SENZA OSSA

Spariranno i motori,

le passioni e i colori,

l’avventura, le mode, i dubbi,

le chiese

e il libero pensiero.

Vestiranno di grigio

e non faranno più l’amore,

cammineranno in fila

come lombrichi.

Saranno controllati

i sentimenti,

i battiti del cuore,

la sudorazione,

il cibo

e la cacca.

Danzeranno gli invertebrati,

connessi e felici,

senza storia né opinioni,

nel barattolo

che chiameranno

nuova civiltà.

Forse conteranno gli anni

dalla fondazione

della Banca Centrale.


Romano Pisciotti

VITTORIANO (Altare della Patria)

Il Vittoriano è monumento

di storia e sacrificio.

Fu Patria.

Fu dolore.

Fu valore.

Era Italia

una e combattente.

Oggi è tomba:

del passato

e degli eroi.

Le pietre resistono

a pennacchi e parate,

a vuote liturgie:

resti di sogni,

menzogne,

fallimenti,

tradimenti

della sola bandiera.

Nessuna pietra pianse

per la corona caduta.

Ogni pietra stilla lacrime

per un Paese

senza testa.

Alla fine,

tutte le pietre

si scioglieranno

nella vergogna.

 

Romano Pisciotti

NUDA EUROPA

Nuda Europa,

di valori, di sangue e d’ingegno,

nuda di giovani,

gonfia di fragili diritti

e priva del diritto d’esistere,

condannata a consumarsi

tra favole verdi

e bugie

di politiche senza logica

né futuro.

 

Europa serva

dei desideri di pochi,

lontana dalle necessità

e dalla volontà dei popoli,

schiava di padroni stanchi

e ubriachi di retorica.

 

Europa moralista,

che ha corroso la sua storia e la sua potenza

nella finanza e nelle illusioni;

oggi Europa guerrafondaia,

che costruisce cannoni

e nemici,

senza più combattenti.

 

Europa da misera operetta,

spenta di gloria e passioni,

ha tradito speranze

e sogni.

 

Europa che raglia

reclamando ancora un posto

nel destino del mondo:

il posto dell’asino!

 


Romano Pisciotti

PRONTO…CHI PARLA

Il trillo di un vecchio telefono,

forse già antico,

cattura ricordi

fluttuanti nel tempo

ma ancora vivi nel cuore.

 

Una voce amata,

parole che oggi profumano

di dolce nostalgia —

profumo di vita.

 

Mi volto verso quel suono,

ma è solo

uno stupido smartphone

che scimmiotta il passato

con la sua suoneria —

senza averne l’anima.

 

Che ne può sapere

quell’aggeggio freddo e lucido

dei sogni al sapore

di burro e marmellata —

sapori d’infanzia.

 

Di corse nei prati,

del batticuore,

dello zucchero filato,

delle sbucciature alle ginocchia

per catturare Fort Apache —

ferite che non facevano paura.

 

Cosa ne sa

delle lacrime di mia madre,

dei sacrifici di mio padre —

amori silenziosi e forti.

 

Che ne sa

di un mondo che correva

verso la speranza,

accompagnato da musiche e canzoni —

melodie di felicità semplice.

 

Solo uno smartphone,

freddo e lucido,

pigolante

grazie all’intelligenza artificiale,

che imita un tempo

che non ha mai vissuto

e che non potrà mai capire —

perché non conosce la passione.

 

Romano Pisciotti

ORGOGLIO E SOBRIETÀ

Quella divisa bianca

nel sole d’agosto

vestiva la nostra gioventù

e i nostri sogni.

Noi, orgogliosi

di quella fascia blu,

segno d’autorità e vigilanza,

abbiamo compiuto,

con sobrietà e dedizione,

il nostro dovere.

La sciabola del comando,

simbolo di responsabilità

e fedeltà al giuramento,

ci legava al dovere

di combattere per la bandiera

e per i valori che ardevano

nei nostri cuori caldi.

