Elogio del fallimento

In un’epoca dominata dal principio del successo e della prestazione, questa lezione si sofferma sull’importanza del fallimento, dandone una lettura lacaniana: in quel che pare una mancanza agli occhi dell’Io si può scorgere, dal punto di vista dell’inconscio, un atto riuscito che mette a valore la perdita e lo scarto.

Massimo Recalcati Elogio del fallimento

Presentato da Romano Pisciotti

La teoria del bosco e dell’albero

Se c’è un mistero nella pandemia da nuovo coronavirus è come abbia fatto il Giappone, pur prevedendo solo restrizioni relativamente morbide e non mettendo in campo imponenti risorse diagnostiche, a evitare di essere investito dalla crisi COVID-19. Solo fortuna? O, invece, ci sono elementi culturali e ragionamenti scientifici che hanno contribuito ad alleggerire la situazione giapponese?Una questione, quindi, in primo luogo di tempestività. Ma non solo: Se si guarda ai risultati dei paesi occidentali, appare evidente come le misure prese in Giappone siano state efficaci.

La differenza sta nell’approccio al contagio. Per dirla in poche parole: l’approccio giapponese è stato quello di guardare al quadro complessivo osservando il bosco, quella di New York e dell’Occidente è stata quella di guardare al singolo albero». Fuor di metafora, Oshitani spiega che in Occidente si è puntato a effettuare test a tappeto attorno a ogni singolo contagiato per individuare tutti gli infetti e cercare così di isolare il virus. Invece in Giappone l’approccio è stato quello ‘di evitare di lasciarsi sfuggire le grandi fonti di contagio’, cioè i cosiddetti ‘cluster’. Anche a costo di consentire una qualche circolazione del virus, senza cercare di strozzarla, in Giappone si è andati ossessivamente alla ricerca dei principali cluster.

Presentato da Romano Pisciotti

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https://www.diariodelweb.it/esteri/articolo/?nid=20200611-546853

 

Consigli per gli acquisti

Da quando il tema dell’ambiente è entrato a far parte della cultura diffusa, anche le imprese, sembra, si diano da fare per dimostrare di avere la stessa sensibilità. Le iniziative messe in atto a questo scopo sono le più varie” (Di Gregorio, 20031). “Alcune aziende – conferma e specifica Gesualdi – puntano a farsi passare per ambientaliste inserendo il tema ambientale nei propri spot pubblicitari; altre sponsorizzano associazioni come il WWF o iniziative a difesa della natura. Tutte, comunque, tentano di attribuire ai propri prodotti una connotazione ecologista” (Gesualdi, 2002, p. 128).

L’avvento di questi movimenti ambientalisti è stato colto e sfruttato dall’industria per vendere i suoi prodotti. “Il principio generale applicato è molto semplice: si prende un movimento sociale o un’ideologia che sembrano essere d’opposizione al mondo capitalista così com’è configurato attualmente e li si usano per vendere più beni capitalistici, così da rafforzare il sistema che il movimento sociale o l’ideologia volevano sovvertire” (Corrigan, 1999, p. 82).

“Per esempio si possono vedere ormai ovunque abbastanza comunemente messaggi in cui i pubblicitari si sono appropriati della struttura promozionale dei movimenti ecologisti, usando il concetto di ‘prodotti ecologici’ per vendere i loro prodotti… La reclame, i ‘consigli per gli acquisti’, la pubblicità si sa, può essere ingannevole (D. L. del 25 Gennaio 1992 n. 74).

Da:

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA FACOLTÀ DI AGRARIA Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali

TESI DI LAUREA IN TECNOLOGIE FORESTALI E AMBIENTALI

L’UTILIZZO NEL MARKETING DELLE IMMAGINI RELATIVE ALL’ALBERO E ALLE FORESTE

Presentata da Romano Pisciotti

 

Five differences between Italian artisan Gelato and Ice-cream // versione inglese e italiana

After pizza, Italian ice cream is one of the best known and loved products in the world, but also one of the most imitated.

The term Ice cream is not only the English translation, but identifies a product with some substantial differences.

Dopo la pizza, il gelato italiano è uno dei prodotti più conosciuti e amati al mondo, ma anche uno dei più imitati. Il termine Ice cream non è solo la traduzione inglese, ma identifica un prodotto con alcune sostanziali differenze.

