LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI di Enrico Mentana

LETTERA APERTA AI LEADER POLITICI
di

Enrico Mentana
Cari Vito Crimi, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi, Roberto Speranza, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni,
Mi rivolgo a voi perché siete i leader delle forze politiche rappresentate in parlamento (e i primi quattro di quelle che sorreggono il governo). Da cittadino, prima ancora che da giornalista con responsabilità editoriali vorrei trasmettervi il mio profondo sconcerto e la mia preoccupazione per quello che NON sta accadendo.
Mi spiego. Sono sei mesi, da quando si è esaurita la prima ondata della pandemia, che sento parlare di “Progettare il Rilancio”. Era proprio quello il titolo dei famosi Stati Generali del governo. Mi illudevo, come tanti altri, che la situazione di drammatica gravità attraversata dal Paese rendesse necessario un confronto sul futuro, col coinvolgimento di tutte le forze politiche, sociali e culturali, con una presa di coscienza collettiva del bivio epocale che avevamo e abbiamo davanti: assecondare il declino del paese con una logica conservativa da dopo terremoto (ricostruiamo tutto com’era prima, accontentando tutti, e pazienza se eravamo già prima pieni di ritardi e storture) o dare una visione, una prospettiva e un futuro all’Italia (verso dove vogliamo andare, quali settori vogliamo privilegiare, quali non è più possibile rilanciare, come possiamo cambiare in meglio la nostra società, soprattutto in rapporto alle nuove generazioni).
Da come l’ho messa, è evidente la mia preferenza, per quel poco che conta: ma in ogni caso il confronto, lo scontro delle idee sarebbe stato appassionante, e necessario anche a voi forze politiche per proiettare verso l’avvenire programmi che sembrano spesso avere come traguardo più lontano le prossime elezioni.
Ho scritto “sarebbe stato” perché quel dibattito non è mai cominciato. Non ve ne è traccia negli atti di governo, nei resoconti parlamentari, nei documenti di partito. Nulla di nulla. Si sta esclusivamente discutendo, e solo nel governo, di quale struttura dare alla cabina di regia del Recovery Plan e di come suddividere le aree di gestione dei progetti da mandare a Bruxelles. Su questo apprendiamo, ancora nelle ultime ore, di scontri furibondi nella maggioranza.
Ma la sostanza, al di là della “governance”, dove è finita? Quali sono i progetti? Discussi dove? Con quale ratio? Con quale composizione (a parte quella algebrica che, ci scommetterei, porterà a una somma complessiva di spesa pari a 209 miliardi)?
Quei soldi sono per oltre metà debiti di tutti noi, come tutti quelli già spesi in questi mesi terribili. E tutti noi abbiamo quindi pieno diritto di conoscere la genesi, la motivazione e il vantaggio di ciascuna scelta. Invece è tutto buio: lo è perfino all’interno dell’esecutivo e della sua maggioranza, senza che nessuno o quasi lo faccia neppure notare, e senza che le stesse forze di opposizione mostrino di dolersene al di là del minimo sindacale di qualche dichiarazione o tweet.
Le priorità e le urgenze, nella vostra gerarchia di questi giorni, sembrano altre: la battaglia sul Mes o quella contro la modifica dei decreti sicurezza. Questo è incomprensibile, e soprattutto è autolesionistico. Quello che noi chiamiamo Piano di risanamento, nascondendoci dietro la locuzione inglese Recovery Plan, si chiama nella realtà Next Generation Eu: prossima generazione, non prossimo voto, prossima resa dei conti, prossima spartizione.
C’è un dovere, nei confronti dell’opinione pubblica e soprattutto della sua parte più giovane d’età, la più penalizzata, ancora una volta, dalla crisi Covid. Il dovere di discutere apertamente del piano da cui dipenderà il futuro di tutti. Non sarà un caso che lo chiedano allo stesso modo Confindustria e Cgil, che hanno voce potente, e nella società tanti altri che invece non possono essere sentiti.
Abbiamo già mezzo anno di ritardo, non sprechiamo altro tempo: se dobbiamo far approdare la nave Italia dobbiamo prima decidere il porto, quindi la rotta, e poi l’equipaggio. Qui pare che l’unica questione siano i soldi dell’armatore…
Romano Pisciotti: non posso che essere in accordo con il Direttore

Covid-19, confinare gli anziani è etico?

