MUTUI E CLIMA



MUTUI E CLIMA

A partire da settembre, la fluttuazione naturale della temperatura nell’Oceano Pacifico porterà mesi di caldo estremo in Asia meridionale e America centrale con forti piogge sulle Ande. 

El Niño è un fenomeno oceanico, ben noto e non eccezionale (ciclico), che si manifesta con aumento della temperatura superficiale del mare al largo delle coste del Perù e dell’Ecuador e, successivamente, con fenomeni meteorologici particolarmente intensi, prima nelle zone circostanti e poi su scala planetaria.

Il fenomeno creerà una preoccupante scarsità nella produzione alimentare globale: le forti piogge che si sono già verificate in India sono state rovinose per la produzione di riso al punto che, per mantenere i consumi interni, è stata vietata l’esportazioni di riso bianco non basmati.

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha già fortemente ridotto la disponibilità di cereali a livello mondiale.

La combinazione di questi eventi, riducendo le disponibilità di prodotti agricoli, oltre che creare seri problemi alimentari immediati per molte popolazione del Pianeta, innescherà ulteriori difficoltà nel settore dell’ allevamento animale… tutto ciò potrebbe far aumentare l’inflazione e determinare le scelte delle banche centrali in tema di tassi di interesse…già elevati a causa degli aumenti energetici.

Nella zona euro, come già segnalato da molti economisti, questa inflazione  è in gran parte causata da altri Paesi esterni con cui si intrattengono dei rapporti economici e finanziari e dal conseguente aumento dei prezzi, non da eccesso di consumi o dalla circolazione monetaria interna. In queste condizioni, l’aumento ulteriore dei tassi d’interesse, alimenterà le speculazioni finanziarie, mentre l’inflazione scenderà meno rapidamente rispetto all’impoverimento di gran parte della popolazione.

Si scomoderanno le teorie sul cambiamento climatico, si accuserà la Russia di ricattare il mondo, ma non si cambierà nulla nelle vecchie e inappropriate ricette anti inflazionistiche!

I mutui si riscalderanno più del Pianeta!

Romano Pisciotti

UN BRACCIO DI FERRO?


I BRICS hanno abbastanza cannoni (…e non solo) per essere una forza militare globale e hanno così tante materie prime da poter ricattare il mondo, vista anche la candidatura dell’Arabia Saudita. Dispongono di notevoli produzioni agricole, come ad esempio il grano russo e il riso indiano, da poter affrontare ogni deficit alimentare futuro, sia in termini di ulteriori aumenti produttivi, sia per abitudini alimentari meno esigenti: nella cucina di alcuni di questi paesi gli insetti sono già in tavola! 

Hanno popolazioni giovani…con veramente tanti giovani! Formano tra loro un mercato interno enorme e con un potenziale ancora maggiore: entro i loro confini nessun prodotto è al punto di aver saturato il potenziale di vendita, semmai hanno enormi fasce di popolazione con l’aspettativa di una vita migliore…con ciò che ne potrà derivare in termini di PIL.

Nell’ultimo ventennio hanno sviluppato ogni tipo d’industria e di tecnologia: hanno invaso il mondo con i loro prodotti e alcuni dei loro manufatti hanno già raggiunto la Luna! Insieme sono una forza che potrebbe far tremare i grassi paesi del G7, già affamati di materie prime; molti dei paesi europei hanno mercati interni oramai maturi…come la loro popolazione!

Con il già avviato processo d’inclusione di altri paesi, i BRICS potrebbero controllare anche aree di primaria importanza geopolitica: il canale di Suez, ad esempio, con la già annunciata candidatura dell’Egitto.

I BRICS dovrebbero preoccupare il mondo Occidentale, tanto più che già minacciano di creare anche una propria unità monetaria, forse lontana, ma eventualmente capace di sostituire il dollaro negli scambi internazionali.

Nessun paese del gruppo BRICS può vantare una democrazia come intesa nel mondo occidentale, ma questo potrebbe essere un vantaggio nella loro crescita programmata: nessuno dei partner si “balocca” con i diritti di questa o di quella minoranza! Quando il benessere diffuso dovesse porre questo tipo di attenzioni…l’Europa sarà già moribonda e occupata da popolazioni Afro-asiatiche.