Oggi, senza stanchezza,

ricordiamo il candore

di una divisa

che per sempre

ci ha vestito l’anima.

 

Romano Pisciotti

SASSOLINO DEL TEMPO

Pietruzza di mare

lavorata dal sale e dal tempo,

così leggera nella marea

da arrivare sulla battigia,

brillavi al sole

mostrando i colori trasparenti

di vecchie venature

nate, forse,

in terre lontane,

e nuove ferite

incise nel viaggio.

Ho raccolto quel sassolino

e lo conservo

come un piccolo tesoro,

memoria di viaggi

e d’anni scivolati via,

già arrivati

alla spiaggia della vita.


Romano

SULLA SCIA DEI SOGNI

SULLA SCIA DEI SOGNI

di Romano Pisciotti

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“Alla mia età…” faceva una canzone, “…si comincia a sognar…”

Da quell’età a oggi non ho mai smesso di sognare, pur rimanendo con i piedi ben piantati a terra… non sempre proprio a terra, avendo navigato per molti anni.

Con i piedi a mollo, o meno, non ho mai smesso d’avere traguardi: prima desiderati, poi raggiunti (non tutti). Sognavo di più, non mi accontentavo… né mi accontento ora!

Non accontentarsi mai è una condizione (forse) un po’ precaria. È sfida continua, ricerca continua, miglioramento continuo.

Ho preso anche qualche batosta, ho visto infrangersi dei sogni, ma ho voltato pagina… anche da sotto zero, più volte.

Sono stati i sogni a riportarmi in alto, nel senso più vero: volare…continuando ad avere obiettivi, anche difficili.

Tra successi e sconfitte, posso dire che sognare mi ha sempre fatto bene. Anche solo per sognare rivincite e per aiutarmi nelle risalite.

Sognare mi ha insegnato a ragionare, a prevedere, a vedere il futuro.

Su strade difficili ho incontrato diavoli e angeli. Con pochi maestri ho imparato a confrontarmi con me stesso.

Nelle aziende dove ho lavorato, in Italia e all’estero, sono stato sempre un innovatore — da dirigente e da imprenditore.

Il cambiamento crea nemici più che ostacoli. Il successo spaventa chi vive di rendita e di comodità.

Di nani ne ho incontrati spesso, qualcuno mi ha derubato dei frutti, ma nessuno è riuscito a sradicare il mio albero dei sogni.

Sognare non significa vivere tra le nuvole.

È vivere il futuro — non uno, ma più di uno — e scegliere.

Saper scegliere è la parte più importante: per scegliere serve lucidità staccandosi dal sogno.

Nella scelta siamo soli e siamo veri.

Certamente, non tutto era scritto nei sogni, sarebbe stato troppo facile…e ho affrontato la vita reale: ho vissuto intensamente.

La realtà è come il tempo, sempre più veloce dei sogni: occorrerebbero più ore nella giornata per realizzare tutti i sogni, forse anche più anni…che, purtroppo, non ci sono dati.

Sognare è costruire una realtà diversa, non necessariamente fatta solo di case, auto o soldi. Anche questi possono starci, ma il sogno è più profondo: è plasmare il domani.

Realizzare un sogno non è facile: si vola ma si rischia d’affondare.

Spesso il sogno stesso è una trappola.

Intestardirsi nella realizzazione può essere fallimentare.

“L’avrò di riffa o di raffa”… potrebbe voler dire sopruso, verso gli altri o verso sé stessi.

La rinuncia non è sempre sconfitta: può essere lungimiranza.

Se, a volte, sembro perdermi nel “cazzeggio” …è solo un momento di confronto tra sogno e realtà. Pensare, per molti, sembra diventato un optional.

Ci affidiamo a sondaggi, all’Intelligenza Artificiale e alle opinioni altrui.

Serve invece l’analisi, il confronto tra forze disponibili e obiettivi da scalare.

