INNOCENTI

I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti…

OGNI RIFERIMENTO NON È CASUALE

Innocui ronzii

di carcerati innocenti

colpiti da una ciabatta

o dal martello

di giudici infami

che, per malavoglia,

si fermano agli indizi!

Insetti

che vivono poco

per natura

o per la folla

che cerca soddisfazione

in una qualunque

vendetta.

Romano Pisciotti

 

Quando la giustizia sbaglia

L’errore giudiziario non è un’astrazione. È un fatto concreto, devastante, che spezza vite e abbatte la fiducia nello Stato di diritto. Ogni anno, nel mondo, decine di persone vengono incarcerate per crimini che non hanno commesso. In alcuni casi, vengono condannate all’ergastolo, in altri addirittura alla pena di morte. Il sistema giudiziario, per quanto costruito su principi di equità e presunzione d’innocenza, non è infallibile. E quando fallisce, lo fa in modo devastante.

 

I tipulidi sono insetti davvero sfortunati: sebbene per noi totalmente innocui, morfologicamente ricordano delle zanzare giganti, sebbene appartengano a famiglie differenti (Tipulidae i primi, Culicidae i secondi). E si sa, una zanzara più è grande più sangue succhia… o almeno è ciò che i più credono. Questi insetti, tuttavia, non sono assolutamente ematofagi, anzi, molte specie vivono così poco che da adulti che neppure si nutrono.

Sono pericolosi? No. Sono nocivi? No. Possono causare danni all’essere umano? No. Possono causare danni a giardini o coltivazioni? No.

È chiaro che ucciderli solo perché somiglianti a grosse zanzare non ha molto senso, lasciamoli in pace.

In foto la mastodontica Tipula maxima.

(© Andrea Bonifazi)

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LA BARCA DI PIETRO

Vele come un ricamo

di brezza leggera

per la fragile barca

del pescatore:

soffio di speranza

per anime semplici.

Rito pagano e cristiano,

profezia attesa

per un futuro

almeno

meno gramo!

 

Romano Pisciotti

– La sera del 28 giugno, vigilia della solennità dei santi Pietro e Paolo, davanzali, cortili e giardini di un’ampia porzione d’Italia e della Toscana si riempiono di caraffe d’acqua limpida che custodiscono un albume d’uovo.

Questo gesto semplice dà vita alla cosiddetta ‘Barca di San Pietro‘, nota anche come ‘veliero‘, usanza radicata soprattutto in Garfagnana e Val di Lima, Valleriana e Galciana. Secondo il folklore, durante questa notte l’apostolo pescatore soffierebbe nel recipiente, trasformando l’albume in sottili vele cristalline che, all’alba del 29 giugno, galleggiano come un minuscolo veliero. In origine, la forma di queste “vele” era un oracolo agricolo: aperte e distese promettevano sole, fortuna e raccolti abbondanti, chiuse e filiformi annunciavano piogge e difficoltà.

 

LA CASA D’ACCIAIO

Nel tramonto

smunto arancione

si spegne

l’azzurro del mare,

il cuore si fa triste

quando il sole

è sotto l’orizzonte

e i ricordi s’accendono

con le stelle.

È l’ora

della fragilità dell’uomo

e della forza dell’acciaio

già custode

di sogni e pensieri

di tanti marinai

e della memoria

di molte tempeste.

La nave scivola

nel nuovo buio

portandosi paure

e speranze

di chi affida a Dio

e al buon acciaio,

la propria vita.

 

Romano Pisciotti

LA TERZA GUERRA MONDIALE

Non torneremo

a bere ciofeca,

non avremo il tempo

di finire il caffè

tanto meno

di preparare la cocuma:

non vivremo

la fame della guerra!

Solo qualche arrogante

e idiota volonteroso

ci porterà alla fine,

non per conquista

ma stupido puntiglio,

faranno piovere

atomi di morte.

Morta la politica,

morti tutti noi…

e loro!

Romano Pisciotti

 

Con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il caffè divenne sempre più raro e costoso e con la perdita dell’impero coloniale nel 1941 il caffè divenne rarissimo. Fu così che gli italiani iniziarono a bere i suoi succedanei: caffè d’orzo, di segale, di malto, di cicoria, di fichi e addirittura di carciofi. La prossima guerra sarà così rapida che non avremo il tempo per un caffè!

GIGLI DI MARE

Gocce cadute dal cielo,

come racconta il mito,

semi leggeri

portati dalle onde

su rive sabbiose

dove sboccia

il candore della bellezza:

profumo

nelle dune inospitali

del mediterraneo.

Forse nostalgie di marinai,

pensieri lontani

che tornano

sulle amate terre lasciate.