Anche questi paesi dovranno fare i conti con i cambiamenti climatici, per ora stanno sfruttando le farneticanti fantasie europee fornendo, ai paesi verdi, pannelli solari, auto elettriche e terre rare…naturalmente andando controcorrente in termini di riscaldamento globale e inquinamento. Forse, questi nuovi signori, hanno un maggior pragmatismo e pensano di venire, per le loro future vacanze, a godersi le tutelate oasi mediterranee.

Ci vorrebbe la sfera di cristallo per capire se i BRICS riusciranno ad affermarsi. Sicuramente ad alcuni di questi paesi non manca la cultura né una lunga storia a cui riferirsi…elementi essenziali per il continuo sviluppo di civiltà: loro sembrano scavare nel passato, rivalutandone  ogni aspetto utile per la missione di “rivincita”, mentre noi ci siamo messi a criticare la Storia, facendo anche un gran piacere ai popoli emergenti.

Alcuni di questi paesi rischiano però di far emergere dal passato alcune frizioni tra loro, anche se non hanno importanti scheletri colonialisti, non mancano storiche inimicizie o rivalità: I Russi non hanno mai amato i Cinesi e gli Egiziani non digeriscono il benessere sfacciato dei cammellieri sauditi. Problematiche e rivalità, gratta gratta nella Storia e negli usi, potrebbero emergere…questi popoli hanno iniziato solo ora ad “annusarsi”.

Già non mancano rivalità commerciali, come tra Cina e India: due titani ancora in età adolescenziale sulla scena mondiale!

Da non sottovalutare le questioni religiose, anche se oggi non sembrano costituire un problema…e, comunque, il motto “Parigi val bene una messa” (…o in alternativa, una gita alla Mecca) potrebbe avere ancora il suo valore!

Forse, per poter vincere, manca ai BRICS un “padrone”: un paese che possa dettare legge, un poliziotto abbastanza forte da mettere tutti in riga, secondo i propri umori e volontà con ogni tipo di pressione economica e militare…come gli USA nelle riunioni del G7. Paradosso abissale: il primo nemico dei BRICS dovrebbe essere il loro modello, il modello per uno di loro!

Come si muoverà il nostro padrone? Avrà bisogno di rivalutare le colonie europee? Cercherà nuove alleanze a suon di dollari?

Per ora sembrerebbe intenzionato ad indebolire la Russia in una guerra per procura e ad allargare la NATO sino al Pacifico e nell’emisfero australe…cosa ancor più irritante per i BRICS.

Chi vivrà vedrà: forse quello climatico non sarà l’unico cambiamento per il Pianeta.

Romano Pisciotti 

ANIME MORTE


Quella specie di tuono, di colpo d’ariete, che gonfia le vele sino a tendere i legacci, uniti con le vene dei marinai ancora sui pennoni, riempie i cuori, come paga per il coraggio e la fatica.

Abbiamo lasciato le rive del pianeta per navigare l’universo, eppure sembriamo già smarriti appena mollati gli ormeggi: analfabeti della storia, sembriamo aver perso passione e coraggio, senza più una bussola.

La rotta è tracciata in stanze lontane dove lavorano sofisticati algoritmi e non serve più capire, o almeno guardare, la bellezza delle stelle. Viaggiamo leggeri, con un piccolo cervello come bagaglio a mano…per l’efficienza di non perdere tempo durante gli scali, anche se il viaggio dell’umanità durerà ancora anni luce!

Un viaggio che ci sta portando lontano dai valori che hanno fondato la Civiltà…forse siamo solo alla deriva, abbruttiti dall’arroganza di pochi e dall’ ignoranza o dalla paura dei più.

Romano Pisciotti 

I perdenti economici nel nuovo ordine mondiale.


Le  più grandi economie del mondo stanno offrendo enormi sussidi in una corsa spietata per conquistare le industrie del futuro. I perdenti: tutti i paesi che non possono pagare!

I giganteschi sussidi e il crescente protezionismo stanno ribaltando decenni di libero scambio. I paesi più piccoli, dal Regno Unito a Singapore, vengono lasciati indietro. (dal WSJ)

Se “The Wall Street Journal” considera quella del Regno Unito una “piccola economia”, in Italia dovremmo preoccuparci parecchio!