Buone idee mi vengono camminando, o… cazzeggiando sul divano, dove il soffitto è un buon limite ai voli troppo alti e arditi.

Il sogno può solo spronare, se supera il tuo limite… forse è il sogno sbagliato.

È giusto guardare oltre l’orizzonte, imbarchiamoci con prudenza e l’accortezza di scegliere una buona nave e un buon equipaggio: da un sogno si può tornare, da un incubo no.

Passare da novello Colombo a piccione frollato è un attimo!

Sognare è gratis, realizzarli costa.

Ma vivere senza sogni è vivere da replicanti.

Realizzare sogni richiede sacrificio, coraggio, costanza, un pizzico di fortuna e la consapevolezza che non tutto dipende da noi. Abbiamo bisogno di altri sognatori:

“Ciascuno cresce solo se sognato.” (Danilo Dolci)

Non bastano volontà e ispirazione: serve connessione con il mondo.

Prevedere, anticipare, captare: è il mestiere del realizzatore di sogni. Un buon aiuto può venire dai “segnali deboli.”

I segnali deboli sono preziosi: piccole scosse prima di un’eruzione. Avvertimenti e anticipazioni dei cambiamenti sociali e del mondo che ci circonda.

Nei social, nei discorsi, nei bilanci e negli atteggiamenti si nascondono verità.

Saperle vedere è un’arte.

Io non credo nel “lavoro da remoto”: lontani, ci si disconnette dagli stimoli e dall’ambiente.

Anche la scuola oggi prepara solo pessimi esecutori e non dei buoni sognatori. Così la società dei consumi ci vende sogni precotti — usa e getta.

Esistono manuali per sognatori creduloni, ma vincere alla lotteria è assai raro! Alcuni articoli sono solo trappole motivazionali.

Non basta dire “non mollare mai.”

Il vero consiglio è: non insistere troppo. Cambia sogno, se serve.

Non tutto è realizzabile!

Possiamo sognarci maghi o imperatori, solo se non lo raccontiamo in giro, rischiando di passare per “Napoleoni” da manicomio. Sognare in grande può far bene al nostro spirito, ma attenzione a non esagerare: il risveglio potrebbe essere poco piacevole.

Non leghiamoci ad un sogno anche dopo aver raggiunto il nostro limite, oltre al limite ci vanno i santi…se questi sono i vostri idoli, auguri!

Sii pratico. Valuta forze, costi, e impatto sulla tua vita e sulla vita dei tuoi cari.

Evita i sogni (i progetti) complessi che necessitano troppi incastri con la vita di altri.

Non andare contro la tua natura e il tuo carattere.

Focalizza le tue motivazioni.

Prepararsi alle difficoltà mi sembra un consiglio ovvio.

Chiedetevi se quel sogno è ciò che volete realmente, non chiedetevelo dopo una sconfitta, cadreste nella favola della volpe che scopriva l’uva acerba!

Cazzeggiate e cazzeggiate sino a che non sarete ben convinti che realizzare quel sogno sia il vostro vero e desiderato obbiettivo.

Nessun sogno vale la vita…se non siete degli eroi.

Fissa una scadenza ai tuoi sogni, non siamo eterni.

Gli imprevisti, malgrado venga valutato tutto, sono una certezza. Generalmente un imprevisto non è un dramma e il più delle volte è cosa di poco conto, facilmente risolvibile con piccoli aggiustamenti.

L’imponderabile è ciò che sfugge anche alla più attenta previsione, fortunatamente si tratta di eventi che si fanno annunciare (segnali deboli). Non sempre si può evitare la catastrofe e dovrete correre alle scialuppe, sempre che non vogliate affondare con la nave, però nessun sogno svanito può valere un suicidio.

L’imponderabile è un evento esterno, è assai probabile che voi non abbiate sbagliato nulla, ma capita.

Se l’evento non vi ha sotterrato, potete riprendere la vostra strada verso nuovi sogni.

