NOTTI D’ARGENTO

NOTTI D’ARGENTO

(di Romano Pisciotti)

Il mare non restituisce 

tutti i ricordi,

i morti e i sogni

rimangono 

sul fondo dell’immenso

come relitti condannati

sotto il rombo dell’onda

a naufragi eterni.

Nelle notti d’argento

tornano a navigare,

per vivi e morti,

nostalgia e paure

poi, i cannoni

cancellano i volti.

Il dolce garbino

accarezza le lacrime

muovendo verso casa

le vele rimaste vive.

Romano 

GEOPOLITICA E AZIENDE

Le chiavi di lettura puramente economico-finanziarie non sono più sufficienti a navigare la complessità internazionale. La Scuola di Limes fornisce consulenze su misura per le imprese che proiettano se stesse e il paese in un mondo sempre più competitivo.

PRESENTATO DA ROMANO PISCIOTTI

LA FOLLIA DELLA GLOBALIZZAZIONE

LUCA BASTIANELLI:

Una confettura di pere, coltivate in Argentina, confezionate in Tailandia e vendute negli Stati Uniti. Se non capite che la vera rivolta ecologica è una lotta seria e profonda alla follia della globalizzazione delle merci, non mi rompete le scatole con le auto elettriche e i piatti in cellulosa!

Romano Pisciotti, LIKE

LA BANDIERA IN GINOCCHIO

LA BANDIERA IN GINOCCHIO

(di Paolo Palumbo) 06/07/21
Pare strano vedere, in questi giorni, la bandiera italiana sventolare fuori dai bar, sui balconi oppure penzolare da qualche finestra di appartamento. Pare un’anomalia, ma ha un suo specifico richiamo: il calcio.

Ovviamente, in un paese dibattuto se inginocchiarsi o meno per una questione sulla quale non servirebbero gesti eclatanti, ma solo cultura e buon senso, la partita di pallone resta uno dei pochi eventi in cui il popolo italiano interpreta ancora con positività i colori della propria bandiera. In questa baraonda di entusiasmo, provocato dagli undici di mister Mancini, anche il mondo politico è in attesa di premiare i suoi eroi in calzoncini corti: qualsiasi sia il risultato, bene inteso.

Però esiste un mondo, meno affollato, dove la bandiera tricolore cadenza i ritmi della giornata: dal mattino in cui viene issata su un pennone sulle note dell’Inno nazionale, fino alla sera quando viene ammainata di fronte ad un picchetto tutt’altro che inginocchiato, bensì sull’attenti in segno di rispetto.

Si parla del mondo militare dove, storicamente, la bandiera ha un valore assoluto, sopra ogni cosa; se poi parliamo della bandiera di guerra di un reggimento, allora per essa si può anche morire.

Nelle guerre del passato, conquistare lo stendardo di un reparto avversario, equivaleva ad una vittoria senza precedenti, come del resto impedire che la stessa venisse catturata era questione di vita o di morte.

Lo stesso valore assume la bandiera di guerra quando viene portata in un “teatro operativo”, quasi a proteggere moralmente i soldati che la rappresentano. Così è stato per tutti i reparti italiani che si sono avvicendati in Afghanistan per vent’anni; impegnati in una missione che sembra già cotta e pronta ad entrare in quell’universo di oblio che ricorda tanto scenari già vissuti nei secoli scorsi.

L’Afghanistan, una guerra inconcludente, che però ha mietuto migliaia di vittime tra i civili e soldati di ISAF e Resolute Support. Tra questi anche molti italiani.

Ora, che si voglia o meno parlare della valenza politica di un conflitto secolare dove i centri di potere contrapposti non hanno mai appreso nulla, può anche andare bene. Tuttavia è sacrosanto ricordare che le pedine di questi bizzarri giochi politici sono sempre loro, i soldati, e per questo vanno rispettati a prescindere dall’ideologia scaturita da un conflitto.

Sicuramente il rientro dei soldati italiani dalla missione Afghanistan meritava più rispetto e il fatto che nessuna autorità politica si sia presentata ad accogliere il rientro della bandiera di guerra del 186° reggimento paracadutisti è un fatto davvero vergognoso, indegno e come sempre rivelante una mancanza, ormai cronica, di identità nazionale.

Non si tratta di celebrare o glorificare qualcuno o qualcosa i cui simboli possono essere più o meno condivisi (per carità, ognuno è libero di identificarsi con il tipo di nazione a cui si sente più affine), ma solo di rispettare chi ha fatto qualcosa per il proprio paese in un ambito dove nessun risultato è scevro dalla parola “sacrificio”.

Siamo di fronte ad una classe politica amalgamata e conforme ad un perbenismo e politicamente corretto, il cui potere stravolge la realtà e la rimodella secondo canoni prestabiliti da altri.

Percepiamo, da molto tempo, un mondo militare, quello italiano, che si sta affievolendo come una candela consumata dal vento e dove a rimanere in piedi sono sempre loro: i soldati.