Dice la storica Eva Cantarella: “Mi preoccupa questa regressione: si torna a ragionare su cose che erano state cancellate da secoli. L’idea di proibire agli anziani di uscire, anche in relazione alla minore o maggiore produttività, è una barbarie. I vecchi non sono un peso: la vecchiaia ha i suoi valori, tra i quali quelli della trasmissione della conoscenza. L’idea sembra riprendere gli scritti di Ovidio in cui si faceva cenno a un’antica stagione storica in cui gli anziani non producevano, consumavano poco e venivano perciò eliminati (lanciati dai ponti nel fiume Tevere). Ovidio ne parla, ma non ci crede. Anche a me sembra impossibile che si ragioni in questa direzione”.

Giovanni Toti: “Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid 19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”.

PERSONE…CHE VANNO PERO’ TUTELATE !!!!!!!!… Così il Presidente della Liguria ha terminato il suo tweet, dunque il polverone sollevato è stato dovuto solo ad una interpretazione politica e sociale assolutamente scorretta.

Probabilmente è poco logico il divieto di far trascorrere qualche ora agli anziani con i propri cari durante il Natale…sicuramente vanno prese le dovute precauzioni, ma proibire il sostegno e la gioia di un incontro è più drammatico della morte stessa: gli anziani abbandonati cominciano a morire così e i nipoti continueranno nella rimozioni dei valori della famiglia (fondamento dello Stato)….già tanto massacrati.

 

Romano Pisciotti

MAYBE THE EUROPEAN COURT IS WAKING UP

“In its judgment in Case C-59/19 Wikingerhof the CJEU has ruled that a hotel using the platform Booking.com may, in principle, bring proceedings against Booking.com before a court of the Member State in which that hotel is established in order to bring to an end a possible abuse of a dominant position. According to the Court, in so far as such an action is based on the legal obligation to refrain from any abuse of a dominant position, it is a matter relating to tort, delict or quasi-delict within the meaning of point 2 of Article 7 of Regulation No 1215/2012 (Brussels Ia).”

To learn more about this and other recent CJEU cases, join ERA’s Webinar on Latest Developments in EU Antitrust Law on 10 December 2020.

 

Presented by Romano PIsciotti

UNA STORIA ITALIANA: LANCIA

PRESENTED BY ROMANO PISCIOTTI

Pochi costruttori al mondo hanno nel loro DNA in egual misura innovazione, sportività ed eleganza come Lancia.

La Casa italiana ha realizzato alcune delle auto più all’avanguardia per la propria epoca, ma ha anche lasciato il segno nelle competizioni, in particolare nei rally.

Purtroppo il passato glorioso di questo marchio oggi non trova corrispondenza nel suo presente.

I DEBITI ARRICCHISCONO

Da inizio anno, il titolo Tesla ha segnato incrementi vicini al 580% che ha spinto la capitalizzazione di mercato sopra i 500 miliardi di dollari e ha reso il suo fondatore Elon Musk il secondo uomo più ricco al mondo, alle spalle di Jeff Bezos. 

Ultimamente Elon Musk ha dichiarato che se non arriveranno i profitti il titolo scenderà…io sono già sorpreso dal fatto che gli investitori sostengano i titoli legati a Musk!!! Titoli che, di sicuro, hanno alle spalle una montagna di debiti, anche se hanno davanti un futuro fatto di missili, treni superveloce, ecc….forse fatto anche di tante favole o miraggi.

Ho un po’ paura di un privato che costruisce missili spaziali, con la benedizione e l’appoggio della NASA, domani potrebbe costruire missili a testata nucleare con la benedizione del Pentagono, realizzando quelle Forze Armate Private che potrebbero essere l’incubo del Pianeta.

Per ora, senza scomodare il potere armato, Musk ha trovato il modo, in un mondo fatto più da poveracci, per far sognare i suoi azionisti che guardano ad un molto lontano futuro fatto di treni che, per viaggiare, hanno bisogno di tunnel e spinte sorprendenti. Sognano un po’ tutti auto elettriche, camion che volano, e tante belle altre cose già introdotte in un mondo che si sta consumando facendo fare all’industria mondiale un doppio salto mortale senza rete….ma è il futuro bellezza: ottenute auto ad emissioni estremamente ridotte, con motori a combustione interna, buttiamo via tutto per piazzare auto elettriche…come se l’energia per muoverle fosse creata dal nulla e le batterie fossero degli aggeggi da poter smaltire nell’umido.

