La Chine profite de la lutte contre la pandémie en Afrique pour promouvoir ses entreprises
La pandémie est une aubaine pour les acteurs économiques chinois qui font de nombreux dons de matériels aux pays africains, à grand renfort de communication.
The pandemic is a boon for Chinese economic players
China takes advantage of pandemic fight in Africa to promote businesses
The pandemic is a boon for the Chinese economic actors who make numerous donations of materials to African countries, with great reinforcement of communication.
Ogni indugio, ogni ritardo, ogni dibattito superfluo e ogni hashtag frettoloso hanno causato dei morti… Perché nel corso di un’epidemia le esitazioni hanno un prezzo in vittime: il costo orario più atroce al quale siamo mai stati sottoposti.
C’è una frase di Marguerite Duras che l’insistenza sulla guerra mi ha ricordato. È un paradosso e dice così: «Già s’intravede la pace. È come un grande buio che cala. È l’inizio dell’oblio». Dopo una guerra tutti si affrettano a dimenticare, ma qualcosa di simile accade con la malattia: la sofferenza ci pone in contatto con verità altrimenti offuscate, mette in ordine le priorità e sembra ridare volume al presente, ma non appena la guarigione sopraggiunge quelle illuminazioni evaporano. Adesso ci troviamo nel mezzo di una malattia planetaria. La pandemia sta passando la nostra civiltà ai raggi X ed emergono verità che svaniranno al suo termine. A meno che non decidiamo di appuntarle subito. Nell’assillo dell’emergenza, che da sola è sufficiente a riempirci la testa — di numeri, di testimonianze, di tweet, di decreti, di moltissima paura — dobbiamo quindi scavarci uno spazio per dei ragionamenti diversi, per osare domande grandiose che trenta giorni fa ci avrebbero fatto sorridere per la loro ingenuità: quando sarà finita, vorremo davvero replicare un mondo identico a quello di prima?
Paolo Giordano
Romano Pisciotti: NON DOBBIAMO DIMENTICARE E AVER FRETTA DI RICOMINCIARE, NON DOBBIAMO RICOMINCIARE MA CAMBIARE.
«The market data are encouraging: sector studies predict between 80 and 100 cruise ships in China by 2030. Numbers that would translate into an estimate of 20 million passengers per year.
«Today there are almost 400 cruise ships in the world, the sector is growing: shipowners have invested to build 100 new ships by 2027. Not to mention that every five years a ship is modernized. The ‘refits’ are impressive and can even cost 250 million, for example if it is necessary to enlarge the ship to cope with an increase in passengers. Today only 6% of world tourism chooses the cruise: an increase of only 1% would mean building 50 new ships “
«I dati del mercato sono incoraggianti: gli studi di settore prevedono per il 2030 tra le 80 e le 100 navi da crociera in Cina. Numeri che si tradurrebbero in una stima di 20 milioni di passeggeri all’anno.
«Oggi ci sono quasi 400 navi da crociera nel mondo, il settore è in crescita: gli armatori hanno investito per realizzare 100 nuove navi entro il 2027. Senza contare che ogni cinque anni una nave viene riammodernata. I ‘refit’ sono imponenti e arrivano a costare anche 250 milioni, ad esempio se è necessario ingrandire la nave per fare fronte a un incremento dei passeggeri. Oggi solo il 6% del turismo mondiale sceglie la crociera: un aumento anche solo dell’1% vorrebbe dire costruire 50 nuove navi».
…Then came COVID 19
…Poi venne il COVID 19
Il Coronavirus ha messo uno stop al ‘boom’ delle crociere
Coronavirus has put a stop to the cruise boom
Il settore stimava per quest’anno un vero e proprio ‘boom’ ma deve ora fronteggiare la pesante battuta d’arresto dovuta all’epidemia. Si attendevano 32 milioni di passeggeri e invece finora si conta il 50% di cancellazioni.
The sector was forecasting a real boom for this year but is now facing a heavy setback due to the epidemic. 32 million passengers were expected and 50% of cancellations so far.
What are the reactions, in general, of the people and religions?
For Muslims, “the disease was to be accepted and endured with resignation.” Needless to flee or react, the disease did not spread by contagion, but affected specific people: “God had specifically and individually selected his targets”. In general, this vision can be defined as fatalistic, and will cross all peoples. Historians note, for example, that a similar position was taken by the Calvinist / Puritan Dutch supporters of predestination during the plague of 1628 and following. Next to fatalism, the rejection reaction: the plague is not there, it does not exist (we even come to kill the doctors who reported it); or the epicurean choice: that of those who decided to flee and try to avoid fear by having fun as much as possible. Catholics have seen disease as a consequence of original sin.
