MENO CINA, MENO GLOBALIZZAZIONE

Genova – Tan Chong Meng, ceo del gruppo PSA International, prevede che la pandemia di Covid-19 ridurrà l’attività degli operatori terminalistici globali per due – tre anni.

PSA International

Il ceo di PSA, multinazionale che gestisce anche il porto container di Genova-Pra’, ha detto che “dobbiamo essere preparati ad una recessione”. Un rimbalzo economico? “Può avvenire ma solo con aziende in salute, non è certo il caso adesso”. Tan sottolinea che in questi mesi “c’è stata una folle corsa al commercio online e alle piattaforme di lavoro virtuali, ma questo è riuscito solo a far andare avanti il ​​mondo con una marcia molto bassa”.

La ripresa per il commercio e le attività di PSA a livello globale richiederà anni, anziché mesi.

Il ceo di PSA prevede anche uno spostamento verso la regionalizzazione dei traffici e una minore dipendenza dalla Cina come centro di produzione.

“I produttori potrebbero concentrarsi maggiormente sulla regionalizzazione per abbreviare le catene di approvvigionamento, gestire le scorte in modo più efficace e raggiungere i mercati più rapidamente. Ciò potrebbe accelerare lo spostamento della produzione dalle tradizionali fabbriche globali come la Cina alle zone di produzione regionali”.

Romano Pisciotti: la pandemia ha reso palese la pericolosa concentrazione di approvvigionamenti da fonti quasi esclusive….i comuni cittadini hanno scoperto quanto il mondo dipende dalla produzione cinese.

Una pagina triste della marineria italiana

Era la mattina del 12 Aprile 1966, la Michelangelo stava procedendo verso New York con 745 passeggeri a bordo.

Quel giorno si sviluppò una tempesta di enorme potenza, molte navi si trovarono in difficoltà, 5 marinai furono spazzati via dal ponte di coperta della nave da carico inglese Chuscal.

Erano circa le 10 del mattino quando un’onda anomala si presentò di fronte alla nave proprio nel momento più sfavorevole per essere affrontata.

Il comandante Giuseppe Soletti, alla sua ultima traversata, deviò verso sud dalla rotta standard, per evitare il centro della tempesta. Venne consigliato ai passeggeri di stare in cabina, per evitare di essere sbattuti per i corridoi. A bordo c’era anche lo scrittore tedesco Gunther Grass con la moglie, e l’ammiraglio Giurati, il presidente dell’Italia Navigazione.

Claudio Suttora, il Primo Ufficiale, racconta: “Le onde diventavano sempre più alte e violente, e proprio alla fine di un grande beccheggio ci siamo trovati davanti quell’onda enorme. La Michelangelo, che fino a quel moneto era stata in grado di risalire le onde, infilò dritta la prua in quell’enorme, spaventoso e insuperabile muro d’acqua… nessuno di noi si rese conto di cosa stesse per succedere, quell’onda ci si è formata davanti quasi all’improvviso… per fortuna l’urto non fu così forte da danneggiare anche il timone, così riuscimmo presto a rimettere la nave contro le onde”.

Claudio Cosulich, all’epoca vice comandante della Michelangelo, racconta:”Quando arrivò l’onda, non ero sul ponte di comando, un’onda precedente aveva scoperchiato una presa d’aria sul ponte di prua ed ero andato con quattro volontari a riparare il danno, per evitare che l’acqua entrasse. Avevamo appena finito e stavamo scendendo una scaletta sotto il ponte… cademmo tutti rovinosamente… fu come incassare in pieno una cannonata da 305 mm.”

L’onda scavalcò la prua alta circa 18 metri e sfondò le lamiere dalla parte frontale della nave, distanti più di 70 metri dalla cima della prua, e molti oblò spessi quasi 2 centimetri fin sul ponte di comando, a 25 metri dalla linea di galleggiamento.

Due passeggeri, che avevano la cabina nella parte colpita dall’onda, morirono quasi subito, un membro dell’equipaggio morì poco dopo. I feriti furono più di 50, 10 dei quali, gravi. Lo stesso Cosulich, che in seguito Cosulich divenne l’ultimo comandante della Michelangelo, riportò una serie di fratture al braccio sinistro.

Poco dopo l’incidente la Michelangelo venne raggiunta da una nave militare americana che fornì assistenza medica supplementare, mentre I medici della Michelangelo lavorarono ininterrottamente fino all’arrivo a New York.

A New York la Michelangelo si fermò 3 giorni per le riparazioni temporanee, consistenti nella copertura della parte colpita, mentre al ritorno in Italia venne adeguatamente riparata e rinforzata, sostituendo le lamiere della parte frontale, fatte in lega di alluminio, con lamiere di acciaio in modo da renderla più resistente in futuro. Lo stesso lavoro venne eseguito sulla Raffaello. Per diminuire il peso delle navi e ridurre il consumo di carburante, l’alluminio era infatti utilizzato per le sovrastrutture di molte navi moderne negli anni ’60, così dopo l’incidente della Michelangelo anche altre navi come il France e lo United States ebbero la parte frontale rinforzata in acciaio.

