La Germania è un paese democratico?

Quella tedesca è una società nella quale si dà molta importanza all’obbedienza e all’accettazione delle regole, è la società nella quale il capo ha sempre ragione e ciò che prevede la legge è sempre giusto, al di là di ogni considerazione etica o morale. È la società che spinge tutti a fare la spia, ma nella quale gli spioni non esistono, bensì solo cittadini dotati di senso civico. In cambio lo Stato si occupa con zelo dei suoi cittadini. Li aiuta economicamente e distribuisce sussidi per i motivi più disparati. Lo Stato aiuta in tutto e controlla tutto, anche l’educazione che viene impartita ai bambini. Per questo in Germania, unico paese dell’Unione europea, la scuola parentale o homeschooling è categoricamente vietata, proprio perché lo Stato deve poter controllare il tipo di educazione impartita.

I media continuano a presentarci la Germania come l’Eldorado e ci invitano a partire e a recarci proprio là. Quando si racconta ciò che avviene veramente in Germania, non si viene creduti, perché il lato oscuro è ben celato e lo si scopre solo quando è troppo tardi.

Anche di fronte all’evidenza (per es. una traduzione falsificata), i funzionari (ma anche i cittadini) dei nostri paesi non riescono a capacitarsi del fatto che in Germania possano verificarsi scenari di manipolazione e corruzione che assomigliano molti a quelli di tipo mafioso e dunque si presume siano sconosciuti in Germania.

Anche la CEDU, la Corte europea per i diritti umani, è sotto controllo tedesco: la ricevibilità dei ricorsi è stabilita da un giudice monocratico (un solo giudice) che conosce bene il diritto del paese contestato (quindi è austriaco, svizzero tedesco o di un paese dell’est. 

In sintesi, tutto ciò che avviene sotto giurisdizione tedesca non è contestabile. I giuristi tedeschi nascondono bene – direi perfettamente – ciò che stanno facendo per il loro governo. 

Marinella Colombo
Membro della European Press Federation
Responsabile dello « Sportello Jugendamt » dell’associazione C.S.IN. Onlus
Membro dell’associazione Enfants otages

 

 Commento di Romano Pisciotti:

la Germania può violare ogni trattato e creare discrimini tra cittadini tedeschi e cittadini…europei.

L’Unione Europea afferma, ma non difende, il discrimine tra cittadini europei; la supremazia tedesca in Europa schiaccia la democrazia.

L’elemento essenziale è che la Germania si sente chiamata dalla volontà divina, nascosta sotto le sembianze del mercato, ad avere una supremazia  nei confronti degli altri paesi.

Scarcerazione della capitana

 

Scarcerazione Rackete, furibondo l’Ammiraglio De Felice: “Occorre inserire diritto della navigazione nei concorsi per magistrati”
E’ stato comandante MariSicilia dopo aver  comandato svariate navi da guerra. Contrammiraglio dal 2010 è stato anche Direttore del Centro Innovazione della Difesa, Coordinatore Nazionale e Presidente del Comitato Interforze dei Centri di Eccellenza nazionali e accreditati presso la NATO. Nel 2014 è stato assegnato allo Stato Maggiore Marina Reparto Piani, Operazioni e Strategia Marittima. Oggi alto ufficiale della riserva della Marina si può permettere di parlare fuori dai denti e consegna a primatonazionale.it tutta la sua indignazione  per la scarcerazione di Carola Rackete decisa dalla magistratura agrigentina (leggi qui la decisione del magistrato).

“Le motovedette della Guardia di Finanza sono navi militari a tutti gli effetti – dice – essendo iscritte nel ruolo speciale naviglio militare“

 

Scarcerazione Rackete, furibondo l’Ammiraglio De Felice: “Occorre inserire diritto della navigazione nei concorsi per magistrati”

Romano Pisciotti condivide

Classic cars

It:Eng.version

The term “classic car” is usually used to describe vehicles over 30 years old. Vintage cars are therefore not only well-kept collector’s items, but also vehicles whose appearance well reflects age.

