“Lascia stare il mare, pensa a studiare!”

“Lascia stare il mare, pensa a studiare!”

di Romano Pisciotti

Parlo di un tempo, non così lontano, quando le nonne erano solo anziane affettuose e dolci…non erano ancora fenomeni per “Ballando con le stelle” o maratonete di viaggi low cost…e gli anni pesavano molto più di quanto possano pesare oggi. Sicuramente, le nostre nonne erano affaticate da una vita di sacrifici, attraversata da due guerre mondiali e da combattimenti giornalieri ben più gravosi di ogni moderna maratona.

Mia nonna Tina, Martina Brambilla all’anagrafe e milanese sino al midollo, è scomparsa ormai molti anni fa, alla bella età di novantasei primavere, ma ho avuto la gioia di condividere con lei la mia infanzia, l’adolescenza e la maturità; ho condiviso momenti felici, qualche lacrima e tante sono state le marachelle che mi ha perdonato, anche se qualche “ciabattata” l’ho presa (…solo di striscio, per la poca mira o il poco impegno che metteva nella punizione).

Tra i suoi aneddoti migliori ricordo la battuta: “Lascia stare il mare, pensa a studiare!”…arrivata per risposta al mio desiderio di frequentare l’Istituto Nautico. La sua battuta, molto seria e da lei citata naturalmente in dialetto meneghino, dice tanto di quanto, in famiglia, si potesse abbinare il mare a una professione oltre che alle vacanze estive….”pensa a studiare”.

Furono proprio quelle vacanze estive e quei bastimenti, anche se solo appena intravisti, a farmi sognare… e i sogni divennero realtà!

Scelsi, per vicinanza, il San Giorgio: non fu certo facile lasciare famiglia, amici e abitudini per andare a studiare a Genova, ma fu sicuramente più difficile per i miei cari lasciarmi percorrere la strada che avevo scelto.

Non per tutti i fine settimana potevo rincasare, i centocinquanta chilometri di treno da Milano erano, o almeno lo erano allora, un viaggio; questo non scoraggiava la nonna Tina che, vedova di un impiegato delle ferrovie, non esitò per più volte, a raggiungermi per trascorrere insieme qualche ora domenicale.

La nostra meta, in quelle giornate, non cambiò mai: la Stazione Marittima! Io devo aver esagerato, colorando di miei sogni, i racconti dei meravigliosi viaggi di quei transatlantici ormeggiati in banchina. Abbiamo salutato, con il classico fazzoletto, la partenza delle navi bianche verso orizzonti lontani.

Il 28 luglio del 1973 i tabelloni esposti a scuola decretarono un tanto sospirato “Maturo!”

Oggi è quasi incredibile pensare che già il mattino del 4 di agosto fossi in banchina ad attendere l’AUGUSTUS.

Avevo già fatto un imbarco estivo, sulla RAFFAELLO, ma li lavavo piatti, ora avevo già la mia bella divisa da Giovanotto Diplomato.

Su navi eleganti e operosi mercantili ho respirato mare e ferro per tanti anni, compreso l’indimenticabile periodo come Guardia Marina.

Ho poi archiviato il titolo di Capitano di Lungo Corso per navigare altre avventure in tutti i continenti, collezionando qualche smacco e tante soddisfazioni…ora, che ho raggiunto l’età dove i ricordi sono più dei sogni, ho una gran nostalgia per quei fumaioli tricolori, per il periodo in Accademia e per quei viaggi in paesi che, allora, erano molto più distanti di ciò che possono apparire oggi.

Negli anni ho visto la mia “compagna di sogni” affaticarsi e cercare nei miei successi le sue gioie, ho visto il suo viso pallido diventare immobile, accompagnandola verso il viaggio più lungo.

…A te, cara nonna Tina.

Romano

In ricordo dell’Ammiraglio Giovanni Carta

In ricordo dell’Ammiraglio Giovanni Carta.


Penso che quell’aria un poco stranita, che a volte gli si leggeva in volto, fosse lo specchio di pensieri lontani dai corridoi dell’Accademia. Per lui la scienza della navigazione, costretta in tavole logaritmiche, doveva essere meno importante di quei cerchi perfetti che disegnava alla lavagna, come preambolo delle sue lezioni di navigazione e simbologia del contrasto con la meravigliosa imperfezione del vento e delle onde che il suo sorriso tradiva.

