Storia e tecnica: Grandiosi progetti italiani

Il canale del petrolio

The Sumed pipeline (also known as Suez-Mediterranean pipeline) is an oil pipeline in Egypt, running from the Ain Sukhna terminal on the Gulf of Suez to offshore Sidi Kerir, Alexandria on the Mediterranean Sea. It provides an alternative to the Suez Canal for transporting oil from the Persian Gulf region to the Mediterranean.

Il grandioso progetto SUMED (Egitto 1979)

Regia:

Fabio Pellarin

Anno:
1979

Contenuto:


Un consorzio composto da quattro Società italiane, Saipem e Snamprogetti del Gruppo Eni, Montubi e Cimi della Finsider, ha realizzato in Egitto un sistema di oleodotti per il trasporto del greggio da Suez nel Mar Rosso, ad Alessandria, nel Mediterraneo. Il film illustra le varie fasi della realizzazione dell’importante opera.

Genere 

documentario

Edizione:
italiano

 

 

 

The Sumed pipeline is 320 kilometres (200 mi) long. It consists of two parallel lines of 42 inches (1,070 mm) diameter. Its capacity is 2.5 million barrels per day (400×103 m3/d).

In 2009 it carried 1.1 million barrels per day (170×103 m3/d).

TODAY:

Arab Petroleum Pipeline Co. ( SUMED) has established a fully equipped product hub at their Ain Sukhna complex on the Red Sea Coast in Egypt. The hub includes both onshore and offshore facilities. The onshore facility comprises 61 product storage tanks with a total capacity of 2,125 million m³, and two 50 km long unidirectional pipelines to the city of Suez. The diameter of the individual product storage tanks varies from 21 to 59 m.

marine hose
Single point moron with marine hoses

The offshore facility comprises a jetty and berths (500-160,000 DWT) including a topside pipeline and other auxiliaries. The hub includes an offshore single point mooring for very large crude carriers (VLCC), connected via a sea pipeline and marine hoses. The offshore facility is intended to accommodate future expansions to handle up to 24 million tonnes per annum of various products.

 

Presented by Romano Pisciotti

Seneca: l’uso del tempo

Brani scelti: SENECA, Lettere a Lucilio, I secolo d.C.

Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno?

In questo c’inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del”nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa’ ciò che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto.

E l’uomo è tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è. questo l’unico bene che l’uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà. Mi domanderai forse come mi comporti io che ti dò questi consigli. Te lo dirò francamente: il mio caso è quello di un uomo che spende con liberalità, ma tiene in ordine la sua amministrazione; anch’io tengo i conti esatti della spesa. Non posso dire che nulla vada perduto, ma sono in grado di dire quanto tempo perdo, perché e come lo perdo; posso cioè spiegare i motivi della mia povertà.

Capita anche a me, come alla maggior parte della gente caduta in miseria senza sua colpa: tutti sono disposti a scusare, ma nessuno viene in aiuto. E che dunque? Per me non è povero del tutto colui che, per quanto poco gli resti, se lo fa bastare. Ma tu, fin d’ora, serba gelosamente tutto quello che possiedi; e avrai cominciato a buon punto, poiché – ci ammoniscono i nostri vecchi – «è troppo tardi per risparmiare il vino, quando si è giunti alla feccia». Nel fondo del vaso resta non solo la parte più scarsa, ma anche la peggiore. Addio.

 

scelto da Romano Pisciotti

European Foundation for Management Development (EFMD)

Rome Business School has been accredited by the  a world-wide recognized accrediting body for business schools, business school programs and corporate universities.

EFMD is an international non-profit organization with the highest European network in management development. With over 900 member organizations from 91 countries, EFMD has a goal of ensuring the best value in managerial education, by creating mediums for information, networking, research and revolution towards advancement. Every person under the umbrella of any member institution recognized by the EFMD, has the opportunity to connect with other members for progression. Having achieved this accreditation, coupled with the motto of Rome Business School –“Better Managers for a Better World”-, we are clearly on the right path towards creating great value and opportunities for our executive students.