For many car enthusiasts the real charm of vintage cars lies in the restoration. Around the world, vintage car shows are organized where enthusiasts can exhibit their own. In German we speak of “oldtimer”, but of the English-speaking countries this expression is not used. In the English-speaking countries for vintage cars the terms “classic car”, “vintage car” or “veteran car” are used. Even in German-speaking countries we often speak “Veteran” as a synonym for vintage cars ..

L’espressione “auto d’epoca” viene di solito utilizzata per descrivere veicoli che hanno più di 30 anni. Auto d’epoca non sono quindi solamente pezzi da collezione ben curati, ma anche veicoli il cui aspetto ben rispecchia l’età.

Per molti appassionati di auto il vero fascino delle auto d’epoca sta nel restauro. In tutto il mondo vengono organizzate mostre di auto d’epoca dove gli appassionati possono esporre la propria. In tedesco si parla di “oldtimer”, ma dei paesi di lingua inglese tale espressione non viene usata. Nei paesi anglofoni per auto d’epoca vengono utilizzate le espressioni “classic car”, “vintage car” o “veteran car”. Anche nei paesi di lingua tedesca si parla spesso si “Veteran” come sinonimo di auto d’epoca..

Auto vintage

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

M’ama, non m’ama

La favola bella dell’Europa sta diventando un incubo…sembriamo essere imbrigliati in un sistema finanziario impegnato ad alimentare la globalizzazione mondiale a spese dei cittadini europei…o di alcuni cittadini europei.

La Grande Europa della cultura, della scienza e dell’abbondanza, che prometteva un futuro migliore (…e per la quale saremmo stati disposti a qualche sacrificio) sembra essere incapace di gestire il quotidiano della politica, persa in discussioni senza conclusione, burocrazia, costi esorbitanti, annunci e tanto fumo.

Il “mercato” sembra aver preso il sopravvento e ha conquistato cuore e cervello di una fragile Europa…mantenendo gli Stati in una perenne fibrillazione più dannosa di un conflitto…altro che pace garantita!

Una tarantella di buoni propositi maschera l’incapacità e la prosopopea dei governanti.

L’Europa moderna, i cui padri hanno fatto la storia del mondo, balbetta in politica estera e perde dignità inseguendo la parità di bilancio, come se i mercati dovessero gestire la politica e non viceversa.

Abbiamo “accettato” la moneta unica, illusi di poter costruire una casa comune partendo dal tetto!

Si sono imposte (alcune) regole uguali in economie diverse (… fossero solo le economie a essere diverse!) e abbiamo lasciato diverse le regole che andavano unificate, favorendo alcuni Stati, favorendo la diaspora delle aziende e delle persone (nuova emigrazione); non abbiamo creato dei “vasi compensatori” o un “welfare” comune…ci siamo “buttati” senza paracadute in un’impresa più grande degli omuncoli che la vogliono dirigere; l’Europa dei giganti della Storia non esiste più.

Stiamo scoprendo che, tra gli Stati, sono più gli elementi di divisione che di unione: primo tra tutti la gerarchia dei paesi (che dovrebbe essere abolita); si vota all’unanimità ogni provvedimento, ma si fanno accordi sottobanco…e qualcuno può decidere più di altri.

Le banche tedesche (…e non solo) hanno speculato sulla crisi greca, la Francia ci ha portati nella catastrofe libica, non riusciamo a gestire l’invasione dei clandestini e ancor meno riusciamo a gestire i (pochi) profughi veri.

Ora vogliamo “più” Europa per cambiare questa Europa: politica estera univoca, forze armate comuni, ecc. …come se volessimo salvare qualcuno dall’annegamento tirandogli un secchio d’acqua.

Forse ci vorrebbe “meno” Europa, con regole snelle e paletti ben precisi; per decenni aveva funzionato bene la Comunità Europea, ora stiamo annegando tra burocrazia e giochi di potere lobbistici.