L’Ammiraglio, allora Capitano di Fregata e ubbidiente al nobile servizio dell’insegnamento, sembrava sognare la libertà dell’uomo di mare e, forse, anche la profondità del filosofo, mentre con lunghe falcate raggiungeva l’aula di navigazione. Non so se in lui, nel tempo, abbia vinto il marinaio o il filosofo, ma la notizia della sua scomparsa mi ha rattristato e mi auguro che i suoi tanti cadetti-studenti conservino ancora il significato di quei cerchi perfetti.

AUCD Romano Pisciotti

72°Corso, Phoenix

NIGERIA: WAR RISK INSURANCE

War Risk Insurance: Again, Nigeria makes case for removal of punitive shipping fees
Nigeria has continued to press for the lifting of the War Risk Insurance (WRI) imposed on vessels delivering goods and merchandise to Nigeria due to fears of insecurity.

ROMANO PISCIOTTI: NIGERIA NEWS

https://businessday.ng/maritime/article/war-risk-insurance-again-nigeria-makes-case-for-removal-of-punitive-shipping-fees/?mc_cid=d3e38123a1&mc_eid=f1ca3f878b

DRAGHI NON CONVINCE PIÙ?!

Nuovo Btp Futura fa cilecca: raccolti solo 3,27 miliardi, mai così male…

Si conclude senza sussulti la quarta emissoone del BTP Futura, titolo di Stato dedicato esclusivamente ai risparmiatori retail ed i cui proventi finanziano gli interventi adottati nel corso dell’anno per la ripresa economica dell’Italia. Il BTP Futura atto IV segna il minimo di sempre, ben sotto i livelli delle precedenti emissioni.

La cinque giorni di collocamento del BTP Futura si è chiusa con 91.273 contratti conclusi a fronte di un importo emesso pari a 3.268,240 milioni di euro, che coincide con il controvalore complessivo dei contratti di acquisto validamente conclusi alla pari sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso le due banche dealer Intesa Sanpaolo e Unicredit (co-dealer Banca Akros e Banca Sella).

Romano Pisciotti: navigando il web

Protein is not an option

Nowadays, the whole world is talking about sustainability. Many efforts aim to maintain our world for future generations, creating a balance between our current needs and those of our children, grandchildren, and great-grandchildren. The right animal nutrition choices play a crucial role in achieving the challenging aim of sustainable animal production.

Greenhouse gases emitted by livestock, responsible for about 10% of global greenhouse emissions, are increasing rapidly on our planet.  Livestock releases methane through microorganisms that are involved in the animal digestion process, and nitrous oxide through the decomposition of manure.  Doctor Dario Caro and Professor Simone Bastianoni of the Ecodynamics group of the University of Siena, in collaboration with Professors Ken Caldeira (Stanford University) and Steven Davis (University of California) have estimated the greenhouse gas emissions due to 11 types of cattle, related to 237 nations and released in the last half of the century, finding that globally from 1961 to 2010, these emissions increased by 51%.

74% of world emissions are caused by cattle.  This is mainly due to the abundance of dairy cows but also the large amount of methane and nitrous oxide emitted by beef cattle compared to other animals.  Sheep contribute 9%, buffaloes 7%, pigs 5% and goats 4%.

The need for protein for human nutrition is too important to be able to solve the problem by abandoning the farm.

Modern farming takes care of the welfare of animals and the entire planet by promoting sustainable farms where environmental hygiene, the health of livestock and their nutrition is at the center of scientific development.

The grazing animal’s bucolic image fills us the spirit, but this type of breeding uses too much green land, not always available and this type of feed develops digestive processes that increase gas emission.

Often, especially in African countries, not only are green fields available, but water is not available in the necessary quantity and hygienic conditions. The best way to coordinate human needs, greenhouse gases, is relying on science and technology … which is not always the monster that is painted.

Romano Pisciotti

I sogni sono stati le vele per i nostri cuori

I sogni sono stati le vele per i nostri cuori, per le nostre passioni! Quel brigantino ha viaggiato con noi tutta la vita, ora ci sta accompagnando nei ricordi: lacrime, gioie, fatiche e amori che hanno gonfiato di forza e volontà, dal fiocco al controvelaccio, le nostre andature.

