The flower of anger // Il fiore della rabbia

I look at you at sunset: colors and salt enter my heart to fill the spaces of dreams and the wounds of my soul.

The sea is a great pianist of slow songs: accompanied only by my silent thoughts, he brings to the Gods his music and the flower of my already mature anger of petals full of poison and rancor.

Not even the magical bees of Olympus can turn so much gall into honey.

For what injustice and envy destroy, man can find peace only in atrocious revenge or in the reconstruction of life.

The sea can be peace and revenge, work and death, beauty and fear: with the roar of its waves it silences the chatter of poor and ignorant souls but welcomes the tears of the Earth and the honor of those who do not give up.

The depth of the sea preserves the anger and resignation of the righteous.

Infinite sea find a place to drown my curses and give me the strength to achieve new victories!

By Romano Pisciotti

Ti guardo al tramonto: i colori e il sale entrano nel mio cuore per riempire gli spazi dei sogni e le ferite della mia anima.

Il mare è un grande pianista di canzoni lente: accompagnato solo dai miei pensieri silenziosi, porta agli Dei la sua musica e il fiore della mia già matura rabbia di petali pieni di veleno e rancori.

Neppure le api magiche dell’Olimpo possono trasformare così tanto fiele in miele.

Per ciò che l’ingiustizia e l’invidia distruggono, l’uomo può trovare la pace solo nella vendetta atroce o nella ricostruzione della vita.

Il mare sa essere pace e vendetta, lavoro e morte, bellezza e paura: con il rombo delle sue onde zittisce le chiacchiere di anime povere e ignoranti ma accoglie le lacrime della Terra e l’onore di coloro che non si arrendono.

La profondità del mare conserva la rabbia e la rassegnazione dei giusti.

Mare infinito trova un posto dove annegare le mie bestemmie e dammi la forza per ottenere nuove vittorie!

Di Romano Pisciotti

Corte di giustizia dell’Unione europea

Alcune delle principali istanze giurisdizionali europee, nel rapporto tra loro e con altri attori istituzionali, appaiano adottare un atteggiamento apertamente negoziale, che va ben oltre la protezione di culture giuridiche e standard di giudizio, ma si legano piuttosto alla difesa di specifici interessi politici…

Leggi di più:

https://www.diritticomparati.it/le-corti-europee-tra-dialogo-e-negoziato-riflessioni-a-partire-da-due-recenti-documenti-della-corte/

Presentato da Romano Pisciotti

Luce e poesia

Dove il cuore
cede il passo all’anima
troviamo colori
che la mente umana
neppure può immaginare.
Come un’ombra
quel vecchio pino
è rimasto testimone
della mia voglia
di ritornare
a quella festa
di luce e poesia.
Romano Pisciotti

Where the heart

gives way to the soul,

we find colours

than the human mind

can’t even imagine.

Like a shadow,

that old pine

remained a witness

of my desire

to come back

at that party

of light and poetry.

Piedimonte Etneo

Sicilia, Italy

CRISIS

A crisis is often enacted at a system’s weakest point, not necessarily where it is caused.

Thus whenever analyzing crisis, we must consider the system boundaries we have set, and reflect on how they relate to the environment the conflict is embedded in.

Depending on where we set the boundaries, the crisis will present itself differently.

Una crisi è spesso emanata nel punto più debole di un sistema, non necessariamente dove è causata. Pertanto, ogni volta che si analizza la crisi, dobbiamo considerare i confini del sistema che abbiamo fissato e riflettere su come si relazionano all’ambiente in cui è incorporato il conflitto. A seconda di dove impostiamo i confini, la crisi si presenterà da sola
in modo diverso.

After setting the crisis system boundaries,

we can use one or more of the following tools to deepen our insight onto various aspects of the conflict/crisis

Dopo aver fissato i confini del sistema di crisi, possiamo utilizzare uno o più dei seguenti strumenti per approfondire la nostra visione sui vari aspetti del conflitto / crisi

Causation: Crisis are never mono-causal, but multi-causal and systemic factors interact. Instead of saying that everything is related to everything, it is helpful to differentiate between different “causes” or influence factors.