 

Halfway between history and legend, some trace the birth of Italian ice cream to Sicily, others to the Romans, others still to the Egyptian civilization, up to the sacred scriptures. The birth of the modern Italian ice cream shop, which has become famous all over the world, is however due to the Palermo-born Francesco Procopio dei Coltelli, who founded the Cafe Le Procope in Paris in 1686. Ice cream lands in America, industrial production begins.

In 1770 ice cream lands in New York together with Giovanni Basiolo. The pastry chef Filippo Lenzi shortly after opened the first ice cream shop in America. The first ice cream factories were born in America, while in Italy the packaged ice cream arrived only after the war with the first ice cream on the stick, patented by the Turin ice cream shop Pepino. Since then the industrial production of ice cream has grown more and more. The most loved ice cream in the world, new candidate as a UNESCO World Heritage Site

To date, Italy represents a fifth of the total Community production. From 2010 to 2016, Italian ice cream production grew by 30% to reach 595 million liters. The 39th Rimini SIGEP, which has just ended, confirms the growth of ice cream exports. Minister Franceschini inaugurated the International Year of Italian Food in the World at SIGEP and for the first time the proposal for the candidacy of Italian ice cream as a UNESCO World Heritage Site was presented, also supported by Mayor Gnassi.
In short, the ice cream market is going great, so much so that from April the giant Ferrero will launch its first line of ice cream abroad, under the Kinder brand. At the moment, an investment that will exclusively concern the European market: Germany, France, Switzerland and Austria.

5 differences between Italian artisan Gelato and Ice-cream

Not everyone knows that there is a difference between Gelato and Ice-cream, it is not just a matter of English translation.

Italian artisan ice cream makes you fat less because it has a lower fat content: those supplied by dairy products, added to those obtained from dried fruit or other origin, do not exceed 8%, of which at least 3.5% milk fat. Ice cream, on the other hand, according to the requirements of the Food and Drug Administration (FDA) specification, has a higher fat content than ice cream: in fact, they cannot be less than 10%
Italian artisan ice cream melts faster because it contains less air. Ice Cream, on the other hand, dissolves more slowly thanks to the insulating effect of the air: the law allows the incorporation of air up to 100% of its weight
Italian artisan ice cream is made mainly using fresh milk and fresh cream, instead for the production of Ice cream milk powder and vegetable fats are generally used


Italian artisan ice cream has lower distribution temperatures and is not preserved, while Ice cream is stored in the cold as if it were a frozen product and, to guarantee its durability, it is necessary to add preservatives
The Italian artisan ice cream does not crystallize because it is produced with the batch freezer (at -12 °), then passes directly to the counter or briefly stops in a blast chiller; Ice cream, on the other hand, is produced in continuous freezers where the freezing occurs in a continuous cycle.
Aware of the fame of Italian ice cream, many American companies, and not only, produce packaged ice creams selling them for Italians, thus fueling the Italian Sounding phenomenon.

 

A metà tra storia e leggenda, alcuni riconducono la nascita del gelato italiano alla Sicilia, altri ai romani, altri ancora alla civiltà egizia, fino ad arrivare alle sacre scritture. La nascita della moderna gelateria italiana, divenuta famosa in tutto il mondo, è merito però del palermitano Francesco Procopio dei Coltelli, che nel 1686 fondò a Parigi il Cafè Le Procope. Il gelato sbarca in America, inizia la produzione industriale

Nel 1770 il gelato sbarca a New York insieme a Giovanni Basiolo. Il pasticciere Filippo Lenzi poco dopo aprì la prima gelateria in America. Le prime fabbriche di gelato nascono in America, mentre in Italia il gelato confezionato arriva solo nel dopoguerra con il primo gelato sullo stecco, brevettato dalla gelateria torinese Pepino. Da allora la produzione industriale del gelato è cresciuta sempre di più.Il Gelato più amato al mondo nuovo candidato come Patrimonio dell’Unesco

Ad oggi l’Italia rappresenta un quinto della produzione complessiva comunitaria. Dal 2010 al 2016 la produzione di gelato italiana è cresciuta del 30% fino a raggiungere 595 milioni di litri. Il 39° SIGEP di Rimini, appena conclusosi, conferma la crescita dell’export del gelato. Il ministro Franceschini ha inaugurato proprio al SIGEP l’Anno internazionale del cibo Italiano nel mondo e per la prima volta è stata presentata la proposta di candidatura del gelato italiano a Patrimonio dell’Unesco, appoggiata anche dal sindaco Gnassi.
Insomma il mercato del gelato sta andando alla grande, tanto è vero che da aprile il colosso Ferrero lancerà la sua prima linea di gelati all’estero, con marchio Kinder. Un investimento che, al momento, riguarderà esclusivamente il mercato europeo: Germania, Francia, Svizzera e Austria.

