Happy anniversary

Come ormai da tradizione, il 4 luglio è il giorno dedicato all’anniversario della Fiat 500, nata esattamente in questo giorno del 1957.

“Buon anniversario alla vettura più amata in Europa e in Italia . Con 6 milioni di unità vendute nella storia e oltre 2 milioni con il modello rinnovato nel 2007, la Fiat 500 è leader europeo nel segmento delle city car ed è da 2 anni la vettura FCA più venduta. Tutto questo dimostra chiaramente quanto sia forte l’affetto della gente per la nostra 500”

As is now tradition, July 4th is the day dedicated to the anniversary of the Fiat 500, born exactly on this day in 1957.

“Happy anniversary to the most beloved car in Europe and in Italy. With 6 million units sold in history and over 2 million with the model renewed in 2007, the Fiat 500 is the European leader in the city car segment and has been the car for 2 years Best-selling FCA. This clearly shows how strong people’s affection for our 500 is.

Comme le veut la tradition, le 4 juillet est la journée consacrée à l’anniversaire de la Fiat 500, née exactement ce jour-là en 1957.

“Joyeux anniversaire à la voiture la plus aimée en Europe et en Italie. Avec 6 millions d’unités vendues dans l’histoire et plus de 2 millions avec le modèle renouvelé en 2007, la Fiat 500 est le leader européen du segment des citadines et la voiture depuis 2 ans Best-seller FCA, ce qui montre bien à quel point l’affection des gens pour nos 500 est forte.

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Sea Watch, lecita la condotta italiana

 

Sea Watch 3, l’avvocato: «Lecita la condotta italiana. C’è l’obbligo di assistenza, non quello di aprire i porti»

di Paolo Busco

Quando un contenzioso arriva allo scontro, è una buona idea rivolgersi agli avvocati. Paolo Busco, esperto di diritto del mare e di diritti umani, è stato ed è consulente dei governi di Roma sul caso dei due marò e da quasi tre anni è consulente esterno del ministero degli Interni. In questa intervista — a titolo personale — dice di credere fermamente che nella vicenda Sea Watch la condotta dell’Italia sia stata lecita. «Il soccorso in mare è un obbligo morale, prima ancora che giuridico — dice —. Ma qui mi sembra che nessuno impedisca alle Ong di soccorrere chi rischia la vita in mare: il problema è molto più limitato e concerne il luogo in cui deve essere sbarcato chi viene legittimamente salvato».

Avvocato, si possono chiudere a priori i porti?
«Nel diritto del mare non esiste l’obbligo di aprire i porti. Nella sentenza “Nicaragua contro Usa”, la Corte internazionale di Giustizia ha stabilito che, sulla base della propria sovranità, uno Stato ha il diritto di regolamentare l’accesso ai suoi porti».

Senza eccezione?
«L’eccezione più rilevante è il caso di “distress” di una nave, cioè quando ci sia ragionevole certezza di un “grave e imminente” pericolo per l’imbarcazione: sostanzialmente il pericolo di affondamento. Ma anche in questo caso c’è l’obbligo di prestare assistenza, non di aprire il porto».

Le navi delle Ong, però, parlano di «principio del porto sicuro».
«Ci sono due convenzioni internazionali, firmate dall’Italia, che prevedono che un salvataggio finisca con lo sbarco in un porto sicuro: la Search and Rescue (Ricerca e Salvataggio) e la Safety of Life at Sea (Sicurezza della vita in mare). Ma queste non dicono quale debba essere: sono state pensate negli Anni Settanta per naufragi in mezzo al mare e non ci si immaginava che ci sarebbero stati contenziosi su dove fare sbarcare i naufraghi. Ora si vogliono invece usare le convenzioni per uno scopo diverso, per regolare il fenomeno migratorio.Queste stesse convenzioni, inoltre, prevedono che quando uno Stato non sia in condizione di accogliere, gli altri Stati cooperino per identificare una soluzione. Cosa che, per esempio, l’Olanda si rifiuta di fare».

L’Italia, dunque, può decidere di respingere le navi delle Ong?
«Quando una nave è in acque internazionali vale la giurisdizione dello Stato di cui batte bandiera, nel caso Sea Watch l’Olanda. Quando entra nelle acque territoriali italiane è nella giurisdizione italiana, e quindi è il nostro Paese che se ne deve prendere carico. Per questo la nave della Ong è stata bloccata fuori dalle acque territoriali italiane. La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di una settimana fa ha respinto la richiesta di Sea Watch di attraccare in un porto italiano. Ma non basta, la Corte ha anche spiegato che si trattava di stabilire se la nave fosse davvero sottoposta alla giurisdizione italiana, perché c’erano obblighi dello Stato bandiera».