Noi, in Italia, abbiamo tanti problemi e i nostri politici non hanno fatto gli interessi dei connazionali, come hanno saputo fare in quest’arrembaggio al potere, i politici di altri paesi. (…e tutti hanno sbagliato)

Davvero, ora, pensiamo che la Francia (unica potenza atomica nucleare della UE …dopo la BREXIT) rimetterà a Bruxelles i codici nucleari dei propri armamenti? No di certo, dunque qualcuno continuerà ad avere l’ultima parola.

Non si mettono in comune i codici, il debito pubblico o qualsiasi altra cosa che non giovi agli europeisti della domenica, ma si dividono spese e oneri.

Non si sono ancora trovate le radici comuni di questa Europa (…dalle quali potremmo partire per un progetto comune) come possiamo pensare di trovarne i frutti?

I popoli amano ancora il concetto d’Europa o, più probabilmente, hanno capito che il processo non è reversibile; forse si sono rassegnati a perdere le loro identità per qualche cosa di positivo che, per i più, stenta ad apparire.

Sicuramente, quest’Europa non ama la sua gente.

…Cina e America se la ridono.

di Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

 

 

LAGOS, Nigeria

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Lagos, la più grande città della Nigeria, si estende tra il golfo di Guinea e l’omonima laguna. L’isola di Victoria è il centro finanziario della metropoli.

Lagos

NIGERIA
Lagos  until 1975 it was the capital of Lagos state, and until December 1991 it was the federal capital of Nigeria. Ikeja replaced Lagos as the state capital, and Abuja replaced Lagos as the federal capital. Lagos, however, remained the unofficial seat of many government agencies. The city’s population is centred on Lagos Island, in Lagos Lagoon, on the Bight of Benin in the Gulf of Guinea. Lagos is Nigeria’s largest city and one of the largest in sub-Saharan Africa.

By the late 15th century Lagos Island had been settled by Yoruba fishermen and hunters, who called it Oko. The area was dominated by the kingdom of Benin, which called it Eko, from the late 16th century to the mid-19th century. The Portuguese first landed on Lagos Island in 1472; trade developed slowly, however, until the Portuguese were granted a slaving monopoly a century later. The local obas (kings) enjoyed good relations with the Portuguese, who called the island Onim (and, later, Lagos) and established a flourishing slave trade.  British attempts to suppress the slave trade culminated in 1851 in a naval attack on Lagos and the deposition of the oba. The slave trade continued to grow, however, until Lagos came under British control in 1861.

Originally governed as a British crown colony, Lagos was part of the United Kingdom’s West African Settlements from 1866 to 1874, when it became part of the Gold Coast Colony (modern Ghana). In 1886 it again achieved separate status under a British governor, and in 1906 it was amalgamated with the Protectorate of Southern Nigeria. When Southern and Northern Nigeria were amalgamated in 1914, Lagos was made the capital of the Colony and Protectorate of Nigeria. In 1954 most of the hinterland was incorporated into the region of Western Nigeria, while the city itself was designated as federal territory. In 1960 Lagos became the capital of independent Nigeria. Control of its hinterland was returned to the city in 1967 with the creation of Lagos state. After 1975 a new national capital, centrally situated near Abuja, was developed to replace Lagos, which by then suffered from slums, environmental pollution, and traffic congestion.

The topography of Lagos is dominated by its system of islands, sandbars, and lagoons. The city itself sprawls over four main islands: Lagos, Iddo, Ikoyi, and Victoria, which are connected to each other and to the mainland by a system of bridges. All the territory is low-lying, the highest point on Lagos Island being only 22 feet (7 metres) above sea level. The original settlement on the northwestern tip of Lagos Island is now a slum area characterized by narrow streets, poor housing, and overcrowding. The main business district occupies Lagos Island’s southwestern shore and contains an increasing number of multistory buildings. This is the heart of the city, the centre of commerce, finance, administration, and education. The principal manufacturing industries in Lagos include automobile and radio assembly, food and beverage processing, metalworks, and the production of paints and soap. Textile, cosmetic, and pharmaceutical manufacturing are also economically important. There is also a fishing industry.

