NELLA UE O SOTTO LA UE?


”CHIUDIAMO LE AZIENDE ITALIANE IN ATTESA DI VINCERE LA GUERRA O TROVIAMO UNA SOLUZIONE EFFICACE? …stiamo decidendo di essere sempre più deboli e succubi delle decisioni altrui, in Europa e in tutti i contesti sovranazionali di cui facciamo parte.
Dato che siamo membri storici e potenzialmente cruciali dell’UE e della NATO, e che storicamente per diversi motivi siamo stati un caso di scuola di buon equilibrio tra le grandi potenze che stupidamente si scontrano anche oggi, perché non riusciamo a capire che dobbiamo alzare con orgoglio la nostra voce e dire ai nostri compagni di viaggio che così non si può andare avanti?
Prima o poi lo dovremo fare, altrimenti vedremo una penisola desertica e senza più dignità in alcun contesto, tenuta in vita con sovvenzioni da esterni per usufruirne come base strategica dal punto di vista logistico”

Da un articolo di Cristiano Donelli, presentato da Romano Pisciotti

Ci attendono anni difficili

Con una buona dose di ipocrisia i politici dell’Unione Europea raccontano ai propri cittadini che rimpiazzeranno l’energia russa con quella acquistata, per esempio, dall’Arabia Saudita, dall’India e dagli Stati Uniti. Quello che non dicono chiaramente è che tutto il petrolio e il gas acquistati hanno prezzi molto più alti di quelli russi, cosa esacerbata anche dal continuo deprezzamento dell’euro. Ma non è certo questo il modo di rimpiazzare forniture energetiche!

Sostituire un fornitore economico di energia come la Russia con nuovi fornitori a prezzi molto più alti è contro ogni logica economica, per non parlare del fatto che sarà un macigno troppo pesante anche per un’economia ricca come quella del nostro continente. Tra l’altro, non rendere pubbliche ed evidenti le cifre di questi sovracosti non aiutata certo a star tranquilli.

La maggior parte degli economisti dà ormai per certa la recessione in Europa. Tuttavia, quanto sarà grave e profonda tale recessione nessuno ancora riesce ad immaginarlo. Certamente, se la politica europea delle sanzioni rimarrà testardamente ancorata allo scontro muro contro muro con la Russia, ci attendono anni molto difficili.

dal web
presentato da Romano Pisciotti

LA LEGGE: tamponamento a catena

Tamponamento a catena o semplice carambola tra veicoli?

Nel caso in questione, infatti, la Suprema Corte è stata chiamata a giudicare un caso in cui i veicoli non si trovavano incolonnati sulla stessa corsia di marcia, ma provenivano da direzioni opposte e diverse.

In prossimità di un incrocio, complice la forte velocità, un veicolo ha urtato una motocicletta che, a sua volta, per effetto della spinta ricevuta, è andata a urtare un’altra moto. È giusto parlare in questa circostanza di tamponamento a catena?

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n.17896/2022, ha confermato il proprio orientamento sulle responsabilità da attribuire in un tamponamento a catena, precisando però che sebbene in un sinistro tra veicoli fermi in coda sia scontato attribuire la colpa dell’urto al conducente dell’ultima vettura, bisogna tuttavia avere la prova che i veicoli coinvolti fossero effettivamente incolonnati.

https://www.facile.it/

 Presentato da Romano Pisciotti

LO SUPPORTEREMO ANCORA?

INVECE DI SMORZARE, QUESTO ALZA LA POSTA. LO SUPPORTEREMO ANCORA?