Dunque, per lei la condotta italiana è lecita.
«Sì, ne sono fermamente convinto. Ma la questione è piuttosto se sia lecita la condotta del resto della comunità internazionale. Le uniche obbligazioni che la Convenzione sul diritto del mare e le Convenzioni sul salvataggio in mare pongono in termini inequivoci sono le obbligazioni di cooperazione per la gestione condivisa dei salvataggi fra tutti gli Stati. È detto a chiare lettere: gli Stati devono cooperare, tutti. E su questo aspetto, mi pare che la comunità internazionale sia ampiamente inadempiente. È questo il vero dramma, che impedisce una vera e duratura soluzione al problema. Tutto a discapito dei migranti: perché ci si sofferma sulla presunta pagliuzza italiana, ma non sulla trave collettiva».

POLITICA
Romano Pisciotti condivide

Ponte Morandi: exposive demolition

La diretta video della demolizione controllata con esplosivo delle pile 10 e 11 del Ponte Morandi di Genova. “E’ andato tutto come da programma”, ha detto il sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione del viadotto, Marco Bucci, dopo la demolizione delle pile 10 e 11.  Dal punto di vista tecnico la procedura è stata rispettata al 100 per cento. Siamo in linea con il piano”.

The direct video of the explosive demolition of the 10 and 11 piles of the Ponte Morandi of Genoa. “Everything went as planned,” said the mayor of Genoa and commissioner for the reconstruction of the viaduct, Marco Bucci, after the demolition of piles 10 and 11.  From a technical point of view the procedure was 100% respected. We are in line with the plan “.

Romano Pisciotti: il Ponte Morandi non c’è più !

Ponte Morandi

SKIWAYTRAM

The tram was originally going to be called the “Skyway” but when they ran into copyright problems they changed it to “Skiway” (the tram buses were also nicknamed “cloudliners” AND “flying buses”). The tramway was promoted as the longest and largest in the world and the first of its type ever to be constructed. The tram cars were actually converted city buses and they each seated 36 people, with room for 14 more to stand. The tram did not operate like other trams did. The buses each had two 185-horsepower gas engines.

A December 9, 1973 retrospective in the Oregonian described the mechanism:

Most mountain tramways are pulled by a moving cable. Not this one. The cars were suspended by sheaves from the 1.5-inch suspension cables. Two 1.75-inch cables wound around three-foot drive sheaves on the sides of the car. The cars pulled themselves up the mountain on the traction cables which were anchored at both ends.

Romano Pisciotti: crazy !!!

Romano Pisciotti

The Italian merchant fleet

It:Eng.version

The Italian merchant fleet, with over 16.5 million tons, remains in the top positions: third among the fleets of the major countries gathered in the G20, second in the European Union and fourth in the world among those in which there is correspondence between the flag of ship and nationality of the shipowner, correspondence that actually feeds the maritime cluster of the country.

La flotta mercantile italiana, con oltre 16,5 milioni di tonnellate, rimane nelle prime posizioni: terza tra le flotte dei maggiori Paesi riuniti nel G20, seconda nell’Unione europea e quarta al mondo tra quelle in cui c’è corrispondenza tra bandiera della nave e nazionalità dell’armatore, corrispondenza che effettivamente alimenta il cluster marittimo del Paese.

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

Applicazione delle leggi

L’intelligenza artificiale applicata alla giustizia: i giudici-robot

Il Ministero della Giustizia estone ha costituito un pool di esperti con il compito di creare un sistema di intelligenza artificiale in grado di svolgere la funzione di giudice, il sistema ideato prevede che le parti carichino atti e documenti su una piattaforma per poi lasciare ad un algoritmo la decisione sulla questione, salva la possibilità di fare appello ad un giudice umano.

Ho trovato interessante un passaggio dell’articolo di Mario Donnini sulla rivista sportiva AUTOSPRINT… si parla della nota vicenda del GP del Canada e della penalità inferta a Vettel, con il risultato di far perdere al corridore e alla Ferrari la già conquistata e meritata prima posizione. Donnini parla di giudici sportivi, ma il parallelo con la Giustizia Civile e Penale è, per me, più che giustificato.

 “…D’altronde: summum ius, summa iniuria. Per dirla con Cicerone, una applicazione acritica del diritto – che non tenga conto delle circostanze a cui le sue norme devono essere applicate nel singolo caso e delle finalità reali a cui esse dovrebbero tendere – ne uccide lo spirito e può facilmente portare a commettere ingiustizie o addirittura costituire strumento per perpetrare l’ingiustizia….”

 Il verdetto dei giudici sportivi sembra essere basato sull’applicazione delle regole senza valutare l’episodio nel suo ambiente; il contesto o i contesti possibili, non possono essere valutati dal legislatore a priori, per questo esistono i giudici…per questo si ha paura di un giudice robot.

Romano Pisciotti