Quali le reazioni, in generale, della gente, e delle religioni?
Per gli islamici “il morbo doveva essere accettato e sopportato con rassegnazione”. Inutile fuggire o reagire, il morbo non si propagava per contagio, ma colpiva specifiche persone: “Dio aveva specificamente e individualmente selezionato i suoi bersagli ”. In generale questa visione è definibile fatalista, e attraverserà tutti i popoli. Gli storici notano per esempio che una posizione analoga fu presa dagli Olandesi calvinisti/puritani fautori della predestinazione, durante la peste del 1628 e seguenti. Accanto al fatalismo, la reazione di rigetto: la peste non c’è, non esiste (si arrivano anche ad uccidere i medici che la hanno denunciata); oppure la scelta epicurea: quella di chi decideva di fuggire e di cercare di scongiurare la paura divertendosi per quanto possibile. I cattolici hanno visto nelle malattie una conseguenza del peccato originale.
Francesco Agnoli
Freely translated into English by Romano Pisciotti
The Parmigiano Reggiano or Parmesan cheese as it is called in English is considered to be among the top cheeses by cheese connoisseurs.
Today, it is produced by various producers. However, PDO designation states that for a cheese to be called as Parmesan, it has to be produced from cows grazing on fresh grass and hay.
Cheeses mocking Parmigiano Reggiano are called as Parmesan or Italian hard cheese by producers to avoid legal issues. Parmigiano Reggiano cheese is named after the provinces in which it is made, namely Provinces of Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna and Mantua.
True Parmesan cheese has a hard, gritty texture and is fruity and nutty in taste. Cheeses mocking Parmesan or inferior Parmesan may have a bitter taste. Parmigiano Reggiano cheese is mostly grated over pastas, used in soups and risottos. It is also eaten on its own as a snack.
Migliaia d’Italiani residenti all’estero contribuiscono con le loro rimesse all’economia italiana e lavorando, in molti casi, per Gruppi Italiani, ne mantengono il mercato
…caro Ministro, non ci sfottere dicendo che paghiamo le tasse all’estero e dobbiamo rivolgerci al paese che ci “ospita” per difenderci dalla pandemia…molti migranti sono in paesi dove l’assistenza sanitaria è precaria già in tempi normali.
Molti migranti hanno assurdi contenziosi con l’ Agenzia delle Entrate che, in barba ad ogni logica sulla prevenzione della doppia tassazione, cerca di vampirizzare guadagni già tassati: che questo Governo s’impegni, almeno, a cancellare questi assurdi contenziosi.
È stato il primo a donare.
Il primo a chiudere tutti i suoi negozi.
Ora Giorgio Armani, questo gigante italiano, ha deciso di andare oltre ogni immaginazione.
Il suo Gruppo ha appena annunciato la conversione immediata di tutti i propri stabilimenti di moda italiani nella produzione di camici monouso per tutti gli ospedali e gli operatori sanitari in prima linea nella lotta al Coronavirus.
Come in guerra.
Armani ha firmato in oltre mezzo secolo di carriera alcuni degli abiti più straordinari al mondo, ma questo semplice camice da lavoro è in assoluto il più bello e importante mai uscito da un suo stabilimento.
Non ci sono più parole per definire quest’uomo, se non un enorme, infinito Grazie.
Le caverne della mente sono come grotte marine: la marea lascia affiorare rocce scavate dal tempo e le violente burrasche sbattono frammenti di vita, come relitti, davanti agli occhi dei pensieri.
Nel caleidoscopio di pupille, che più non hanno i bagliori dei vent’anni, s’incastrano colori d’estati gaudenti e d’inverni ovattati… già trasformati, nelle repliche dei ricordi, in episodi non tutti applauditi.
Ritornano nomi e fatti che sembravano destinati a un’apnea infinita; rimbombano voci allegre e amare melodie, come echi di una vita tanto lontana da confonderne i suoni e l’appartenenza.
L’odore del mare ha con sé tutti gli aromi dei ricordi, ancora così intensi da riconoscere il bacio della zagara dall’odore della terra bagnata di pioggia o di sudore… o dal sangue di vecchi rancori.
In quei profondi anfratti convivono gli infantili giochi, la serenità, le passioni, i momenti felici, e le anime dannate che, come rettili immondi, ancora mordono d’invidia.
Anche se invitanti, non dovrei avventurarmi, nudo e scalzo, su quelle rocce scivolose, pur sapendo che le carezze delle tue mani sincere mi salveranno ancora dall’annegare in quel pozzo di mare.
Il giorno futuro, per breve che potrà essere, calerà nella grotta l’azzurra calma della luce e, tra la spuma del mare, fioriranno le perle.