Questo fu l’unico grave incidente della storia della Michelangelo e più tardi sia la Michelangelo che la Raffaello superarono senza alcun danno una tempesta di eguale intensità.

L'immagine può contenere: cielo, abitazione e spazio all'aperto

Facebook, dal post di Fausto Iacono:

Le Mitiche Navi Passeggeri (The Legendary Passenger Ships)

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Romano Pisciotti: sono stato imbarcato sulla gemella Raffaello. Ho conosciuto il Capitano Superiore di Lungo Corso Claudio Cosulich quando era al comando dell’AUGUSTUS ed io ero un giovane Allievo Ufficiale.

L’inferno americano

Una bella analisi di
Eugenio Palazzini
Negli USA a contare è solo la spietata realtà di un perpetuo Far West.
E questa ci dice, senza girarci troppo intorno, che negli Stati Uniti non si intravedono possibilità di integrazione e orizzonti di convivenza pacifica.
Il multiculturalismo americano è in realtà uno spietato multirazzismo dove domina il richiamo del sangue e dove si torna sempre al sangue. Back to blood, per dirla con Tom Wolf. E’ qui che l’appartenenza all’etnia si è sempre fatta ghetto, dove il miraggio di una simpatica Babilonia oscilla tra l’anelito di dorate supremazie e cavernicoli slum in cui sfogare la rabbia del presente.
Non c’è spazio per alcun sogno, ci si insozza della propria merda e si abbandona la speranza. Un girone dantesco che non prevede purgatori, si passa dall’inferno al paradiso consapevoli che li divide una sottile linea rosso sangue: nel ghetto tutto fa schifo ma è l’unico spazio dove si può contare qualcosa. Ne emerge un’unica certezza: di fronte a questa varietà umana, spesso avvilente, si distinguono per arrendevolezza i bianchi angloamericani, in preda al tramonto psicofisico (e metafisico) che campa di una rendita ormai lacera. Loro non riescono a rifugiarsi neppure nel ghetto. Senza più sangue, restano le menti sospese di Elvis, the Pelvis.
Romano Pisciotti: Il sogno americano è una leggenda !!

Cambiamenti

 La pandemia ha causato cambiamenti permanenti nel modo di vivere delle persone, nel modo in cui il governo serve i suoi cittadini e nel modo in cui operano le imprese. Le cose non saranno più le stesse, le fasi successive non ci riporterà dove eravamo prima.

Romano Pisciotti: …”è assai probabile che assisteremo ad un “cambiamento”, molti sono i dubbi per un cambiamento in meglio: cominceremo con una moria di piccole aziende, questo non sarà certo positivo; ci sarà un crollo del PIL e le Borse continueranno a premiare o castigare in base a interessi ben lontani dalla reale capacità delle società di produrre, vendere e creare tangibile ricchezza.

I finanziamenti europei arriveranno, molto probabilmente, in ritardo e non saranno un regalo, malgrado la propaganda dei politicanti.

Riusciremo a mettere l’uomo al centro dell’interesse della politica o continueremo a ragionare in base ai mercati?

Riusciremo a non peggiorare lo stato di salute del globo?

Riusciremo a limitare il potere dei monopoli sovranazionali?

Riusciremo a gestire la globalizzazione in termini di ricerca e reale sviluppo o continueremo a globalizzare gl’interessi di pochi? Smetteremo di accrescere la ricchezza di alcuni paesi a discapito di altri?

Ritroveremo i valori, l’arte e la bellezza che hanno guidato l’umanità nei sui periodi, se pur brevi, migliori?

Continueremo a premiare la frugalità e l’ignoranza o daremo spazio ai sogni migliori e alla cultura?

 

Saremo capaci di prevenire e annullare la prossima pandemia?”

The world starts again

Despite unprecedented social and economic paralysis, many global companies continue to plan major transformation programs. More than half (56%) of executives globally are opting to transform through transactions and plan an acquisition in the next 12 months, according to Capital Confidence Barometer survey of more than 2,900 C-suite executives globally.

Nonostante la paralisi sociale ed economica senza precedenti, molte aziende globali continuano a pianificare importanti programmi di trasformazione. Più della metà (56%) dei dirigenti di tutto il mondo sceglie di trasformarsi in transazioni e pianificare un’acquisizione nei prossimi 12 mesi, secondo l’indagine del Capital Confidence Barometer di oltre 2.900 dirigenti C-suite a livello globale.

https://www.ey.com/en_it/ccb/how-do-you-find-clarity-in-the-midst-of-covid-19-crisis

Presentato da Romano Pisciotti