Abbiamo risalito il vento con randa e fiocco, abbiamo imparato a navigare con vento a sei quarte o al traverso, al lasco come con andatura di poppa.

Presto abbiamo capito che non si naviga con la prua al vento e abbiamo imparato a ridurre le vele nella tempesta, per tenderle, poi, nella ricerca di ogni alito possibile, volando sul mare verso orizzonti infiniti: avventura e fede che altri ragazzi non smetteranno di portare in petto.

Romano Pisciotti

 

Era il 6 novembre 1881 quando, dall’unione delle scuole delle Marine pre-unitarie di Genova e di Napoli, per volontà dell’allora Ministro della Marina, Ammiraglio Benedetto Brin, si diede vita all’Accademia Navale di Livorno, una delle esperienze formative più importanti della storia d’Italia.

NOT A GOOD PERIOD

The pro-Europeans and globalist fanatics had “opened their mouths” and laughed at the post-BREXIT British situation regarding product shortages … the truth, and the problems for all, is emerging!

The globalization highway is so clogged that the delays, inefficiencies and anomalies that are accumulating are such as to make each transport, each production increasingly complicated.

After gas and microchips, everything is starting to run out across Europe and even globally.

The product furthest from the place of consumption has undergone the greatest increase, in addition to the increase in the price of raw materials.

Disruptions in the supply chain have become one of the main challenges for the global economy since the beginning of the pandemic, but it is not only the pandemic effect that creates this situation. The economic crisis of some Chinese companies (serious discontent of the dragon) , the shortage of manpower or skilled personnel in some activities in Western countries, the strong demand for marketable goods, the forced interruptions of some logistic networks (Suez navigability interruption) and capacity limits have led to sharp increases in transport costs and delivery time.

The need for an ecological transition coinciding with a rapid technological transition is occupying politics, stressing the industry, cheering up finance and dazzling consumers…obviously the latter will pay the bill, I don’t know with what climate benefits and simplified living.

In the worst case, Europe could face energy blackouts, while at the moment there is already a shortage of wheat for the production of basic foods such as pasta.

ARE WE IN THE PERFECT STORM?

(Romano Pisciotti sifting through the web)

COP26 – DRAGHI: “…I soldi ci sono…”

…BENE, MA QUANTI SOLDI?…PERCHE’ NE OCCORRONO VERAMENTE TANTI!

USCITA DAL FOSSILE

Prendendo ad esempio la Nigeria: quinto produttore mondiale di grezzo. Produce con bassa efficienza, al punto di non arrivare alle quote OPEC, ma brucia tonnellate di gas ogni giorno….i bagliori delle torce dei pozzi sono diventati i colori dei tramonti nel Rivers State. (ben poco gas viene riutilizzo, bruciando anche milioni di dollari).

Il Paese ha molti pozzi offshore, quasi tutti gestiti da società straniere, dotati anche di navi storage. Con la normativa del Local Content, da anni è cominciata la “nigerianizzazione” di alcuni marginal field e in tutte le società straniere il personale è quasi tutto nigeriano (ad ogni livello); gli stipendi vengono imposti dal Governo allo stesso livello degli espatriati, questa pratica ha creato una frattura enorme tra gli stipendi di dipendenti oil e lavoratori di altri settori, ma ha contribuito alla formazione della classe media nigeriana. I sindacati del settore petrolifero sono una forza para-politica ed estende il suo potere in qualsiasi settore economico sinergico con quello petrolifero.

Gli automezzi pesanti circolanti non supera la normativa EURO 3, il travaso dall’Europa di veicoli più recenti dal mercato “usati” è massiccio, ma in diminuzione a causa dell’elettronica utilizzata nei moderni veicoli e dallo “spazio libero” sotto la cabina, vantaggioso per i consumi, ma di difficile impiego sulle strade nigeriane. Il prezzo di veicoli nuovi è proibitivo, se non per i veicoli cinesi assemblati localmente e dotati di meccanica semplice a normativa EURO 3.

Prima di pensare ad un miglioramento, dal punto di vista dei consumi e dell’inquinamento, occorrerebbe costruire una rete viaria compatibile con veicoli meno antiquati. Il trasporto su gomma copre l’80% del settore logistico, affiancato dal trasporto fluviale (dove possibile) e da una piccola percentuale su rotaia (la rete ferroviaria è limitata e inefficiente, nonostante i recenti investimenti).