Romano Pisciotti

da FINANZA.LA STAMPA

Un rallentamento “sostanziale” delle crescita globale nel 2023, al +2,1% dal +3,1%, con la stretta della politica monetaria per contenere l’inflazione, e una nuova accelerazione nel 2024 con un +2,4%. Queste le previsioni della Banca Mondiale che nel Rapporto annuale sulle prospettive dell’economia globale pubblicato oggi sottolinea come i rischi sulle prospettive siano al ribasso. L’istituto di Washington individua nell’evitare tensioni finanziarie e accelerare la transizione verde le sfide globali da affrontare. Per l’area euro la Banca Mondiale stima un PIL in crescita dello 0,4% quest’anno, dell’1,3% nel 2024 e del 2,3% nel 2025. Per gli Stati Uniti la crescita è attesa all’1,1% nel 2023 per poi rallentare allo 0,8% l’anno prossimo e salire al 2,3% nel 2025. 

“L’economia mondiale è in una posizione precaria” afferma Indermit Gill, il capo economista della Banca Mondiale. “La strada più sicura per ridurre la povertà è attraverso l’occupazione. È importante ricordare che le previsioni di crescita non sono il destino. Abbiamo l’opportunità di invertire rotta ma richiederà un lavoro tutti insieme”, mette in evidenza Ajay Banga, il presidente della Banca Mondiale. 

L’economia russa – secondo quanto prevede la Banca Mondiale – si contrarrà nel 2023 dello 0,2%, per poi tornare a crescere nel 2024 e nel 2025, segnando rispettivamente aumenti dell’1,2% e dello 0,8%.

La crescita in America Latina e nei Caraibi dovrebbe rallentare dal +3,7% registrato nel 2022 all’1,5% del 2023. Nel report la Banca mondiale sottolinea che il calo dell’attività della regione è dovuto alla politica restrittiva adottata dalle banche centrali per contenere un livello di inflazione in media ancora al di sopra degli obiettivi prefissati. La Banca mondiale assegna un rilievo importante anche alla “incertezza politica” che in alcuni paesi “sta danneggiando la fiducia delle imprese e dei consumatori”. Tra i fattori che incidono nel rallentamento della crescita c’è anche il calo in parallelo dell’attività economica dei principali partner commerciali. Secondo la Bm anche il cambiamento climatico “rappresenta un rischio significativo data la crescente frequenza di eventi meteorologici estremi” che colpiscono la regione. L’organismo multilaterale ha ridotto le previsioni di crescita per la regione anche per il 2024, con un +2% invece del +2,4% stimato a gennaio. 

MATURI


Nei ricordi comuni il 1973 è l’anno della crisi petrolifera. La crisi economica e l’inflazione erano già apparse nei titoli di coda del film “boom economico italiano”, ma alla chiusura dei rubinetti del petrolio ci accorgemmo d’essere nudi.

Per me e per i miei compagni di classe, un  nuovo film iniziò quell’anno: eravamo i maturati del Nautico di Genova! Il 28 luglio, dallo storico istituto “San Giorgio” uscivano i nuovi Aspiranti Capitani della Marina Mercantile, io tra quelli.

Oggi, il Nautico non è più in piazza Palermo, già sede del Regio Liceo Nautico, ma ha finalmente una sede sul mare. Purtroppo una serie infausta di riforme scolastiche e legislative hanno annacquato lo spirito marinaresco di quella scuola, diventata molto più simile ad un comune Istituto Tecnico. Neppure la creazione dell’Accademia del mare sembra aver migliorato le cose: aldilà del roboante nome, che vorrebbe fare il verso alla prestigiosa Accademia Militare di Livorno, nella realtà forma più personale per la filiera marittimo-portuale e dei servizi di bordo, che futuri lupi di mare!

…La moderna definizione di “filiera”già basta per capire che dei naviganti si è perso lo stampo: poco importa la conoscenza delle stelle e, forse, non è neppure necessario saper nuotare!

Pur non avendo perso la mia anima milanese,    ero stato adottato dalla città ligure per realizzare i mie sogni di ragazzo. Quella passione per il mare, ereditata da non so chi, mi portava spesso sulle banchine del porto, dove le mitiche navi bianche, ormeggiate al pontile della monumentale Stazione Marittima, attendevano i passeggeri per la nuova partenza oltre Oceano…non occorreva altro per alimentare la mia fantasia. 

