Valorizzare l’industria della difesa a tutela dell’interesse nazionale

L’Italia, su cosa basa la propria forza nei contesti internazionali? Su cosa può far leva per difendere i propri interessi?
Negli ultimi anni i principali elementi di credibilità internazionale e di cooperazione con altre nazioni in modo istituzionalmente coordinato, sono derivati dalla difesa e dall’industria della difesa e cioè dalla nostra possibilità e volontà di partecipare a missioni internazionali Nato, Onu, Ue e dalla nostra possibilità e volontà di fornire tecnologie militari di alto livello tecnologico ad altre nazioni.
Per una nazione come la nostra, priva di risorse naturali strategiche, quasi totalmente dipendente da altri per le risorse energetiche, con un’economia forte, tecnologicamente avanzata, ma non rilevante su scala mondiale nei settori più innovativi (elettronica, telefonia, informatica, chimica, etc.), forze armate preparate ed efficienti, supportate da un’industria credibile ed all’avanguardia, diventano presupposti di sopravvivenza, di credibilità e di competitività e quindi strumenti fondamentali per mantenere un ruolo rilevante nei consessi che contano.
La necessità di disporre di tecnologie e know how propri, nel settore industriale della difesa è un punto rilevante ed imprescindibile, pertanto, nella difesa degli interessi di una nazione.

https://www.dimensioneinformazione.com/valorizzare-lindustria-della-difesa-a-tutela-dellinteresse-nazionale/

Presented by Romano Pisciotti

La censura delle opinioni sui social

VITTORIO SGARBI:

Trovo inaccettabile che Twitter debba censurare il Presidente americano uscente Donald Trump. Non può essere il “mezzo” a stabilire cosa sia lecito o meno pubblicare; la veridicità o meno di una affermazione va affidata alla stampa, ai tecnici, all’opinione pubblica, al libero convincimento dei cittadini. Ma se Twitter, come fa, impedisce a Trump (o a qualsiasi altro cittadino) di esprimere, unilateralmente, una opinione o una considerazione, esercita una forma di censura preventiva inaccettabile in una una democrazia. E poi, sulla base di quale criterio? Quello della proprietà del mezzo?
Questo accade anche con altre popolari piattaforme di condivisione (non uso inglesismi!) come Facebook e YouTube, per esempio con le questioni che riguardano la pandemia: è diventato impossibile esprimere una opinione su questo tema senza subire il blocco del proprio profilo o gli “avvertimenti” relativi alla minaccia di chiusura. O accetti la “narrazione” delle autorità sanitarie (dunque dando per scontato che quello che fanno i governi sia sempre giusto) oppure devi tacere. E, nella migliore delle ipotesi, essere ascritto alla categoria dei “negazionisti”, espediente quest’ultimo ormai utilizzato come una clava nei confronti di chi critica le restrizioni imposte dai governi.
Possono, queste piattaforme, che peraltro operano non per fini sociali ma per generare profitti milionari, esercitare un così vasto e incontrollato potere di veto e, di conseguenza, determinare le regole del dibattito politico e culturale di una società?
Romano Pisciotti: like

La democrazia rischia di non funzionare…per ignoranza

Non si è mai visto un ceto politico così ignorante. Laureati compresi. Colpa della scuola? O di una selezione al contrario? La democrazia rischia di non funzionare se conferisce responsabilità di comando a persone palesemente impreparate.

Tra i più tenaci candidati a capo del governo ce n’è uno giovanissimo (31 anni appena compiuti), facondo, con cipiglio, determinato e ubiquo, ma non ugualmente solido in quel che un tempo si chiamava “bagaglio culturale”. Dalla sua bocca escono senza freno riferimenti storici e geografici sballati, congiuntivi strampalati, marchiani errori di fatto, slogan e progetti cervellotici (recentissimi l’Italia come smart nation e la citazione dell’inefficiente governo Rajoy come suo modello), anche quando si muove in quella che dovrebb’essere la sua specialità, cioè quel mix indistinto di nozioni e fatterelli politico-storico-economici che forma la cultura del politico di fila. Inoltre, Luigi Di Maio (è di lui che parlo) non è laureato. Si è avvicinato al fatale diploma, ma per qualche motivo non lo ha raggiunto. Nulla di male, intendiamoci: pare che in quel mondo la laurea non sia più necessaria, neanche per le cariche importanti.