5 differenze tra Gelato italiano artigianale e Ice-cream

Non tutti sanno che c’è differenza tra Gelato e Ice-cream, non è solo una questione di traduzione in inglese.

Il gelato italiano artigianale fa ingrassare di meno perchè ha un più basso contenuto di grassi: quelli forniti dai latticini, sommati a quelli ottenuti dalla frutta secca o di altra origine, non superano l’8%, di cui almeno il 3,5% di grasso di latte. L’Ice cream, invece, secondo quanto imposto dal disciplinare del Food and Drug Administration(FDA), rispetto al gelato presenta un contenuto di grassi superiore: non possono, infatti, essere inferiori al 10%
Il gelato italiano artigianale si scioglie più in fretta perchè contiene meno aria. L’Ice Cream, invece, si scioglie più lentamente grazie all’effetto isolante dell’aria: la legge permette di incorporare aria fino al 100% del suo peso
Il gelato italiano artigianale viene fatto utilizzando prevalentemente latte fresco e panna fresca, invece per la produzione di Ice cream si utilizzano generalmente latte in polvere e grassi vegetali
Il gelato italiano artigianale ha temperature di distribuzione più basse e non viene conservato, mentre l’Ice cream viene conservato al freddo come se fosse un surgelato e, per garantirne la durata, è necessario aggiungere dei conservanti
Il gelato italiano artigianale non cristallizza perchè viene prodotto col mantecatore discontinuo (a -12°), poi passa direttamente nel banco o sosta brevemente in un un abbattitore di temperatura; l’Ice cream invece è prodotto nei freezers continui dove la mantecazione avviene a ciclo continuo.
Consapevoli della fama del gelato italiano, molte aziende americane, e non solo, producono gelati confezionati spacciandoli per italiani, alimentando così il fenomeno Italian Sounding.

 

Romano Pisciotti like

ANGELO

Non mi è difficile ricordare Angelo perché, come per tutti i compagni del Nautico, non ho per lui storie lunghe una vita da conservare ma solo il sorriso della giovinezza. Anche dopo esserci ritrovati, quei sorrisi, le voci allegre e i cuori affamati di speranze sono stati i suoni e le immagini che avevo nella mente chattando con gli amici della quinta D.

Pochi ricordi, ma non così lontani avendomi fatto compagnia per tutta la vita. L’idea di rivederci, dopo quasi mezzo secolo, prometteva curiosità e gioia.

Ho particolare affetto per Angelo, forse per il ricordo di quello sguardo da monello furbetto, per quella sua marcata cadenza ligure o, più probabilmente, perché è stato tra i pochi ad aver proseguito, per tutta la vita, la carriera a bordo. So bene che la vita in mare non è semplice, per chi la vive come per i cari costretti a casa, ma quei tramonti che ti augurano la buona notte, quelle stelle che ti fanno compagnia danno un valore ai sacrifici. Ho sempre avuto nostalgia per quei colori e quei silenzi che ho lasciato tanti anni fa per navigare altre situazioni che mi hanno riempito la vita lasciandomi, però, un certo vuoto nell’anima.

Angelo, oggi, è parte di quei colori e naviga nelle stelle, lasciando a noi un altro vuoto nell’anima. Il desiderio di rivederti è rimasto incompiuto, o meglio…solo rinviato.

Romano

 

Ciò che sta accadendo. Una profezia del 1956

Renovatio 21 pubblica questo stralcio dal libro di Günther Anders L’uomo è antiquato (1956).

 

 

Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.

 

L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.

 

L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.

In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.

 

Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo.

Ridurre drasticamente l’istruzione, riportarla ad una forma di inserimento professionale

 

Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massivamente, attraverso la televisione, divertimenti che lusinghino sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È cosa buona, con chiacchiere e musica incessante, l’impedire lo spirito di pensare.

 

Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo

Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.

 

In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana E il modello della libertà.

 

Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, che l’unica paura – che dovrà essere mantenuta –  sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.

 

L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve esserlo un gregge.

