La legge del cannone
non è mai cambiata,
ha solo aumentato la gittata:
le anime belle credono
possa esistere una pace
più duratura di quella eterna.
Romano Pisciotti
La legge del cannone
non è mai cambiata,
ha solo aumentato la gittata:
le anime belle credono
possa esistere una pace
più duratura di quella eterna.
Romano Pisciotti
Spariranno i motori,
le passioni e i colori,
l’avventura, le mode, i dubbi,
le chiese
e il libero pensiero.
Vestiranno di grigio
e non faranno più l’amore,
cammineranno in fila
come lombrichi.
Saranno controllati
i sentimenti,
i battiti del cuore,
la sudorazione,
il cibo
e la cacca.
Danzeranno gli invertebrati,
connessi e felici,
senza storia né opinioni,
nel barattolo
che chiameranno
nuova civiltà.
Forse conteranno gli anni
dalla fondazione
della Banca Centrale.
Romano Pisciotti
Il Vittoriano è monumento
di storia e sacrificio.
Fu Patria.
Fu dolore.
Fu valore.
Era Italia
una e combattente.
Oggi è tomba:
del passato
e degli eroi.
Le pietre resistono
a pennacchi e parate,
a vuote liturgie:
resti di sogni,
menzogne,
fallimenti,
tradimenti
della sola bandiera.
Nessuna pietra pianse
per la corona caduta.
Ogni pietra stilla lacrime
per un Paese
senza testa.
Alla fine,
tutte le pietre
si scioglieranno
nella vergogna.
Romano Pisciotti
Quella divisa bianca
nel sole d’agosto
vestiva la nostra gioventù
e i nostri sogni.
Noi, orgogliosi
di quella fascia blu,
segno d’autorità e vigilanza,
abbiamo compiuto,
con sobrietà e dedizione,
il nostro dovere.
La sciabola del comando,
simbolo di responsabilità
e fedeltà al giuramento,
ci legava al dovere
di combattere per la bandiera
e per i valori che ardevano
nei nostri cuori caldi.
Oggi, senza stanchezza,
ricordiamo il candore
di una divisa
che per sempre
ci ha vestito l’anima.
Romano Pisciotti
Delusi dagli dèi,
che ci hanno gettati
in una polenta di stelle:
non siamo mai stati
i prediletti,
ma soltanto futuro pasto
di un buco profondo
che ruota e viaggia
nell’infinito mare
di polvere e detriti.
Galassie immense
che la nostra mente
non distingue
né comprende davvero.
Siamo al centro
solo di una bolla
che inganna l’occhio
e l’anima,
composta unicamente
dalle stelle che vediamo:
illusione perfetta
per l’ingenuità
di uomini che vivono
nel breve respiro
di un nano-luce.
Verità antica,
nota ai Greci,
agli Arabi sapienti
e a Galileo.
Ma impauriti dal vero,
continuiamo a pregare,
preferendo l’illusione.
Romano Pisciotti
SULLA SCIA DEI SOGNI
di Romano Pisciotti
⸻
“Alla mia età…” faceva una canzone, “…si comincia a sognar…”
Da quell’età a oggi non ho mai smesso di sognare, pur rimanendo con i piedi ben piantati a terra… non sempre proprio a terra, avendo navigato per molti anni.
Con i piedi a mollo, o meno, non ho mai smesso d’avere traguardi: prima desiderati, poi raggiunti (non tutti). Sognavo di più, non mi accontentavo… né mi accontento ora!
Non accontentarsi mai è una condizione (forse) un po’ precaria. È sfida continua, ricerca continua, miglioramento continuo.
Ho preso anche qualche batosta, ho visto infrangersi dei sogni, ma ho voltato pagina… anche da sotto zero, più volte.
Sono stati i sogni a riportarmi in alto, nel senso più vero: volare…continuando ad avere obiettivi, anche difficili.
Tra successi e sconfitte, posso dire che sognare mi ha sempre fatto bene. Anche solo per sognare rivincite e per aiutarmi nelle risalite.
Sognare mi ha insegnato a ragionare, a prevedere, a vedere il futuro.
Su strade difficili ho incontrato diavoli e angeli. Con pochi maestri ho imparato a confrontarmi con me stesso.
Nelle aziende dove ho lavorato, in Italia e all’estero, sono stato sempre un innovatore — da dirigente e da imprenditore.