Romano Pisciotti LIKE

Pisciotti
Romano Pisciotti

SAN REMO 2020

Condivido……

Una volta l’Italia era un Paese arretrato e bigotto, il festival di Sanremo ne era una fedele rappresentazione, infatti, vi venivano invitati cantanti mediocri come Louis Armstrong, Wilson Pickett, Lucio Battisti, Mia Martini, Fausto Leali, che chiamavano “il negro bianco”…, immagino che non li abbiate mai sentiti nominare. Non fregava a nessuno quali fossero le idee politiche degli artisti e degli ospiti che vi partecipavano, contava solo il talento, nessuno voleva scandalizzare e provocare i cosiddetti benpensanti, a Sanremo si doveva dimostrare di saper suonare e cantare, contava solo la musica. I cantanti si presentavano in giacca e cravatta, Battisti era un po’ eccentrico e si mise il foulard, per cantare “Un’avventura”, una canzone sfigata che presto venne dimenticata da tutti. Insomma, un evento scadente, ma, ve l’ho detto, eravamo un Paese culturalmente arretrato, prigioniero di tanti pregiudizi, di più non potevamo offrire o pretendere. Però, poi, l’Italia si è modernizzata ed emancipata, si è liberata di tanti tabù, così Sanremo ha fatto il salto di qualità, oggi il festival è soprattutto un’occasione per discutere di questioni serie ed il livello qualitativo delle canzoni in gara si è alzato notevolmente. Certo, siamo rimasti un Paese razzistello, sotto sotto pure fascistello, abbiamo ancora qualche problema con la lingua inglese, evadiamo le tasse, qualcuno scrive ancora “Patria” con la “p” maiuscola…, ci vorrà ancora un po’ di tempo per risolvere tutti questi problemi, ma siamo ben avviati sulla strada che porta alla civiltà. Indietro non si torna. Sono finiti i tempi in cui un artista americano sconosciuto, di bassa qualità, saliva sul parco e cantava “Deborah”. Poi, ci sono quelli che vanno su Facebook e scrivono che il festival è stato penoso, si lamentano che devono pagare il canone per Fabio Fazio… Non li ascoltate, sono i populisti, a quella gente non va bene mai niente, sono rimasti ai tempi di “Finché la barca va”, sono tutti fascistoni, pure falsi, perché dicono di rimpiangere Orietta Berti e le gemelle Kessler, ma, in realtà, rimpiangono Mussolini. Dipendesse da loro, saremmo ancora in camicia nera o vivremmo nell’Italietta, quando ogni italiano aveva un posto di lavoro stabile, riusciva ad acquistarsi una casa, aveva una pensione che gli permetteva di vivere la vecchiaia dignitosamente, ma poi, quando andavi all’estero, alla frontiera perdevi cinque minuti per mostrare il passaporto (io ricordo uno che, addirittura, venne trattenuto dai doganieri ben otto minuti). Fortunatamente, non siamo più quel Paese rozzo, incolto e troglodita di trenta o quarant’anni fa. Non abbiamo più l’anello al naso (no, quello molti lo portano, ma è un modo di dire, intendevo in senso figurato, non mi prendete sempre alla lettera, un po’ di elasticità mentale, per favore). Sanremo, oggi, è il suggello ed il simbolo d’un Paese finalmente moderno, europeo, d’una società aperta, multiculturale, multietnica… e non mi ricordo più come si dice in questi casi. Comunque, in sintesi, noi possiamo solo essere orgogliosi di ciò che abbiamo fatto in Italia in quest’ultimo trentennio. Mai più uno come Lucio Battisti a Sanremo. Mai più.
(Un grandissimo Mauro Ammirati)

 

ROMANO PISCIOTTI: LIKE (ironia e lacrime)

FIAT 509 “A DELFINO”

La Delfino è stata realizzata sul telaio di una Fiat 509 A del 1925, una vettura piuttosto diffusa all’epoca. La Fiat dopo avere realizzato gli autotelai, li inviava a carrozzieri specializzati, che provvedevano alla realizzazione delle carrozzerie, berlina, spider, torpedo, o sportiva, a seconda delle richieste della clientela.

The Delfino was built on the chassis of a 1925 Fiat 509 A, a rather popular car at the time. After making the chassis, Fiat sent them to specialized body builders, who provided for the construction of the bodywork, sedan, spider, torpedo, or sports car, according to customer requests.

La Tecnica:

L’autotelaio e quello di una Fiat 509 A del 1925, con motore a 4 cilindri da 990 cc, erogante 22 Cv a 3400 giri/min, cambio a 3 marce a leva centrale.

La carrozzeria è stata interamente realizzata in alluminio, una vera e propria opera d’arte che riproduce la forma di un pesce con tanto di coda, occhi e bocca. Costituita da due semi gusci saldati e uniti da una giunzione invisibile, la carrozzeria della Delfino è piuttosto leggera e tende a flettere molto causando crepe nella carrozzeria.

La lavorazione della carrozzeria della Fiat 509 A Delfino venne denominata “bouchonnè”, e riproduceva le squame della pelle del pesce. La finitura bouchonnè venne realizzata applicando a dei tappi di sughero una carta abrasiva molto fine, grana 600. Facendo ruotare a mano questi tappi, ed esercitando una certa pressione, venivano lasciati dei segni circolari che realizzati uno accanto all’altro su tutta la carrozzeria riproducevano la pelle del pesce, per finire, una verniciatura trasparente ricreava l’effetto viscido dei pesci.

