NON SOLO OCCIDENTE

di Cristiano Donelli

NON È CHE AL MONDO ESISTERÀ SOLO L’OCCIDENTE, È BENE SAPERLO.
Il rafforzamento dell’unione strategica dei BRICS, i Paesi che per varie caratteristiche loro peculiari si sono coalizzati per tentare di guidare a loro favore gli scenari futuri, è stato favorito dalla situazione odierna di guerra e sanzioni economiche in risposta a tali eventi.
Sembra scontato che tutti sappiano che l’Occidente, che si riconosce nell’Unione Europea per alcuni e nella NATO per un altro perimetro, sia una delle parti del mondo e non si può pensare di fare credere che la visione che abbiamo noi sia l’unica presente, pur che pensiamo sia quella che ci piace di più.
La tendenza che va per la maggiore alle nostre latitudini è quella di parlarne il meno possibile, come sempre nei temi dove maggiore consapevolezza servirebbe, e se capita che serva riportarne notizie allora si afferma che alla fine questi paesi BRICS sono deludenti rispetto alle aspettative, marginali, perdenti nella competizione globale.
Questa credenza fallace e fuorviante è stata veicolata soprattutto in 2 momenti recenti, quando si è votata in aprile la risoluzione per denunciare l’attacco russo al territorio ucraino nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite in cui questi Paesi si sono astenuti o opposti al testo, poi quando si sono riuniti per il loro 14esimo incontro per definire un piano di azione urgente che vede l’obiettivo dell’affrancamento dal dollaro come valuta di riferimento per i loro scambi.
Stiamo parlando di un quarto del PIL globale e del 40% delle persone che popolano questa Terra, dire che sono ininfluenti è azzardato, così come è folle arrivare ad uno scontro tale per cui si limitino fortemente gli interscambi con questo blocco di Paesi.
Come modello di Stato e gestione della democrazia nei BRICS (e loro amici) siamo lontani dal nostro ideale, però qual è la soluzione per affrontare la situazione?
La prima potrebbe essere riconoscere la loro diversità, collaborare con essi dove possibile senza andare a sindacare a casa loro e operare per una cooperazione che mantenga lo scenario globale in equilibrio.
Questa però pare non piacere e si preferisce, senza dichiararlo con trasparenza e onestà intellettuale, la seconda possibilità, quella di contrapporsi, cercare di isolare, creare un solco netto e agire con il metodo vecchio come il mondo e lontano dalle ambizioni dell’umanità moderna: deterrenza, minacce, armi.
Intanto chi stringe le mani alla Russia da tempo e ambisce ardentemente ad entrare nei BRICS è l’Algeria, di cui i “migliori” si esaltavano che fosse diventata il nostro primo fornitore energetico superando la Russia.
Questa attrattività verso l’altra parte della barricata vale per la maggior parte dell’Africa e dell’Asia, quindi a lungo termine non so quanto ci convenga rafforzare la logica dei blocchi contrapposti come a Washington hanno deciso di farci bere di nuovo.

presentato da Romano Pisciotti

SUICIDARSI CON IL GAS

 

GNL dagli Usa? per l’Italia l’operazione più stupida che si possa fare

 

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Una nave gasiera di ultima generazione può trasportare fino a 200.000 metri cubi di gas liquefatto.

 

Nel processo di liquefazione il volume del gas viene ridotto di circa 600 volte.

Per farlo si porta il gas a -160 gradi centigradi, temperatura che dovrà essere mantenuta durante tutto il trasporto.

Una volta arrivato a destinazione il GNL dovrà essere rigassificato riportandolo gradualmente alla temperatura ambiente.

Il processo di liquefazione e rigassificazione richiede un’energia pari a circa il 30% della resa in combustione del gas, quindi il GNL parte già fortemente penalizzato in competitività, se poi aggiungiamo i costi di trasporto, é evidente che con questa soluzione avremo bollette molto più care.

A parte tutto ció va poi considerato l’aspetto ecologico.

Gli USA hanno promesso alla UE 15 miliardi di metri cubi di gas l’anno che rappresentano meno del 20% del solo fabbisogno italiano.

15 miliardi di metri cubi di gas, una volta liquefatti, si trasportano mediamente con 125 gasiere.

Una nave impiega circa 20 giorni per attraversare l’atlantico e raggiungere l’Italia dagli USA.

