotti

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onecms 7923fc07 6d59 4a48 a03d 9d984e1754fc.JPGfdetail 558h720w1280pfhw495fc2f I rischi delle mega navi, non solo a Venezia Romano Pisciotti

Le grandi navi hanno sempre avuto difficoltà nel ricupero dell’investimento necessario per costruirle.

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Petroliera in fiamme nel mar cinese è disastro ambientale I rischi delle mega navi, non solo a Venezia Romano Pisciotti

presentato da Romano Pisciotti

 

Suez Canal Toll Fee

How Much Do Ships Pay for Transit?

HISTORY

TOLL CALCULATORS

 

images 3 Suez Canal Toll Fee Romano Pisciotti

The Suez Canal Authority (SCA) is set to lose over $10m in revenue from container lines routing vessels via the Cape of Good Hope rather than its waterway.

According to new Alphaliner research, “the number of containerships that have opted to use the Cape route and bypass the Suez Canal has risen to a historic peace-time high,” including at least 20 sailings on the Asia-Europe, Europe-Asia and North America east coast-Asia trades.

“A unique combination of a container tonnage surplus and rock-bottom bunker prices has increasingly prompted ocean carriers to avoid the canal – and thus its fees,” the analyst noted today.

Lines using cheaper Cape of Good Hope route will cost Suez Canal $10m

presented by Romano Pisciotti

Una dimostrazione di quanto siamo dipendenti da quello che succede nel mondo

“La situazione impatterà in modo particolare su quelle aziende che avevano optato per una catena della fornitura corta e non dispongono di un ampio stock di prodotti”

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Romano Pisciotti: Ci siamo ubriacati di “just in time” di teorie sulla fabbrica “magra” e per mettere in atto queste false promesse di utili mirabolanti abbiamo messo in atto una globalizzazione selvaggia, piegata più alla fantafinanza e agli utili a breve termine, senza pensare al “sistema paese” e alla stabilità economica.

La riduzione dei costi…ci costa lacrime e sangue ogni volta che salta una rotella del diabolico ingranaggio.

globa Una dimostrazione di quanto siamo dipendenti da quello che succede nel mondo Romano Pisciotti

Assembliamo auto con parti costruite in Cina o rimbalziamo per mezzo mondo macchinari che aggiungono quote di valore in una catena che unisce bassi costi di produzione e grandi rischi, disoccupazione nei paesi industrializzati e, spesso, bassa qualità.

Per alimentare la teoria della globalizzazione abbiamo dovuto abbattere i costi di trasporto costruendo mega navi, spesso messe in cantiere con sovvenzioni pubbliche, abbiamo modificato porti, sempre con spesa pubblica, per ricevere questi giganti del mare…tutti pagheremo per una folata di vento che ha messo in difficoltà la “EVER GREEN.”

I marittimi hanno già pagato in termini di riduzione del personale a bordo e riduzione di stipendi, per rincorrere, al ribasso, le paghe di marinai d’acqua dolce.

Abbiamo creato un sistema che premia gli azionisti e distribuisce i costi su tutti.

Abbiamo globalizzato le pandemie e i disastri tenendoci l’incubo della disoccupazione…e tante altre rogne. Il conto economico, a livello mondiale, quadra, mentre noi affondiamo in questo mare grande che non rispetta confini, leggi o il benessere sociale.

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“La corsa al gigantismo navale, che continua a caratterizzare la strategia dei grandi gruppi che controllano il trasporto di merci in container (e quindi di tutti i principali beni di consumo), e che sono impegnati da anni a ordinare navi portacontainer sempre più grandi, ha creato un circolo vizioso che sta facendo emergere una fragilità senza precedenti storici nel mercato marittimo. In 5 anni la flotta mondiale per il trasporto merci è cresciuta del 37%, con tassi annuali anche del 10%, a fronte di una recessione economica mondiale e di una flessione nel tasso di sviluppo anche della Cina, oltre che dei principali Stati che avrebbero dovuto alimentare il rilancio dell’economia globale. 10% annuo contro una crescita media del 2% nel Pil mondiale. In queste cifre sono sintetizzati interrogativi inquietanti relativi alla corsa, tutt’oggi in atto, a nuove navi sempre più grandi e alle conseguenze che questa corsa genererà anche in sistemi paese…”