The Technique:

The chassis of a 1925 Fiat 509 A with 990 cc 4-cylinder engine, delivering 22 HP at 3400 rpm, 3-speed gearbox with central lever.

The bodywork was entirely made of aluminum, a real work of art that reproduces the shape of a fish with a tail, eyes and mouth. Made up of two half-shells welded and joined by an invisible joint, the Delfino bodywork is rather light and tends to flex a lot, causing cracks in the bodywork.

The bodywork of the Fiat 509 A Delfino was called “bouchonnè”, and reproduced the scales of the fish’s skin. The bouchonné finish was achieved by applying a very fine abrasive paper, 600 grit, to cork stoppers. By making these stoppers rotate by hand, and exerting a certain pressure, circular marks were left which, reproduced side by side on the entire bodywork, reproduced the skin of the fish, to finish, a transparent varnish recreated the slimy effect of the fish.

 

La Storia:

La carrozzeria della Fiat 509 A Delfino era davvero speciale, perché riproduceva la forma di un pesce. La Fiat 509 A Delfino fu realizzata tra il 1925 e il 1926 dalla Martelleria Italiana Riva Panzeri di Milano, e venne acquistata nel 1926 da Giuseppe Bonaldi, il Podestà di Bergamo. Bonaldi ebbe poco tempo per godersi la sua Delfino, infatti, poco tempo dopo, il Governo fascista, per fronteggiare i costi della guerra, promulgò l’editto “Ferro alla Patria” dove invitava tutti i cittadini a donare rottami di ferro da fondere per la produzione di cannoni.

Bonaldi da buon patriota rispose all’appello, e consegnò la sua Fiat 509 A Delfino ai depositi governativi, questa donazione venne accettata solo in parte, la carrozzeria a forma di delfino non andava bene per fare i cannoni visto che era di alluminio, venne quindi smontata imballata e rispedita al mittente, senza autotelaio e senza motore che finirono invece nelle fonderie.

History:

The bodywork of the Fiat 509 A Delfino was very special, because it reproduced the shape of a fish. The Fiat 509 A Delfino was built between 1925 and 1926 by the Italian Martelleria Riva Panzeri in Milan, and was purchased in 1926 by Giuseppe Bonaldi, the Podestà of Bergamo. Bonaldi had little time to enjoy his Dolphin, in fact, shortly afterwards, the Fascist government, to face the costs of the war, promulgated the edict “Ferro alla Patria” where he invited all citizens to donate scrap iron to melt for the cannon production.

Bonaldi as a good patriot answered the appeal, and delivered his Fiat 509 A Delfino to the government deposits, this donation was only partially accepted, the dolphin-shaped bodywork was not good for making cannons since it was made of aluminum, it therefore came disassembled packed and sent back to the sender, without chassis and engine which ended up in the foundries instead.

Traduzione di Romano Pisciotti

MASERATI MUSEUM

Maserati is an Italian luxury vehicle manufacturer. Established on 1 December 1914, in Bologna, Italy,

 

The company’s headquarters are now in Modena, and its emblem is a trident. It has been owned by the Italian-American car giant FIAT Chrysler Automobiles (FCA) and FCA’s Italian predecessor FIAT S.p.A. since 1993.

Maserati was initially associated with Ferrari, which was also owned by FCA until being spun off in 2015, but more recently it has become part of the sports car group including Alfa Romeo and Abarth.

http://www.museodelmarchioitaliano.com

 

https://www.facebook.com/maseratinigeria/

MASERATI NIGERIA …PRESENTED BY ROMANO PISCIOTTI

National Trucks Manufacturers (NTM) FIAT-IVECO

It:Eng.version

National Trucks Manufacturers (NTM) was originally established in 1975 by The Federal Government of Nigeria through a joint venture agreement with FIAT IVECO of ITALY for
progressive assembly and manufacturing of Trucks and Tractors. National Trucks Manufacturers Ltd began full operation of the assembly of trucks & agricultural tractors in 1980. The company unfortunately shut down operations in 1987 due to unfavorable economic conditions.

National Trucks Manufacturers (NTM) è stata originariamente istituita nel 1975 dal governo federale nigeriano attraverso un accordo di joint venture con FIAT IVECO dell’ITALIA per l’assemblaggio e produzione di camion e trattori. National Trucks Manufacturers Ltd ha iniziato la piena attività di assemblaggio di camion e trattori agricoli nel 1980. Purtroppo la società ha chiuso le attività nel 1987 a causa di condizioni economiche sfavorevoli.

Lo stabilimento FIAT di Kano

 

Presentato da Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

 

Today it is still fully functional:

KANO