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Altri 20 giorni servono per il percorso inverso, (più almeno 2 giorni per le operazioni di carico e scarico).
Per il tragitto attraverso l’Atlantico la nave brucia circa 4000 chili di gasolio marittimo ogni ora, 96.000 chili al giorno, che per 40 giorni del viaggio di andata e ritorno dagli USA fanno quasi 4000 tonnellate.
Moltiplicate per 125 viaggi sono mezzo milione di tonnellate di gasolio bruciato in un anno, per trasportare il gas in Europa, con tutte le emissioni nocive del caso.
Ma non é tutto.

Negli USA non ci sono sacche di gas naturale come quelle siberiane (o se esistono, sono in via di esaurimento).

Il gas americano é quasi tutto “di scisto” o shale gas.

Si tratta di gas intrappolato in rocce sedimentarie argillose.

L’estrazione di questo gas avviene con un processo denominato Fracking.

Sottoterra si trivellano pozzi orizzontali, lunghi anche diversi kilometri, nei quali vengono fatte brillare cariche esplosive. Poi vi si inietta acqua ad alta pressione, mescolata a sabbia e additivi chimici.

Questo permette di frantumare le rocce argillose, da cui possono così liberarsi il petrolio o il gas, che salgono in superficie attraverso il pozzo.

Il territorio e l’ambiente ne escono devastati.

I problemi collaterali di questo genere di estrazioni, infatti, sono gravissimi. 

L’impossibilità di assicurare la perfetta tenuta delle tubazioni nei pozzi, causa l’irrimediabile inquinamento delle falde acquifere, che si trovano a metà strada tra i giacimenti e la superficie; inoltre, ca ricordato che il metano è un potente gas serra e una parte di quello estratto si libera nell’atmosfera.

Ogni pozzo occupa in media 3,6 ettari di territorio e richiede enormi quantità di acqua (da 10 a 30 milioni di litri), e di sabbia.

La sabbia deve essere estratta, raffinata, caricata e trasportata su treni (100 carri ferroviari per ogni pozzo), accumulata in depositi e infine trasportata con automezzi fino al punto di utilizzo.

Uno degli impatti ambientali più preoccupanti è legato all’acqua utilizzata per il fracking, che risale poi in superficie e deve essere smaltita come rifiuto nocivo, in quanto contaminata.

L’unica soluzione praticabile è trasportarla con autobotti in altre zone, dove viene stivata nel sottosuolo, con ulteriore inquinanento.

Tutta questa attività inoltre, stimola faglie sismiche sotterranee e induce terremoti.

Nel 2007 in Oklahoma c’era stato un solo terremoto, mentre nel 2015 ve ne sono stati oltre 900; per la maggior parte sono stati lievi, ma alcuni hanno provocato molti danni.

In pratica, una zona virtualmente non sismica è stata trasformata in pochi anni nel territorio più sismico degli Stati Uniti, proprio a causa dello smaltimento dei liquidi usati per l’estrazione di idrocarburi di scisto nelle profondità del sottosuolo.

Intendiamoci, anche i russi e gli azeri hanno devastato il mar Caspio per l’estrazione del petrolio, ma importare gas dagli USA é l’operazione ecologicamente più stupida che si possa fare.

Va detto che la maggior parte delle imprese di shale oil e shale gas degli USA erano a rischio di fallimento a causa dei bassi prezzi di mercato. In particolare le società più puccole non riuscivano ad essere competitive con le estrazioni tradizionali, proprio per gli altissimi costi del fracking. Ora la guerra le ha “Miracolosamente” rivitalizzate tutte.

di V. Vaia

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

Azienda & Impresa

PETROLIO A 380 DOLLARI

JP Morgan: petrolio previsto a 380 dollari al barile

”Le nazioni del Gruppo dei Sette stanno mettendo a punto un complicato meccanismo per limitare il prezzo raggiunto dal petrolio russo nel tentativo di stringere le viti sulla macchina da guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Ma data la solida posizione fiscale di Mosca, la nazione può permettersi di ridurre la produzione giornaliera di greggio di 5 milioni di barili senza danneggiare eccessivamente l’economia, hanno scritto gli analisti di JP Morgan, tra cui Natasha Kaneva, in una nota ai clienti.