Il cambiamento crea nemici più che ostacoli. Il successo spaventa chi vive di rendita e di comodità.
Di nani ne ho incontrati spesso, qualcuno mi ha derubato dei frutti, ma nessuno è riuscito a sradicare il mio albero dei sogni.
Sognare non significa vivere tra le nuvole.
È vivere il futuro — non uno, ma più di uno — e scegliere.
Saper scegliere è la parte più importante: per scegliere serve lucidità staccandosi dal sogno.
Nella scelta siamo soli e siamo veri.
Certamente, non tutto era scritto nei sogni, sarebbe stato troppo facile…e ho affrontato la vita reale: ho vissuto intensamente.
La realtà è come il tempo, sempre più veloce dei sogni: occorrerebbero più ore nella giornata per realizzare tutti i sogni, forse anche più anni…che, purtroppo, non ci sono dati.
Sognare è costruire una realtà diversa, non necessariamente fatta solo di case, auto o soldi. Anche questi possono starci, ma il sogno è più profondo: è plasmare il domani.
Realizzare un sogno non è facile: si vola ma si rischia d’affondare.
Spesso il sogno stesso è una trappola.
Intestardirsi nella realizzazione può essere fallimentare.
“L’avrò di riffa o di raffa”… potrebbe voler dire sopruso, verso gli altri o verso sé stessi.
La rinuncia non è sempre sconfitta: può essere lungimiranza.
Se, a volte, sembro perdermi nel “cazzeggio” …è solo un momento di confronto tra sogno e realtà. Pensare, per molti, sembra diventato un optional.
Ci affidiamo a sondaggi, all’Intelligenza Artificiale e alle opinioni altrui.
Serve invece l’analisi, il confronto tra forze disponibili e obiettivi da scalare.
Buone idee mi vengono camminando, o… cazzeggiando sul divano, dove il soffitto è un buon limite ai voli troppo alti e arditi.
Il sogno può solo spronare, se supera il tuo limite… forse è il sogno sbagliato.
È giusto guardare oltre l’orizzonte, imbarchiamoci con prudenza e l’accortezza di scegliere una buona nave e un buon equipaggio: da un sogno si può tornare, da un incubo no.
Passare da novello Colombo a piccione frollato è un attimo!
Sognare è gratis, realizzarli costa.
Ma vivere senza sogni è vivere da replicanti.
Realizzare sogni richiede sacrificio, coraggio, costanza, un pizzico di fortuna e la consapevolezza che non tutto dipende da noi. Abbiamo bisogno di altri sognatori:
“Ciascuno cresce solo se sognato.” (Danilo Dolci)
Non bastano volontà e ispirazione: serve connessione con il mondo.
Prevedere, anticipare, captare: è il mestiere del realizzatore di sogni. Un buon aiuto può venire dai “segnali deboli.”
I segnali deboli sono preziosi: piccole scosse prima di un’eruzione. Avvertimenti e anticipazioni dei cambiamenti sociali e del mondo che ci circonda.
Nei social, nei discorsi, nei bilanci e negli atteggiamenti si nascondono verità.
Saperle vedere è un’arte.
Io non credo nel “lavoro da remoto”: lontani, ci si disconnette dagli stimoli e dall’ambiente.
Anche la scuola oggi prepara solo pessimi esecutori e non dei buoni sognatori. Così la società dei consumi ci vende sogni precotti — usa e getta.
Esistono manuali per sognatori creduloni, ma vincere alla lotteria è assai raro! Alcuni articoli sono solo trappole motivazionali.
Non basta dire “non mollare mai.”
Il vero consiglio è: non insistere troppo. Cambia sogno, se serve.
Non tutto è realizzabile!
Possiamo sognarci maghi o imperatori, solo se non lo raccontiamo in giro, rischiando di passare per “Napoleoni” da manicomio. Sognare in grande può far bene al nostro spirito, ma attenzione a non esagerare: il risveglio potrebbe essere poco piacevole.
Non leghiamoci ad un sogno anche dopo aver raggiunto il nostro limite, oltre al limite ci vanno i santi…se questi sono i vostri idoli, auguri!
Sii pratico. Valuta forze, costi, e impatto sulla tua vita e sulla vita dei tuoi cari.