Un altro guaio, più serio, sta nel fatto che il ceto politico attuale, e ancor più (si suppone) quello che gli subentrerà al prossimo turno, ha un record unico nella storia d’Italia, di quelli che fanno venire i brividi: i suoi componenti, avendo un’età media di 45,8 anni (nati dunque attorno al 1970), sono il primo campione in grandezza naturale di una fase speciale della nostra scuola, che solo ora comincia a mostrare davvero di cosa è capace. Perché dico che la scuola che hanno frequentato è speciale? Perché è quella in cui, per la prima volta, hanno convissuto due generazioni di persone preparate male o per niente: da una parte, gli insegnanti nati attorno al 1950, formati nella scassatissima scuola post-1968; dall’altra, quella degli alunni a cui dagli anni Ottanta i device digitali prima e poi gli smartphone hanno cotto il cervello sin dall’infanzia.

I primi sono cresciuti in una scuola costruita attorno al cadavere dell’autorità (culturale e di ogni altro tipo) e della disciplina e all’insofferenza verso gli studi seri e al fastidio verso il passato; i secondi sono nati in un mondo in cui lo studio e la cultura in genere (vocabolario italiano incluso) contano meno di un viaggio a Santorini o di una notte in discoteca.

Prodotta da una scuola come questa, era forse inevitabile che la classe politica che governa oggi il paese fosse non solo una delle più ignoranti e incompetenti della storia della Repubblica, ma anche delle più sorde a temi come la preparazione specifica, la lungimiranza, la ricerca e il pensiero astratto, per non parlare della mentalità scientifica. La loro ignoranza è diventata ormai un tema da spot e da imitazioni alla Crozza. 

MAI COSI’ IGNORANTI

Presented by Romano Pisciotti

…a casa dei nonni

DA FACEBOOK:
Uno dei momenti più tristi della nostra vita é quando la porta della casa dei nonni si chiude per sempre.
Una volta chiusa quella porta non ci saranno più i pomeriggi felici con zii, cugini, nipoti, genitori fratelli e sorelle.
Ve lo ricordate?
Non era necessario andare al ristorante la domenica.
Si andava a casa dei nonni.
A Natale la nonna bucava l’ozono con le sue fritture mentre il nonno si dedicava all’arrosto facendo puntualmente bruciare la canna fumaria.
La tavola era lunghissima e veniva apparecchiata nella stanza più grande.
Adesso la casa è chiusa ed è rimasta soltanto la polvere.
Un cartello vendesi.
Nessuno la vuole quella casa.
È vecchia.
Va ristrutturata.
Costa troppo.
Cazzo ne sapete di quanto vale la casa dei nonni.
La casa dei nonni non ha un valore.
E così passano gli anni.
Non ci sono più regali da scartare. Frittate da mangiare. Verdure da pulire.
Quando la casa dei nonni si chiude ci ritroviamo adulti senza capire quando abbiamo smesso di essere bambini.
Certo per i nonni saremo sempre piccoli e indifesi.
Sempre.
I nonni avevano sempre il caffè pronto.
La pasta.
Il vino.
Le caramelle.
I 5 euro.
Poi finisce tutto.
Non ci sono più le canzoni.
Non si fa più la pasta fatta in casa.
La nonna non friggerá più le patatine e io non potrò più rubarle di nascosto dal forno.
Siete andati via troppo presto porca miseria.
Io volevo fare la salsa ancora una volta.
Il mirto.
Le chiacchiere.
E il liquore all’alloro.
Io volevo ancora accatastare la legna con te nonno, anzi grazie per avermelo insegnato.
E grazie per gli insegnamenti sulla vita.
E sulla campagna.
E sul giardinaggio.
Ora quando passo guardo quella casa e mi viene sempre l’abitudine di parcheggiare.
E di buttare giù il campanello.
E di sentire la nonna gridare che porco giuda non sono modi quelli.
Scusa nonna.
Non suoneró più il campanello.
Al massimo quando mi capiterà di pensarvi di nuovo, come ora, canterò una canzone.
Quella preferita dal nonno.
Un amore così grande.
Un nipote.
-Cit. Antonio Cotardo.
Grazie
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Non lasciarti distruggere i sogni

Un giorno Albert Einstein scrisse alla lavagna:

9×1 = 09

9×2 = 18

9×3 = 27

9×4 = 36

9×5 = 45

9×6 = 54

9×7 = 63

9×8 = 72

9×9 = 81

9×10 = 91

In classe lo prendevano molto in giro, perché aveva commesso un errore.

Poiché la risposta corretta per 9×10 è 90, tutti i suoi studenti lo derisero.

Poi Albert aspettò che tutti stessero zitti e disse:

“Nonostante abbia risposto alle prime 9 domande, nessuno si è congratulato con me, tuttavia quando ne ho fallito una soltanto, tutti hanno iniziato a ridere; ciò significa che nonostante io abbia molto successo, la società noterà il tuo minimo errore e se ne prenderà gioco.