Per gran parte del resto del mondo, tuttavia, i risultati potrebbero essere disastrosi. Un taglio di 3 milioni di barili alle forniture giornaliere spingerebbe i prezzi del greggio di riferimento a Londra a 190 dollari, mentre lo scenario peggiore di 5 milioni potrebbe significare greggio “stratosferico” a 380 dollari, hanno scritto gli analisti.

Il rischio più ovvio e probabile con un limite di prezzo è che la Russia possa scegliere di non partecipare e invece reagire riducendo le esportazioni”, hanno scritto gli analisti. “È probabile che il governo possa vendicarsi tagliando la produzione come un modo per infliggere dolore all’Occidente. La rigidità del mercato petrolifero globale è dalla parte della Russia”

Quello che avete appena letto è un estratto dell’articolo di Bloomberg che riporta la notizia choc: il prezzo del petrolio quindi potrebbe raggiungere la “stratosferica”  soglia dei​​ 380 al barile se le sanzioni statunitensi ed europee spingessero la Russia a infliggere tagli di rappresaglia alla produzione di greggio. L’avvertimento, il grido d’allarme lanciato dagli analisti di JPMorgan dovrebbe mettere tutti in riga.

presentato da Romano Pisciotti

Lo schiaffo di JP Morgan: petrolio previsto a 380 dollari al barile

presentato da Romano Pisciott

I cambiamenti dei valori negli acquisti

Il Covid e lo scoppio del conflitto in Ucraina hanno cambiato profondamento le abitudini d’acquisto dei cittadini europei e internazionali. In particolare, l’80% degli italiani ha ridefinito le proprie priorità, diventando sempre più orientato al prezzo rispetto alla qualità o che ai valori del prodotto. Infatti, il 31% considera il prezzo basso come criterio determinante e il 24,5% è disposto a sacrificare la qualità sull’altare della convenienza. Inoltre soltanto tre italiani su dieci sono pronti a pagare di più per prodotti sostenibili.

Questa la fotografia del report “The shape of retail” realizzato dalla società di consulenza Alvarez&Marsal, in collaborazione con Retail Economics, analizzando i cambiamenti dei valori negli acquisti dei consumatori in seguito alla duplice crisi, in relazione ad un campione di 5,25 mila famiglie in  Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Emirati Arabi Uniti.

Presentato da Romano Pisciotti

VINCE IL PREZZO BASSO

CAPITANI D’AZIENDA

Come il COVID ci ha insegnato, o dovrebbe averci insegnato, l’importanza degli investimenti in ricerca e nelle strutture sanitarie, così ogni crisi finanziaria o economica dovrebbe insegnarci come investire e come strutturare le aziende per renderle flessibili e capaci di operare anche in situazioni di mercato difficili, nel presente e nel futuro. 

Oggi, molte aziende sembrano navigare nella tempesta, ma per alcune si sono aperte opportunità: tempesta o bonaccia il segreto è conoscere la propria azienda, l’ambiente in cui opera e conoscere l’ambiente futuro, così da orientare gli sforzi dell’imprendere in giusti investimenti e in nuovi canali di vendita.

Neppure il COVID è stato, per gli studiosi, un evento così inaspettato! Se è vero, com’è vero, che in ogni secolo l’umanità ha lottato con almeno due pandemie, una ogni circa cinquant’anni, si potrebbe affermare che lo scatenarsi di virus pericolosi è un evento più raro dello scatenarsi di crisi economiche, quest’ultime con cicli più ravvicinati delle epidemie.

Se considerassimo anche le gravi epidemie che negli ultimi anni hanno interessato solo alcune aree del pianeta, come il virus ebola, capiremmo che una crisi economica locale, nel mondo globalizzato, riesce a “influenzare” il resto del mondo più di un virus. 

Sembrerebbe banale dire queste cose perché tutti ricordiamo che nel mondo globalizzato “Una farfalla che batte le ali…” e neppure serve finire la frase ben nota! Se tutto è così banale, perché molti imprenditori non conoscono la propria azienda?…Né l’ambiente in cui essa opera e tanto meno riescono a guardare al domani. Non sto esagerando: molti imprenditori conoscono il numero dei bulloni che compongono ogni macchinario in fabbrica, ma non hanno mai analizzato (con numeri e dati, senza la bonarietà di un padre!) la propria azienda.

Troppi imprenditori ignorano segnali come i cambiamenti sociali o le tendenze dei mercati che, spesso, sono più potenti di un “battito d’ali” e si diffondono, a volte, in tempi più brevi che un virus e le sue mutazioni.