Evita i sogni (i progetti) complessi che necessitano troppi incastri con la vita di altri.
Non andare contro la tua natura e il tuo carattere.
Focalizza le tue motivazioni.
Prepararsi alle difficoltà mi sembra un consiglio ovvio.
Chiedetevi se quel sogno è ciò che volete realmente, non chiedetevelo dopo una sconfitta, cadreste nella favola della volpe che scopriva l’uva acerba!
Cazzeggiate e cazzeggiate sino a che non sarete ben convinti che realizzare quel sogno sia il vostro vero e desiderato obbiettivo.
Nessun sogno vale la vita…se non siete degli eroi.
Fissa una scadenza ai tuoi sogni, non siamo eterni.
Gli imprevisti, malgrado venga valutato tutto, sono una certezza. Generalmente un imprevisto non è un dramma e il più delle volte è cosa di poco conto, facilmente risolvibile con piccoli aggiustamenti.
L’imponderabile è ciò che sfugge anche alla più attenta previsione, fortunatamente si tratta di eventi che si fanno annunciare (segnali deboli). Non sempre si può evitare la catastrofe e dovrete correre alle scialuppe, sempre che non vogliate affondare con la nave, però nessun sogno svanito può valere un suicidio.
L’imponderabile è un evento esterno, è assai probabile che voi non abbiate sbagliato nulla, ma capita.
Se l’evento non vi ha sotterrato, potete riprendere la vostra strada verso nuovi sogni.
L’imponderabile è come una specie di meteorite: può dipendere dal cambiamento dell’ambiente, dal cambiamento di una legge, dalla vostra salute, da un’ insospettabile vigliaccata…insomma dalla sfiga più nera!
Ho sperimentato qualche evento imponderabile, ma non ho smesso di sognare e di avere una vita tuttora invidiabile e ricca di progetti in realizzazione.
Indubbiamente sarei stato meglio senza il meteorite, ma l’abilità di non farsi colpire in pieno (l’esperienza), la solidarietà di qualche fedele, la mia professionalità e qualche provvidenziale riserva, mi hanno evitato il disastro. Ho usato la scialuppa e ne sono contento, salvarsi non è disonorevole… se non siete un samurai.
Conservate sempre una scorta di risorse, non necessariamente denaro: sul TITANIC valeva più una scialuppa dell’oro!
Continuate a sognare.
“Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni…”
William Shakespeare “La Tempesta” (atto IV).
Un abbraccio a tutti,
Romano
Caro nipote,
mi hai chiesto della guerra, delle navi e degli eroi. La tua curiosità si è spenta quando hai scoperto che io “facevo fumo”: io non ero in torre con artiglieri e mitraglieri, ma in disparte, senza l’onore della battaglia.
Il tuo sorriso si è appassito, quasi a rimproverarmi d’essermi imboscato! Il mio racconto non aveva la gloria del fuoco o il sapore della battaglia: ho risentito lo scherno di qualche marinaio che mi canzonava, mentre mi rannicchiavo tra valvole e pomelli.
Carissimo nipote, la guerra è brutta cosa, e in mare c’e muro di ferro contro muro di ferro, bordata contro bordata…paura contro paura; c’è solo qualche centimetro d’acciaio tra la vita e la morte, c’è solo un po’ di fortuna o la scarsa mira di un nemico accecato dai lampi del fuoco.
Pensa ad una pioggia pesante come una montagna che solleva il mare in colonne spumeggianti che si avvicinano, come un branco di lupi nella rincorsa della preda! Pensa a quei minuti, alla risposta dei nostri cannoni, al tremare dello scafo…pensa al morso di un drago che, tra boato e fuoco, divora un’intera torre sopra le urla di tanti sfortunati; pensa alle grida di dolore e agli ordini concitati.
Si vira di bordo: la nave s’abbatte e il mare è già pronto ad accogliere anime e ferro.
Le caldaie tuonano e la nave s’inchina a dritta e poi a babordo, mentre molti già pregano.
Lo scafo si solleva, forse retto dalla mano di Dio.
La balena sanguinante fugge, ma il destino non ha finito di colpire…come le bordate del nemico!
Arriva l’ordine: “Fare fumo”…è un urlo!
Io, con il cuore a mille, eseguo la manovra orchestrando leve e valvole: subito s’alza un muro bianco, più denso della nebbia…più sperato dell’abbraccio di una madre.