Non lasciare che una semplice critica distrugga i tuoi sogni”

(Albert Einstein)

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SPLENDIDO NOVEMBRE

I novantuno anni di mia madre

 

Splendido novembre

 

Sono state più le lacrime

a scavarle anni e rughe,

sarà l’amore che ha donato

a renderle ancora tanta bellezza.

Ha pagato in tante fatiche

le gioie e le emozioni

da consumarle spalle e anni,

senza spegnerle un sorriso dolce.

Oggi, nostra madre vive l’equilibrio 

di una splendida, tenera resilienza

aspettando il ritorno dei ricordi

e del nostro intenso abbraccio.

 

Auguri, dolce e coraggiosa mammetta

Annamaria & Romano.

 

Ho messo nel cuore

gli abbracci persi,

i momenti mancati

e i tuoi sorrisi

che teneramente cercano

il riflesso dei miei.

Pesi ingiusti

e necessarie lontananze

accendono la gioia

di future carezze,

aspettami.

 

Romano

 

 

( di Romano Pisciotti)

PROFONDITA’ COVID

PROFONDITA’ COVID

 

Sotto quel casco

forse pensano solo

all’acqua minerale,

frizzante, e alla fame

di bollicine che scappano

come la vita.

Poterne avere un sorso:

d’acqua e di vita,

sentirla in bocca

e giù nelle budella.

Vita gassata di bolle

che vanno su

mentre il sommozzatore

sta andando giù

lentamente e impaurito

da profondità sconosciute

perché ha già finito

la sua bottiglia.

 

di Romano Pisciotti

Romano Pisciotti

L’illusione dei fondi europei

Per settimane abbiamo sentito il governo italiano vantarsi della grande vittoria ottenuta in Europa. Certo gli accordi originali comprendenti i prestiti Bei, il meccanismo Sure e il famigerato Mes non soddisfavano completamente, ma si stava lavorando ad una grande potenza di fuo06co, il vero bazooka per lo stimolo fiscale: il Recovery Fund.

Spacciato come la soluzione per tutti i problemi causati dalla pandemia di coronavirus, veniva ogni giorno annunciato e glorificato con un trattamento riservato solitamente alle divinità. L’apoteosi si è avuta dopo l’annuncio della proposta franco-tedesca, i famosi 750 miliardi di euro del piano Next Generation Eu che sembravano pronti per essere stanziati e che avevano spinto addirittura esponenti del governo ad annunciare come avevano intenzione di spendere i 120 miliardi che, non si sa bene in base a quali calcoli, ci sarebbero spettati.

Verosimilmente, sarà penalizzante per i Paesi a cui più serviranno questi fondi, che di fatto a fronte di sovvenzioni definite a titolo gratuito si troveranno a versare all’Unione europea contributi sensibilmente più alti di quanto già attualmente fanno.

Presentato da Romano Pisciotti

Eccesso di tutela e paura del rischio… segno d’incompetenza?

Quanto il decrescere delle competenze incide sulla crisi nella produzione portando all’estensione del dominio del rischio in ogni ambito della società?Forse troppe tutele servono a coprire troppe incompetenze.

Romano Pisciotti

 

Da  “La deriva dei competenti” di Pasquale Terracciano:

L’avanzamento tecnologico ha offerto nuove sicurezze, ma anche creato nuove paure; ha inoltre generato la promessa di poter prevenire un numero indefinito di possibili pericoli.

Ma se si moltiplicano all’infinito i rischi preventivabili e le procedure di sicurezza il sistema tracolla per eccesso di rumore, per l’impossibile sostenibilità della selva di protocolli assicurativi contro i pericoli.

Non si possono impiegare le risorse su ogni eventuale rischio; emergeranno sempre fragilità da scaricare su altri elementi del sistema. In una società costantemente sul filo del rasoio, le tensioni vengono infatti spostate di settore in settore – ad esempio dall’economia alla sanità alla scuola – fino a quando i nodi non vengono al pettine.

L’eccesso di tutela diventerà nociva essa stessa, «iatrogena» provocando cioè più danni di quanti ne cura.

C’è un rischio enorme ad ascoltare le sole ragioni delle precauzioni

Si potrebbe osservare che è possibile provare non tanto a prevenire tutto, quanto cercare di stimare fino a che punto si è disposti a perdere.

 

https://www.treccani.it/magazine/agenda/articoli/pensiero-politico/ventura.html

Ventura R.A (2020), Radical Choc. Ascesa e caduta dei competenti.