I segnali del cambiamento climatico, ad esempio, esistevano già dagli anni ’70, ma solo recentemente e rapidamente, Governi e opinione pubblica ne hanno avuto coscienza…non sempre in modo equilibrato, ma questo è un altro discorso…sicuramente, per le aziende, c’è poco tempo per allinearsi agli “editti verdi” a carattere più o meno globale; gli imprenditori che già da tempo seguono politiche green sono certamente avvantaggiati, ora tutti devono imparare come gestire un budget sostenibile.

Troppi imprenditori pensano di navigare a bordo di una nave mercantile, il cui capitano deve conoscere la posizione per tenersi lontano dalle secche…troppo semplice! L’imprenditore è il comandante di una nave da guerra che deve conoscere anche dove si trova il nemico, anzi, dove sarà il target, dovendo sparare il colpo di cannone non dove la nave nemica si trova, ma dove sarà (punto futuro), per non rischiare di colpire solo la scia del bersaglio.

Le aziende, leader e inseguitrici, sono navi in movimento in un mare che in poche ore può passare da bonaccia a tempesta!

Come un comandante usa strumenti per il calcolo e la previsione, altrettanto l’imprenditore deve imparare a stare sul ponte di comando. Anche i migliori capitani, per raggiungere un porto sicuro, si avvalgono di un pilota…dunque, anche molti imprenditori potrebbero aver bisogno di una “guida” capace di portare in azienda esperienze diverse, conoscenze particolari e capacità d’analisi.

Buon vento!

Romano Pisciotti

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PROCESSO DI PIANIFICAZIONE E MONITORAGGIO GESTIONALE

ERRORI NELLA REALTÀ DI PICCOLE E MEDIE AZIENDE

BUDGET ANALITICO

CONCETTO DI SOSTENIBILITÀ 

RICLASSIFICAZIONE DI BILANCIO

IL BILANCIO SOSTENIBILE

IL BILANCIO COME STRUMENTO DI MARKETING

ANALISI DI RENDIMENTO DELLA SOCIETÀ PER IL PASSAGGIO GENERAZIONALE

ASPETTANDO LA PROSSIMA App

E’ noto che molti piccoli imprenditori hanno basato il loro successo su singole peculiarità, intuito o fiuto per gli affari, com’è altrettanto noto che le piccole e medie imprese, in molti casi, non attraversano un periodo florido, anzi, molte rischiano di passare da “difficoltà” a “chiusura”…..hanno esaurito idee e fiuto?…..o forse qualcuno ha avuto un’idea migliore o globale?!

La globalizzazione ha creato molte illusioni e, purtroppo, molte delusioni: le aziende che hanno pensato di poter abbattere le frontiere raggiungendo, grazie alla visibilità offerta da internet, ricchi mercati inesplorati o nuovi clienti, si sono accorte che un sito web non basta più e neppure la presenza sui social garantisce prodigiose  “messi” di clienti.

La global economy sta portando alla migrazione dell’economia produttiva verso luoghi esotici e la finanziarizzazione dell’impresa tradizionale ha abbattuto confini e barriere, senza rispetto sociale e senza impegni territoriali come tasse e sindacati.

Non abbiamo applaudito al concetto dell’e-commerce per vedere migliaia di poveri cristi pedalare per pochi euro o per essere circondati da furgoni che sembrano aver sostituito la slitta di Babbo Natale, con la differenza che la slitta magica non blocca la viabilità con posteggi funamboleschi!

Rischiamo di perdere la bussola negando che l’impresa e l’imprenditore operano non solo “nel” paese, ma anche “per” il paese.

Brutti scenari per le piccole e medie imprese che, nel tentativo di sopravvivere, si vedono costrette a garantire prezzi e tempi di consegne allucinanti ai giganti del web. Albergatori che, rincorrendo la visibilità, si sono ritrovati a pagare un “pizzo” spropositato ad App che stanno, in pratica, monopolizzato il web.

Il cambiamento in atto non sembra portatore di benessere: non siamo davanti all’evoluzione di carrozze in treni e automobili (processo sempre portato ad esempio per giustificare parte dell’attuale progresso), ma all’accaparramento monopolistico economico-finanziario del mercato. 