Sbuffanti rimorchiatori mostravano i muscoli a moderne petroliere e alle vetuste, ma sempre affascinanti, “carrette”.

Avevo imparato un po’ di dialetto ligure e ascoltavo la variegata “fauna portuale” nei bisticci, scherzi e negli immancabili mugugni.

Tutto il porto sembrava orchestrato da un folle, il Dio della logistica non era ancora apparso, eppure tutto filava e tutto s’incastrava a pennello al suono di sirene, fischietti, grida e non poche imprecazioni verso qualche santo un po’ distratto. Tutto era manualmente registrato tra Spedizionieri e Capitaneria.

La darsena era chiusa dai folcloristici carruggi dove si compravano le Marlboro di contrabbando, sesso a buon mercato e la tradizionale farinata, la trippa o l’unica e vera focaccia ligure. 

Risalendo i vicoli, come oggi, si arriva alle residenze patrizie, poi ai giardini e all’elegante salotto tra Piazza de Ferrari e Via XX Settembre, prima di perdersi nei geometrici spazi di Piazza Della Vittoria. Tutto è rimasto com’era pur avendo perso un po’ di nobiltà e qualche storico inquilino. Il prestigio delle opulenti vecchie banche genovesi è stato sostituito dalla traballante Banca CARIGE, i depositi delle ricche famiglie armatoriali hanno ceduto al pericoloso gioco della fantasiosa finanza. Il palazzo della Società di Navigazione Italia ancora “galleggia” pur avendo perso la flotta e avendo cambiato padrone.

Maturato il 28 luglio, al 4 agosto ero già in banchina per imbarcare su nave Augustus, primo transatlantico, con la gemella Giulio Cesare, ad essere varato nel dopoguerra dai cantieri italiani. Quella nave, dopo il disarmo della sua gemella e la sosta forzata delle più moderne turbonavi, Michelangelo e Raffaello, a causa dei costi di gestione e del calo dei passeggeri, visse nuovamente un momento di fatua gloria come Ammiraglia della flotta Italia, prima della sua vendita definitiva ad armatori esteri.

La flotta diede il tangibile segno della ripresa italiana nel dopo guerra e, solo dopo qualche decennio, scontò la crisi del Paese.

Genova, in quegli anni, era, comunque, ancora “La Superba”… la gloriosa e svettante Lanterna era  lì per ricordarlo ai naviganti, ai turisti e a tutti i cittadini.

Oggi, il famoso faro accarezza ancora con la sua luce l’orizzonte, gli strani grattaceli cresciuti come funghi e, con tanta nostalgia, da la rotta agli alberghi galleggianti che hanno sostituito gli affascinanti transatlantici di un tempo.

A quel primo imbarco ne seguirono altri, seguì l’esperienza dell’Accademia a Livorno e tante nuove sfide ed esperienze, da “terricolo”, nell’industria, pur sempre in giro per il mondo.

Ho appeso al chiodo la mia Patente di Capitano di Lungo Corso.

Tante cose sono cambiate, qualcuno dirà in meglio, altri penseranno in peggio, ma tre cose possiamo ancora vantare nel Paese come nel ‘73: la crisi economica, l’inflazione e la costosa bolletta energetica!

R.P.

25 Luglio 1956

Transatlantico,

fa venire la pelle d’oca:

viaggio, attraversata, potenza, resistenza, bandiera, sogno, lontano, molto lontano, colori, oceano, onde, Atlantico…oltre l’Atlantico…l’immaginario, l’infinito, la partenza, la gente, il saluto, la sirena, il fascino, il capitano, i migranti, l’equipaggio, i passeggeri, le feste, la ciminiera, la scia, la solitudine,  il cielo, la nebbia…la collisione, la ferita…la morte!

R.P.

ANTITRUST

L’Antitrust ha provveduto a comminare una sanzione pari a 760.000 euro a Tim e una di oltre 7 milioni di euro a Dazn per l’intesa che è stata raggiunta dalle due società in relazione ai diritti tv del campionato di calcio di Seria A, per periodo compreso tra il 2021 ed il 2024.