Forse sogni affidati al mare

per crescere nell’impossibile

o lacrime di cuori

di chi non è tornato.

Fiori urticanti

che portano il dolore

dei combattenti in mare

che avete dimenticato.

Romano Pisciotti

(10 giugno, festa della Marina Militare)

Giglio di mare: fiore meraviglia della natura, bianco e con una forma dei petali che ricorda le bellissime orchidee. Fiore che produce una capsula contenente molti semi di colore nero. Il vero seme è situato all’interno di una massa sugherosa e leggerissima, che permette il galleggiamento del seme come se avesse un salvagente. Le onde e le correnti portano i semi anche in terre lontanissime.

La bellezza e rarità rendono questo fiore un simbolo della biodiversità costiera italiana, ma nasconde delle insidie, in quanto velenoso: può causare irritazioni e ustioni cutanee.

 

LE TORRI ARABE

Sette mitiche torri

popolate da sogni,

glorie e anime infedeli,

dovevano essere

segno della storia

e incrollabile difesa:

il vulcano ha coperto

fatiche, battaglie

e grandi pietre.

l’Etna

è l’unico signore

di queste terre,

alla grande Montagna

poco importa

delle baruffe tra

arabi, siculi o normanni.

Lui è,

e Lui fa

la storia, la vita

e la morte.

Delle sette torri

solo il ricordo

sullo scudo azzurro

stemma di Mascali,

città fiera di resilienza

tra il fuoco

e l’azzurro del mare.

l’Etna continua a borbottare,

forse

si è fatto ragione:

Mascali non cede!

Romano Pisciotti

Delle “Sette Torri di Mascali”, poste nello stendardo dell’odierno Comune di Mascali (CT), non esiste più traccia.

 

IL POTERE DI UNA GOCCIA

Difficile per la mente

figurare il tempo:

cento milioni d’anni

s’inghiottiscono

i Cesari, le piramidi d’Egitto

e tanta storia del pianeta

con gli ominidi

e le bestie estinte.

Tutto diventa

il museo della fantasia

o una poco comprensibile

stanza del passato

dove vita, paure,

lotte e morte

forse

non avevano anima

ma sicuramente carne,

sangue e dolore.

Mentre tutto il bestiario

calpestava la terra

o volava

nei celi rossi

o nuotava

in oceani melmosi,

un cucciolo curioso

trovava culla eterna

in una goccia appiccicosa:

di tutto lo spazio dell’universo,

una goccia,

destinata a diventare ambra,

cadeva

sul piccolo camaleonte

soffocandolo in una bolla.

Il destino è stato

incontro

tra spazio e tempo!

Il nostro tempo

è quello dal gocciolio

sulla corteccia della sequoia

alla caduta e all’incontro

con i nostri progetti,

amori e gioie.

Lo stupore della morte

o l’annunciata attesa,

senza la consolazione

però

dell’immortalità

nella preziosa ambra.

Romano Pisciotti

 

DAL WEB:

È solo un cucciolo ma è il più vecchio antenato di camaleonte mai rinvenuto. Nonostante i suoi 99 milioni di anni mostra un corpo perfettamente conservato, con squame lucenti e artigli affilati da ammirare attraverso una limpida goccia d’ambra.

Il minuscolo tesoro, in realtà, fu recuperato decine di anni fa in una miniera in Myanmar e, fin ora, è rimasto nascosto in una collezione privata. Solo recentemente è stato consegnato, insieme con altri, al Museo di Storia Naturale della Florida. Gli scienziati hanno quindi potuto procedere alla datazione dell’ambra in cui è imprigionato riuscendo, verosimilmente, a collocare l’evento in un tempo lontanissimo, quasi cento milioni di anni fa.

Ma cosa successe quel giorno?…..

VOLO DI GABBIANI

Volo di gabbiani

nel tiepido tramonto,

quando il mare

è più mare:

padrone, madre e poesia,

tormento,

pittore dei colori

d’immensi dolori

e nuovi amori.

Volo di gabbiani

nel rosso tramonto,

quando il mare

è schiavo della Luna,

culla di sogni

o tomba di passioni.

Volo di gabbiani

nel buio incombente,

quando il mare

è sacrificio

per santi pescatori

e rifugio di peccatori,

ombra di muti eroi

e perdizione di anime

sconosciute al paradiso.

Volo di gabbiani

nella notte nera

e nei ricordi

più profondi dell’abisso,

volano

verso bastimenti lontani,

mentre le stelle

si specchiano sul mare.

Volo di gabbiani

nella tuonante tempesta,

il mare

si ribella a Dio

e il cuore rimane solo.

 

Romano Pisciotti