Dopo vari tira e molla sulla considerazione della Crimea e di eventuali rinnovate rivendicazioni su di essa, l’eroe civile necessario dei benpensanti ha deciso che anche quella regione debba essere riconquistata dagli ucraini e addirittura la guerra non potrà considerarsi conclusa finché non sarà raggiunto tale obiettivo.
La Crimea in particolare ha una storia enormemente lunga di contese anche con sanguinose guerre, addirittura andiamo indietro al 1855 quando furono mandati dai Savoia ignari soldati pre-unitari a morire in territori sconosciuti, ma ormai su quell’area quasi tutti i commentatori internazionali avevano posto un punto fisso che fosse da considerarsi definitivamente un territorio russo e che non fosse nemmeno così sbagliata la cosa in fin dei conti.
Ogni tanto prova ad uscire qualcuno fra i politici e i media, anche di peso come l’ancora lucido 99enne ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, che con grande realismo politico propone come possibile soluzione alla guerra la cessione definitiva alla Federazione Russa di quei territori che sono in maggioranza russofoni.
È chiaro che ciò comporterebbe una ridiscussione di confini e con essa il riconoscimento di questi in sede di Nazioni Unite portandosi dietro una eventuale iper complessa pesatura delle posizioni negli equilibri internazionali, ma quando si parla di vite umane da preservare cessando i conflitti armati tutto si può affrontare con impegno.
Non appena un discorso di questo tipo, da ragionare attentamente ma propositivo e intelligente, esce nel dibattito pubblico ecco che viene zittito o occultato se proviene da personalità riconosciuta, mentre al contrario viene dato massimo risalto quando il presidente perennemente in maglietta militare ci critica aspramente per le nostre presunte negligenze presenti e passate e chiede di continuare a supportare la sua lotta armata.
Il passaggio da sottolineare ora e che non deve passare sotto silenzio, son qui apposta nel mio piccolo, è che il buon Zelensky ci vuole imporre moralmente, tramite i soliti sensi di colpa che provano a colpire un Occidente fragile, anche di sostenere una guerra di attacco per conquistare territori ormai perduti…..

di Cristiano Donelli

presentato da Romano Pisciotti

https://www.linkedin.com/posts/cristiano-donelli_ucraina-zelensky-la-guerra-finira-con-activity-6963407622548955136-WCDW?utm_source=linkedin_share&utm_medium=ios_app

La nuova dottrina navale russa

Il presidente Vladimir Putin ha firmato domenica il documento ufficiale che stabilisce la nuova dottrina navale russa, in cui viene affermato che gli Stati Uniti sono il principale rivale della Federazione e vengono definite le ambizioni marittime globali di Mosca individuando aree cruciali come l’Artico e il Mar Nero, ma non solo.

Parlando in occasione della Giornata della marina russa nell’ex capitale imperiale di San Pietroburgo fondata dallo zar Pietro il Grande, Putin ha fatto un breve discorso in cui ha promesso che i missili da crociera ipersonici Zircon saranno consegnati alla flotta entro l’anno. In particolare andranno a equipaggiare le fregate della classe Admiral Gorshkov (come intuibile dalla serie di test effettuata nei mesi scorsi) facenti parte delle Flotte dei settori ritenuti essere vitali.

 

DOTTRINA NAVALE RUSSA

 


presentato da Romano Pisciotti

Consumi: le prove di QUATTRORUOTE

Quattroruote lo dice e lo prova, numeri alla mano, da anni. Lo ribadiscono ora anche studi scientifici, in particolare quello condotto dal Fraunhofer Institute for System and Innovation Research di Karlsruhe: le auto ibride plug-in, nella guida reale, consumano ed emettono CO2 ben più di quanto dichiarano. E il vizio non è affatto sanato dalle nuove generazioni di veicoli, anzi: dalle ricerche dell’istituto tedesco emerge infatti che i modelli omologati secondo il nuovo ciclo Wltp evidenziano discrepanze ancora maggiori rispetto a quelli più vecchi, certificati Nedc.

https://www-quattroruote-it.cdn.ampproject.org/c/s/www.quattroruote.it/news/ecologia/2022/06/10/ibride_plug_in_fraunhofer_institute_il_consumo_reale_e_almeno_tre_volte_quello_ufficiale_.amp.html

