EROI PRONTI ALL’USO

EROI PRONTI ALL’USO

di Romano Pisciotti

 Oggi c’è una narrazione, come usa dire, una “narrazione” che trasforma in eroe ogni cittadino che può servire alle televisioni per lunghe dirette o per far titoloni sui giornali: “eroe” per una medaglia a basso costo offerta dai media spazzatura.

Ho una certa irritazione, non verso l’eroe di turno, ma per i giornalai che distribuiscono facili allori.

Viviamo in un paese post-storico, dove non si fanno più figli, dove per un benessere fuggente e illusorio si seguono politicanti e non più idee. Un po’ in tutto il mondo si svende il passato barattandolo con un futuro incerto. La marea melmosa non riconosce i valori scolpiti nei monumenti e l’ignoranza regna padrona.

Nel paese post-storico si parla di strategia e tattica solo per le finali di calcio o per vendere un nuovo dentifricio, nessuno è più interessato a quello che succede oltre la nostra porta, tanto meno oltre le nostre coste. In un paese post-storico che c’importa dell’identità o della coscienza? Viviamo come ebeti felici nel mondo globalizzato dove gli eroi, e i cattivi, li creano alla tivù. Anche il paese post-storico ha bisogno di santi e di diavoli…nell’attesa che un algoritmo, al quale tutti saremo inginocchiati, decida il torto e la ragione.

Fortunatamente i morti hanno tutta la pazienza possibile e gli angeli sanno chi accogliere nell’Olimpo, mentre i cittadini del mondo seguono un veloce cambiamento: l’estinzione dell’intelligenza e del coraggio!

 R.P.

 

 

Not all vehicles are the same green

IVECO is writing a new chapter in its history, consistently pursuing its vocation as a global and multicultural reality and continuing to focus on technology, reduction of management costs (Total Cost of Ownership, TCO), sustainability and customer loyalty. Continuous attention to new technologies has allowed Iveco to become a European leader in the alternative drive sector, anticipating solutions that will contribute in the future to further reducing the environmental impact in the transport sector.

Romano Pisciotti

MPI – IVECO Nigeria

In everyone’s thoughts there is the Chinese threat.

At this time there are definitely many warships maneuvering in the Asian seas, busy flexing their muscles to impress potential adversaries. They are US, Indian, Chinese, Japanese, Australian and even French ships, because France considers itself to be a power of the Indo-Pacific area and intends to prove it.

None of the countries involved want to unleash a conflict, but besides the fact that wars sometimes break out due to recklessness, it is undeniable that there is a real increase in tension in this area that concentrates a large part of the war threats of the globe.

For years the Chinese regime, invoking old maps of the imperial era, has been operating in an area claimed by all the coastal countries.

If one day the United States and China were to face each other, an event that no one can rule out, it will certainly happen in the waters of the South China Sea due to Taiwan or in the East China Sea towards Japan, where other disputed islands are located.
China already owns six aircraft carrier and is building another state-of-the-art: the US has a total of 11

Supremacy at sea is the new challenge opened by China vis-à-vis the United States. Beijing has built the largest military naval fleet in the world, surpassing Washington. An advantage in numerical terms, this year equal to about 60 ships, destined to grow by 2024, when the People’s Republic will have a fleet of at least 400 naval vessels. A goal that responds to a need set out in 2018 by President Xi Jinpin.

 

Romano Pisciotti..INFOWEB

NON SOLO PER LE TARTARUGHE

 

NON SOLO PER LE TARRARUGHE

di Romano Pisciotti


Negli anni settanta ero ufficiale della Marina Mercantile, all’epoca era poca o nulla l’elettronica a bordo e ancor meno i supporti satellitari, sia per le comunicazioni sia per il posizionamento nave e la meteorologia. Le previsioni del tempo erano seguite a bordo attraverso lunghi messaggi Morse che il Marconista aveva la santa pazienza di ascoltare e trascrivere. Noi, Ufficiali di Coperta, riportavamo le perturbazioni con l’intensità degli storms, velocità e loro spostamento, su speciali carte nautiche: con questi dati si monitorava l’andamento approssimativo delle aree di bassa pressione per le ore e giorni successivi. Si teneva d’occhio il barometro e si cercava di “aggiustare” la rotta per non finire in bocca al maltempo più severo o, almeno, ci si preparava ad affrontarlo.