Quando i giganti avranno ottenuto il monopolio commerciale globale, neppure gli utenti finali (clienti) saranno contenti di comprare oggetti o servizi imposti a prezzi che non saranno più a low cost o, se tali, saranno d’infima qualità, unico standard al quale la globalizzazione ci sta lentamente abituando.

Neppure le aziende del nord-est padano (eccellenze della meccanica), entrate nel circuito tedesco, possono stare tranquille: il legame teutonico assomiglierà sempre più a un guinzaglio, se non addirittura a un nodo scorsoio. 

Troppo tardi per reagire?

Non penso…

…a patto che le medie e piccole imprese riescano, senza perdere le loro peculiarità, a fare squadra in gruppi di produttori: unendo i canali di vendita, fare rete con associazioni tra aziende che possano condividere esperienze e futuro. 

Unire gli sforzi qualitativi, far fronte per nuovi investimenti, raffreddare la concorrenza, ridurre i costi con acquisti comuni, ecc…cooperare significa compensare i vantaggi delle grandi aziende!

So bene quanto sia difficile per il classico imprenditore italiano “aprire” la propria azienda, ma l’alternativa non sarà felice…sciogliendosi nella prossima App o affrontando, solo, la tempesta.

Vizi e difetti della piccola impresa, magari alle prese anche con il cambio generazionale, devono essere rimossi trovando soluzioni competitive per continuare a valorizzare i pregi dell’impronta famigliare…e, nel caso, ricorrendo a esperti e coordinatori esterni per nuove alleanze.

Romano Pisciotti

Industrial & Business Management

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Romano Pisciotti

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BUDGET E DINTORNI

Testa sotto i banchi, come a scuola, quando il Capo inizia a parlare di budget. 

Nel periodo nel quale ancora vivono i ricordi delle vacanze estive e già si pensa all’organizzazione dì quelle natalizie, nell’ufficio di Fantozzi iniziano a circolare questionari sull’andamento delle vendite. Il Capufficio, calorosamente spronato dall’Altissimo, cerca la vittima a cui assegnare il compito di preparare il “calendario dell’Avvento”: le prime finestrelle occupate da qualche numero relativo all’andamento dell’anno in corso e il gran finale con la nascita di sogni e promesse…i Re Magi porteranno oro e incenso per celebrare i desideri degli azionisti.

Nell’ufficio immaginario popolato dai personaggi fantozziani Il budget scade ad un compito da sbrigare, senza farsi distrarre dagli impegni quotidiani, alimentando le migliori aspettative per l’anno a venire: quasi un fastidioso rito da levarsi dai piedi velocemente!

Dove il budget sembra essere una cosa seria, da fine settembre piovono mail con infiniti fogli Excel: elenchi di paesi e prodotti che ogni Business Units o reparto deve allineare al pensiero dì chi ha elaborato elenchi e questionari…inizia così la quadratura del cerchio: prodotti, mercati, canali di vendita, stagionalità, triangoli e rettangoli, tutti spremuti in elaborati che ben poco colgono delle informazioni necessarie per fare da trampolino alle previsioni, quest’ultime sciorinate in altri mastodontici fogli elettronici, ben illustrati con grafici e statistiche; così accade che se un grossista indipendente con sede in Olanda ha acquistato, ad esempio, tremila stampanti nell’anno in corso, poi distribuite tra Nigeria e Zimbabwe, si classificherà l’Olanda come il paese con maggior potenzialità di sviluppo dove concentrare gli sforzi maggiori nell’anno di budget, delineando una crescita completamente avulsa dalla realtà’ che non individua il reale potenziale dei mercati di destinazione dei prodotti e, tanto meno, verranno individuate le ragioni dell’anomalo picco dì vendite (politiche governativi o aiuti dì Stato o crescita del potere d’acquisto della classe media, difficoltà della concorrenza, ecc..). Purtroppo la Nigeria e lo Zimbabwe, non essendo stati elencati nel foglio Excel distribuito, si trasformano in un’occasione mancata per una corretta analisi dei mercati e loro potenziale. Forse questo è un caso limite o un approccio giustificato da altri fattori, ma evidenzia la distanza, non così’ rara, tra i report dì budget e la realtà.

