Pagheremo in due anni 4,7 miliardi

(ANSA) – VENEZIA, 12 DIC – Con il cashback si contrasterà l’evasione “regalando” 4,7 miliardi ai ricchi. Lo afferma la Cgia di Mestre rcordando che questo è il primo fine settimana in cui fa il suo esordio il cashback natalizio e nonostante la partenza sia stata in salita, molti operatori e altrettanti consumatori manifestano grandi aspettative nei confronti di questa misura che sarà operativa anche nel 2021 e nel 2022.
”Tuttavia, le criticità di questa iniziativa sono molte e non tutte legate alle difficoltà di registrazione avvenute in questi giorni” afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo: “Nei prossimi 2 anni le risorse necessarie per finanziare il cashback ammonteranno a 4,7 miliardi di euro – rileva Zabeo -.
Una spesa smisurata che tutti gli italiani saranno chiamati a pagare per incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, concorrendo così alla riduzione dei pagamenti in nero effettuati con il contante. Nella pratica, però, sarà un provvedimento che favorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa. Persone che, secondo le statistiche, vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti. Un modo veramente molto singolare di combattere l’evasione fiscale”. (ANSA).
Romano Pisciotti: non esiste il “Campo dei Miracoli”….Pinocchio lo ha capito a sue spese….

C’era una volta la FIAT 

L’autore ha trascorso oltre trent’anni di vita in quell’azienda con il medesimo sentimento che lega un uomo alla sua famiglia. Un libro rigoroso nel ricordare i fatti, in cui Corso si è preso la libertà di commentarli, di esprimere opinioni personali, con l’impegno a narrarli con fluidità discorsiva, come fosse un romanzo. Il racconto è condotto con occhio critico, talvolta distaccato, a partire dal contesto trovato al momento dell’assunzione, nel 1972, seguendo le evoluzioni degli anni 80 e 90, fino alla fine del suo rapporto di lavoro, con l’avvento di Marchionne. I giovani di oggi che vivono in un mondo digitalizzato resteranno sorpresi nell’apprendere come si comportavano allora gli uomini al comando e come si svolgeva il lavoro quotidiano d’ufficio agli inizi degli anni ’70. Evidenziarne le abissali differenze è come accendere un fiammifero nel buio del passato. Una narrazione di come il mondo cambia, come nulla è mai statico e non è mai consentito adagiarsi sul gradino raggiunto. L’insegnamento che se ne trae aiuta a guardare al domani sull’onda della genialità umana e scoprirne giorno dopo giorno i passi in avanti. Una storia aziendale che si confonde con la storia italiana di fine ‘900.

 

