THERE ARE MAN…

THERE ARE POLITICIANS AND THERE ARE MEN BEFORE POLITICAL

“… thousands, millions of individuals work, produce and save despite all that we can invent to harass, jam, discourage them. It is the natural vocation that drives them; not just the thirst for money. The taste, the pride of seeing your company thrive, buy credit, inspire trust in increasingly large clienteles, expand the plants, beautify the offices, are a spring of progress just as powerful as the profit.

If this were not the case, it would not be possible to explain how there are entrepreneurs in their company who lavish all their energy and invest all their capital to often portray profits far more modest than they could surely and comfortably with other jobs. “

Luigi Einaudi Former President of the Italian Republic (May 1948 – May 1955)

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(Free translation from Massimo Tacchini’s post – Linkedin)

Rileggendo il capolavoro Manzoniano

di GIUSEPPE PALMA

In questa psicosi generale che non ha alcun senso, che ha tramutato gli italiani in untori e chi vive in Lombardia in appestati, unica cosa positiva è aver riletto “LA MADRE DI CECILIA”, il racconto di Alessandro Manzoni nei PROMESSI SPOSI. La madre ha in braccio la figlioletta morta di peste e l’adagia sul carro dei monatti…
Una meraviglia della nostra letteratura:

“Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo dintorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così».Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affacendò a far un po di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: «addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’ io pregherò per te e per gli altri». Poi, voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola». Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s’affacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l’erbe del prato”.

Alessandro Manzoni.

 

Presentato da Romano Pisciotti

ITALY

 

Romano Pisciotti LIKE

CORONAVIRUS

I coronavirus (CoV) sono un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale, Middle East respiratory syndrome) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave, Severe acute respiratory syndrome). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie.

I coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli) ma in alcuni casi, se pur raramente, possono evolversi e infettare l’uomo per poi diffondersi nella popolazione. Un nuovo coronavirus è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo.

I coronavirus umani conosciuti ad oggi, comuni in tutto il mondo, sono sette, alcuni identificati diversi anni fa (i primi a metà degli anni Sessanta) e alcuni identificati nel nuovo millennio.

Coronaviruses (CoV) are a large family of respiratory viruses that can cause mild to moderate diseases, from the common cold to respiratory syndromes such as MERS (Middle East respiratory syndrome, Middle East respiratory syndrome) and SARS (severe acute respiratory syndrome, Severe acute respiratory syndrome). They are so called because of the crown-shaped tips that are present on their surface.
 
Coronaviruses are common in many animal species (such as camels and bats) but in some cases, though rarely, they can evolve and infect humans and then spread to the population. A new coronavirus is a new coronavirus strain that has never previously been identified in humans.
 
Human coronaviruses known to date, common all over the world, are seven, some identified several years ago (the first in the mid-sixties) and some identified in the new millennium.

…dal web

Romano Pisciotti

Facciamolo strano…LET’S STRANGE

 

 

MOTOR PARTS INDUSTRY (MPI) is the largest stockist of original IVECO spare parts in Nigeria and has a fully equipped workshop where all IVECO vehicles can be repaired.

ROMANO PISCIOTTI

MPI

WORKSHOP: 231 Moshood Abiola Way, Ijora (old APAPA Road)

P.O.Box 198 Apapa, Lagos – Nigeria.

italmotor@gmail.com

 

 

Lo zoo FIAT // The FIAT zoo OM

Nel primo dopoguerra la serie di autocarri della Officine Meccaniche (OM) era contraddistinta da designazioni zoologiche ed era composta da mezzi come

Leoncino

Tigrotto

Tigre, Lupetto, Cerbiatto, Daino e Orsetto; nel 1967, nell’ambito di un programma di riorganizzazione di tutto il comparto dei mezzi di trasporto merci operato da Fiat Veicoli Industriali (del cui gruppo OM faceva parte), tali diciture cominciarono ad essere sostituite da quelle semplicemente numeriche.

In the first post-war period the series of trucks of the Officine Meccaniche (OM) was characterized by zoological designations and was made up of vehicles such as Leoncino, Tigrotto,

Tigre

Lupetto

Cerbiatto

Daino

and Orsetto.

In 1967, as part of a program for the reorganization of the entire freight transport sector operated by Fiat Veicoli Industriali (of which the OM group was part), these terms began to be replaced by simply numerical ones.

Presentato da Romano Pisciotti

L’orgoglio e il ricordo

Istituto Nautico “San Giorgio”: ’72/73 ex Allievi di quinta “D”

Forse non sarò in grado di abbinare un nome a una faccia, ma ricordo perfettamente i vostri volti…sicuramente sarà più difficile riconoscervi, e riconoscermi, nei lineamenti che il tempo ha disegnato.

Ognuno con i propri bagagli di successi, amori, sconfitte e dolori…qualcuno un po’ acciaccato; altri con storie incredibili da raccontare… altri con storie di quieta normalità. Purtroppo qualcuno risponderà all’appello solo nei nostri cuori, non essendo più tra noi, ma sempre con noi!

Siamo cambiati, come tutto è cambiato!

Un pensiero a Genova, al nostro Istituto, alle nostre care abitudini d’un tempo.

Non è poi trascorso un tempo così enorme ma certo è che, noi, non sapevamo che cosa fosse internet e tanto meno ci siamo gingillati con telefoni smart. Noi stavamo con il naso alle stelle e il cuore a un futuro che sembrava promettere un mondo migliore. Non voglio aprire qui un dibattito sulla fantafinanza o la globalizzazione o altre invenzioni della politica o della tecnologia, voglio solo fermarmi a guardare quel porto che ospitava i nostri sogni in partenza per viaggi esotici su navi bianche o vecchie carrette, ben diverse dai “condomini galleggianti” che, oggi, oscurano la Stazione marittima, ben diverse dalle robotizzate “porta scatoloni”.

Genova città di mare, aperta a ogni accoglienza ma oggi piegata dall’occupazione, poco rispettosa, di vandali nostrani e d’oltre mare: triste vedere i pittoreschi scorci e gli eleganti quartieri annegare in un’evidente corruzione dei valori, di bellezze e simboli.

Non so voi, ma io non sentivo l’esigenza di “rovesciare” il getto della fontana di Piazza De Ferrari o di quella ristrutturazione del Porto Vecchio in un Luna Park permanente…ma sono punti di vista, per molti andrà bene così.

Il glorioso Istituto Nautico ha perso la storica sede, forse aveva bisogno di altri spazi ma quei pennoni abbandonati in Piazza Palermo fanno solo tristezza e malinconia…forse nei “nuovi spazi” non c’è posto per i ricordi, come credo non ci sia più spazio per carriere d’ufficiali, oggi trasformati in manovratori senz’arte.

 

Io sono orgoglioso della mia Patente di Capitano di Lungo Corso, per quello che ha rappresentato e per come l’ho meritata…oggi, mi hanno detto, che posso appenderla ad un chiodo (…e così ho fatto) ma i nuovi allievi di quinta “D”, credo, che già possano appendere al chiodo i loro sogni, scambiati per le promesse di un mondo, sicuramente, meno affascinante.

Un vecchio nostalgico e borbottone,

Romano Pisciotti