presentato da Romano Pisciotti

NON SOLO OCCIDENTE

di Cristiano Donelli

NON È CHE AL MONDO ESISTERÀ SOLO L’OCCIDENTE, È BENE SAPERLO.
Il rafforzamento dell’unione strategica dei BRICS, i Paesi che per varie caratteristiche loro peculiari si sono coalizzati per tentare di guidare a loro favore gli scenari futuri, è stato favorito dalla situazione odierna di guerra e sanzioni economiche in risposta a tali eventi.
Sembra scontato che tutti sappiano che l’Occidente, che si riconosce nell’Unione Europea per alcuni e nella NATO per un altro perimetro, sia una delle parti del mondo e non si può pensare di fare credere che la visione che abbiamo noi sia l’unica presente, pur che pensiamo sia quella che ci piace di più.
La tendenza che va per la maggiore alle nostre latitudini è quella di parlarne il meno possibile, come sempre nei temi dove maggiore consapevolezza servirebbe, e se capita che serva riportarne notizie allora si afferma che alla fine questi paesi BRICS sono deludenti rispetto alle aspettative, marginali, perdenti nella competizione globale.
Questa credenza fallace e fuorviante è stata veicolata soprattutto in 2 momenti recenti, quando si è votata in aprile la risoluzione per denunciare l’attacco russo al territorio ucraino nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite in cui questi Paesi si sono astenuti o opposti al testo, poi quando si sono riuniti per il loro 14esimo incontro per definire un piano di azione urgente che vede l’obiettivo dell’affrancamento dal dollaro come valuta di riferimento per i loro scambi.
Stiamo parlando di un quarto del PIL globale e del 40% delle persone che popolano questa Terra, dire che sono ininfluenti è azzardato, così come è folle arrivare ad uno scontro tale per cui si limitino fortemente gli interscambi con questo blocco di Paesi.
Come modello di Stato e gestione della democrazia nei BRICS (e loro amici) siamo lontani dal nostro ideale, però qual è la soluzione per affrontare la situazione?
La prima potrebbe essere riconoscere la loro diversità, collaborare con essi dove possibile senza andare a sindacare a casa loro e operare per una cooperazione che mantenga lo scenario globale in equilibrio.
Questa però pare non piacere e si preferisce, senza dichiararlo con trasparenza e onestà intellettuale, la seconda possibilità, quella di contrapporsi, cercare di isolare, creare un solco netto e agire con il metodo vecchio come il mondo e lontano dalle ambizioni dell’umanità moderna: deterrenza, minacce, armi.
Intanto chi stringe le mani alla Russia da tempo e ambisce ardentemente ad entrare nei BRICS è l’Algeria, di cui i “migliori” si esaltavano che fosse diventata il nostro primo fornitore energetico superando la Russia.
Questa attrattività verso l’altra parte della barricata vale per la maggior parte dell’Africa e dell’Asia, quindi a lungo termine non so quanto ci convenga rafforzare la logica dei blocchi contrapposti come a Washington hanno deciso di farci bere di nuovo.

presentato da Romano Pisciotti

SUICIDARSI CON IL GAS

 

GNL dagli Usa? per l’Italia l’operazione più stupida che si possa fare

 

Una nave gasiera di ultima generazione può trasportare fino a 200.000 metri cubi di gas liquefatto.

 

Nel processo di liquefazione il volume del gas viene ridotto di circa 600 volte.

Per farlo si porta il gas a -160 gradi centigradi, temperatura che dovrà essere mantenuta durante tutto il trasporto.

Una volta arrivato a destinazione il GNL dovrà essere rigassificato riportandolo gradualmente alla temperatura ambiente.

Il processo di liquefazione e rigassificazione richiede un’energia pari a circa il 30% della resa in combustione del gas, quindi il GNL parte già fortemente penalizzato in competitività, se poi aggiungiamo i costi di trasporto, é evidente che con questa soluzione avremo bollette molto più care.

A parte tutto ció va poi considerato l’aspetto ecologico.

Gli USA hanno promesso alla UE 15 miliardi di metri cubi di gas l’anno che rappresentano meno del 20% del solo fabbisogno italiano.

15 miliardi di metri cubi di gas, una volta liquefatti, si trasportano mediamente con 125 gasiere.

Una nave impiega circa 20 giorni per attraversare l’atlantico e raggiungere l’Italia dagli USA.

Altri 20 giorni servono per il percorso inverso, (più almeno 2 giorni per le operazioni di carico e scarico).
Per il tragitto attraverso l’Atlantico la nave brucia circa 4000 chili di gasolio marittimo ogni ora, 96.000 chili al giorno, che per 40 giorni del viaggio di andata e ritorno dagli USA fanno quasi 4000 tonnellate.
Moltiplicate per 125 viaggi sono mezzo milione di tonnellate di gasolio bruciato in un anno, per trasportare il gas in Europa, con tutte le emissioni nocive del caso.
Ma non é tutto.

Negli USA non ci sono sacche di gas naturale come quelle siberiane (o se esistono, sono in via di esaurimento).

Il gas americano é quasi tutto “di scisto” o shale gas.

Si tratta di gas intrappolato in rocce sedimentarie argillose.