A finire sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità era una particolare clausola prevista dall’accordo tra Dazn e Tim, che prevedeva un’esclusiva a favore di quest’ultima e il divieto di sottoscrivere delle partnership con gli altri operatori presenti nel settore delle telecomunicazioni. A seguito di un sub-procedimento cautelare avviato dall’Agcom, che è stato avviato lo scorso 6 luglio 2021, l’infrazione è durata poco più di un mese. Nel corso del mese di agosto 2021 le due società, infatti, hanno provveduto ad interrompere l’applicazione di questa particolare clausola e hanno provveduto a stipulare, con data 4 agosto 2022, un nuovo contratto.

Dal web, Romano Pisciotti

ANIME IN BOTTIGLIA 


Nell’agosto 1952, su una spiaggia nei pressi di Cagliari, é stata trovata una bottiglia con dentro questo messaggio: “Regia Nave Fiume – Vi prego, Signore, di informare la mia cara madre che io muoio per la Patria. Marinaio Chirico Francesco da Futani, Salerno. Grazie Signore – Italia!” 

Con questo ragazzo, durante la tragedia della seconda guerra mondiale, trentasei mila marinai italiani persero la vita…per molti di loro, inghiottiti dal mare, non ci sarà mai una croce: le onde ci hanno restituito il loro coraggio, la loro paura e il loro dolore.

Oggi, solo oggi, ci accorgiamo che il Mediterraneo è anche tomba di sogni, di speranze e gioventù! Se tra le chiacchiere della politica, e della gente, per i barconi dispersi, ci fosse anche una preghiera, anche solo un ricordo, per i nostri morti in mare…potremmo, forse, essere un Popolo, una Nazione.

Purtroppo, sembriamo aver paura dei nostri morti e della nostra storia, sembriamo rinnegare anche il sommesso pianto di Francesco…richiudendo, ancora, la sua anima in quella bottiglia dispersa nel mare dell’indifferenza.

Da quando l’uomo esiste nella storia, il Mediterraneo è tomba d’eroi e per semplici pescatori e marinai. Uomini in pace o in guerra, sotto bandiere diverse, con o senza galloni o stellette: uomini e donne senza più un porto.

Il silenzio dell’abisso rispetta il loro coraggio…noi nuotiamo nel mare della vergogna avendo perso la memoria e, con essa, l’onore.

Romano Pisciotti 

LE STORIE DEL COMPASSO


Il compasso nautico, quello che usano i naviganti per leggere, sulla carta nautica, la latitudine e la longitudine, è a doppia punta; per non bucarsi una mano sul tavolo di carteggio, ogni compasso ha il suo cappuccio. Forse, con le moderne carte elettroniche, compasso e squadretta sono cadute in disuso, tanto quanto il Capitano Marittimo, il Comandante, sostituiti dal “perito nautico”…già, il “capitano”…sembra esistere solo nei vecchi romanzi d’avventura e nelle desuete storie di Star Trek.  Il Capitano Kirk non legge più nessun tipo di carte, sostituite da uno schermo televisivo gigante che, come per magia, mostra pianeti e stelle….peccato che lo schermo della Costa Concordia non abbia mostrato un piccolo scoglio che ogni navigante conosce, o conosceva.

Sestante e strumenti per il carteggio sono andati in pensione e il “carteggio”, come cita la polverosa enciclopedia Treccani: “l’insieme delle operazioni che si compiono a bordo sulle carte nautiche”…è diventato un esercizio per amanti del classico. I più potrebbero confondersi con il “carteggiare”, operazione che l’imbianchino esegue prima di tinteggiare…sono spariti i capitani, ma ancora resistono gli imbianchini!

I vecchi buoni marittimi ricordano quello strano compasso a due punte.

Nel secolo scorso, ad attraversare il Mar Grande non erano solo gli eleganti transatlantici: petroliere e carrette hanno avvicinato i continenti ancor prima che si parlasse di globalizzazione.

In quella storia di uomini e di mare, l’umile compasso, per l’appunto, ebbe la sua gloria!

Gli armatori liguri, fauna oggi scomparsa, erano in competizioni con greci, napoletani e levantini nel riempire le stive d’ogni merce per ogni porto.