Le sorprendenti notizie, molte solo novità progettuali o poco più che disegni leonardeschi (privi di movimento e ricchi di fantasiosa genialità) stanno all’umanità intera come la ricerca dell’acqua su Marte…quando, sulla Terra, milioni di persone trovano difficile l’accesso all’acqua potabile. Forse Leonardo riusciva ad essere più pratico in alcune realizzazioni ed era sicuramente molto più povero del nostro Elon; Leonardo ci ha lasciato capolavori, Elon sta lasciando debiti agli investitori, per ora, gioiosi.

La politica deve risolvere il problema delle migrazioni di massa, della disoccupazione, dei diritti civili, della fame, dei cambiamenti climatici…ma il nostro, ricco sfondato, eroe vive facendo debiti e preparando sogni… siamo più propensi a seguire i sogni che i problemi: forse lo ha capito anche la politica!

I modernissimi manager rampanti, imbevuti di globalismo e di fantafinanza invidiano e vorrebbero imitare, il nostro eroe…forse, lui che è il più “avanti” di tutti, ha capito che occorrono risultati tangibili, occorre remunerare il mercato o il mercato lo abbandonerà. Forse, Elon ha capito che, oltre al fumo, ci vuole anche l’arrosto!

Forse ci si è accorti che il futuro del Pianeta è nella soddisfazione di reali necessità in una economia reale?!

….almeno spero che qualcuno si sia accorto!

Romano Pisciotti

PETROLEUM AND CORONAVIRUS

Since the beginning of the Coronavirus pandemic, there has been a loss of 1/3rd global demand – more than 30 million barrels per day (BPD). 

The virus instilled a level of uncertainty for oil traders, but the catalyst for the initial drop in price can be attributed to the escalating price war between Russia and Saudi for market share, eventually leading Saudi to flood the market with oil.

This oversupply dragged WTI prices below $20 a barrel at the end of March. Thus, increasing divergence in power politics from major producers created an initial frenzy in the oil market and an increasingly unsettling omen for investors.

In macroeconomic terms, Coronavirus has wiped out approximately 25 million jobs in the US, taking out all the jobs created since the 2003 and 2008 recessions. Central Banks globally have cut interest rates, restarted Quantitative Easing and provided other fiscal stimuli to try and keep the economy afloat.

The longer-term consequences of Coronavirus are still unknown. In the meantime, a deflationary ripple effect across the global economy can be seen, as Central Banks attempt to sustain economies’ survival as the Coronavirus pandemic continues to debilitate businesses and paralyzes transportation worldwide.

 

“The jump in the price of oil to the concrete promise of a vacino must not make us forget the industrial and employment crisis that will hit us in 2021.”

Romano Pisciotti

Oil’s gains weren’t necessarily all about the vaccine, however, with analysts noting remarks by Saudi Arabia’s energy minister that signaled openness to tweaking the agreement between the Organization of the Petroleum Exporting Countries and its allies, a group known as OPEC+, on production cuts.

GIUSTIZIA & FANTASIE

…ancora un esempio di fantasie dei pm:

Il pm aveva chiesto 8 anni, assolto l’ufficiale della Marina Militare

LA REPUBBLICA DEI MAGISTRATI INTOCCABILI

…il problema della responsabilità. Quello che ci permette, con una certa (pur se relativa) tranquillità, di stenderci sul lettino di un chirurgo o di transitare su di un viadotto, è il principio di responsabilità, per cui il medico o l’ingegnere in causa, è tenuto a rispondere degli errori fatti per sua colpa, anche se commessi senza volontà di ferire e cioè senza dolo, e questo per il cittadino è una garanzia di maggiore scrupolo a tutela della sua vita. I magistrati no, a loro questo principio non si applica allo stesso modo, se un innocente vede la sua vita rovinata da una prigionia ingiusta, non basta la semplice colpa perché il magistrato paghi, occorre il dolo, cioè che l’abbia fatto volontariamente e poi dimostrarlo con prove molto difficili da trovare (soprattutto quando, ad esempio, è un pregiudizio ideologico a spingerlo) e in ogni modo, anche in caso di colpa grave, sarà sanzionato soltanto civilmente (con lo Stato a pagare la maggior parte dei rimborsi) e non anche penalmente. E poi, mentre tutti noi cittadini siamo giudicati da una magistratura esterna alle nostre vite e alle nostre professioni, cioè un organo con cui non abbiamo contatti e dimestichezza, i magistrati no, è la magistratura stessa, quella di cui fanno parte, a giudicarli…