Presentato da Romano Pisciotti

LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI di Enrico Mentana

LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI
di

Enrico Mentana
Cari Vito Crimi, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni,
Mi rivolgo a voi perché siete i leader delle forze politiche rappresentate in parlamento (e i primi quattro di quelle che sorreggono il governo). Da cittadino, prima ancora che da giornalista con responsabilità editoriali vorrei trasmettervi il mio profondo sconcerto e la mia preoccupazione per quello che NON sta accadendo.
Mi spiego. Sono sei mesi, da quando si è esaurita la prima ondata della pandemia, che sento parlare di “Progettare il Rilancio”. Era proprio quello il titolo dei famosi Stati Generali del governo. Mi illudevo, come tanti altri, che la situazione di drammatica gravità attraversata dal Paese rendesse necessario un confronto sul futuro, col coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e culturali, con una presa di coscienza collettiva del bivio epocale che avevamo e abbiamo davanti: assecondare il declino del paese con una logica conservativa da dopo terremoto (ricostruiamo tutto com’era prima, accontentando tutti, e pazienza se eravamo già prima pieni di ritardi e storture) o dare una visione, una prospettiva e un futuro all’Italia (verso dove vogliamo andare, quali settori vogliamo privilegiare, quali non è più possibile rilanciare, come possiamo cambiare in meglio la nostra società, soprattutto in rapporto alle nuove generazioni).
Da come l’ho messa, è evidente la mia preferenza, per quel poco che conta: ma in ogni caso il confronto, lo scontro delle idee sarebbe stato appassionante, e necessario anche a voi forze politiche per proiettare verso l’avvenire programmi che sembrano spesso avere come traguardo più lontano le prossime elezioni.
Ho scritto “sarebbe stato” perché quel dibattito non è mai cominciato. Non ve ne è traccia negli atti di governo, nei resoconti parlamentari, nei documenti di partito. Nulla di nulla. Si sta esclusivamente discutendo, e solo nel governo, di quale struttura dare alla cabina di regia del Recovery Plan e di come suddividere le aree di gestione dei progetti da mandare a Bruxelles. Su questo apprendiamo, ancora nelle ultime ore, di scontri furibondi nella maggioranza.
Ma la sostanza, al di là della “governance”, dove è finita? Quali sono i progetti? Discussi dove? Con quale ratio? Con quale composizione (a parte quella algebrica che, ci scommetterei, porterà a una somma complessiva di spesa pari a 209 miliardi)?
Quei soldi sono per oltre metà debiti di tutti noi, come tutti quelli già spesi in questi mesi terribili. E tutti noi abbiamo quindi pieno diritto di conoscere la genesi, la motivazione e il vantaggio di ciascuna scelta. Invece è tutto buio: lo è perfino all’interno dell’esecutivo e della sua maggioranza, senza che nessuno o quasi lo faccia neppure notare, e senza che le stesse forze di opposizione mostrino di dolersene al di là del minimo sindacale di qualche dichiarazione o tweet.
Le priorità e le urgenze, nella vostra gerarchia di questi giorni, sembrano altre: la battaglia sul Mes o quella contro la modifica dei decreti sicurezza. Questo è incomprensibile, e soprattutto è autolesionistico. Quello che noi chiamiamo Piano di risanamento, nascondendoci dietro la locuzione inglese Recovery Plan, si chiama nella realtà Next Generation Eu: prossima generazione, non prossimo voto, prossima resa dei conti, prossima spartizione.
C’è un dovere, nei confronti dell’opinione pubblica e soprattutto della sua parte più giovane d’età, la più penalizzata, ancora una volta, dalla crisi Covid. Il dovere di discutere apertamente del piano da cui dipenderà il futuro di tutti. Non sarà un caso che lo chiedano allo stesso modo Confindustria e Cgil, che hanno voce potente, e nella società tanti altri che invece non possono essere sentiti.
Abbiamo già mezzo anno di ritardo, non sprechiamo altro tempo: se dobbiamo far approdare la nave Italia dobbiamo prima decidere il porto, quindi la rotta, e poi l’equipaggio. Qui pare che l’unica questione siano i soldi dell’armatore…
Romano Pisciotti: non posso che essere in accordo con il Direttore

Covid-19, confinare gli anziani è etico?

Dice la storica Eva Cantarella: “Mi preoccupa questa regressione: si torna a ragionare su cose che erano state cancellate da secoli. L’idea di proibire agli anziani di uscire, anche in relazione alla minore o maggiore produttività, è una barbarie. I vecchi non sono un peso: la vecchiaia ha i suoi valori, tra i quali quelli della trasmissione della conoscenza. L’idea sembra riprendere gli scritti di Ovidio in cui si faceva cenno a un’antica stagione storica in cui gli anziani non producevano, consumavano poco e venivano perciò eliminati (lanciati dai ponti nel fiume Tevere). Ovidio ne parla, ma non ci crede. Anche a me sembra impossibile che si ragioni in questa direzione”.

Giovanni Toti: “Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”.

PERSONE…CHE VANNO PERO’ TUTELATE !!!!!!!!… Così il Presidente della Liguria ha terminato il suo tweet, dunque il polverone sollevato è stato dovuto solo ad una interpretazione politica e sociale assolutamente scorretta.

Probabilmente è poco logico il divieto di far trascorrere qualche ora agli anziani con i propri cari durante il Natale…sicuramente vanno prese le dovute precauzioni, ma proibire il sostegno e la gioia di un incontro è più drammatico della morte stessa: gli anziani abbandonati cominciano a morire così e i nipoti continueranno nella rimozioni dei valori della famiglia (fondamento dello Stato)….già tanto massacrati.