 

The port of Lagos consists of Customs Quay, on Lagos Island, and the more important Apapa Quay, on the mainland, which serves as the principal outlet for Nigeria’s exports. The creeks and lagoons are plied by small coastal craft. The city is the western terminus of the country’s road and railway networks, and the airport at Ikeja provides local and international services.

The Lagos metropolitan area is also a major educational and cultural centre. The University of Lagos (1962), the National Library, the Lagos City Libraries, and the National Museum (1957), with excellent historical examples of Nigerian arts and crafts, are all located in the city or its suburbs.

 

Exports, Italian records

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I primi posti che l’Italia possiede nell’export mondiale spaziano dalle macchine e dalle tecnologie per l’agricoltura e il tabacco ai prodotti alimentari e alle bevande (in cui primeggiamo a livello mondiale nell’export di pasta, derivati del pomodoro, insaccati, caffè torrefatto, vermut, aceti, mentre nei vini abbiamo un secondo posto di peso) sino a molti tipi di macchine per l’industria alimentare. I nostri primati proseguono nella moda (con molti prodotti del tessile-abbigliamento, della pelletteria, delle calzature, dell’occhialeria, della componentistica di questi settori e dei relativi macchinari industriali). Ed abbiamo molti primi posti anche nell’export mondiale di beni d’arredo per la casa, la cucina e l’ufficio nonché nei materiali e nei prodotti meccanici per il sollevamento e l’edilizia (su tutti i rubinetti e le valvole). L’Italia, inoltre, possiede molti primati nell’export mondiale di prodotti dell’industria della carta , nonché di prodotti dell’industria metallurgica (dai tubi in ferro e acciaio ai lavori in alluminio) ed ha primati importanti anche nelle tecnologie della metallurgia, nelle tecnologie del caldo e del freddo (attrezzature frigorifere per il commercio), nonché nelle macchine per lavorare il legno e i minerali non metalliferi come le pietre ornamentali e le ceramiche. Siamo primi esportatori mondiali anche di diverse tipologie di prodotti in metallo, di macchinari speciali della meccanica hi-tech (tra cui le macchine per imballaggio, vari tipi di macchine per lavorare i metalli e le materie plastiche). Deteniamo primati anche nell’export di beni per il divertimento e lo sport (dagli yacht ai fucili da caccia, sino a beni più di “nicchia” come le selle per bicicletta).

 

export

The first places that Italy has in world exports range from machines and technologies for agriculture and tobacco to food products and beverages (in which we excel worldwide in the export of pasta, tomato derivatives, sausages, roasted coffee, vermouth, vinegars, while in wines we have a second place in weight) up to many types of machines for the food industry. Our records continue in fashion (with many textile-clothing products, leather goods, footwear, eyewear, components in these sectors and related industrial machinery). And we also have many first places in the world of home goods, kitchen and office exports as well as in materials and mechanical products for lifting and construction (on all taps and valves). Furthermore, Italy has many firsts in the world export of paper industry products, as well as products from the metallurgical industry (from iron and steel pipes to aluminum works) and has important primates also in metallurgy technologies. in hot and cold technologies (refrigeration equipment for trade), as well as in machines for working wood and non-metallic minerals such as ornamental stones and ceramics. We are also the world’s leading exporters of various types of metal products, special machinery of hi-tech mechanics (including packaging machines, various types of machines for working metals and plastics). We also hold records in the export of goods for fun and sport (from yachts to hunting rifles, to more than “niche” goods like bicycle saddles).

Info Sole 24Ore

Presented by Roano Pisciotti

Pisciotti
Romano Pisciotti

Crisis cartel

It:Eng.version

 

La recessione è potenzialmente ostile alla politica della concorrenza

“The recession is potentially hostile to competition policy”

J.FINGLETON

L’esperienza della Grande Depressione negli Stati Uniti mostra segnali contraddittori, che vanno dalla sospensione al rafforzamento della politica antitrust.

Fino alla crisi attuale, il diritto antitrust europeo non ha dovuto affrontare recessioni gravi, ma solo crisi settoriali o congiunture negative di limitata entità.