L’imponderabile è come una specie di meteorite: può dipendere dal cambiamento dell’ambiente, dal cambiamento di una legge, dalla vostra salute, da un’ insospettabile vigliaccata…insomma dalla sfiga più nera!

Ho sperimentato qualche evento imponderabile, ma non ho smesso di sognare e di avere una vita tuttora invidiabile e ricca di progetti in realizzazione.

Indubbiamente sarei stato meglio senza il meteorite, ma l’abilità di non farsi colpire in pieno (l’esperienza), la solidarietà di qualche fedele, la mia professionalità e qualche provvidenziale riserva, mi hanno evitato il disastro. Ho usato la scialuppa e ne sono contento, salvarsi non è disonorevole… se non siete un samurai.

Conservate sempre una scorta di risorse, non necessariamente denaro: sul TITANIC valeva più una scialuppa dell’oro!

Continuate a sognare.

“Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni…”

William Shakespeare “La Tempesta” (atto IV).

Un abbraccio a tutti,

Romano

L’ABBRACCIO DELLA SPERANZA

Caro nipote,

mi hai chiesto della guerra, delle navi e degli eroi. La tua curiosità si è spenta  quando hai scoperto che io “facevo fumo”: io non ero in torre con artiglieri e mitraglieri, ma in disparte, senza l’onore della battaglia.

Il tuo sorriso si è appassito, quasi a rimproverarmi d’essermi imboscato! Il mio racconto non aveva la gloria del fuoco o il sapore della battaglia: ho risentito lo scherno di qualche marinaio che mi canzonava, mentre mi rannicchiavo tra valvole e pomelli.

Carissimo nipote, la guerra è brutta cosa, e in mare c’e muro di ferro contro muro di ferro, bordata contro bordata…paura contro paura; c’è solo qualche centimetro d’acciaio tra la vita e la morte, c’è solo un po’ di fortuna o la scarsa mira di un nemico accecato dai lampi del fuoco.

Pensa ad una pioggia pesante come una montagna che solleva il mare in colonne spumeggianti che si avvicinano, come un branco di lupi nella rincorsa della preda! Pensa a quei minuti, alla risposta dei nostri cannoni, al tremare dello scafo…pensa al morso di un drago che, tra boato e fuoco, divora un’intera torre sopra le urla di tanti sfortunati; pensa alle grida di dolore e agli ordini concitati.

Si vira di bordo: la nave s’abbatte e il mare è già pronto ad accogliere anime e ferro.

Le caldaie tuonano e la nave s’inchina a dritta e poi a babordo, mentre molti già pregano.

Lo scafo si solleva, forse retto dalla mano di Dio.

La balena sanguinante fugge, ma il destino non ha finito di colpire…come le bordate del nemico!

Arriva l’ordine: “Fare fumo”…è un urlo!

Io, con il cuore a mille, eseguo la manovra orchestrando leve e valvole: subito s’alza un muro bianco, più denso della nebbia…più sperato dell’abbraccio di una madre.

Il fumo dell’ultima speranza che toglie la vista ai cannoni che s’accingevano al facile banchetto!

Il fumo implorato dai marinai delle torri, dei casseri e di tutti i ponti, avvolge tutto e tutti, coprendo la manovra di fuga verso la salvezza.

Persa la battaglia, si sono salvate tante vite e la nave ci ha riportato in acque tranquille sino a casa.

Quello è stato il mio momento, se non di gloria, sicuramente di speranza per tutti…quello era il mio compito e ho fatto il mio dovere!

Romano Pisciotti

(…Interpretando il racconto di un amico)

Un muro di fumo sull’acqua

Questa cortina fumogena è stata utilizzata durante la seconda guerra mondiale per nascondere le navi militari durante la battaglia.

Il tetracloruro di titanio, un liquido corrosivo incolore e non infiammabile, a contatto con l’aria umida si idrolizza rapidamente, producendo una sostanza gassosa densa e bianca, costituita da goccioline di acido cloridrico e particelle di ossicloruro di titanio.