 

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, che l’unica paura – che dovrà essere mantenuta –  sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità

Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale; tutto ciò rischia di causare il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto.

 

Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.

 

Günther Anders

 

 

Günther Anders è stato un filosofo e scrittore tra i padri con Robert Jungk del movimento antinucleare. Ebreo tedesco nato con il cognome Stern, fu allievo di Heidegger e in seguito sposò Hannah Arendt.  Doveva ottenere la cattedra a Francoforte ma gli fu impedito dalle pressioni del filosofo proto-sessantottino Theodor Adorno. Fuggito negli USA all’avvento del Nazismo in Germania,  si mantenne con lavori umili.

Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali

 

Rientrato in Europa nel dopoguerra, si dedicò ai problemi del progresso ed in particolare alla causa nucleare.  Nel libro L’uomo è antiquato, 1956 scrive della discrepanza tra i sentimenti umani e le macchine,  destinate a sopravvivergli , e verso le quali l’uomo prova una sorta di «vergogna prometeica». Nel libro Anders definisce altresì i principi di «cecità verso l’Apocalisse» che caratterizzano l’era atomica, dove la distruzione totale è sempre dietro l’angolo. 

 

Presentato da Romano Pisciotti

Renovatio 21

 

www.renovatio21.com

 

 

 

COVID 19 e diritti umani

Secondo il Consiglio consultivo dei giudici europei (CCJE), la sfida principale posta dalla pandemia è stata quella di assicurare che l’emergenza nella sanità pubblica non venisse utilizzata come pretesto per la violazione dei diritti umani e che venissero applicate nuove misure giuridiche nel rigoroso rispetto degli obblighi in materia di diritti umani.

 

In una dichiarazione speciale, la Presidente del CCJE Nina Betetto ha sottolineato che occorre trovare un equilibrio tra sicurezza pubblica da un lato e ambiente e godimento dei diritti e delle libertà fondamentali dall’altro. Un altro principio chiave è mantenere l’indipendenza della magistratura: all’indomani dell’emergenza, non dovrebbero essere istituiti giudici “ad interim” o “tribunali speciali”, poiché questo comprometterebbe l’indipendenza della magistratura e creerebbe un rischio di politicizzazione.

 

Presentato da Romano Pisciotti

TORNERANNO LE SARTINE

Dopo anni di fiato sprecato su come essere o diventare “leader”, dopo continui pistolotti sulla valenza del “team”…scopriamo che il lavoro da casa è un nuovo mito da raggiungere: torniamo alle sartine e al lavoro a casa, dove i volumi sembrano essere gli unici parametri valutabili, magari torneremo a sfruttare anche l’universo di aziendine nel sottoscala per la produzione di ripetitivi prodotti, com’era in uso nel dopoguerra.

Nessun gruppo di lavoro o manager guida e allenatore o motivatore, fatte salve le riunioni o le comunicazioni via internet: roba anonima, con gente che saltella (magari in mutande) tra la cucina e il computer.

Si risparmieranno tempo e carburante per gli spostamenti e si perderà il gioco di squadra, l’attenzione comune, la socialità del gruppo e lo scambio continuo d’idee o consigli; si perderà il senso di appartenenza all’azienda, che non è una forma fantozziana di sudditanza, ma la condivisione di valori e obiettivi, oltre alla (sempre tanta esaltata) “Mission”.

Ore in casa spese, più probabilmente, in masturbazioni mentali, più che in costruttivi confronti con soluzioni immediate e condivise.

Probabilmente ci si organizzerà in un sistema meno vincolato all’azienda, magari con l’incremento di lavoratori (pseudo) autonomi…in poche parole con un lavoro meno tutelato o garantito…così tanto ricercato da chi invoca le riforme strutturali, che renderanno il lavoro sempre più precario. Più sarà precario il lavoro e meno saranno i consumi, i mutui, i figli e…lo Stato.

In un rigido sistema di assicurazione della qualità, come ci hanno abituato, assisteremo probabilmente alle visite a domicilio di caporali del lavoro.

Torneremo, forse, a un esercito di sartine? Nessuno si guarderà più negli occhi e nella coscienza?

Probabilmente comincerà una nuova (triste) era e non mancheranno gli esperti o i santoni che profetizzeranno maggior utile aziendale, un nuovo sistema concorrenziale e tanto tempo libero…

…vedremo.

 

di Romano Pisciotti

Romano Pisciotti