Nonostante la produzione petrolifera, gasolio e benzina sono importati a causa della vetustà e inefficienza delle poche raffinerie funzionanti. Una nuova raffineria è prossima all’inaugurazione nella periferia di Lagos.

La distribuzione dell’energia elettrica è veramente precaria, il paese è “alimentato” da un numero incredibile (milioni) di generatori di tutte le “taglie.”

Alcune centrali idroelettriche esistenti non sono collegate efficientemente con la rete interna, al punto che parte della produzione è destinata ai paesi limitrofi.

La Nigeria è il paese più popoloso e vanta il PIL più alto tra i paesi africani…che con la crescita demografica, la bassa industrializzazione, la bassa scolarità, la bassa organizzazione dal punto d vista igienico-sanitario e la corruzione diffusa, si sta candidando a essere uno dei Paesi più inquinanti e poveri al mondo.

Altri paesi africani sono in condizioni peggiori della Nigeria e alcuni sono governati solo da bande, o tribù, armate; altri sono in condizioni migliori dal punto di vista industriale, ma con sacche di povertà ed enormi deficienze sociali.

Le risorse minerari dell’Africa sono enormi, ma le strutture e le tecniche estrattive sono spesso arretrate e fonte di un nuovo schiavismo, oltre ad alimentare l’inquinamento delle acque e dei terreni.

L’agricoltura, nonostante i recenti investimenti da parte di molti paesi, è frammentata e soffre anche delle problematiche legate alla conservazione e al trasporto dei prodotti.

Molti terreni sono già drammaticamente inariditi e la piaga delle cavallette e di parassiti mantiene ad un livello precario la produzione agricola. Nell’area tropicale e sub-tropicale il terreno fertile non supera i pochi centimetri di profondità e mal si adatta all’agricoltura intensiva (necessaria per sfamare la popolazione in crescita incontrollata), questo ha portato ad un uso indiscriminato di fertilizzanti altamente inquinanti, molti dei quali banditi in quasi tutto il mondo. La Nigeria, ad esempio, ha investito massicciamente nella produzione di riso, ma è ancora lontana dal coprire il fabbisogno interno, obbiettivo sempre più difficile da raggiungere con il continuo aumento della popolazione.

L’allevamento, nonostante la crescita di fattorie a produzione intensiva, è ben lontano dal fornire il livello di proteine minimo alle popolazioni…naturalmente con forti variazioni nelle varie classi sociali. Il consumo di latte è mediamente al disotto delle raccomandazioni minime FAO. In genere l’allevamento è basato su piccole comunità, spesso in conflitto tra di loro e con le comunità dedite all’agricoltura. Il livello igienico-sanitario, sia durante la fase di allevamento che di macellazione, è molto precario. In alcune aree la scarsità d’acqua salubre e la promiscuità tra animali e umani, favorisce la diffusione di malattie ed epidemie. Ovviamente, manca un numero adeguato di veterinari.

VACCINI PER L’AFRICA:

Con i vaccini (milioni di dosi), in molti paesi d’Africa, dovranno arrivare: frigoriferi, veicoli per il trasporto, medici e infermieri…ovviamente energia elettrica e strade per raggiungere molte città.

ALTRI CONTINENTI

Lo stesso Primo Ministro indiano, nel suo intervento al COP26, ha spiegato a chiare lettere che per una possibile de-carbonizzazione del suo enorme paese (…e fortemente inquinante) ci vorranno decenni! (…è una questione di economia: soldi!)

La Cina, pur dando una certa disponibilità (…per il futuro), non potrà cambiare rapidamente l’intero sistema industriale basato sui bassi costi produttivi e sulla globalizzazione dei mercati.

Altri paesi con economie legate al “fossile” non hanno mostrato interesse alle problematiche sollevate al COP26 e alle farneticanti proteste dei Gretini.

ALTRE PROBLEMATICHE… E ALTRI SOLDI

Le tecnologie attuali non permettono di sostituire il fossile nella copertura del fabbisogno industriale e sociale di un’umanità in crescita demografica. Forse il vero problema del pianeta è l’incontrollabile crescita demografica!

Nei paesi industrializzati lo sviluppo di fonti rinnovabili (pale eoliche, fotovoltaico, ecc.) vive per l’effetto di sovvenzioni statali; le auto elettriche godono di altrettante sovvenzioni, oltre a non aver ancora risolto il problema dell’autonomia e del riciclaggio delle batterie.