 

Romano Pisciotti

MAYBE THE EUROPEAN COURT IS WAKING UP

“In its judgment in Case C-59/19 Wikingerhof the CJEU has ruled that a hotel using the platform Booking.com may, in principle, bring proceedings against Booking.com before a court of the Member State in which that hotel is established in order to bring to an end a possible abuse of a dominant position. According to the Court, in so far as such an action is based on the legal obligation to refrain from any abuse of a dominant position, it is a matter relating to tort, delict or quasi-delict within the meaning of point 2 of Article 7 of Regulation No 1215/2012 (Brussels Ia).”

To learn more about this and other recent CJEU cases, join ERA’s Webinar on Latest Developments in EU Antitrust Law on 10 December 2020.

 

Presented by Romano PIsciotti

UNA STORIA ITALIANA: LANCIA

PRESENTED BY ROMANO PISCIOTTI

Pochi costruttori al mondo hanno nel loro DNA in egual misura innovazione, sportività ed eleganza come Lancia.

La Casa italiana ha realizzato alcune delle auto più all’avanguardia per la propria epoca, ma ha anche lasciato il segno nelle competizioni, in particolare nei rally.

Purtroppo il passato glorioso di questo marchio oggi non trova corrispondenza nel suo presente.

I DEBITI ARRICCHISCONO

Da inizio anno, il titolo Tesla ha segnato incrementi vicini al 580% che ha spinto la capitalizzazione di mercato sopra i 500 miliardi di dollari e ha reso il suo fondatore Elon Musk il secondo uomo più ricco al mondo, alle spalle di Jeff Bezos. 

Ultimamente Elon Musk ha dichiarato che se non arriveranno i profitti il titolo scenderà…io sono già sorpreso dal fatto che gli investitori sostengano i titoli legati a Musk!!! Titoli che, di sicuro, hanno alle spalle una montagna di debiti, anche se hanno davanti un futuro fatto di missili, treni superveloce, ecc….forse fatto anche di tante favole o miraggi.

Ho un po’ paura di un privato che costruisce missili spaziali, con la benedizione e l’appoggio della NASA, domani potrebbe costruire missili a testata nucleare con la benedizione del Pentagono, realizzando quelle Forze Armate Private che potrebbero essere l’incubo del Pianeta.

Per ora, senza scomodare il potere armato, Musk ha trovato il modo, in un mondo fatto più da poveracci, per far sognare i suoi azionisti che guardano ad un molto lontano futuro fatto di treni che, per viaggiare, hanno bisogno di tunnel e spinte sorprendenti. Sognano un po’ tutti auto elettriche, camion che volano, e tante belle altre cose già introdotte in un mondo che si sta consumando facendo fare all’industria mondiale un doppio salto mortale senza rete….ma è il futuro bellezza: ottenute auto ad emissioni estremamente ridotte, con motori a combustione interna, buttiamo via tutto per piazzare auto elettriche…come se l’energia per muoverle fosse creata dal nulla e le batterie fossero degli aggeggi da poter smaltire nell’umido.

Le sorprendenti notizie, molte solo novità progettuali o poco più che disegni leonardeschi (privi di movimento e ricchi di fantasiosa genialità) stanno all’umanità intera come la ricerca dell’acqua su Marte…quando, sulla Terra, milioni di persone trovano difficile l’accesso all’acqua potabile. Forse Leonardo riusciva ad essere più pratico in alcune realizzazioni ed era sicuramente molto più povero del nostro Elon; Leonardo ci ha lasciato capolavori, Elon sta lasciando debiti agli investitori, per ora, gioiosi.

La politica deve risolvere il problema delle migrazioni di massa, della disoccupazione, dei diritti civili, della fame, dei cambiamenti climatici…ma il nostro, ricco sfondato, eroe vive facendo debiti e preparando sogni… siamo più propensi a seguire i sogni che i problemi: forse lo ha capito anche la politica!