Causa: le crisi non sono mai mono-causali, ma i fattori multi-causali e sistemici interagiscono. Invece di dire che tutto è correlato a tutto, è utile distinguere tra diverse “cause” o fattori di influenza.

Crisis Mapping: The crisis mapping focuses on actors and their interrelationships. It is a good tool to start analyzing a crisis.

Mappatura delle crisi: la mappatura delle crisi si concentra sugli attori e sulle loro interrelazioni. È un buon strumento per iniziare ad analizzare una crisi.

Needs-Fears Mapping: this method focuses on actors and their issues, interests, needs, fears, means and options. It allows for a clear comparison of actors similarities and differences in the form of a table.

Mappatura bisogni-paure: questo metodo si concentra sugli attori e sui loro problemi, interessi, bisogni, paure, mezzi e opzioni. Consente un chiaro confronto delle somiglianze e delle differenze degli attori sotto forma di tabella.

 

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Romano Pisciotti

By Romano Pisciotti

Conflit & Crisis

The conflict tends to reduce relations
to a “friend-enemy” logic,
while the crisis is a more complex situation
crossed by tensions and contradictions that lead individuals
and groups to hesitate about the conduct to follow because
it calls into question rules and institutions.

Il conflitto tende a ridurre le relazioni a una logica “amico-nemico”, mentre la crisi è una situazione più complessa
attraversato da tensioni e contraddizioni che portano gli individui
e gruppi a esitare sulla condotta da seguire perché
chiama in causa regole e istituzioni.

The conflict ends with the affirmation of one of the parties that imposes future conditions on the vanquished or with a mutual recognition of rights and duties, on the other hand, the crisis can occur in the absence of hostility and lead to a situation of widespread and generalized disorganization , without winners or losers.

Il conflitto si conclude con l’affermazione di una delle parti che impone condizioni future ai vinti o con un riconoscimento reciproco di diritti e doveri, d’altra parte, la crisi può verificarsi in assenza di ostilità e portare a una situazione diffusa di disorganizzazione generalizzata, senza vincitori o vinti.

The crisis causes a sudden, unexpected change, alters the ordinariness of social action and causes a condition, even prolonged, of uncertainty and imbalance, that is to know how to identify the choice in moments of crisis correct to do.

It originates, differently from the conflict, from forecasting difficulties while the conflict is usually the evolution of the situation when negotiations and mediations seem to give sterile results.

La crisi provoca un improvviso, inaspettato cambiamento, altera l’ordinarietà dell’azione sociale e provoca una condizione, anche prolungata, di incertezza e squilibrio, ovvero sapere come identificare la scelta nei momenti di crisi giusti da fare.

Nasce, diversamente dal conflitto, dalle difficoltà di previsione mentre il conflitto è di solito l’evoluzione della situazione in cui negoziati e mediazioni sembrano dare risultati sterili.

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Romano Pisciotti: italmotor@gmail.com

After an important experience as a naval officer, Romano worked on behalf of important international companies (Pirelli, for example) in Italy (his country of origin), Argentina, Brazil, Egypt and Nigeria with full responsibility, in a managerial position.

He actively participated in the start up of new operating units in Italy and abroad;

has been fully involved in the restructuring of companies and the increase in commercial activities. In his various experiences, Romano has led multi-ethnic work teams even in stressful environments.

He lived for over five years in Nigeria, where he had relevant experience as general manager of large industrial groups and in logistics; the current activities still tie him to Africa, in Lagos, as responsible for the development of new strategies in Nigeria for the IVECO, heavy vehicles company.

Romano has never neglected professional updating by continuously following courses at qualified universities.

 

La guerra giusta

La guerra ha sempre avuto legami profondi col sacro perché entrambi toccano qualcosa di molto profondo nell’uomo: l’esperienza della morte, uno degli elementi più radicati nell’esistenza umana. La guerra è morte o rischio costante di morte.
Caratteristica delle religioni tradizionali è proprio di aver ancorato la guerra a una dimensione spirituale, alla sfera del sacro. Per tutte le società organizzate anche su una base religiosa e solidali con i propri dei, in pratica quasi tutte, la guerra coinvolge radicalmente i rapporti con il divino. Da sempre nella storia gli dei non possono rimanere indifferenti alle guerre dei loro popoli.