Forse assisteremo ad un revaival delle centrali atomiche?

MI FERMO QUI, ANCHE SE CI SAREBBE MOLTO ALTRO DA DIRE (…magari sull’effetto naturale dei cicli climatici e sul reale impatto delle attività umane…)

….E RIPETO LA DOMANDA: “QUANTI SOLDI CI SONO?”…sicuramente manca anche una reale volontà, ma i soldi potrebbero fare miracoli, anche se il primo miracolo sarebbe quello di avere una finanza meno fantasiosa e più legata alle reali necessità del pianeta.

Naturalmente, il processo per eventuali investimenti, non inquinanti, porterà ad un picco d’inquinamento e al rapido consumo delle materie prime!…Ma sarà per una buona causa?!

 

Romano Pisciotti

 

NEAR FUTURE FOR OIL

There has been much discussion on the volatility of the price of crude oil: the market rule based on supply and demand, in addition to being subject to the seasonality of consumption and industrial trends, is strongly linked to environmental and social factors that affect the availability of extraction and transportation. Security in some areas of extraction or sea routes is challenged by conflicts or acts of piracy or sabotage, just to name a few well-known issues.

One of the lesser-told factors of the energy crisis that is causing bill costs all over Europe, is the fact that this summer less wind has blown. Especially in the north of the continent, in 2021 the strength of the currents was between 10 and 15% lower than the expected average…slowing down the wind turbines that were supposed to guarantee energy.

In fact, it could be said that climate change has already impacted the solutions available to combat climate change!

Even if the human impact on global warming is minimal compared to natural cycles, we must certainly act on the part that depends on us.

Unfortunately, regardless of the will of the various countries to break away from the servitude of fossil fuels, it must be admitted that the renewable sources available are not yet capable of guaranteeing a real ecological transition. Perhaps this is the real reason for the unenthusiastic approach to “changes” of many Rulers … if not for the generic statements that commit the distant future more than the present and more for coal alone.

Except for the young people who follow Greta, animated by youthful dreams and impulses, everyone can understand that forcing the industry with too rapid change could mean a stalemate or the destruction of the economies of many countries, if not the whole world. After all, no one – not even most young dreamers – is willing to make a drastic life change.

Economic collapse is as dangerous as the effects of climate change.

We could easily have a large amount of energy from hydroelectric and nuclear sources, but there is already an endless discussion about the safety and disposal of nuclear waste or other environmental discussions related to large dams.

The political and industrial commitment must be in the search for real alternatives rather than in the fluctuating popular consensus or the immediate profit on what is available; perhaps the concrete ecological alternatives are still to be invented or lie in the still theoretical solutions: we must not be under the illusion that eternal batteries or the availability of hydrogen in large volumes are already industrial-grade.

It is very likely that oil and gas will not leave us anytime soon, beyond the thunderous announcements of politicians looking for some quick response to public opinion.

Perhaps the real immediate solution is the reduction of energy consumption, this should not be difficult, if environmental consciences do not lie, even if paradoxically, the ecological transition will need a large amount of fossil fuels (wind turbines, or other solutions, are not made with the magic wand)

The industry has provided us with vehicles that consume and pollute less than previous models; we can give up a bit of travel and a bit of heat in our homes … but it is certainly strange that the same man, who became excessively rich by promoting electric cars and supertrains, also promotes useless and energy-intensive space travel; it is strange that the man who delivers the fruits of globalization home to us only cares about finding a faster way to expand his business, at the expense of more sustainable businesses; it is strange that no one wants to give up chatter, dispersed in millions of useless messages, ignoring the immense absorption of energy for the functioning of algorithms that already claim to be vital.

Perhaps there is, in part already there, a sustainable way to extract oil and gas (certainly abandoning the absurd practice of extraction with destructive methods such as the fragmentation of rock shales). There could be consumption, just as sustainable (intelligent), until science offers us a real alternative.

Surely we could decrease, more rapidly than any other solution, the suffocation of the seas with plastic or the deforestation of the lands: this would give a sure hand to the ecological rebalancing of the Planet.

Leaping through hoops to get out of the fossils too quickly could have worse consequences

Romano Pisciotti

Romano Pisciotti