Nella pratica marinara, in nord Atlantico era buon uso comune nel periodo invernale navigare per lossodromia, cioè seguendo una rotta più lunga, data la curvatura terrestre, ma più sicura stando a sud, lontani dalle perturbazioni normalmente stazionarie a nord nella stagione invernale.

Bene, già in quegli anni ci fu modo di notare che le perturbazioni gravi, contrariamente allo storico dei dati disponibili e all’esperienza dei Comandanti anziani, si stavano progressivamente spostando a sud, così che, alcune volte, il consiglio delle stazioni meteo era di attraversare l’Atlantico più a nord anche nei mesi caratterizzati dal mal tempo.

Sembrava un fatto anomalo, nulla di più, nessuno si stava preoccupando (purtroppo) per il cambiamento climatico.

Ora è tutto chiaro, o quasi, circa le cause di quelle anomalie e si cerca di porre rimedio diminuendo il nostro impatto sull’atmosfera, anche se il riscaldamento del Globo non è solo un fatto d’inquinamento causato dall’uomo, ma è anche dovuto ai cicli climatici della Terra, come nei trascorsi millenni si è avuto modo di registrare.

 L’uomo ha comunque delle gravi colpe ed è sacrosanto cercare di porre rimedio per non aggravare la febbre della Terra.

 Un grado di temperatura in meno o in più potrebbe fare la differenza per il futuro di tutti gli abitanti del Pianeta.

Non credo però che i notevoli provvedimenti annunciati da più governanti possano risolvere la questione dei cambiamenti climatici se non nel lungo termine, mentre, come abbiamo visto in tutta Europa, il problema è oggi!

La rinuncia ai combustibili fossili non può essere affidata a frettolosi annunci della Commissione Europea, la quale prevede di abbandonare il fossile nel giro di pochi lustri. I provvedimenti draconiani, come sempre, rischiano di creare più danni che benefici. Non si potrà cambiare l’economia mondiale tanto rapidamente o lo sforzo industriale ci costerà un assorbimento energetico tale da causare un picco grave d’inquinamento: le pale eoliche, i veicoli elettrici su grande scala produttiva, ecc., non si fanno con la bacchetta magica. Non si cambia un sistema industriale ed economico troppo velocemente senza causare uno shock mondiale.

Tra le priorità deve esserci quella di opporsi agli effetti gravi del cambiamento climatico (bombe d’acqua, allagamenti, ecc.) 

Come la difesa militare insegna, occorre creare un piano di prima resistenza. Le esondazioni le subiamo ora e, subito, occorre intervenire! Gli investimenti immediati devono essere spesi per migliorare gli argini dei fiumi, per creare delle aree di sicurezza e contenimento delle acque (come fu fatto in Italia per il fiume Po dopo anni di distruttive esondazioni.)

Tutte le grandi vie d’acqua europee devono essere messe in sicurezza con interventi più rapidi rispetto al totale cambiamento industriale…che comunque ha bisogno di tempo.

 Se c’è riuscito Leonardo a imbrigliare l’acqua, possiamo sicuramente riuscirci oggi, prima di buttare la tecnologia che è già nel nostro DNA, sognando scenari futuristici, forse validi, ma comunque troppo lontani.

 Annibale attraversò le Alpi favorito da temperature più basse di quelle attuali e nel Medioevo l’umanità subì una mini glaciazione, dunque, non è certo solo l’inquinamento umano a modificare il clima; ovviamente non possiamo astenerci dall’intervenire per limitare le cause dell’inquinamento…non solo per contrastare i cambiamenti climatici, ma anche per la salute di tutti.

