Navi & Bandiere

Berremo tutto il sole

che l’isola più bella

riveste di profumi

e caldo e sudore

dei giovani picciotti

partiti per mare

ancora vergini d’amore

tornati nei sogni

di madri ferite

da un Dio

che non restituisce 

i riccioli cari

ne le grida

affogate nella notte

di fiamme e cannoni.

Berremo tutte le paure

e partiremo ancora.

 

di Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

 

CORAGGIO – VOLERE – TENACIA

Nel nome di tre super petroliere degli anni ’50, ritroviamo la storia del miracolo economico italiano…e ciò che manca agli imprenditori moderni…e ai politicanti:

CORAGGIO, VOLERE e TENACIA !!!!

(la fantafinanza non era contemplata)

Alla fine del secondo conflitto mondiale, la flotta versava in una situazione catastrofica avendo perduto praticamente la totalità del suo tonnellaggio d’anteguerra ma a seguito di un programma di ricostruzione del naviglio sociale efficiente ed ambizioso, già nel 1953, la società poteva contare su un tonnellaggio leggermente superiore a quello dal 1940

Le supercisterne degli anni ‘50:

M/c Coraggio terza di tre m/c costruite nel Cantiere Ansaldo per la Achille Lauro di Napoli, costr. N° 1.481, impostata l’8 03-1952, varata l’11-01-1953, madrina sig.ra Laura Dufour Lauro, consegnata il 2 08-1953, tsl 17.050, lunga fra le pp 181 mt, larga 25 immersione 10, propulsione su due Fiat 759, due eliche, 17 nodi. Qui alle prove in mare.

 

M/c TENACIA
M/c VOLERE

Romano Pisciotti

Romano

Nave ITALIA

 

A bordo del brigantino Italia si svolgono infatti progetti di ricerca, formazione e terapia, educazione delle persone disagiate. Si persegue inoltre lo scopo di formare le persone che operano a contatto con il disagio.
Attraverso lo scambio delle esperienze diverse, anche internazionali, che fa, il brigantino Italia può essere definito come un ambasciatore dell’Italia educante, formativa e solidale nei mari del mondo.

Presentato da Romano Pisciotti

Pisciotti
Romano Pisciotti

Vento & Coraggio

 

(AI RAGAZZI DEL VESPUCCI)

 Scrivo sia per chi considera un evento, il passaggio del Vespucci nel Canale di Taranto, sia per chi non prova più emozioni…scrivo per chi, marinaio o terricolo, ancora riesce a provare un po’ d’orgoglio per quei meravigliosi ragazzi, per quella splendida Nave e per il suo esperto Comandante!

Scrivo con un po’ di malinconia per i miei ricordi, forse meno esaltanti ma vissuti intensamente: come Ufficiale di Complemento ho servito nella Marina Militare e come Ufficiale di Coperta ho navigato su navigli mercantili…

 (…uso volutamente un vocabolario desueto: complemento, servito, navigli mercantili… per lasciarvi immaginare la mia età).

Sono abbastanza anziano d’essere carico di ricordi, d’orgoglio e di emozioni per aver visto profondi cieli stellati e respirato il freddo di un nebbioso mare ghiacciato; ho attraversato Suez e Panama, l’equatore e gli umori di Nettuno.

Ho navigato quando il viaggio ancora offriva imprevisti e soddisfazioni, quando i marinai erano orgogliosamente “uomini di mare.”

Ho navigato quando, mollati gli ormeggi, si rimaneva appesi solo al “ti… taa” del Marconista e, lasciata la costa, solo il sestante poteva “dare” il punto nave.

 Uomini di mare esistono ancora, forse meno orgogliosi e, sicuramente, con meno avventure da raccontare e meno soddisfazioni da portare a casa… anche se il mare sempre reclama sacrifici e adrenalina.

E’ cambiato il mondo ed è cresciuta l’impazienza e la fretta: un mondo veloce che ha divorato il fascino e il mistero del meraviglioso viaggio della vita. Viviamo un mondo digitale, più comodo, fatto di emozioni a buon prezzo e sciocche risate.

Quei ragazzi “a riva” hanno conosciuto il vento e il coraggio, conservando per la vita un’esperienza preziosa e unica.

 

Buon vento!

 

 Romano Pisciotti

 

 

 

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Gemelli

….non vedete doppio:

Ai tempi il Vespucci aveva un gemello, di poco più piccolo della “capo classe” (e più anziano di tre anni), anch’esso intitolato ad un grande navigatore, Cristoforo Colombo.

E’ il 9 settembre 1943 quando ciò che resta (in realtà un discreto naviglio) della Regia Marina fa rotta su Malta. Le durissime clausole armistiziali impongono a Roma di cedere buona parte dei migliori vascelli alle potenze vincitrici, fra le quali l’Unione Sovietica che si prende la corazzata Giulio Cesare e la nave scuola Cristoforo Colombo. Riparazioni belliche che, dal punto di vista sovietico, vogliono dire buoni scafi per rafforzare una flotta che nel corso del conflitto ha avuto un ruolo piuttosto marginale, eccezion fatta per alcune operazioni nel Baltico e nel Mar Nero. Ad attendere ambedue le navi italiane, però, c’è un triste destino: la corazzata, urtando una vecchia mina, affonda a Sebastopoli nella metà degli Anni Cinquanta trascinando con sé anche una squadra di vigili del fuoco; la Colombo è usata come Nave scuola per poi essere privata degli alberi e sfruttata quale deposito galleggiante.

Ne Il compagno don Camillo l’irriverente sacerdote emiliano, fintosi comunista in Russia, suscita i malumori di un “compagno” marittimo indicando la Colombo come splendida nave sovietica, con il marinaio che risponde secco di aver lavorato lui stesso alla realizzazione dello splendido e italianissimo velerio, il cui nome non è Djuba (Danubio, nda) ma, appunto, Cristoforo Colombo. E’ forse l’ultima citazione del vascello nella cultura nostrana, perché di lì a pochi anni incuria, abbandono e un devastante incendio trasformano il gioiello dei cantieri navali di Castellamare di Stabia in un tizzone prima posto in disarmo, poi demolito e comunque dimenticato sia in Italia sia in Russia.

by Marco Petrelli

presentato da Romano Pisciotti

 

 

 

 

 

ANDREA DORIA

“Tali persone furono sommerse dal mare fragoroso; abbiamo i polmoni gonfi di sofferenza.” (Elegia del naufragio, Archiloco, VII sec. a.C.)

τοίους γὰρ κατὰ κῦμα πολυφλοίσβοιο θαλάσσης
ἔκλυσεν· οἰδαλέους δ᾽ ἀμφ᾽ ὀδύνηισ᾽ ἔχομεν
πνεύμονας.

Ricordiamo come ogni anno la notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, in cui l’Andrea Doria, speronata dalla Stockholm, affondò al largo della costa nordamericana portandosi via vittime e sogni di un’Italia speranzosa di cui era maestoso simbolo. E’ uno spirito che oggi molto ci manca.

(Gruppo Facebook Piero Calamai)

Romano Pisciotti, gente di mare

12 luglio: Giornata del mare

Giornata del mare 

( per chi lo vive o lo ha vissuto)

 

I naviganti 

vivono come un ricordo 

l’orizzonte che raggiungeranno

perché la loro anima 

lo ha già superato.

Inseguono le stelle 

per ritrovare ogni notte

nell’immobile danza

le luci dei sogni

e la rotta sicura.

 

 

 

Romano Pisciotti