(Convegno Federagenti dedicato al tema delle grandi navi)

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Il blocco del canale di Suez causato dall’incagliamento di una delle più grandi navi al mondo, la portacontainer Ever Given della compagnia Evergreen, sta generando un vero e proprio effetto valanga su tutto il commercio globale, e in particolar modo su quello europeo. E di conseguenza anche il porto di Genova, il primo porto del paese, osserva con “orrore” le notizie in arrivo dall’Egitto, dove la situazione sembra essere, paradossalmente, “in alto mare”.

Un vero tsunami su tutta la filiera italiana – sottolinea Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto – la situazione potrebbe risolversi tra diversi giorni e provocherà seri problemi per la gestione delle scorte. Da Suez passano ogni settimana circa 50 mila contenitori diretti in Europa, e questo blocco sta facendo saltare tutte le schedule e le programmazioni, con attese dilatate anche di giorni“. Molte navi, infatti, stanno optando di aggirare il blocco rispolverando l’antica rotta di circumnavigazione dell’Africa “con un allungamento dei viaggi di 7-8 giorni – sottolinea Botta – cosa che con ogni certezza farà registrare rincari sul costo della merce trasportata“.

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Ma non solo: “Una volta che la situazione si sbloccherà Suez bisognerà capire come ripartirà al programmazione, con un probabile aumento dei noli e problemi con la gestione dei container vuoti“. Una situazione che con buone probabilità porterà a congestionare i porti con gravi conseguenze sulla logistica sia in banchina che sulla strada. “Sarà un’ulteriore mazzata per il settore del trasporto – ci spiega Giuseppe Tagnocchetti di Trasportounito – già ora, in termini di mancanza di lavoro, visto che stanno saltando gli sbarchi, e dopo perchè si teme la congestione dei terminal, con lunghe attese dei nostri trasportatori che quindi lavoreranno in diseconomia e con pesanti disagi“.

Insomma una vera è propria bufera incastonata nel Mediterraneo e che, secondo Bloomberg, costa 9,6 miliardi di dollari al giorno: attraverso il canale di Suez passa il 12% del commercio marittimo mondiale, e l’8% del trasporto petrolifero. Dirette al nostro paese passano merci per un valore di 88 miliardi l’anno, vale a dire 241 milioni al giorno: “La situazione impatterà in modo particolare su quelle aziende che avevano optato per una catena della fornitura corta e non dispongono di un ampio stock di prodotti – sottolinea Nicola Capuzzo

Blocco del canale di Suez: effetto tsunami sul porto di Genova

A Palermo si tornerà a costruire navi

A Palermo si tornerà a costruire navi: firmata intesa con Fincantieri

Concessione demaniale fino al 2057 con l’obiettivo di creare nello scalo siciliano uno dei poli navalmeccanici più importanti del Mediterraneo.

Luce verde a Palermo per il rilancio dell’industria cantieristica. E’ stato firmato, nella sede di Fincantieri a Roma, da Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia occidentale, e Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, l’atto di concessione demaniale in favore di Fincantieri che ha come obiettivo la creazione nello scalo siciliano di uno dei poli navalmeccanici più importanti del Mediterraneo.

L’accordo genererà una vera e propria rivoluzione anche nell’assetto infrastrutturale, oltre che operativo, del porto di Palermo, destinando un’area estesa, oggi composta da un bacino d’acqua e piazzali, a un moderno stabilimento da adibire alla costruzione di navi, accanto alle riparazioni e alle grandi trasformazioni navali, settore nel quale Fincantieri ha maturato notevole esperienza negli ultimi anni.

FINCANTIERI – PALERMO

Romano Pisciotti: dopo lo schiaffo francese, FINCANTIERI cresce in ITALIA