Le religioni tradizionali considerano la guerra parte integrante della natura umana e quindi come inestirpabile. Gli dei monoteisti sono spesso il “Dominus Sabaoth”, il “Dio degli Eser- citi”. Le religioni politeiste hanno uno o più dei appositamente preposti alla guerra.

Nel mondo greco sono assodate la naturalità e la normalità del “pòlemos”. Dice Eraclito: “È necessario sapere che la guerra è comune a tutte le cose e che la giustizia è conflitto e che tutto accade secondo contesa, come si conviene ed è giusto”.

Le madri e le mogli dicono ai figli e ai mariti di tornare con il loro scudo o sopra di esso.

Per i romani, convinti della loro superiorità “naturale”, ogni guerra è giusta se si rispettano determinate formalità giuridiche o religiose.

 

Anche per l’Islam la guerra è del tutto un “non problema”. Ovviamente nel Corano vi sono anche parti riferite alla pace e alla temperanza. Ma di certo nessuno mai si è sognato in questo contesto religioso di aprire sulla guerra giusta o non giusta un dibattito come quello svoltosi nel cristia- nesimo.

Per Agostino (354-430) ogni società cerca la pace e se muove alla guerra lo fa per amore della pace, che è “tranquillità nell’ordine”, “ordo naturalis” voluto da Dio. Nel 398 ca., nel “Contra Faustum manichaeum”, Agostino difende il Vecchio Testamento, che i manichei considerano superato, e la polemica lo porta a parlare di guerra e di uso della forza a fini legittimi. Nelle sue opere, come la “Città di Dio” e altre, non si articola una vera e propria dottrina sul bellum iustum e tuttavia le sue affermazioni costituiscono una base essenziale per le dottrine della Chiesa in materia. Nel trattato anti-donatista del 400 “Contra epistulam Parmeniani”, Agostino afferma la facoltà di punire con la forza non soltanto i pagani, vendicando così il “crimen ido- latriae”, ma anche gli scismatici e gli eretici. Il “dissenso degli empi” è un crimine e va perse- guito con “regia diligenza”. Si giustifica in questi casi la violenza, che deve indurre al “timore”, visto come mezzo di coercizione e rieducazione.

Nei testi induisti, ad esempio nel Bhagavad-Gita, la guerra è considerata inevitabile. Krishna dice ad Arjuna, che esita a combattere: “Se, abbandonandoti alla vanità, pensi ‘Non voglio combattere’, il tuo proposito è vano. La natura stessa ti costringerà. Ciò che, in un momento di smarrimento, non hai intenzione di fare, lo farai ugualmente, anche contro la tua volontà, legato dalle tue stesse azioni scaturite dalla tua natura”.

L’ebraismo non ha mai avuto difficoltà con la nozione di guerra. La guerra per l’ebraismo è sempre stata un “non problema”. Il Dio degli ebrei è sempre stato un Dio di guerra e il “popolo eletto” si è forgiato nelle guerre combattute sotto la guida di questo Dio bellicoso.

Presentato da Romano Pisciotti

PER LEGGERE DI PIU’ :

http://files.caffe-filosofico.webnode.it/200000057-2c8312fcad/Bellum%20iustum.pdf

Nuove follie

https://www.youtube.com/redirect?redir_token=QUFFLUhqbmZMNnVNT1pKbXpBamtmOHZycHlxWFM2M3hRd3xBQ3Jtc0tuZC0zS201bWhVdVdhbm9CUERjMnM2aGpBREJVTlFnUmNvUWNqdEFvR212Vm1tanZfQXRuNjdtOFY5UWVZUW80WFFSeEp4ZzhkOE5fQkdaa2ViNlFVdkdncHJoenZWbmRMbzJpQkVSVXJaLU9BZFRCRQ%3D%3D&q=http%3A%2F%2Ffanpa.ge%2Fu7jf0&event=backstage_event

 

Commento di Romano Pisciotti: ABBATTERLI A FUCILATE….un gioco per bimbi è diventato un pericolo pubblico