Anche se i “reportisti” sono più attenti e gli elaborati meglio formalizzati, spesso non viene meno la pessima abitudine, nei “papiri” del budget, di non analizzare a fondo i plus che hanno portato risultati sopra le aspettative o ancor peggio e più frequentemente, non si analizzano i risultati negativi, spesso addossando solo a fattori esterni (andamento del mercato, congiunture e…cataclismi…) il mancato raggiungimento degli obbiettivi. La mancanza d’investimenti, la mancanza di personale e altre “mancanze” sono spesso usate come scuse a “scarico barile.” Situazioni reali possono effettivamente influenzare il risultato, molte delle quali non sono state valutate o prese in considerazione al tempo della elaborazione del budget.

Il budget, prima d’essere programmazione e scelta organizzativa, è analisi dell’azienda e del mercato che porta a scelte di visione e vantaggi competitivi; il periodo di elaborazione del budget è il momento per una collegiale individuazione di criticità.

Dalla conoscenza delle variabili di mercato e il loro impatto sui costi aziendali nascono nuove tattiche e obiettivi che si devono rispecchiare nel budget.

Occorre leggere, nell’evoluzione storica del mercato e dell’azienda, il futuro posizionamento dell’azienda e adeguarne le scelte valutando le risorse.

Oggi anche l’impatto ambientale delle attività o i benefici derivanti da scelte “green”, devono essere presi in considerazione.

È necessario un approccio al budget come strumento organizzativo e di successivo controllo.

Il budget è un elemento che richiede impegno dì tutti i reparti aziendali, per questo è necessario individuare un responsabile per la raccolta e l’analisi delle informazioni e dare responsabilità ai vari reparti. 

Una buona scelta è affidarsi a un esperto esterno ed indipendente per accompagnare l’azienda nella stesura del budget.

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti 253x300 BUDGET E DINTORNI Romano Pisciotti
R.P.

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“Time is money, the saying goes, and lots of it gets lost in disorganization”

 

 

 

IL GAS DI BIDEN

Interessanti le politiche economiche USA: fanno casino con la Russia alimentando eventuali ritorsioni russe sull’Europa che limiterebbero le forniture di gas…però ci offrono il loro gas via nave con tempi, costi e problematiche tecniche maggiori….grazie!

Con il metano a 180 €/MWh (negli Usa costa circa 40 $/MWh), le navi cariche di gas liquido, hanno cambiato improvvisamente rotta. Passando dal dirigersi in massa verso l’Asia al navigare verso l’Europa.

Nei mesi scorsi la variazione di rotta era stata inversa per approfittare dei prezzi asiatici spinti in alto dalla precoce ripresa economica post-pandemica di quella parte di mondo. E questo era stato uno dei fattori del boom del prezzo del gas e dell’elettricità nel nostro continente.

Ma adesso le carte sono cambiate, e dagli esportatori di gas sembra essere arrivato il contrordine:

https://ecquologia.com/caro-metano-dura-lezione-per-leuropa/

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

Green Reputation

Non solo le grandi aziende oggi puntano alla sostenibilità come focus di pianificazione di asset e strategie d’investimento, tanto da poter riclassificare il bilancio.

VERDE 300x197 Green Reputation Romano Pisciotti

La sostenibilità oggi rappresenta un elemento chiave per le aziende e racchiude molteplici vantaggi:

Incremento del valore della marca e sviluppo di vantaggi competitivi

Accedere a nuovi mercati o nicchie di mercato legate alla sostenibilità

Accedere a nuove forme di capitali e modelli di business

Minimizzazione dei rischi

Aumento della produttività e riduzione dei costi

Attrazione e mantenimento delle risorse umane

 

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

Rome logo Green Reputation Romano Pisciotti

Romano Pisciotti:

Romano Pisciotti 253x300 Green Reputation Romano Pisciotti

After an important experience as a naval officer, Romano worked on behalf of important international companies (Pirelli, for example) in Italy (his country of origin), Argentina, Brazil, Egypt and Nigeria with full responsibility, in a managerial position.

He actively participated in the start up of new operating units in Italy and abroad;

has been fully involved in the restructuring of companies and the increase in commercial activities. In his various experiences, Romano has led multi-ethnic work teams even in stressful environments.

He lived for over five years in Nigeria, where he had relevant experience as general manager of large industrial groups and in logistics; the current activities still tie him to Africa, in Lagos, as responsible for the development of new strategies in Nigeria for the IVECO, heavy vehicles company.

Romano has never neglected professional updating by continuously following courses at qualified universities.

info: italmotor@gmail.com