Nemesi Medica (1975)

Teoria della classe disagiata (Ventura, 2016)

 

Presentato da Romano Pisciotti

Curfew days in Nigeria…giorni di coprifuoco in Nigeria

( in calce la versione italiana)

Tormented, frustrated and whipped Nigeria, unable to use democracy and the common sense of peace and humanity.

The enforcement of rights continues to clash with old privileges and widespread ignorance.
The people struggle to improve their existence but still kneel prostrating themselves to popular little false teacher, distributors in the city districts and in the villages of enchanted, false and empty words … The right doctrine is the wisdom of the elderly, family solidarity and the enlightened wisdom of young entrepreneurs.

People rioting on the street seem to be asking to be enslaved by the vices embodied, rejoicing over a brief shower of pennies, drowning in misery and sweat.
Crowds demand justice but most are content to just steal a TV from the mall during the riot.
People swell like angry turkeys in the middle of the streets and ask for blood but believe the speeches of little barons who live off absurd traditions far from the needs of the people and who have never really offered ear or soul to the people.
The people have not yet understood the use of democracy and perhaps, for many, not even the use of logic and intelligence: they only try to scratch some small privileges to their masters, not knowing that the next day they will be poorer than before, still slaves of barons.

In a democracy you can vote, learn to do it, don’t bark and don’t look for shortcuts to democracy.

Poor children of a Greater Nigeria who still, after sixty years of independence, float in the sea of ​​ignorance and seek in history an excuse for their poverty … in a country where Nature offers divine goods … the rules of democracy would be to learn instead of reviving atavistic hatreds.

Strong and honest fathers who work folded under the scorching sun, their children who want and can be equal to young people around the world and courageous entrepreneurs must be the pride of this country … enlightened politicians will be born from them.

The path of democracy is not easy, but it is the only one that can be taken … democracy, civic education, must be taught and learned in the classrooms of schools and universities … non-violence is a teacher of civilization if you have your own goals in the heart.
A great country is built with pride, there is no pride by storming shopping centers or traveling clandestinely on boats to Europe: build your country with courage, passion and honest work.

God bless Nigeria.

by Romano Pisciotti

“Gift of God”

Nigeria tormentata, frustrata e frustata, incapace di usare la democrazia e il comune senso di pace e umanità.

L’ applicazione dei diritti continua a scontrarsi con vecchi privilegi e ignoranza diffusa.
Il popolo lotta per migliorare l’esistenza ma ancora si inginocchia prostrandosi a popolari piccoli falsi maestri distributori, nei quartieri cittadini e nei villaggi, di parole incantate, false e vuote…La giusta dottrina è la saggezza degli anziani, la solidarietà familiare e l’illuminata saggezza di giovani imprenditori.

La gente in rivolta per strada sembra chiedere di essere schiava dei vizi incarnati, esultando per una breve pioggia di penny, lasciandosi annegare nella miseria e nel sudore.
La folla chiede giustizia ma la maggior parte si accontenta di rubare solo una TV al centro commerciale durante la sommossa.
Le persone si gonfiano come tacchini arrabbiati in mezzo alle strade e chiedono sangue ma credono ai discorsi di piccoli baroni che vivono di tradizioni assurde lontane dai bisogni della gente e che non hanno mai veramente offerto orecchio o anima alla gente.
Il popolo non ha ancora capito l’uso della democrazia e forse, per molti, nemmeno l’uso della logica e dell’intelligenza: cercano solo di scalfire qualche piccolo privilegio ai loro padroni, non sapendo che il giorno dopo saranno più poveri di prima, ancora schiavi di baroni.

In una democrazia puoi votare, impara a farlo, non si abbaia e non si cercano scorciatoie alla democrazia.

Poveri figli di una Grande Nigeria che ancora, dopo sessant’anni di indipendenza, galleggiano nel mare dell’ignoranza e cercano nella storia una scusa per la loro povertà… in un paese dove la Natura offre beni divini… le regole della democrazia sarebbero da imparare anzichè far rinascere odi atavici.

I padri forti e onesti che lavorano piegati sotto il sole cocente, i loro figli che vogliono e possono essere uguali ai giovani di tutto il mondo e gli imprenditori coraggiosi devono essere l’orgoglio di questo Paese…da loro nasceranno politici illuminati.

La strada della democrazia non è facile, ma è l’unica percorribile…la democrazia, l’educazione civica, va insegnata e imparata nelle aule delle scuole e delle università…la non violenza è maestra di civiltà se hai i tuoi obbiettivi nel cuore.
Un grande paese si costruisce con l’orgoglio, non c’è orgoglio assaltando i centri commerciali o viaggiando clandestinamente su barconi verso l’Europa: costruisci il tuo paese con coraggio, passione e onesto lavoro.

Dio benedica la Nigeria.

di Romano Pisciotti