Lo so, molti obietteranno come tra gli stessi militari, forse, non tutti abbiano bene in mente quale sia il vero significato della bandiera di guerra. Sono gli stessi detrattori che descrivono i soldati come semplici impiegati che al mattino timbrano la loro presenza in ufficio. Per l’amor del cielo, sicuramente in mezzo alla massa di stellette c’è chi la vede così, interpretando uno dei lavori più onorifici e onerosi del mondo, come un semplice impiego utile a raggiungere ad una pensione sicura. Può darsi che, un caporale, un sergente o un colonnello possano permettersi un pensiero simile (anche se ho forti dubbi sul fatto che lo facciano), ma non devono farlo i rappresentanti del governo, vale a dire gli stessi omuncoli in giacca e cravatta che hanno deciso come, dove e quando mandare i nostri soldati ad assecondare la loro politica asservita ai voleri del più muscoloso (asservimento è ormai una termine dominante nella politica estera italiana).

È questa la vera vergogna: una classe politica che, con la sua assenza, rinnega i suoi soldati al rientro da una missione voluta proprio da loro.

Sembra davvero inutile spendere parole per qualcuno che resta insensibile davanti ad un significato troppo profondo per essere capito. Vedremo, quando il circo calcistico concluderà le sue esibizioni, quanti saranno i politici affannati ad accogliere i valorosi azzurri al loro rientro in patria. Per carità, lo meriteranno sicuramente, tuttavia è sempre una questione di priorità, di scala dei valori; di saper interpretare, in modo più attento e coerente, quale sia il significato di “nazione”.

Credetemi, c’è una bella differenza tra rappresentare il tricolore su un campo di calcio o difenderlo in una FOB afghana.

 

ROMANO PISCIOTTI LIKE !!!

LA PAGNOTTA GRASSA

La verità

è sempre sul fondo

di un pozzo di liquami,

coperta da bugie

e gongolanti falsi trionfi,

annegata tra interessi

e buio dell’ovvio.

Uomini boriosi vivono

in groppa a giudici nani

regnando sulla beata ignoranza,

sull’avidità di pecore grasse,

che difendono il pascolo,

e sulle pecore magre

che tremano

del freddo della paura.

Non verrà giustizia,

nessuna giusta sentenza

alla corte del tiranno

o nel caldo letto

della democrazia.

Gli uomini dormono

all’ombra di facili certezze:

si troveranno colpevoli

appagando il popolo di Pilato,

si ordiranno vendette

per placare le piazze

e si massacreranno fanti

per difendere

l’impero della pagnotta grassa.

Romano Pisciotti

Le nostre storie

Amiamo le nostre storie: abbiamo sofferto passioni ed esaltato intime gioie. Nelle nostre storie, specchio delle nostre anime, ritroviamo la rabbia per ciò che abbiamo mancato e l’ardore per ciò che abbiamo vissuto, ritroviamo i nostri valori, i momenti bui e i raggi del successo. Nelle nostre storie non c’è tutta la nostra vita ma solo i ricordi che conserviamo nel cuore, siano brevi riflessi o pesanti macigni o farfalle che frullano in pancia e nel cervello, tutti pezzi del nostro vissuto.

Oggi, abbiamo perso un amico e il suo ricordo è un pezzo delle nostre storie di marinai, di gioventù e di dolore. Abbiamo un lungo elenco di dolori privati, ma la partenza di Stefano è un dolore comune a tutti noi, come le lacrime che versiamo per i compagni di corso che non sono più fisicamente con noi.

Nelle nostre storie viviamo i nostri vent’anni e lo scorrere delle stagioni, rivediamo i sorrisi e ascoltiamo il battito dei cuori dei nostri compagni. L’eco del comune giuramento risuona tra le immutate mura con il calpestio dei nostri passi e il potente respiro della giovinezza.

L’eco dei ricordi risuona nei nostri cuori come piacevole brezza o violento grecale. Il pensiero dei nostri morti è come l’aria nei polmoni quando si fa tagliente nelle gelide notti. Non piangiamo il nostro destino, che inevitabilmente ci coglierà in un abbraccio, ma la mancanza, ora, dei nostri cari compagni.

Romano

Le 5 più grandi truffe finanziarie del 2021

Sono cinque le più grandi truffe finanziarie che gli esperti finanziari hanno visto finora nel 2021. Conoscerle permette di evitare di cadere in trappola e finire bruciati. Un post apparso su BusinessInsider rivela le grandi truffe di denaro che hanno visto finora nel 2021 una manciata di esperti finanziari.

TRUFFE FINANZIARIE

 

Presentato da Romano Pisciotti

MARINAI

Un cuore pazzo si era buttato in mare per scoprire la profondità e il mondo dei silenzi: non è più tornato, nessuno l’ha più sentito lamentarsi di dolore o battere di vita.

In tanti rimasero a guardare la superficie, le loro lacrime si sono confuse con le onde nel tentativo di raggiungere il poveretto.

La vedova di un navigante, piangendo, raccontò che il mare non restituisce i corpi, ma il cuore dei naufraghi batte nel coraggio di chi, prima dell’alba, esce in mare.

Si fece avanti la figlia di un eroe e tutti ascoltarono quella giovinetta: “ i cuori non sono mai dispersi in mare perché raggiungono gli dei.”

Un marinaio disse che l’apnea dei sognatori è più lunga della vita…e tutti tornarono ai remi.

Tutti i marinai sono dei sognatori.

 

Romano Pisciotti