…In pratica basta un “libero convincimento”, basato su indizi, di un pubblico ministero e di un giudice, per portare al rinvio a giudizio di un noto esponente politico e così ledere gravemente non solo la vita di quell’uomo, ma anche il funzionamento della democrazia stessa (e a volte basta un semplice avviso di garanzia) mentre se poi il politico (o l’industriale o il semplice signor Rossi) verrà assolto, anche con formula piena, nessuno pagherà, perché non esiste un’autorità indipendente “esterna” che possa indagare sulla legittimità (e le vere ragioni) di quell’incriminazione….

 

QUANDO ANCHE I PM PAGHERANNO (COME TUTTI I COMUNI MORTALI) PER I LORO ERRORI E FANTASIE…SAREMO UN PAESE MIGLIORE. 

ROMANO PISCIOTTI

Valorizzare l’industria della difesa a tutela dell’interesse nazionale

L’Italia, su cosa basa la propria forza nei contesti internazionali? Su cosa può far leva per difendere i propri interessi?
Negli ultimi anni i principali elementi di credibilità internazionale e di cooperazione con altre nazioni in modo istituzionalmente coordinato, sono derivati dalla difesa e dall’industria della difesa e cioè dalla nostra possibilità e volontà di partecipare a missioni internazionali Nato, Onu, Ue e dalla nostra possibilità e volontà di fornire tecnologie militari di alto livello tecnologico ad altre nazioni.
Per una nazione come la nostra, priva di risorse naturali strategiche, quasi totalmente dipendente da altri per le risorse energetiche, con un’economia forte, tecnologicamente avanzata, ma non rilevante su scala mondiale nei settori più innovativi (elettronica, telefonia, informatica, chimica, etc.), forze armate preparate ed efficienti, supportate da un’industria credibile ed all’avanguardia, diventano presupposti di sopravvivenza, di credibilità e di competitività e quindi strumenti fondamentali per mantenere un ruolo rilevante nei consessi che contano.
La necessità di disporre di tecnologie e know how propri, nel settore industriale della difesa è un punto rilevante ed imprescindibile, pertanto, nella difesa degli interessi di una nazione.

https://www.dimensioneinformazione.com/valorizzare-lindustria-della-difesa-a-tutela-dellinteresse-nazionale/

Presented by Romano Pisciotti

La censura delle opinioni sui social

VITTORIO SGARBI:

Trovo inaccettabile che Twitter debba censurare il Presidente americano uscente Donald Trump. Non può essere il “mezzo” a stabilire cosa sia lecito o meno pubblicare; la veridicità o meno di una affermazione va affidata alla stampa, ai tecnici, all’opinione pubblica, al libero convincimento dei cittadini. Ma se Twitter, come fa, impedisce a Trump (o a qualsiasi altro cittadino) di esprimere, unilateralmente, una opinione o una considerazione, esercita una forma di censura preventiva inaccettabile in una una democrazia. E poi, sulla base di quale criterio? Quello della proprietà del mezzo?
Questo accade anche con altre popolari piattaforme di condivisione (non uso inglesismi!) come Facebook e YouTube, per esempio con le questioni che riguardano la pandemia: è diventato impossibile esprimere una opinione su questo tema senza subire il blocco del proprio profilo o gli “avvertimenti” relativi alla minaccia di chiusura. O accetti la “narrazione” delle autorità sanitarie (dunque dando per scontato che quello che fanno i governi sia sempre giusto) oppure devi tacere. E, nella migliore delle ipotesi, essere ascritto alla categoria dei “negazionisti”, espediente quest’ultimo ormai utilizzato come una clava nei confronti di chi critica le restrizioni imposte dai governi.
Possono, queste piattaforme, che peraltro operano non per fini sociali ma per generare profitti milionari, esercitare un così vasto e incontrollato potere di veto e, di conseguenza, determinare le regole del dibattito politico e culturale di una società?
Romano Pisciotti: like