L’estrazione di questo gas avviene con un processo denominato Fracking.

Sottoterra si trivellano pozzi orizzontali, lunghi anche diversi kilometri, nei quali vengono fatte brillare cariche esplosive. Poi vi si inietta acqua ad alta pressione, mescolata a sabbia e additivi chimici.

Questo permette di frantumare le rocce argillose, da cui possono così liberarsi il petrolio o il gas, che salgono in superficie attraverso il pozzo.

Il territorio e l’ambiente ne escono devastati.

I problemi collaterali di questo genere di estrazioni, infatti, sono gravissimi. 

L’impossibilità di assicurare la perfetta tenuta delle tubazioni nei pozzi, causa l’irrimediabile inquinamento delle falde acquifere, che si trovano a metà strada tra i giacimenti e la superficie; inoltre, ca ricordato che il metano è un potente gas serra e una parte di quello estratto si libera nell’atmosfera.

Ogni pozzo occupa in media 3,6 ettari di territorio e richiede enormi quantità di acqua (da 10 a 30 milioni di litri), e di sabbia.

La sabbia deve essere estratta, raffinata, caricata e trasportata su treni (100 carri ferroviari per ogni pozzo), accumulata in depositi e infine trasportata con automezzi fino al punto di utilizzo.

Uno degli impatti ambientali più preoccupanti è legato all’acqua utilizzata per il fracking, che risale poi in superficie e deve essere smaltita come rifiuto nocivo, in quanto contaminata.

L’unica soluzione praticabile è trasportarla con autobotti in altre zone, dove viene stivata nel sottosuolo, con ulteriore inquinanento.

Tutta questa attività inoltre, stimola faglie sismiche sotterranee e induce terremoti.

Nel 2007 in Oklahoma c’era stato un solo terremoto, mentre nel 2015 ve ne sono stati oltre 900; per la maggior parte sono stati lievi, ma alcuni hanno provocato molti danni.

In pratica, una zona virtualmente non sismica è stata trasformata in pochi anni nel territorio più sismico degli Stati Uniti, proprio a causa dello smaltimento dei liquidi usati per l’estrazione di idrocarburi di scisto nelle profondità del sottosuolo.

Intendiamoci, anche i russi e gli azeri hanno devastato il mar Caspio per l’estrazione del petrolio, ma importare gas dagli USA é l’operazione ecologicamente più stupida che si possa fare.

Va detto che la maggior parte delle imprese di shale oil e shale gas degli USA erano a rischio di fallimento a causa dei bassi prezzi di mercato. In particolare le società più puccole non riuscivano ad essere competitive con le estrazioni tradizionali, proprio per gli altissimi costi del fracking. Ora la guerra le ha “Miracolosamente” rivitalizzate tutte.

di V. Vaia

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

Azienda & Impresa

Beautiful people are not born out of nothing.

Elisabeth Kübler-Ross, Swiss psychiatrist, one day said “the most beautiful people I have met are those who have known failure, suffering, struggle, loss, and have found a way out of the darkest darkness. These people have a value, a sensitivity and an understanding of life that fills them with compassion, humility and a deep, loving restlessness. Beautiful people are not born out of nothing. “


Elisabeth Kübler-Ross, psichiatra svizzera, un giorno disse “le persone più belle che ho incontrato sono quelle che hanno conosciuto il fallimento, la sofferenza, la lotta, la perdita, e hanno trovato il modo di uscire dalle tenebre più oscure. Queste persone hanno un valore, una sensibilità e una comprensione della vita che le riempie di compassione, umiltà e di una profonda inquietudine amorosa. Le persone belle non nascono dal niente.”

 

Romano Pisciotti: 

LA BUFALA DEI LICENZIAMENTI VOLONTARI

Le “Grandi Dimissioni” sono, ehm… perlopiù fuffa.
Un quarto dei 20 milioni di americani che ha spontaneamente lasciato l’impiego nei primi mesi dell’anno, si è pentito della decisione.
Molti stanno affannosamente cercando lavoro, percependo il rischio di rimanere disoccupati a causa della recessione, la metà teme il peggioramento delle condizioni di mercato, ed il 42% dichiara che la nuova occupazione non è stata all’altezza delle aspettative.
Questa moda durerà quanto un gatto in tangenziale.

Di Gaetano Evangelista

presentato da Romano Pisciotti