Meno plastica, maggior riutilizzo dei gas stupidamente bruciati nelle torce dei pozzi d’estrazione, meno abitudini usa e getta, maggior educazione della gente per promuovere il rispetto della Natura! Favorire, anzi, spingere una produzione industriale più sostenibile è non solo augurabile, ma necessario e urgente!

Sostenibile, in proiezione, significa allineare le attività umane al respiro del Pianeta e alle capacità rigenerative e riproduttive dello stesso. Non è un modo di agire sostenibile quello di stressare la nostra capacità industriale in modo repentino per cambiarne le produzioni, potremmo collassare prima di beneficiare degli effetti positivi. Frustando l’industria rischiamo un picco energivoro mai conosciuto e di alimentare la già micidiale globalizzazione con nuovi modelli economici speculativi, sempre e solo, legati alla finanza troppo fantasiosa.

Il secolo scorso è stato definito il secolo breve, ma è pur durato cent’anni, ora vogliamo passare alla condanna globale dei motori a combustione interna, a favore di quelli elettrici, in meno di un ventennio, cambiando industria, economia e le nostre vite! Sospetto che ci faranno cambiare solo l’auto senza ottenere nessun risultato climatico tangibile.

E’ ormai provato che un’auto diesel di ultima generazione ha emissioni quasi azzerate, mentre ancora non sappiamo come produrremo energia elettrica per tutta l’umanità senza petrolio o gas….occorrerà, comunque, pensarci rapidamente, ma nel frattempo dobbiamo contrastare gli eventi climatici attuali prima d’annegare!

Se non saranno intraprese azioni, immediate e poderose, di contrasto agli eventi meteorologici “straordinari”  l’obiettivo di diminuire di un grado la temperatura del Pianeta favorirà solo…la sopravvivenza delle tartarughe!

R.P.

 

 

 

 

 

Silver medal

Euro 2020, the silver medal rejected by the British. A scandal? No, an established practice in sport.

In the last season, the English club teams that finished second in European competitions have accustomed us to this unsportsmanlike practice. But the removal of the silver medal is a phenomenon that has also affected Italian players and teams.

 

When the England captain was asked after the match whether the silver medal was a success or a missed opportunity, the Tottenham forward replied: “Definitely a missed opportunity.” Coach Gareth Southgate, on the other hand, was among the few to hold the medal proudly around his neck. To be fair, the gesture of Kane, Shaw, Foden, Grealish, Mount, Phillips, Stones, Rashford and his companions is not an isolated case in the history of football finals. Indeed, it seems that it is an increasingly popular trend. A couple of months ago, some Manchester City players, after losing the Champions League final to Chelsea, took away the second place medal right after receiving it. Same thing for the Manchester United athletes, defeated by Villarreal on penalties in the Europa League final. Still remaining across the Channel, but speaking of an oval ball, the English rugby players, in 2019, chose not to wear the silver medal after losing the World Cup final against South Africa

Even Italian football is not exempt from this unsportsmanlike practice. Going back to 2013, in the final of the Italian Cup between Rome and Lazio won by the biancocelesti 0-1, the images of Francesco Totti and his companions are impressed with each other removing the silver medal with a funeral face. Alessandro Florenzi, who was Romanist at the time, also took away his prize. Yesterday, at Wembley, the only veteran of that derby eight years ago, he would have had no reason to do so. Two years ago, Lazio as the protagonist, the social controversy against the Juventus champion, Cristiano Ronaldo, who, defeated in the Italian supercup final, immediately removed the second place medal from his neck.

By Felice Florio

Translation by Romano Pisciotti

PESCANDO ALL’INFERNO

PESCANDO ALL’INFERNO

(di Romano Pisciotti)

Le rabbiose onde

di Nettuno,

impavidi eserciti

scagliati sulle rocce

in furiosi assalti,

reclamano spazi

terre e vite.

Sulla muraglia,

a picco sull’inferno,

si radunano donne

in preghiera silenziosa 

per chi,

in mare aperto,

non ha riparo.

Madri e spose

pregano 

per uomini coraggiosi,

stremati dalle reti,

che devono trovare

luce e forza 

per tornare vivi.

 

Romano