I vascelli liguri si distinguevano, dicevano i vecchi, per non essere mai seguiti dai gabbiani: non buttando nulla, non c’era cibo per gli affamati volatili, che disertavano la scia.  

I Ravano (all’epoca noti armatori) riconosciuti come taccagni (non senza merito)…forse solo buoni risparmiatori, armavano una poderosa flotta, sotto più bandiere…anche un po’ di tasse andavano risparmiate!

Taccagni o meno, fecero, con altri armatori, la fortuna loro e, con molta più moderazione, quella di molti marittimi. Sicuramente, mossero un’economia diretta e indotta, buona per Genova e l’intero Paese che cresceva.

L’economia, a bordo, non si studiava…la si faceva! Anche il compasso, anzi il suo cappuccio, aveva una doppia funzione. Quando la matita, con cui si tracciava la rotta, era troppo consumata e non stava più tra le dita, s’infilava nel cappuccio del compasso…prolungandone la vita,“armando” il mozzicone! A bordo non si piantavano alberi, eppure si salvavano le foreste.

Le parsimoniose società di navigazione non sapevano d’essere le prime società green: già c’era la filosofia dell’uso e riuso.

Poi venne l’abbondanza e, stranamente, si è portata via i vecchi bastimenti e i marinai dalla pelle cotta dal sole. Oggi, le moderne porta container, le super petroliere e i palazzi da crociera solcano i mari, ma senza più poesia né buffi aneddoti. Le navi sono cresciute in dimensioni e gli stipendi a bordo, ma non solo, si sono ridotti, per mantenere il

Paese competitivo.

I gabbiani si sono rifugiati a terra, nelle discariche, in mare sono rimasti i marittimi con il mutuo da pagare e senza più passione.

Liberi di commentare: “si stava meglio quando si stava peggio!”

Romano Pisciotti 

LA CAREZZA DEGLI ALISEI


…..e così…tra discorsi, applausi, lacrime, note musicali, grida e fischi marinareschi la nave più bella del mondo è partita per l’abbraccio con gli oceani. Una nave, quasi centenaria, che unisce la grande tradizione marinara con le più sofisticate tecnologie di bordo: il Vespucci non ha mai smesso la sua evoluzione, coniugando tradizione, progresso ed emozioni.

Un veliero armato di speranza, fatica, passione e gioia, carico dei sogni degli Allievi e dell’esperienza di navigati uomini di mare.

Il Vespucci è nave dei ricordi e del futuro!

Retorica, semplicità, populismo e schiettezza vivono in strana simbiosi tra le sartie che sostengono l’alberatura e l’orgoglio di un mito.

Come il complesso sistema velico sarà impegnato a resistere alle sberle del vento o nella ricerca della carezza degli alisei, così non mancherà l’impegno dei sostenitori e dei denigratori di questa avventura: si discuterà sui costi, sull’opportunità o sull’orgoglio e la tradizione. Tutti abbiamo le nostre opinioni in politica, in economia e sulla visione del mondo, tutti amiamo dire la nostra su ogni evento. Guelfi e Ghibellini, contrade e campanili hanno sempre trovato licenza in questo Paese…forse per nostra fortuna o nostra condanna!

Questo viaggio sarà scritto da mani diverse su giornali diversi, ma sul ponte si scriverà un solo Giornale di Bordo.

Se non ci vogliamo riconoscere in una bandiera o in un mito, nella retorica o in qualsiasi diavolo, riconosciamo un tributo almeno a quella gioventù che dai pennoni grida il suo sorriso, la sua gioia e le sue speranze!

Ragazzi che sanno maneggiare lo smartphone e la randa, che sanno indossare una divisa o un paio di jeans; ragazzi che imparano la trigonometria e ci insegnano cos’è la forza di volontà, ragazzi che hanno il coraggio di salire sui pennoni per dimostrare solo a loro stessi il propio valore…senza cercare followers con beceri filmati su Tik Tok. 

In mare l’unico sponsor è il compagno affianco e il pubblico, severo, è l’equipaggio che anche da quei ragazzi dipende.

Impariamo ad amare quei giovani (ragazze e ragazzi) per la bellezza che portano negli occhi e nel cuore; sosteniamo le loro speranze e le speranze di tutti i ragazzi del mondo che  hanno nell’anima la passione per vivere un loro sogno.

Romano Pisciotti