I modernissimi manager rampanti, imbevuti di globalismo e di fantafinanza invidiano e vorrebbero imitare, il nostro eroe…forse, lui che è il più “avanti” di tutti, ha capito che occorrono risultati tangibili, occorre remunerare il mercato o il mercato lo abbandonerà. Forse, Elon ha capito che, oltre al fumo, ci vuole anche l’arrosto!

Forse ci si è accorti che il futuro del Pianeta è nella soddisfazione di reali necessità in una economia reale?!

….almeno spero che qualcuno si sia accorto!

Romano Pisciotti

GIUSTIZIA & FANTASIE

…ancora un esempio di fantasie dei pm:

Il pm aveva chiesto 8 anni, assolto l’ufficiale della Marina Militare

LA REPUBBLICA DEI MAGISTRATI INTOCCABILI

…il problema della responsabilità. Quello che ci permette, con una certa (pur se relativa) tranquillità, di stenderci sul lettino di un chirurgo o di transitare su di un viadotto, è il principio di responsabilità, per cui il medico o l’ingegnere in causa, è tenuto a rispondere degli errori fatti per sua colpa, anche se commessi senza volontà di ferire e cioè senza dolo, e questo per il cittadino è una garanzia di maggiore scrupolo a tutela della sua vita. I magistrati no, a loro questo principio non si applica allo stesso modo, se un innocente vede la sua vita rovinata da una prigionia ingiusta, non basta la semplice colpa perché il magistrato paghi, occorre il dolo, cioè che l’abbia fatto volontariamente e poi dimostrarlo con prove molto difficili da trovare (soprattutto quando, ad esempio, è un pregiudizio ideologico a spingerlo) e in ogni modo, anche in caso di colpa grave, sarà sanzionato soltanto civilmente (con lo Stato a pagare la maggior parte dei rimborsi) e non anche penalmente. E poi, mentre tutti noi cittadini siamo giudicati da una magistratura esterna alle nostre vite e alle nostre professioni, cioè un organo con cui non abbiamo contatti e dimestichezza, i magistrati no, è la magistratura stessa, quella di cui fanno parte, a giudicarli…

…In pratica basta un “libero convincimento”, basato su indizi, di un pubblico ministero e di un giudice, per portare al rinvio a giudizio di un noto esponente politico e così ledere gravemente non solo la vita di quell’uomo, ma anche il funzionamento della democrazia stessa (e a volte basta un semplice avviso di garanzia) mentre se poi il politico (o l’industriale o il semplice signor Rossi) verrà assolto, anche con formula piena, nessuno pagherà, perché non esiste un’autorità indipendente “esterna” che possa indagare sulla legittimità (e le vere ragioni) di quell’incriminazione….

 

QUANDO ANCHE I PM PAGHERANNO (COME TUTTI I COMUNI MORTALI) PER I LORO ERRORI E FANTASIE…SAREMO UN PAESE MIGLIORE. 

ROMANO PISCIOTTI

Impact of Colors in Marketing

The perception we have of colors and the sensations they arouse in us are mostly dependent on our individual experiences. Therefore it would not be correct to say that each color corresponds to a specific universal sensation.

 

Another factor to take into consideration is the context: for example, if we use brown for a detergent, we will certainly not stimulate a feeling of cleanliness, on the contrary if we use it for a chocolate brand we will leverage the structure and strength of the product.

You can then see how the same color can be “right” or “wrong” depending on the context, stimulating different sensations in each situation.

In the “Impact of Colors in Marketing” study, researchers found that about 90% of the opinion we develop about a product the first time we see it is based only on color.

However, it is important that the color reflects the sensations that people associate with that context and that brand, otherwise we will have an effect of incoherence that generates aversion.

Therefore, using a color that enhances the qualities of the brand is essential to define the brand identity, always keeping in mind the context and the market in which we find ourselves.