Il fumo dell’ultima speranza che toglie la vista ai cannoni che s’accingevano al facile banchetto!
Il fumo implorato dai marinai delle torri, dei casseri e di tutti i ponti, avvolge tutto e tutti, coprendo la manovra di fuga verso la salvezza.
Persa la battaglia, si sono salvate tante vite e la nave ci ha riportato in acque tranquille sino a casa.
Quello è stato il mio momento, se non di gloria, sicuramente di speranza per tutti…quello era il mio compito e ho fatto il mio dovere!
Romano Pisciotti
(…Interpretando il racconto di un amico)
Un muro di fumo sull’acqua
Questa cortina fumogena è stata utilizzata durante la seconda guerra mondiale per nascondere le navi militari durante la battaglia.
Il tetracloruro di titanio, un liquido corrosivo incolore e non infiammabile, a contatto con l’aria umida si idrolizza rapidamente, producendo una sostanza gassosa densa e bianca, costituita da goccioline di acido cloridrico e particelle di ossicloruro di titanio.
Il mare calmo
ha già inghiottito
la notte,
incurante dell’eterno
che non lo tocca,
sembra dormire
sazio di tormenti;
il suo alito marcio
sale a un cielo
troppo sbiadito d’azzurro
e il caldo feroce
scioglie le onde
in un respiro lento
che muore tra le vele
già vuote.
Il silenzio dei pensieri
è oramai padrone
dell’incauto vascello
che ha consumato
vento e fortuna
dove il tempo
è solo presagio
dell’imminente fine.
Romano Pisciotti
I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti…
OGNI RIFERIMENTO NON È CASUALE
Innocui ronzii
di carcerati innocenti
colpiti da una ciabatta
o dal martello
di giudici infami
che, per malavoglia,
si fermano agli indizi!
Insetti
che vivono poco
per natura
o per la folla
che cerca soddisfazione
in una qualunque
vendetta.
Romano Pisciotti
Quando la giustizia sbaglia
L’errore giudiziario non è un’astrazione. È un fatto concreto, devastante, che spezza vite e abbatte la fiducia nello Stato di diritto. Ogni anno, nel mondo, decine di persone vengono incarcerate per crimini che non hanno commesso. In alcuni casi, vengono condannate all’ergastolo, in altri addirittura alla pena di morte. Il sistema giudiziario, per quanto costruito su principi di equità e presunzione d’innocenza, non è infallibile. E quando fallisce, lo fa in modo devastante.
I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti, sebbene appartengano a famiglie differenti (Tipulidae i primi, Culicidae i secondi). E si sa, una zanzara più è grande più sangue succhia… o almeno è ciò che i più credono. Questi insetti, tuttavia, non sono assolutamente ematofagi, anzi, molte specie vivono così poco che da adulti che neppure si nutrono.
Sono pericolosi? No. Sono nocivi? No. Possono causare danni all’essere umano? No. Possono causare danni a giardini o coltivazioni? No.
È chiaro che ucciderli solo perché somiglianti a grosse zanzare non ha molto senso, lasciamoli in pace.
In foto la mastodontica Tipula maxima.
(© Andrea Bonifazi)
Vele come un ricamo
di brezza leggera
per la fragile barca
del pescatore:
soffio di speranza
per anime semplici.
Rito pagano e cristiano,
profezia attesa
per un futuro
almeno
meno gramo!
Romano Pisciotti
– La sera del 28 giugno, vigilia della solennità dei santi Pietro e Paolo, davanzali, cortili e giardini di un’ampia porzione d’Italia e della Toscana si riempiono di caraffe d’acqua limpida che custodiscono un albume d’uovo.
Questo gesto semplice dà vita alla cosiddetta ‘Barca di San Pietro‘, nota anche come ‘veliero‘, usanza radicata soprattutto in Garfagnana e Val di Lima, Valleriana e Galciana. Secondo il folklore, durante questa notte l’apostolo pescatore soffierebbe nel recipiente, trasformando l’albume in sottili vele cristalline che, all’alba del 29 giugno, galleggiano come un minuscolo veliero. In origine, la forma di queste “vele” era un oracolo agricolo: aperte e distese promettevano sole, fortuna e raccolti abbondanti, chiuse e filiformi annunciavano piogge e difficoltà.