La crisi attuale ha investito gli ordinamenti dei paesi capitalistici in una fase storica in cui le norme antitrust, pur scontando le perenni incertezze nell’individuazione dei principi ispiratori, si trovavano in una fase di allentamento applicativo evidente, in un quadro ideologico iperliberistico; a ciò si aggiunga che la modernizzazione del diritto antitrust comunitario, entrata in vigore nel 2003, è figlia di un periodo di grande sviluppo e di prevalente ideologia neoliberista, e non si pone neanche il problema della possibile sopravvivenza della figura del “cartello di crisi”, senza considerare che una procedura di self- assessment può essere una soluzione razionale ed efficiente se attuata da imprese efficienti e prospere, mentre si presenta molto meno credibile se attuata da imprese che si trovano in condizioni di emergenza o di vera e propria crisi strutturale di settore. La grave crisi finanziaria mondiale, apertasi nell’autunno del 2008, ha creato un clima di emergenza, nel quale alcuni stati membri hanno pensato di dovere immediatamente intervenire, in primo luogo per il salvataggio di banche in difficoltà.

The experience of the Great Depression in the United States shows contradictory signals, ranging from suspension to strengthening antitrust policy.
Until the current crisis, the European antitrust law has not had to face serious recessions, but only sectoral crises or limited negative conjunctures.
The current crisis has invested the laws of the capitalist countries in a historical phase in which the antitrust norms, while discounting the perennial uncertainties in the identification of the inspiring principles, found themselves in a phase of evident application loosening, in a hyperliberistic ideological framework; in addition to this, the modernization of the EU antitrust law, which came into force in 2003, is the result of a period of great development and prevailing neoliberal ideology, and there is not even the problem of the possible survival of the figure of the “crisis cartel” , without considering that a self-assessment procedure can be a rational and efficient solution if implemented by efficient and prosperous companies, while it is much less credible if implemented by companies that are in an emergency or real structural crisis than sector. The severe global financial crisis, which began in the fall of 2008, created an emergency climate, in which some member states thought they would have to intervene immediately, primarily for the rescue of troubled banks.

 

Antitrust seems to be a luxury that the country cannot afford in any crisis

“L’antitrust sembra essere un lusso che il paese non può permettersi in nessuna crisi”

 

Pisciotti antitrust

 

Presented by Romano Pisciotti

10 Giugno, festa della Marina

10 Giugno

 

Oggi è la festa della nostra Marina Militare, non è una festa privata e non riguarda solo la nostra gente che assicura la difesa dei confini, delle rotte commerciali e la tutela di chi sul mare vive… sarà comunque celebrata in tono minore rispetto ad altre ricorrenze della Repubblica e della nostra Storia.

 

Mollati gli ormeggi, malgrado ogni tipo di comunicazione possibile, la nave vive in autonoma solitudine: l’equipaggio si affida, da sempre, a Dio, al Comandante, ai cannoni e all’esperienza…non necessariamente in quest’ordine. La vita di bordo è sicuramente disciplina e sacrificio.

 

Le navi grigie sono parte della nostra Storia e assicurano il futuro per una Nazione protesa sul mare. Queste navi rappresentano l’apice della nostra tecnologia, il vanto di un popolo e sono ambasciatrici sugli oceani e in terre lontane.

 

Marinai sono tutti: chi per l’eternità riposa sul fondo del mare, chi con orgoglio alza la bandiera sul piccolo molo o chi guarda l’orizzonte dal ponte di comando di un caccia torpediniere o chi ascolta l’oceano dalla centrale operativa di un sottomarino o chi decolla da un incrociatore; tutti loro sono, forse, contenti che la loro festa sia celebrata in tono minore, un po’ più lontana dagli schiamazzi della politica, senza correre il rischio che la festa sia strumento di propaganda o occasione di dileggio da parte di povere anime lontane dal sentimento popolare.

I morti riposano nella gloria, i vivi vegliano su tutti noi e la politica s’impegni a tutelare gl’interessi nazionali… anche senza fanfare!

 

Romano Pisciotti