White: in the household items sector it indicates purity and cleanliness but also simple tastes. Those who prefer this color that is not actually a color is a person who takes care of their clothing as well as the house, is a meticulous but also prudent person;
Black: contrary to white it is synonymous with a refined and elegant taste, but also powerful and deep. It remains one of the favorite colors of the female audience;
Gray: symbolizes safety and reliability, it is considered the color of maturity. In marketing it is considered the color of those who are practical and who do not like flights of fancy;
Yellow: energy, joy and warmth, the visual impact is immediately effective. Those who love him are imaginative and creative at the same time, look at life with optimism;
Red: color that communicates energy and strength at first impact, it is also a symbol of action as well as passion. Who loves red is a person who loves life, optimistic but also impatient and always eager for something new;
Pink: the strength of red, the purity of white. Indicates delicacy, sweetness and femininity in intuitive and calm people, with great sensitivity;
Orange: a mix between action and reflection, it indicates extroverted and meditative people;
Green: mixes the serenity of blue and the happiness of yellow, it indicates hope but also the desire to broaden horizons;
Blue: is the color of security, of deep spaces and is considered a calming color. It is considered the color of emotional stability.

ROMANO PISCIOTTI
ROME BUSINESS SCHOOL

 

ROMANO PISCIOTTI

La democrazia rischia di non funzionare…per ignoranza

Non si è mai visto un ceto politico così ignorante. Laureati compresi. Colpa della scuola? O di una selezione al contrario? La democrazia rischia di non funzionare se conferisce responsabilità di comando a persone palesemente impreparate.

Tra i più tenaci candidati a capo del governo ce n’è uno giovanissimo (31 anni appena compiuti), facondo, con cipiglio, determinato e ubiquo, ma non ugualmente solido in quel che un tempo si chiamava “bagaglio culturale”. Dalla sua bocca escono senza freno riferimenti storici e geografici sballati, congiuntivi strampalati, marchiani errori di fatto, slogan e progetti cervellotici (recentissimi l’Italia come smart nation e la citazione dell’inefficiente governo Rajoy come suo modello), anche quando si muove in quella che dovrebb’essere la sua specialità, cioè quel mix indistinto di nozioni e fatterelli politico-storico-economici che forma la cultura del politico di fila. Inoltre, Luigi Di Maio (è di lui che parlo) non è laureato. Si è avvicinato al fatale diploma, ma per qualche motivo non lo ha raggiunto. Nulla di male, intendiamoci: pare che in quel mondo la laurea non sia più necessaria, neanche per le cariche importanti.

Un altro guaio, più serio, sta nel fatto che il ceto politico attuale, e ancor più (si suppone) quello che gli subentrerà al prossimo turno, ha un record unico nella storia d’Italia, di quelli che fanno venire i brividi: i suoi componenti, avendo un’età media di 45,8 anni (nati dunque attorno al 1970), sono il primo campione in grandezza naturale di una fase speciale della nostra scuola, che solo ora comincia a mostrare davvero di cosa è capace. Perché dico che la scuola che hanno frequentato è speciale? Perché è quella in cui, per la prima volta, hanno convissuto due generazioni di persone preparate male o per niente: da una parte, gli insegnanti nati attorno al 1950, formati nella scassatissima scuola post-1968; dall’altra, quella degli alunni a cui dagli anni Ottanta i device digitali prima e poi gli smartphone hanno cotto il cervello sin dall’infanzia.

I primi sono cresciuti in una scuola costruita attorno al cadavere dell’autorità (culturale e di ogni altro tipo) e della disciplina e all’insofferenza verso gli studi seri e al fastidio verso il passato; i secondi sono nati in un mondo in cui lo studio e la cultura in genere (vocabolario italiano incluso) contano meno di un viaggio a Santorini o di una notte in discoteca.

Prodotta da una scuola come questa, era forse inevitabile che la classe politica che governa oggi il paese fosse non solo una delle più ignoranti e incompetenti della storia della Repubblica, ma anche delle più sorde a temi come la preparazione specifica, la lungimiranza, la ricerca e il pensiero astratto, per non parlare della mentalità scientifica. La loro ignoranza è diventata ormai un tema da spot e da imitazioni alla Crozza. 

MAI COSI’ IGNORANTI

Presented by Romano Pisciotti